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domenica 24 giugno 2012


sabato 23 giugno 2012

Il falso Jahvè. Il Regno di Giuda 124


La forte trasformazione economica e demografica determinò dei nuovi e radicali cambiamenti culturali e religiosi che portarono alle grandi riforme di Ezechia e del pronipote Giosia, che segneranno la definitiva rinascita religiosa di Israele. Prima che il Regno di Giuda si trasformasse in uno Stato pienamente evoluto, vi regnava, come nel Regno del Nord, un diffuso caos religioso. C'era il culto centrale nel Tempio di Gerusalemme, ma c'erano innumerevoli culti della fertilità, degli antenati e di altri dèi che affiancavano il culto di Jahvè.

Contro questo sincretismo religioso alcuni profeti (Elia, Eliseo, Amos e Osea) e un certo numero di sacerdoti di Giuda combatterono a lungo e ferocemente e la loro lotta non fu vana perché determinò la nascita di un nuovo movimento religioso che lo storico Morton Smith soprannominò "movimento per l'unicità di Jahvè". Esso affermava che si doveva adorare solo Jahvè e nel solo Tempio di Gerusalemme e dichiarava sacrileghi tutti gli altri culti del paese, e si opponeva ai sostenitori dei costumi e dei rituali religiosi giudei più antichi e tradizionali.

Probabilmente all'inizio i sostenitori del "movimento per l'unicità di Jahvè" erano una minoranza, ma crebbero rapidamente e, in seguito alla rapida diffusione dell'alfabetismo, sentirono la necessità di scrivere un testo che definisse e motivasse le loro istanze religiose e questo fu il primo nucleo storico della Bibbia. Sacerdoti e scribi avevano allora raggiunto una preparazione necessaria per intraprendere un simile compito. I libri dei Re che denunciano l'empietà della gran parte dei re del nord, ma anche di alcuni re di Giuda, riflettono in pieno l'ideologia del movimento per l'unicità di Jahvè.

Secondo lo studioso biblico Baruch Halpern è proprio in questo momento storico, tra la fine dell'ottavo secolo a.C. e l'inizio del settimo, che è possibile collocare la nascita della tradizione monoteistica della civiltà giudeo-cristiana. Ciò a dimostrare che la moderna coscienza religiosa non è nata, come offre l'interpretazione retrospettiva della Bibbia, all'epoca dei patriarchi nomadi e dell'esodo dall'Egitto, ma nel tardo ottavo secolo a.C. Se questo movimento non fosse sorto e fossero continuate le pratiche tradizionali del culto sincretico non avremmo avuto né le leggi del Deuteronomio né la Storia Deuteronomistica e forse nemmeno il cristianesimo.

Le idee del movimento per l'unicità di Jahvè contemplavano anche la restaurazione della dinastia davidica su tutto Israele, inclusi i territori dello stato settentrionale in cui vivevano molti israeliti che non erano stati deportati dagli assiri. La ricostituzione cioè del regno unito governato a Gerusalemme da un discendente di David.

Morton Smith


Esagerato il numero delle persecuzioni e dei martiri (“L'invenzione del cristianesimo”) 146


Comunque fu in seguito alla prima guerra giudaica (ordinata da Nerone) che si sviluppò a Roma il clima di tensione contro il cristianesimo (confuso col giudaismo), che andò via via crescendo nel tempo, con alterne vicende. Un episodio, riferito da Eusebio di Cesarea, riguardante l'imperatore Massimino Trace (235-238), serve ad illuminarci su questo proposito

Questo imperatore, preoccupato per il diffondersi della nuova religione che riteneva nociva all'Impero, fece stampare e diffondere le memorie di Pilato (Acta Pilati), integralmente tratte dagli archivi imperiali, al fine di rendere evidente a tutti la pericolosità politica e sociale dei cristiani. Pur essendone state create molte copie, distribuite anche alle scuole affinché gli studenti le conoscessero, di queste memorie di Pilato oggi non esiste traccia. Qualcuno, e non è difficile capire chi, ha provveduto a farle sparire perché forse davano una versione totalmente diversa della condanna di Gesù, rispetto a quella tramandataci dai nostri Vangeli. Nessuno dei ben noti polemisti cristiani dell'epoca osò contestarle nel merito. Ma se il rapporto di Pilato fosse stato favorevole a Gesù, quanto lo avrebbe strombazzato la Chiesa, una volta raggiunto il potere!

Tutti i Padri della Chiesa hanno enormemente esagerato sia il numero delle persecuzioni, sia quello dei martiri, e hanno inventato anche la favola che i cristiani dovevano nascondersi nelle catacombe per celebrare i loro riti. Oggi, però, nessun storico serio può avvallare una tale leggenda perché in realtà le catacombe (antichi cimiteri romani in disuso) furono dai cristiani usate solo per praticare i loro misteri separatamente dal “volgo profano” (in quanto si prestavano allo scopo), e per poter seppellire i loro morti con esequie religiose.

In realtà, nei primi due secoli gli imperatori diedero poco peso al fenomeno cristiano e non venne ucciso alcun vescovo. Con Traiano e Adriano e i loro successori è documentato il martirio di Ignazio, vescovo di Antiochia e alcune esecuzioni ordinate da Plinio. Le dieci persecuzioni vantate dalla Chiesa ebbero tutte breve durata e causarono un numero relativamente basso di martiri autentici. Ce lo confessa Origene quando dichiara che il numero dei martiri cristiani «è piccolo e facile da contare» (Origene op. cit. 3,8).

Durante le persecuzioni la maggior parte dei cristiani si salvò spesso con la fuga, molti però abiurarono, soprattutto sotto la persecuzione di Decio. Questa fu la prima persecuzione generalizzata e pianificata. Decretata nel 250 allo scopo di procedere al sequestro dei numerosi beni ecclesiastici, considerati illegali in quanto la Chiesa non aveva personalità giuridica, suscitò molto panico ma le sentenze capitali furono piuttosto poche.

Molti cristiani abiurarono (lapsi) sacrificando davanti ai simulacri degli dei e dell'imperatore, altri si limitarono a gettare l’incenso sulle braci e infine, i più furbi, conosciuti col nome di libellattici, ottennero con la corruzione un falso attestato di sacrificio o fecero sacrificare dai propri schiavi al loro posto. Solo pochi affrontarono il martirio o si mimetizzarono in luoghi solitari. I cristiani infedeli si pentirono e tornarono a schiere nel seno della Chiesa, che si affettò a cancellare il peccato di apostasia.

Decio imperatore


venerdì 22 giugno 2012

Nel mondo anglosassone l'eutanasia si va lentamente affermando.


In Italia il caso di Eluana Englaro ha scatenato reazioni forsennate e quasi demenziali da parte dei Torquemada d'Oltretevere e di gran parte dei nostri politici codardi e pecoroni culminate nel famigerato ddl Calabrò, che tuttora incombe sulle nostre teste e che comporta, secondo le imposizioni vaticane, la negazione totale della nostra autonomia. Invece in alcuni Paese anglosassoni l'eutanasia (accettata senza remore da gran parte della popolazione) comincia faticosamente a farsi strada anche nel mondo della giustizia e della politica, sempre arretrati rispetto all'evoluzione della società. In questi giorni infatti nello stato della British Columbia in Canada la Corte Suprema ha stabilito che il divieto per i medici di aiutare i pazienti nel suicidio assistito è incostituzionale.

Il caso è quello di Gloria Taylor, donna di 64 anni affetta da sclerosi laterale amiotrofica che si è rivolta al tribunale per poter accedere al suicidio assistito. Il giudice Lynn Smith glielo ha concesso, viste le enormi sofferenze cui sta andando incontro. Nella sentenza, egli ha dato al Parlamento canadese un anno di tempo per approvare una legge che tenga conto della volontà della persona, dichiarando che criminalizzare il suicidio assistito è una violazione dei diritti dell'uomo e potrebbe anche spingere coloro che hanno malattie terminali a suicidarsi prima, quando possono farlo da soli.

In Montana (Usa) recentemente un giudice Dorothy McCarter, sentenziando sul caso di un malato di cancro in fase terminale che lo richiedeva, ha autorizzato il suicidio assistito da un medico. Secondo il giudice, il malato terminale avrebbe dovuto somministrarsi da sé un farmaco letale prescrittogli dal suo medico In tal modo quest'ultimo non sarebbe incorso in sanzioni penali . Il Montana è ora il terzo stato degli Usa che consente questa forma di eutanasia.

Anche nel Regno Unito, nel settembre scorso, il giudice Keir Starmer, Daniel ha dichiarato non processabili i genitori del rugbista Daniel James, che lo avevano accompagnato in Svizzera per ottenere la dolce morte assistita.

Daniel James era una promessa del rugby inglese. Due anni fa, a 23 anni, ebbe un serissimo incidente durante un allenamento: rottura della colonna vertebrale, paralisi della metà inferiore del corpo. Inutili i tentativi di recupero: negli ultimi tempi muoveva solo le dita. Per porre termine a un’esistenza che gli risultava ormai insopportabile, James ha scelto il suicidio assistito, e si è recato in Svizzera, accompagnato dai suoi genitori. Il 12 settembre scorso è morto nella clinica Dignitas, come almeno altri cento connazionali prima di lui. In base alle leggi del Regno Unito, essendo tuttora l’eutanasia illegale, i suoi potevano subire una condanna fino a 14 anni di carcere, ma il giudice li ha assolti e l'opinione pubblica ha salutato con sollievo la loro assoluzione.

Questo avviene nel mondo anglosassone mentre in Italia, il Paese dei diritti negati,con una classe politica al potere, sempre più abbarbicata al Cupolone d'Oltretevere, è peccaminoso perfino pronunciare la parola eutanasia.

Daniel James


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Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)