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martedì 12 marzo 2013

Robert Lindsey


venerdì 8 marzo 2013

Come spiegare la derivazione dei testi greci del NT dall'ebraico? 20


Le possibili spiegazioni possono essere le seguenti:

I) Il testo greco è stato scritto in greco imitando ad arte lo stile della Bibbia
greca dei LXX, ovvero si è cercato di dare un’impronta semitica al testo forse
per renderlo più credibile ed autentico. Questa tesi venne subito scartata da
J. Carmignac (La naissance des évangiles synoptiques, Paris, de Guibert. O.E.I.L., 1984, pag. 10) perché la natura delle connessioni con l’ebraico era troppo profonda, radicata e in alcuni casi “nascosta” per essere considerata una semplice imitazione del greco della Septuaginta.

Nei Vangeli esistono semitismi, giochi di parole, allitterazioni che in greco non sono affatto evidenti, ma diventano chiari traducendo il testo in ebraico e quindi non avrebbe avuto senso introdurli perché un greco non li avrebbe mai capiti. Non si tratta quindi di un semplice tentativo di imitazione dello stile della Bibbia dei LXX.

2)Chi ha scritto il testo in greco era effettivamente un ebreo che non conosceva bene il greco e quindi il testo risultante era affetto da molti semitismi e costruito più sulla grammatica e il modo di scrivere e pensare ebraico che non quello greco. Carmignac scartò anche questa seconda ipotesi perché il testo greco, in realtà, non sembra affatto provenire da uno scrittore avente scarse conoscenze di greco e inoltre nel Nuovo Testamento esistono anche frasi in ottimo greco. L’anomalia sta nel fatto che a volte queste frasi in un greco eccellente si affiancano a frasi che in greco non hanno alcun significato. Inoltre esistono giochi di parole e allitterazioni che hanno senso solo nella traslazione ebraica ma perdono significato nel testo greco.

3) Infine, resta la spiegazione per la quale propende Carmignac: il testo greco è una traduzione letterale di un altro testo scritto in ebraico. Il traduttore è sì un buon conoscitore della lingua greca e ne dà anche prova nel testo, ma traduce parola per parola nella maniera più letterale possibile un testo originariamente scritto in ebraico, lingua che ha costrutti molto diversi dal greco. Ne risulta così una versione ibrida, che si discosta in molti tratti dal classico greco koinè in voga nel I secolo dopo Cristo.
Carmignac, dopo aver tradotto dal greco all’ebraico il Vangelo di Marco ed essere giunto alle conclusioni di cui sopra, studiò a fondo anche gli altri due sinottici – in particolare i passi paralleli – giungendo alle stesse conclusioni anche per quei testi: tutti i sinottici e non solo Marco hanno, secondo il parere di Carmignac, una forte affinità con l’ebraico antico e sembrano proprio essere traduzioni alquanto fedeli dal greco all’ebraico, almeno in molti passi, oppure derivare da documenti scritti in ebraico.

Altri studiosi – prima e dopo Carmignac – hanno affrontato questa problematica e scoperto che anche il Vangelo di Giovanni presenta non pochi semitismi e modi di dire tipici della lingua ebraica antica, trasposti fedelmente in greco. Per il resto del Nuovo Testamento probabilmente non si possono fare conclusioni generali, si tratta di un insieme di scritti da esaminare approfonditamente ad uno ad uno.

Questo ovviamente non è vero per tutti i Vangeli o NT dall’inizio alla fine. Esistono stralci, discorsi, capitoli alquanto semitizzanti che fanno pensare che il materiale utilizzato per la stesura di quei testi fosse certamente semitico. Come abbiamo osservato, tuttavia, queste tesi restavano e restano minoritarie in seno alla comunità scientifica internazionale. Sono considerati studi di frontiera.

martedì 5 marzo 2013

L'ipotesi Carmagnac


Jean Carmignac, uno dei massimi conoscitori mondiali della lingua ebraica
ed aramaica antica, avendo maturato una grande esperienza sui testi di Qumran, nel 1963 pensò di eseguire una traduzione del Vangelo di Marco dal greco all’ebraico e rimase profondamente colpito dalla relativa facilità di questa operazione. All’inizio del suo libro “La naissance des évangiles synoptiques” uscito per la prima volta in Francia nel 1984 e pubblicato anche in Italia con il titolo “La nascita dei Vangeli sinottici” dalle Edizioni San Paolo nel 1986.

Carmignac descrive così il suo tentativo: “Immaginavo che questa traduzione sarebbe stata molto difficile a causa delle considerevoli differenze fra il modo di pensare semitico e quello greco, ma rimasi invece assolutamente meravigliato nello scoprire che questa traduzione si rivelò, al contrario, estremamente facile. 

Attorno alla metà di Aprile del 1963, dopo un solo giorno di lavoro, mi convinsi che il testo greco del Vangelo di Marco non poteva essere stato scritto direttamente in questa lingua ma era in realtà una traduzione in lingua greca di un testo scritto originariamente in ebraico. L’enorme difficoltà che avevo supposto di incontrare era già stata in realtà risolta dal traduttore dall’ebraico al greco, che aveva traslato parola per parola ed aveva persino conservato in greco l’ordine delle parole preferito dalla grammatica ebraica.”

Carmignac, sorpreso dalla sua scoperta, trovò che anche altri studiosi – in modo indipendente rispetto al suo lavoro e in epoche diverse – avevano compiuto nel passato un'operazione del genere ed erano giunti alle stesse conclusioni: il testo greco derivava da un testo ebraico, tradotto molto fedelmente. Si posero subito alcuni problemi. Come giustificare questa forte dipendenza del testo greco dall’ebraico? Cercherò di dare una risposta nel prossimo post.

Jean Carmagnac


venerdì 1 marzo 2013

Il sostrato semitico del Nuovo Testamento 18


Della questione si sono occupati in particolare nei tempi più recenti Jean Carmignac, Claude Tresmontant, Robert Lindsey e altri studiosi di fama mondiale. J. Carmignac (1914-1986) è stato uno dei più grandi esperti mondiali di studi biblici. Nel 1958 fu il fondatore della prestigiosa Revue de Qumran e probabilmente uno dei maggiori conoscitorial mondo della lingue ebraica ed aramaica utilizzate al tempo di Gesù dal momento che fino dagli anni ’50 si è occupato per moltissimi anni dello studio dei manoscritti rinvenuti nelle grotte di Qumran compiendone varie traduzioni.

Claude Tresmontant è stato professore alla Sorbona e un grande conoscitore della lingua ebraica antica; in particolare ha lavorato per anni alla redazione di un dizionario ebraico-greco. Robert Lindsey, un esperto di ebraico antico ed aramaico, fu tra i fondatori della Jerusalem School of Synoptic Research.
Recentemente, poi, è apparso in internet un lavoro completamente gratuito, scritto da C. Lancaster, che si occupa della questione portando numerose prove interne di tipo linguistico ed esplorando la possibilità che l’aramaico (stile Peshitta) fosse il linguaggio originario del Nuovo Testamento.

Nonostante l’indubbio prestigio di questi ed altri eminenti studiosi e il valore dei loro lavori occorre però segnalare che le loro posizioni sono oggi considerate minoritarie nel mondo accademico.

Tenendo conto che leggendo il testo dei Vangeli e del NT in genere non ci si deve attendere di trovare il greco classico, l’indagine dei semitismi presenti nel testo mette in evidenza che il greco usato presenta anomalie non spiegabili soltanto ed esclusivamente facendo appello alle differenze tra greco classico e greco koinè ma riferibili ad un curioso slang ebraico-greco, oppure a giochi di parole, rime ed assonanze che sono evidenti soltanto se si traduce il testo greco in ebraico.

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Informazioni personali

Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)