Visualizzazioni totali

venerdì 11 gennaio 2013

Tacito


martedì 8 gennaio 2013

La storiografia ebraica del primo secolo ignorò Gesù. 3


Dei circa quaranta storici contemporanei di Gesù, nessuno lo menzionò nelle sue opere, nonostante lo scalpore che, secondo i Vangeli, egli suscitò in Galilea e a Gerusalemme. Il silenzio tombale su di lui riguarda anche i tre massimi storici ebrei che narrano, fin nei minimi dettagli, gli avvenimenti della Palestina da Erode il Grande alla caduta di Gerusalemme. Mi riferisco a Filone Alessandrino, Giusto di Tiberiade, e, infine, a Giuseppe Flavio.

Che lo storico ebreo Giusto di Tiberiade ignori totalmente Gesù è un fatto tanto più singolare, in quanto si tratta non solo di un contemporaneo di Gesù, ma anche di un suo conterraneo, che abitava a Tiberiade, non lungi da Cafarnao, dove Gesù ebbe spesso il modo di dimorare. Eppure, nella sua cronaca, che va da Mosé agli anni in cui vide la luce il Vangelo di Giovanni, non compare nessun Gesù. Ce lo conferma Fozio, patriarca di Costantinopoli, che ci ha tramandato tutta la sua delusione dopo averlo attentamente letto. Oggi della cronaca di Giusto di Tiberiade non esiste nessun esemplare. La Chiesa non potendola alterare l'ha fatta sparire.

Giuseppe Flavio, nato poco dopo la crocifissione di Gesù, intorno al 93 pubblicò le sue Antichità Giudaiche, che vanno dalla creazione del mondo fino ai tempi di Nerone, nelle quali registra tutto ciò che gli sembra interessante. Ora, benché menzioni anche Giovanni il Battista, Erode e Pilato, e dia notizie dettagliatissime anche nei minimi particolari della vita politica e sociale del tempo, omette completamente qualsiasi
accenno a Gesù e a Nazareth.

Non solo. Nel 64 egli si trovava a Roma in qualità di avvocato difensore di due rabbini, accusati dalle autorità romane di Gerusalemme di connivenza coi ribelli che già cominciavano a devastare la Giudea. Ora, in nessuna delle sue opere vi è il pur minimo accenno alla persecuzione di Nerone e all'incendio che in quell'anno distrusse 10 dei 14 quartieri in cui si articolava la città. Poteva, uno storico pignolo come lui, ignorare completamente un fatto del genere che riguardava molti suoi connazionali?

Quindi sicuramente la persecuzione di Nerone, fu inventata dalla Chiesa manipolando gli Annali di Tacito. Sono sempre più numerosi gli storici che tendono a crederlo. Ignora totalmente Gesù anche il dotto ebreo Filone di Alessandria, di cui possediamo circa cinquanta scritti. Era un profondo conoscitore della Bibbia e delle sétte giudaiche e sopravvisse a Gesù di circa vent’anni. Nei suoi scritti ci fornisce informazioni sugli Esseni, e menziona perfino Pilato, ma di Gesù, di Paolo e della setta cristiana non parla mai.

Giuseppe Flavio


venerdì 4 gennaio 2013

I primi negatori della storicità di Gesù 2


Il primo che in Germania riprese la questione della storicità di Gesù negandola recisamente fu il pastore di Brema Albert Kalthoff (Das Christus Problem, 1902) mentre il rappresentante più autorevole di tale tendenza divenne il filosofo di Karlsruhe Arthur Drews.

Essi scorgono nei Vangeli la riplasmazione d’un mito in notizia storica e non ipotizzano, come fa tutta la contemporanea disciplina biblica di indirizzo critico, l’esistenza storica di Gesù, la cui vita successivamente trasfigurata da fantasiose notizie di miracoli e da racconti leggendari, avrebbe dato luogo a un processo di deificazione della sua figura, ma presuppongono una divinità mitica, per così dire storicizzata e attualizzata dagli autori dei Vangeli. I contestatori di un Gesù storico, dunque, non vedono nella figura biblica di Cristo un uomo divinizzato, quanto, piuttosto, una divinità umanizzata.

La prova era costituita, oltre che dalle osservazioni critiche sui Vangeli, soprattutto dal fatto che Paolo, il teste più antico (le sue Lettere sono cronologicamente i primi documento del Nuovo Testamento), passa quasi completamente sotto silenzio la vita di Gesù, limitandosi ad accenni all’Ultima cena (1 Cor. 11, 23 sgg.), alla sua discendenza, per altro assolutamente inverosimile, dalla casa di Davide e, infine, all’affermazione che Gesù fu «il primo di numerosi fratelli» (Rom. 8, 29).

A partire dagli anni ‘20, il dibattito sulla storicità di Gesù si andò affievolendo ma fu ancora sostenuto validamente da uno studioso di vaglia come il teologo di Brema, Hermann Raschke, Muovendo da Arthur Drews, Raschke, colto e brillante sia come filologo che come filosofo, rielaborò autonomamente il tema, riassumendo le proprie conclusioni nel Das Christusmythe , libro sorprendente per la quantità dei riferimenti. Nel 1960 il giovane teologo Friedrich Pzillas ha dichiarato che «la problematica figura di Gesù» può essere oggetto legittimo della storiografia solo nella misura in cui lo sono anche «Adamo, Zeus, Apollo e altri» . In altre parole Gesù sarebbe solo un mito.

Albert Kalthoff


martedì 1 gennaio 2013

La non-storicità di Gesù. 1


Oggi da molti studiosi sono accettati due fatti: il primo. che nessun documento storico dimostra la reale esistenza di Gesù; il secondo, che Gesù molto verosimilmente non è stato il vero fondatore del cristianesimo. Già nel Settecento erano affiorati molti dubbi sull'origine del cristianesimo.

Ad esempio Voltaire e d’Holbach, pur non confutando l’esistenza di Gesù, ritenevano i racconti evangelici poco attendibili e contestabili, e Federico il Grande non lesinava i suoi dubbi sul fatto che «fosse mai esistito un certo Gesù Cristo». Addirittura il giovane Goethe, in occasione della discussione della sua Tesi di laurea a Strasburgo, sostenne l’ipotesi, che «non fu Gesù il fondatore della nostra religione, la quale fu invece costruita in suo nome da alcuni uomini d’ingegno, e la religione cristiana non è altro che una ragionevole istituzione politica». In seguito definì «una simulazione... l’intera dottrina di Cristo» e considerò i Vangeli alla stregua di favolette.

Ma si può dire che tutti i grandi letterati e filosofi tedeschi dell'epoca: Lessing, Herder, Schelling, Hegel e soprattutto Schopenhauer furono concordi nel negare sia la storicità di Gesù, sia la validità del cristianesimo. In campo religioso, però, la contestazione di questi grandi pensatori venne per lo più ignorata finché nel 1853 un teologo ventisettenne David Friedrich Straul, nella sua dotta e brillante Leben Jesu sollevò molti dubbi sulla storicità dei Vangeli e, in parte, anche sull'esistenza di Gesù. E ,quasi contemporaneamente, il teologo Bruno Bauer giunse a negare per la prima volta in maniera aperta ed esplicita l’esistenza storica di Gesù dichiarando che la nascita del Cristianesimo fu dovuta a una contaminazione di idee religiose giudaiche, greche e romane, avvenuta nel secondo secolo, e che Gesù e Paolo furono soltanto delle finzioni letterarie.

Le tesi dei due teologi suscitarono una violenta reazione da parte del clero cattolico e protestante ed entrambi vennero rimossi dalle loro cattedre, dopo essere stai maledetti come Anticristi. Naturalmente finirono in miseria. Bauer fu ridotto a vendere frutta e verdura in un chiosco di Berlino. Ma ormai la strada del dubbio era aperta e in breve sorsero molti studiosi a negare la storicità di Gesù, relegandone la figura nel regno della leggenda.

Wolfango Goethe


Benvenuti nel mio blog

Questo blog non è una testata giornalistica, per cui lo aggiorno quando mi è possibile. I testi sono in regime di COPYLEFT e la loro pubblicazioni e riproduzioni è libera purché mantengano lo stesso titolo e venga citando il nome dell'autore.

I commenti possono essere critici, ma mai offensivi o denigratori verso terzi, altrimenti li cancello. Le immagini le pesco da internet. Qualche volta possono essere mie manipolazioni.

Se volete in qualche modo parlare con me, lasciate la richiesta nei commenti, vi contatterò per e-mail. Dato che il blog mi occupa parecchio tempo, sarò laconico nelle risposte.

Se gli argomenti trattati sono di vostro interesse, passate parola; e, se site studenti, proponeteli al vostro insegnante di religione. In tal caso fatemi sapere le risposte che avete ottenuto. Grazie.

Lettori fissi

Archivio blog

Informazioni personali

Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)