Le possibili spiegazioni possono essere le seguenti:
I) Il testo greco è stato scritto in greco imitando ad arte lo stile della Bibbia
greca dei LXX, ovvero si è cercato di dare un’impronta semitica al testo forse
per renderlo più credibile ed autentico. Questa tesi venne subito scartata da
J. Carmignac (La naissance des évangiles synoptiques, Paris, de Guibert. O.E.I.L., 1984, pag. 10) perché la natura delle connessioni con l’ebraico era troppo profonda, radicata e in alcuni casi “nascosta” per essere considerata una semplice imitazione del greco della Septuaginta.
Nei Vangeli esistono semitismi, giochi di parole, allitterazioni che in greco non sono affatto evidenti, ma diventano chiari traducendo il testo in ebraico e quindi non avrebbe avuto senso introdurli perché un greco non li avrebbe mai capiti. Non si tratta quindi di un semplice tentativo di imitazione dello stile della Bibbia dei LXX.
2)Chi ha scritto il testo in greco era effettivamente un ebreo che non conosceva bene il greco e quindi il testo risultante era affetto da molti semitismi e costruito più sulla grammatica e il modo di scrivere e pensare ebraico che non quello greco. Carmignac scartò anche questa seconda ipotesi perché il testo greco, in realtà, non sembra affatto provenire da uno scrittore avente scarse conoscenze di greco e inoltre nel Nuovo Testamento esistono anche frasi in ottimo greco. L’anomalia sta nel fatto che a volte queste frasi in un greco eccellente si affiancano a frasi che in greco non hanno alcun significato. Inoltre esistono giochi di parole e allitterazioni che hanno senso solo nella traslazione ebraica ma perdono significato nel testo greco.
3) Infine, resta la spiegazione per la quale propende Carmignac: il testo greco è una traduzione letterale di un altro testo scritto in ebraico. Il traduttore è sì un buon conoscitore della lingua greca e ne dà anche prova nel testo, ma traduce parola per parola nella maniera più letterale possibile un testo originariamente scritto in ebraico, lingua che ha costrutti molto diversi dal greco. Ne risulta così una versione ibrida, che si discosta in molti tratti dal classico greco koinè in voga nel I secolo dopo Cristo.
Carmignac, dopo aver tradotto dal greco all’ebraico il Vangelo di Marco ed essere giunto alle conclusioni di cui sopra, studiò a fondo anche gli altri due sinottici – in particolare i passi paralleli – giungendo alle stesse conclusioni anche per quei testi: tutti i sinottici e non solo Marco hanno, secondo il parere di Carmignac, una forte affinità con l’ebraico antico e sembrano proprio essere traduzioni alquanto fedeli dal greco all’ebraico, almeno in molti passi, oppure derivare da documenti scritti in ebraico.
Altri studiosi – prima e dopo Carmignac – hanno affrontato questa problematica e scoperto che anche il Vangelo di Giovanni presenta non pochi semitismi e modi di dire tipici della lingua ebraica antica, trasposti fedelmente in greco. Per il resto del Nuovo Testamento probabilmente non si possono fare conclusioni generali, si tratta di un insieme di scritti da esaminare approfonditamente ad uno ad uno.
Questo ovviamente non è vero per tutti i Vangeli o NT dall’inizio alla fine. Esistono stralci, discorsi, capitoli alquanto semitizzanti che fanno pensare che il materiale utilizzato per la stesura di quei testi fosse certamente semitico. Come abbiamo osservato, tuttavia, queste tesi restavano e restano minoritarie in seno alla comunità scientifica internazionale. Sono
considerati studi
di frontiera.