Durante uno dei suoi
soliti viaggi a Damasco Ptolomeo riferì a Giuda che i capi
giudeo-cristiani di Gerusalemme avevano ricevuto rapporti molto duri
contro Paolo da parte di giudei dell'Asia e della Grecia e si
vociferava che Paolo avesse fatto in quei giorni una veloce e
misteriosa visita nella città santa. Quasi contemporaneamente
Filippo, il capo dei cristiani giudei, ostili a Paolo, imbattutosi in
Giuda, non nascose la sua soddisfazione alludendo al fatto che ormai
per Paolo i nodi stavano venendo al pettine con Gerusalemme. La
battaglia definitiva tra le due Chiese stava per cominciare. Chi ne
sarebbe risultato vincitore? Giuda e Davide attendevano con ansia la
prossimo visita di Paolo. Dovettero attendere più di un anno e
finalmente Paolo fece visita a Damasco. Era visibilmente preoccupato
e volle subito spiegare la causa delle sua afflizione.
"Sono
stato convocato perentoriamente da Giacomo e dai sedicenti apostoli
a Gerusalemme per essere sottoposto ad un processo per direttissima.
Tutti, all'infuori di Cefa da poco deceduto, hanno contestato il mio
operato in Asia e in Grecia e mi hanno comminato una pena
gravosa e umiliante. Dovrò sottopormi ad un rito di purificazione
nel Tempio, della durata di sette giorni, e fare una pubblica
dichiarazione di colpevolezza da effettuarsi il giorno della
Pentecoste, accompagnata da un cospicuo sacrificio in denaro da
versare al Tempio. Se non mi sottoporrò a questa procedura, riceverò
la scomunica" esordì Paolo senza preamboli.
"Tu
non sei obbligato a farlo" lo interruppe Giuda. "Ignora
Gerusalemme e va' per la tua strada".
"Ed
io invece lo accetterò" rispose Paolo con determinazione. "Sarà
per me una immane sfida".
"Allora
rinnegherai tutto quanto hai fatto finora?"fece Davide.
"Nel
modo più assoluto, no" rispose Paolo.
"Non ne uscirai vivo. Ti lapideranno" fece Davide
scrollando il capo. "Ormai tra il
tuo Gesù, che hai quasi deificato come il Cristo Signore, e il Gesù
di Giacomo e degli altri giudeo-cristiani, considerato Messia, ma pur
sempre e soltanto uomo, c'è un abisso incolmabile. Creando un altro
Dio, per di più figlio di mortali, hai contravvenuto al fondamento
stesso dell'ebraismo che è il monoteismo. Questo è solo un aspetto
di quanto ti contesteranno. Pensa all'altra tua invenzione, cui hai
dato il nome di Eucaristia, nella quale hai trasformato, in chiave
misterica, l'agape fraterna praticata dalla chiesa di Gerusalemme, a
conclusione di ogni incontro di preghiera nel Tempio, in un pasto
teofagico. Per Giacomo, e anche per un qualsiasi ebreo, è
semplicemente aberrante, oltre che blasfemo, ritenere che Gesù abbia
chiesto ai suoi discepoli di mangiare il suo corpo e di bere il suo
sangue, sia pure simbolicamente, come praticano i seguaci di Mitra
nei loro riti".
"Me
l'ha rivelato Gesù stesso in una delle mie visioni" lo
interruppe Paolo.
"Nessuno
dei cosiddetti apostoli, presenti all'ultima cena, ne è a
conoscenza, perciò tutti a Gerusalemme troveranno questo rito
ripugnante soltanto frutto della tua fantasia" continuò Davide.
"Questo non te lo perdoneranno e ancor meno ti perdoneranno
molte altre cose, soprattutto di aver sostituito la Torà col Cristo
mistico, di aver detto che la Legge è stata superata e che i
credenti ebrei in Cristo Gesù, come i convertiti pagani, sono
affrancati dalla circoncisione, dalle regole alimentari e dal riposo
del sabato. Ti incastreranno e ti lapideranno senza pietà".
"Io
non temo il martirio nel nome del mio Signore Gesù Cristo"
rispose Paolo con foga.
"Ma
con te perirà anche la tua Chiesa universale e salvifica e con essa
la possibile religione del futuro imperniata sulla fratellanza,
l'uguaglianza e l'amore tra tutti gli uomini, autentico
messaggio di liberazione e di salvezza per l'intera umanità.
Al suo posto trionferà la nuova setta ebraica guidata da
Giacomo, ancora strettamente legata alla Torà ma priva dell'afflato
dello Spirito, fondamentalmente fanatica e xenofoba, figlia del
messianismo javista di stampo esseno-zelota e foriera di violenza e
di odio tra gentili ed ebrei. Non far perire tutto quello che hai
costruito. Piuttosto liberati dalla zavorra che ancora ti
appesantisce: la parusia e i residui di messianismo".
"La
parusia è imminente; Gesù stesso me l'ha rivelato nelle sue
molteplici visioni" rispose Paolo. "Non appena essa sarà
stata diffusa a tutto il genere umano, Dio dirà a coloro che non
l'hanno voluta accogliere: "Siete inescusabili" e darà
inizio alla Fine dei Tempi. Ecco il motivo per cui, dopo Gerusalemme,
mi recherò in Spagna, che è da tutti considerata l'estremo lembo
del mondo, a compiere il mio ultimo viaggio missionario".
"E
allora parti subito per la Spagna e lascia stare Gerusalemme. Ormai
il mondo pagano e alcuni ebrei della diaspora sono con te, sono la
Chiesa vincente. Quella di Gerusalemme è rimasta e rimarrà soltanto
una piccola setta di ebrei bigotti, tagliati fuori dalla storia, che
vivono nel ricordo di Gesù Messia. Riflettendo sulla tua opera, che
con estremo interesse seguo costantemente, anche attraverso le tue
Lettere, mi sto rendendo conto ogni giorno di più che è opera del
Potere. Anche se è molto lontana dalla religione perfetta, forse è
l'unica possibile in quest'epoca storica. Il fatto che hai
interiorizzato Dio e lo stai diffondendo in tutto il mondo come il
Signore della fratellanza e dell'amore, determinerà, ne sono certo,
la nascita di una nuova coscienza nell'uomo".
"Non
ti considero più, come un tempo, un apostata delle Scritture ma un
maestro" rispose Paolo commosso. "Da te ho imparato molte
cose e i tuoi insegnamenti hanno determinato in me una totale
catarsi. Le tue ultime parole, infine, mi gratificano di tutto quello
che ho fatto e di tutte le umiliazioni che ho patito in tanti anni di
duro apostolato, durante il quale sono stato imprigionato più volte,
ho subito percosse, fustigazioni e perfino una lapidazione. Se niente
è riuscito a fermarmi è perché mi sono costantemente sentito
guidare dall'ispirazione di Gesù Cristo, o dal Potere, come tu
ritieni, e dal tuo, spesso implacabile, sprone. So bene che, andando
a Gerusalemme, rischio grosso. Ma c'è qualcosa che mi dice che lo
devo fare comunque, costi quello che costi. Userò la massima
prudenza e mi farò accompagnare da qualcuno che sia fidato. E poi ho
la mia arma segreta: la cittadinanza romana. A Gerusalemme i
legionari sono sempre all'erta e pronti ad intervenire e, in caso di
pericolo, farò valere, per mezzo di loro, i miei diritti".
Si
salutarono commossi perché tutti e tre sapevano, in cuor loro, che
non si sarebbero incontrati mai più.
"Ce
la farà?", si chiese Giuda perplesso.
"Se
c'è lo zampino del Potere, senz'altro. Altrimenti....avremo fallito
un'altra volta".