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venerdì 11 ottobre 2013

Celso


martedì 8 ottobre 2013

La resurrezione di Cristo (Quinta parte) 77

Il luogo delle apparizioni di Gesù risorto secondo Marco e Matteo fu la Galilea, secondo Luca, invece, Gerusalemme. Alcuni teologi volendo eliminare queste contraddizioni, presenti anche nei Vangeli Apocrifi, inventarono assurdamente una località, chiamata Galilea, prossima al Monte degli Olivi, o nei dintorni di Gerusalemme. Ma questi tentativi furono ben presto ignorati. Altri studiosi per togliere di mezzo queste contraddizioni,spiegarono l’apparizione di Cristo in Galilea come un vecchio abbaglio di Marco , Ma altri, difendendo Marco, le attribuirono addirittura ad un premeditato errore di Luca.

Certo, Gesù avrebbe potuto apparire dovunque, e in effetti il Quarto Vangelo parla di cristofanie sia in Gerusalemme che in Galilea (Gv 20, 19 sgg. e 21) e il Diatessarone di Taziano, una sorta di concordanza evangelica composta intorno al 170 col fine esplicito di appianare le incongruenze dei Vangeli canonici, dice la stessa cosa. Ma al Quarto Vangelo non si può attribuire nessun valore storiografico, tanto più che l’indagine storico-critica ha provato che il capitolo 21, proprio quello contenente il racconto dell’apparizione del Risorto in Galilea, è da considerrsi assolutamente un falso aggiunto molto posteriormente per provare con il tu es Petrus l'investitura di Pietro a capo della Chiesa.

Inoltre, né Marco né Matteo parlano di apparizioni in Gerusalemme; né Luca parla di apparizioni in Galilea. Negli Atti degli Apostoli, anch’essi attribuiti a Luca, il Risorto ordina espressamente ai discepoli «di non allontanarsi da Gerusalemme, e di attendere là il compimento della promessa del Padre», per poi, dopo una breve allocuzione, ascendere immediatamente in cielo (Atti, 1, 1 sgg.).

E anche nel Vangelo di Luca egli comanda: «E voi restate qui in città, finché non sarete armati della forza che discende dall’alto» (Lc. 24, 49). Pertanto Luca parla solo di apparizioni del Risorto a Gerusalemme o nei dintorni, nulla, invece, di apparizioni in Galilea. Al contrario! Egli le esclude addirittura proprio con l’ordine imposto ai discepoli sia negli Atti che nel Vangelo di non abbandonare Gerusalemme fino all’accoglimento dello Spirito nella festività della Pentecoste.



Diatesserone


venerdì 4 ottobre 2013

La resurrezione di Cristo (Quarta parte) 76

Le resurrezioni, al tempo di Gesù erano, come ho ricordato più volte, all'ordine del giorno e la leggenda ammetteva che tutti quelli che si atteggiavano ad inviati divini, dopo la loro dipartita sarebbero prima o poi ricomparsi. Il Cinico Peregrinus Proteus, dopo essere stato bruciato sul rogo, apparve a un filosofo, il quale non solo dichiarò d’aver veduto il risorto biancovestito e col viso radioso, ma giurò anche d’essere stato testimone della sua ascesa al cielo. Anche Apollonio di Tiana, risorto, si mostrò a due dei suoi discepoli, inducendoli a toccargli la mano perché si convincessero ch’era vivo. E un Pretore romano sostenne sotto giuramento d’aver visto la figura del defunto Augusto in atto di ascendere in cielo.

Secondo un’antica concezione ebraica risalente a Mosè, un fatto poteva ritenersi dimostrato solo dietro testimonianza di almeno due o tre testimoni. Anche nella primitiva comunità cristiana il principio era valido per cui anche Cristo doveva apparire a più persone per essere «realmente» risorto.
Ecco allora che egli, secondo alcune notizie, apparve dapprima a Maria Maddalena, secondo altre a Giacomo e secondo altri ancora a Nicodemo o addirittura alla madre. E già i Vangeli su questo punto si contraddicono in maniera grossolana.

Secondo la testimonianza di Marco e di Giovanni il risorto appare dapprima a Maria Maddalena (Mc. 16, 9; Gv. 20, 11 sgg.); secondo Matteo si mostra contemporaneamente alle due Marie (Mt. 28, 1 sgg.); e secondo Luca ai due discepoli di Emmaus (Lc. 24, 1 sgg. 24, 13 sgg.).



Peregrinus Proteus


martedì 1 ottobre 2013

La resurrezione di Cristo (Terza parte) 75

Una altrettanto sconcertante serie di contraddizioni notiamo poi a proposito della storia dell’Angelo. In Marco le donne lo incontrano nel sepolcro; in Matteo davanti, sopra la pietra rovesciata; in Luca, in un primo momento, non è né dentro né sopra, ma subito ne compaiono due, che si materializzano improvvisamente accanto alle donne. Anche nel Quarto Vangelo gli Angeli sono due, ma se ne stanno di già seduti in attesa sul sepolcro.

A proposito degli angeli cristiani c'è da rilevare che la Chiesa per lungo tempo ne condannò il culto. Il Sinodo di Laodicea (intorno al 360) lo dichiarò «pratica superstiziosa», e in effetti la credenza in una schiera di angeli è solo la deformazione di un antico politeismo. Anche «l’angelo custode», invenzione che accompagna ogni bambino cattolico, presente in Matteo, era già ben noto agli Assiri e ai Babilonesi, che raffiguravano i loro Angeli esattamente come faranno poi i cristiani. Nell’Ebraismo furono forniti di ali solo dietro influsso pagano, se è vero che nel Primo libro di Mosè essi avevano ancora bisogno di una scala per i loro viaggi fra cielo e terra. Ma la Chiesa stessa, in verità, non sempre è riuscita a fare chiarezza circa le innumerevoli classi di Angeli.

Alcuni autori hanno collegato la storia del sepolcro vuoto, con l’opera di Caritone “Cherea e Calliroe”, romanzo ampiamente allora diffuso e letto, che ha influenzato notevolmente l'opinione pubblica del tempo ed evidentemente anche gli Evangelisti. Nel III libro Cherea si reca di buon mattino presso la tomba di Calliroe, al colmo della disperazione, ma ecco che la pietra tombale giace rovesciata al suolo e l’ingresso è libero. Spaventato, Cherea non osa entrare; altri accorrono, anch’essi pieni di paura, finché uno si decide ad entrare e vede il miracolo: la defunta non c’è, il sepolcro è vuoto. Allora anche Cherea si fa avanti, e constata che l’evento incredibile è davvero accaduto.




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Informazioni personali

Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)