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venerdì 11 aprile 2014

Caduta di Paolo


martedì 8 aprile 2014

Il Paolo precristiano (Parte seconda) 129

Ancor giovane, Paolo, sviluppò una coscienza ostile al messianismo, radicalmente interpretato, ma aperta ai contributi teologici delle spiritualità gentili. Per lui fu di importanza fondamentale nascere e trascorrere gran parte della sua giovinezza lontano dalla Palestina, fra i gentili, in una città come Tarso, in cui era grande la tensione culturale e religiosa, essendo il centro di convergenza di tutte le teologie escatologiche del vicino Oriente.

In questa città, infatti, era diffusa la tendenza sincretica che portava a fondere e a mescolare i vari culti misterici alla cui base c'era la concezione dell'immortalità dell'anima che veniva redenta dalla morte e dalla resurrezione degli dèi soterici, Mitra, Adone, Attis e Osiride, immolatisi per la salvezza dell'umanità.

Le Religioni Misteriche, dette anche Misteri, erano culti di divinità provenienti dalla Tracia, dall’Asia Minore, dalla Siria, dall’Egitto, diffusi in Occidente molti secoli prima del cristianesimo. Essi, interiorizzati e moralizzati dai greci, non operando distinzioni razziali o di casta, erano diffusi in tutti gli strati sociali e promettevano la liberazione dai vincoli del male e la speranza in un destino felice nell’aldilà, partecipando al banchetto dei beati e vivendo nella perenne gioia dei Campi Elisi. Per il raggiungimento della futura vita celeste e dell'immortalità era necessario ottenere la purificazione, la rinascita e la filiazione divina, e soprattutto, attuare l'ascesi tramite il dominio degli istinti e delle passioni.

È indubbio che Paolo, come ogni altro bambino nato e cresciuto a Tarso, dovette subire il fascino delle grandi cerimonie che si svolgevano in onore degli dèi misterici, considerati salvatori divini, e assimilarne inconsapevolmente i riti e i significati profondi, soprattutto i due sacramenti più importanti, che egli adotterà poi per il suo cristianesimo personale, il battesimo e l’eucaristia. Infatti, in tutte le Religioni Misteriche ellenistiche esistevano due momenti cultuali dominanti: il banchetto sacro ritualizzato, durante il quale si mangiava la carne del Dio, cioè del dio-animale (agnello, toro o pesce) a lui sacrificato, e si beveva un calice di vino a simboleggiare il suo sangue, e il battesimo, inteso come cerimonia unica di affiliazione ma anche come lavacro di tutte le colpe. I banchetti sacri affondavano le loro radici negli antichissimi riti del cannibalismo rituale, praticato non per istinto ferino ma per acquistare le particolari energie fisiche e spirituali della vittima, mangiandone le carni.

Il quotidiano contatto con questi riti pagani impedì a Paolo di crescere con l'incontrastabile certezza, comune a qualsiasi gerosolimitano di nascita, di essere il centro religioso dell'universo e di considerare i gentili (gli infedeli incirconcisi) nient'altro che rozzi e reietti peccatori e lo portò ad aprirsi alla spiritualità pagana che annoverava anche scuole filosofiche di altissimo livello etico.

Venuto a Gerusalemme per studiare da fariseo si trovò a scegliere tra due realtà ignominiose: quella reazionaria dei sacerdoti, dei farisei e degli erodiani, che accettava la connivenza opportunistica col dominio romano, e quella rivoluzionaria, radical-fondamentalista dei messianici jahvisti, che propugnava una dissennata e delirante ribellione agli oppressori.

Dovette, in un primo momento, scegliere la prima, pur essendo la più ignobile, perché il suo ruolo di cittadino romano e il suo ceto glielo imponevano. Scartò l'altra che, pur essendo patriottica, era priva di ogni senso della realtà e sorretta da un fanatismo folle e foriero d'immani catastrofi (che si verificarono puntualmente qualche decennio dopo). C'era forse una terza via, che possiamo definire come “qualunquismo di modo”, ma la tempra, fortemente morale dell'uomo, non l'avrebbe mai accettata. In base alla sua scelta diventò un feroce poliziotto mercenario al soldo del Tempio.


Il dio Mitra


venerdì 4 aprile 2014

Il Paolo precristiano (Parte prima) 128

 Nei post precedenti abbiamo accennato più volte, ma sempre di sfuggita, a Paolo di Tarso, meglio conosciuto nel mondo cattolico come l'apostolo San Paolo. Ora è giunto il momento di mettere a fuoco la figura di questo personaggio straordinario che è ritenuto da molti studiosi, e giustamente, uno dei più grandi geni religiosi dell'umanità e il vero inventore del cristianesimo.

Chi era Paolo di Tarso e quali prove storiche abbiamo della sua esistenza? Nessun documento storico di fonte non cristiana parla di lui e noi lo conosciamo soltanto attraverso le sue Lettere e gli Atti degli Apostoli.

È molto significativo il fatto che di lui non venga fatta menzione non solo da parte degli storici ebrei suoi contemporanei, come Giuseppe Flavio, Filone Alessandrino e Giusto di Tiberiade, ma neppure nelle Lettere degli apostoli Giuda, Giacomo il Minore e Giovanni, i quali, in base agli Atti, lo conobbero. Solo la Seconda Lettera di Pietro ne parla esplicitamente, ma questa lettera è universalmente ritenuta un falso, e la stessa CEI, nella versione della Bibbia del 1989, la riconosce come tale.

Paolo è totalmente ignorato anche dai primi apologeti e scrittori cristiani, come Giustino, morto a Roma nel 165, che attribuisce la conversione dei pagani esclusivamente ai dodici apostoli (Apologia I,39-45), e Papia, vescovo di Geropoli (Asia Minore), vissuto nella prima metà del II secolo, che scrisse un'apologia sulle “Sentenze del Signore.”

Il primo a farci conoscere Paolo fu Marcione, filosofo di Sinope sul Mar Nero. Costui nel 140 presentò alla comunità cristiana di Roma il suo vangelo gnostico assieme ad alcune Lettere affermando che erano state scritte da un certo predicatore siriano di nome Paolo che aveva conosciuto gli apostoli di Cristo.

Nonostante queste grosse lacune storiche sulla persona di Paolo, gli studiosi, attraverso un'attenta lettura delle sue Lettere e degli Atti, hanno ricostruito la sua vita. Paolo nacque a Tarso (attuale Turchia) fra il 5 e il 10 d.C. da una famiglia di ebrei collaborazionisti dei romani e ciò spiega perché, ancor giovanissimo, si sia messo al soldo dei sacerdoti del Tempio per dare la caccia ai seguaci di Gesù, da lui ritenuto un messianista jahvista fatto crocifiggere da Pilato come un pericoloso ribelle.



Di famiglia sicuramente benestante e che godeva della cittadinanza romana, Paolo probabilmente fin da piccolo portò un duplice nome: quello ebraico di Saul e quello romano di Paolo. Di professione forniva tende agli accampamenti delle legioni romane per cui fu costretto a viaggiare spesso e a tenere frequenti contatti in ambienti sia ebraici sia greco-romani.

Filone Alessandrino


martedì 1 aprile 2014

La fine del cristianesimo giudaico (Parte seconda). 127

L'imperatore Adriano, non pago degli stravolgimenti radicali operati a Gerusalemme e in Palestina, proibì anche a tutti gli ebrei, che si erano salvati nella fuga, di rientrare, pena la morte, nei loro territori e nella nuova Gerusalemme, ribattezzata Aelia Capitolina. 

Da allora ebbe inizio la vera diaspora ebraica che durò fino alla nascita dello Stato d'Israele nel 1948. Sotto il nome di nazirei e di ebioniti, i pochi cristiano-giudei salvatisi con la fuga continuarono a sopravvivere in piccoli gruppi sparsi in Siria e Asia, considerati eretici dalla chiesa trionfante di Paolo, come ci attestano i Padri della Chiesa.

Essi continuarono ad usare solo il Vangelo originale degli Ebrei, in lingua ebraica, e rimasero osservanti scrupolosi della Legge, rifiutando tutte le invenzioni teologiche di Paolo. Tra di loro c'erano i discendenti di Gesù. Credevano ancora che Gesù sarebbe ritornato come Messia e Re per instaurare sulla Terra un regno millenario di pace, giustizia e prosperità.

I resti della nazione ebraica, scampati alla strage e scacciati dalla Palestina, furono costretti, di fronte ad un avvenimento così catastrofico, a riesaminare la loro storia. Allora divenne a tutti chiaro che il messianismo era stato una stolta, assurda e delirante chimera, dalla quale bisognava subito e definitivamente prendere le distanze, perché la sconfitta suonava come un giudizio inappellabile di Dio.

Le Apocalissi passarono subito di moda e Roma cessò di essere la grande Meretrice, la grande Babilonia assetata del sangue dei martiri e l'Impero non fu più considerato il regno del maligno e delle potenze sataniche ma l'espressione della volontà divina, cui tutti, anche i cristiani, dovevano sottostare.

Mentre il cristianesimo più antico si spegneva in solitudine, quello pagano-cristiano degli ellenisti cresceva rapidamente nel mondo greco-romano e dava inizio all'attuale religione cristiana-cattolica per opera di Paolo di Tarso, il vero e assoluto fondatore del cristianesimo.



Adriano imperatore


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Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)