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sabato 2 giugno 2012

Il dio Baal


I primi capi carismatici delle comunità cristiane: i Profeti e i Maestri (“L'invenzione del cristianesimo”) 128


Chi guidava le prime comunità cristiane non veniva imposto dall'alto o eletto dai fedeli ma derivava la sua autorità per il carisma spirituale che sapeva emanare. Era chiamato Profeta ed era considerato in grado di avere visioni e di comunicarle alla comunità. Paolo era uno di questi e tutti i suoi seguaci credevano ciecamente ai suoi rapimenti.

Il cristianesimo più antico fu dunque carismatico e profetico. Assieme al Profeta c'era anche un altro personaggio importante nella comunità, chiamato Maestro, il cui compito consisteva nell'istruire i fedeli su Dio. Accanto a queste due guide spirituali c'erano altre persone, incaricate di funzioni prevalentemente economico-amministrative e sociali: raccolta delle offerte, assistenza dei bisognosi, allora molto numerosi, servizio alle mense e così via.

Godevano di un prestigio notevolmente inferiore rispetto ai Profeti e ai Maestri ma erano indispensabili. Ricorrendo alla terminologia pagana, erano chiamati diaconi (gli inservienti più comuni), presbiteri (quelli di rango più importante) e vescovi (i controllori).

A mano a mano che l'influenza degli spirituali (Profeti e Maestri), andò scemando in seguito al procrastinarsi della parusia, crebbe per contro, nel II secolo, l'influenza dei vescovi e dei presbiteri, i quali, essendo i dispensatori di denaro e di altri beni, acquisirono sempre più importanza e prestigio.

Prime comunità cristiane


venerdì 1 giugno 2012

La Bibbia? Un ottimo strumento evangelico per gli atei.


Qualcuno potrebbe chiedersi perché Richard Dawkins, noto ateo di ferro e divulgatore scientifico, abbia dato il suo parere positivo alla proposta del ministro dell’Istruzione del Regno Unito, Michael Gove, di regalare una Bibbia ad ogni scuola inglese. Proposta appoggiata, con ingenti somme, da gruppi cristiani e conservatori ma contestata da alcuni enti laici come la National Secuar Society, che la considera una forma di pseudo evangelizzazione e di pseudo moralismo.

La Bibbia di King James è una “grande opera di letteratura”, importante per la cultura inglese, spiega Dawkins. . Anzi, aggiunge, “ogni persona di madrelingua inglese che non ha mai letto una parola della Bibbia di Re Giacomo rasenta la barbarie”. E fa notare come tanti che si autodefiniscono cristiani, dai sondaggi risultino molto ignoranti sui testi che dovrebbero rappresentare il fondamento della propria fede. “Anche la storia europea”, precisa, “non si capisce senza la conoscenza delle fazioni in guerra della cristianità”, visto che proprio su interpretazioni differenti della Bibbia queste “erano così solerti nel massacrarsi e torturarsi a vicenda”.

Ma in realtà più che per gli argomenti storici e culturali Dawkins difende la diffusione della Bibbia per ribaltare uno stereotipo ampiamente diffuso in tutto il mondo cristiano secondo il quale: “La gente che non conosce bene la Bibbia è portata erroneamente a pensare che sia una buona guida per la moralità”.Molti promotori della Bibbia , infatti, la considerano un modo per diffondere moralità a buon mercato tra le masse.

Invece il modo più sicuro per disilludere questa perniciosa menzogna è di leggere la Bibbia stessa. Infatti è proprio leggendo questo testo che emergono molti episodi imbarazzanti, violenti e immorali e modi di pensare che oggi non sono più accettati e che la fanno apparire arcaica, disumana e oppressiva. Quindi, conclude Dawkins, la Bibbia “non è un libro morale” e “i ragazzi hanno bisogno di imparare questo importante fatto perché viene loro spesso detto il contrario”.

Ecco spiegato allora come mai la Chiesa Cattolica, nella sua infinita saggezza, fin quasi al ventesimo secolo ha vietato la lettura dei testi sacri, perfino dei Vangeli, da parte dei cattolici (vedi il Concilio di Tolosa del 1229 che proibì ai laici il possesso della Bibbia, e quello di Terragona del 1234 che ordinò il rogo per le Bibbie tradotte in volgare) e anche da noi Margherita Hack, l'astrofisica atea di ferro, propugna convinta l’adozione della Bibbia come testo scolastico come Iliade, Odissea e altri. È ben consapevole, infatti, che essa è un ottimo strumento evangelico per gli atei.


Sacra Bibbia


La rapida diffusione del Cristianesimo (“L'invenzione del cristianesimo”) 127


Dopo la fine della Chiesa di Gerusalemme, la diffusione del cristianesimo pagano-cristiano fondato da Paolo fu rapida e capillare in tutte le contrade dell'impero romano a causa di molteplici circostanze favorevoli. Anzitutto, l’unità politica della monarchia universale di Roma che ovunque offriva pace, sicurezza e la garanzia della legge. Poi, un ottimo sistema di comunicazioni, con strade eccellenti dall’Eufrate alla Britannia e buoni collegamenti marittimi. Infine, una serie di altri importanti fattori: la diffusione del greco, divenuto lingua internazionale, la tolleranza religiosa accettata universalmente e la multirazzialità che favoriva i miscugli etnici.

Determinante fu anche il sincretismo religioso che fondeva armoniosamente i differenti culti orientali verso una superiore divinità universale. Così l'egiziano Serapide si fuse con Zeus, Helios, Asclepio e altri dèi; la dea Iside con Demetra, Artemide, Athena, e Afrodite. In fine, a favorire il cristianesimo, fu la sua forte impronta sociale in quanto si rivolgeva alle classi più derelitte, ai ceti più bassi, soprattutto a schiavi e liberti, proclamando tutti gli uomini fratelli e predicava un ethos imperniato sull'amore per il prossimo.

Le prime comunità cristiano-ellenistiche che si svilupparono dapprima in Oriente (Siria e Turchia attuali) e poi nel restante impero romano, erano libere, autonome e indipendenti l'una dall'altra. Giudicando la fine del mondo ormai prossima vivevano appartate dalla società applicando un rigoroso comunismo, basato sulla proprietà comune dei mezzi di produzione e di consumo. Tertulliano nel suo Apologo, raccontando la vita dei cristiani del suo tempo. osserva: "ogni cosa è in comune tra noi, tranne le donne; perché la comunanza da noi si ferma dove inizia presso gli altri.”

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Informazioni personali

Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)