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martedì 2 marzo 2010

Il secondo grave errore di Gesù: la cacciata dei mercanti dal Tempio (“L'invenzione del cristianesimo”) 41

Che l'ingresso a Gerusalemme fosse intriso di implicazioni politiche divenne evidente, quando, pochi giorni dopo, Gesù entrò nel Tempio per scacciarne i mercanti che l'avevano trasformato in una "spelonca di ladroni" (Marco 11,17).
Questo secondo gesto fu un vero atto di guerriglia di stampo zelota, attuato con deliberata violenza etico-politica.

L'immagine di Gesù che da solo si avventa tra i mercanti del sacro edificio, fustigandoli e rovesciando i loro banchi, appare inverosimile. È molto più verosimile che il suo intervento sia stato una vera e propria azione di massa e il mancato pronto intervento dei romani sia stato dovuto al fatto che i dimostranti erano così soverchianti di numero da costringerli ad asserragliarsi nella Torre Antonia, situata in linea d'aria, a pochi metri dal Tempio, senza osare di intervenire.

Questo assalto avvenne obbedendo a due istanze molto sentite dagli esseni: denunciare il degrado in cui era caduta la casa di Dio, ridotta a spelonca di mercanti e di cambiavalute, a mattatoio crudele di vittime innocenti (ricordiamo che durante la celebrazione delle feste pasquali venivano immolati più di ventimila animali in un lezzo nauseabondo di sangue e di incenso e che gli esseni disapprovavano i sacrifici cruenti) e non più a luogo di devozione e di preghiera; combattere il trionfo di Mammona (il dio denaro) che generava cupidigia, avidità, brama di ricchezza, ed era la negazione della vita semplice, umile e povera che predicava l'ascetismo esseno.

Il gesto risuonò come un attacco non solo contro Roma, che doveva garantire l'ordine pubblico, quanto contro la gerarchia templare e tutte le istituzioni religiose d'Israele e suonò sacrilego perfino agli occhi di molti messianisti.

Infatti, quel mercato non rappresentava per gli ebrei dell'epoca alcunché di empio in quanto era considerato il centro della vita economica della città e indispensabile al funzionamento del Tempio. Era protetto da guardie, sia giudee sia romane, armate pesantemente e la stessa guarnigione romana era situata nella Torre Antonia, che lambiva il quadrato di mura che circondava il sacro edificio.

lunedì 1 marzo 2010

La Sacra Sindone. Le prove della sua falsità.

Della trentina di sudari che millantano di aver avvolto il corpo di Cristo nella sepoltura, il più importante è la Sindone di Torino, nota anche come Sacra Sindone. È per la Chiesa la reliquia più preziosa della cristianità da quando fu costretta a ritirare la reliquia delle reliquie, il santissimo prepuzio di Gesù, quella sacra pellicina del pene che Gesù aveva dovuto perdere con la circoncisione nell'ottavo giorno dalla nascita e che fu adorata da tutta la cristianità fin dal Medioevo, mandando in delirio (ma anche in deliquio) gran parte delle vergini consacrate a dio nel chiuso dei chiostri, e molti papi ed ecclesiastici.

Ma nel 1900, la Chiesa, resasi conto della demenziale aberrazione in cui era caduta con quella inverosimile e obbrobriosa reliquia, in un raro momento di resipiscenza, l'aveva tolta di mezzo vietando perfino a chiunque di nominarla, pena la scomunica (Decreto no. 37 del 3 febbraio 1900).

Da allora, e finché un prossimo decreto non dichiarerà anche la Sacra Sindone un colossale imbroglio, tocca a questo sudario il merito di alimentare la morbosa superstizione necrofila, così cara ai cattolici. Perché è chiaro che si tratta di una colossale bufala per allocchi, costruita nel XIV secolo da un abile falsario. Le prove? Ne posso enumerare tre.

La prima, riguarda l'esame col metodo del carbonio 14, effettuato in tre laboratori diversi: quello dell’Università di Oxford, quello dell’Università dell’Arizona e quello dell’Istituto Federale della Tecnologia di Zurigo. La data risultante dalla ricerca dei tre laboratori corrisponde al XIV secolo e non all'epoca di Gesù.

La seconda, recentissima, riguarda i frammenti di un sudario dell’epoca di Gesù trovati pochi mesi fa in una tomba di Gerusalemme. Questi frammenti mostrano un tessuto a trama molto semplice, con l’uso soltanto di due fili intrecciati mentre la Sacra Sindone presenta un ordito molto più complesso, con più fili, e risulta tessuta molti secoli dopo il tempo di Gesù.

La terza, anch'essa recentissima, è opera di un chimico dell’Università di Pavia, il professor Luigi Garlaschelli, il quale è riuscito a costruire una Sindone nuova di zecca, a grandezza naturale, del tutto simile a quella custodita a Torino, imitando il falsario del XIV secolo. Una Sacra Sindone fai-da-te, quindi, che sarà presentata al pubblico in un ciclo di conferenze in modo che possa essere osservata e studiata da tutti.

Non facciamoci illusioni, però. Queste prove, per quanto eclatanti, al popolo bue che vuol credere per credere, non dicono assolutamente niente. Infatti, dal 10 aprile al 23 maggio di quest'anno, almeno due milioni di pellegrini, provenienti da ogni parte del mondo, affluirà a Torino per venerare questo falso lenzuolo esposto per l'occasione nel duomo della città. Un colossale business per il capoluogo piemontese ma soprattutto per la Chiesa.

Il primo grave errore di Gesù: l'entrata trionfale a Gerusalemme (“L'invenzione del cristianesimo”) 40

Il primo eclatante episodio, che maggiormente impressionò il Tempio e destò l'attenzione delle stesse autorità romane, fu l'ingresso messianico di Gesù a Gerusalemme, acclamato trionfalmente dalla popolazione come figlio di David e re d'Israele. Avvenne, secondo Giovanni (12,12-15), poco dopo la resurrezione di Lazzaro, e verosimilmente ebbe come punto di partenza Betania.

Durante il suo soggiorno a Gerusalemme Gesù, come abbiamo visto in precedenza, soggiornò frequentemente in questo piccolo villaggio che distava appena qualche chilometro dalla città santa, pernottando nella casa di Lazzaro assieme a Marta e alla Maddalena, sorelle di quest'ultimo. In quell'ambiente rurale, popolato da gente semplice, Gesù dopo gli aspri e continui scontri con gli scribi e i farisei sotto i portici del Tempio, che tanto lo amareggiavano, trascorse ore serene che gli ricordavano la gioiosa permanenza in Galilea.

Lì, dove era avvenuta, secondo Giovanni, la resurrezione del discepolo più amato e forse più vicino al suo ideale messianico, Gesù fu acclamato festosamente dalla gente del posto, che ben lo conosceva a causa delle sue frequenti visite nella casa di Lazzaro e della probabile parentela con lui, e condotto trionfalmente nella vicina Gerusalemme a cavallo di un asinello. La scena sembra ricalcata da una profezia di Zaccaria.

"Esulta grandemente….
Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re.
Egli è giusto e vittorioso,
umile, cavalca un asino,
un puledro figlio d'asina (Zaccaria 9, 9).

Secondo Marco, i gerosolimitani lo accolsero in un tripudio di canti e di rami di palma, al grido: “Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Benedetto il regno che viene, il regno di David, nostro padre. Osanna negli altissimi!” (Marco 11,9-10).

Questa entrata trionfale nella città santa, intesa come clamorosa rivendicazione di messianicità regale, era un chiaro atto di deliberata provocazione politica e di piena sfida a Roma, perché inteso a conquistare i favori popolari nell'imminenza dell'insurrezione messianica.

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Informazioni personali

Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)