Stabilitosi
ad Antiochia, capitale della Siria, che coi suoi 800.000 abitanti
era allora la terza città dell'impero romano e nella quale si era
costituita una comunità cristiana fondata dai giudei-ellenisti
fuggiti da Gerusalemme dopo la lapidazione di Stefano,, ne divenne
ben presto il leader indiscusso e carismatico. Questa comunità di
cristiani ellenisti non era più legata esclusivamente al
giudaismo ma già in parte aperta al paganesimo e alle religioni
misteriche.
Lì
ad Antiochia Paolo iniziò quella evoluzione che lo porterà, sotto
l'influsso del paganesimo e delle religioni misteriche, a passare
dall’ambito culturale palestinese a quello ellenistico e a creare
il suo cristianesimo personale che soppianterà in seguito quello
giudaico. La notizia secondo la quale furono proprio i discepoli
d’Antiochia a essere chiamati per la prima volta «Cristiani»
(Atti, 11, 26), indica chiaramente che ivi la nuova religione aveva
ormai assunto una caratteristica tutta propria.
La
Chiesa di Gerusalemme, preso atto del ruolo di leader di Paolo ad
Antiochia, superando dubbi e riserve sul suo conto, inviò Barnaba,
l'unico che riteneva la sua conversione sincera, ad incontrarlo e a
proporgli un'azione missionaria in Asia Minore e lungo le coste del
Mediterraneo per convincere gli ebrei della diaspora, allora molto
numerosi in tutte le contrade dell'Impero, dell'imminente ritorno di
Cristo dal cielo (Atti 13,1).
Così,
Paolo e Barnaba, coadiuvati dal figlio dell'apostolo Pietro di nome
Marco, si diedero a diffondere il Vangelo (la parusia) tra gli ebrei
che vivevano fuori della Palestina e che parlavano esclusivamente la
lingua greca. Ma incontrarono quasi sempre da parte di costoro una
forte ostilità e un rifiuto ostinato (Paolo per poco non venne
addirittura lapidato).
Questi
ebrei di tendenza conservatrice, che volevano semplicemente
frequentare la sinagoga, fare l'elemosina e dedicarsi ai propri
affari, non tolleravano di essere coinvolti nell'esaltazione del
ritorno del Messia e della fine dei tempi. Se il ritorno di Cristo,
infatti, comportava spazzar via Imperatore, senato, tribunali e
quant'altro, ciò suonava estremamente sedizioso alle loro orecchie.
Era chiaro che per loro Gesù non era il Messia Martirizzato ma un
falso Messia.
Paolo
e Barnaba decisero allora di rivolgere la loro predicazione ai
gentili timorati di Dio. Costoro erano quei pagani che frequentavano
le sinagoghe come uditori, essendo favorevolmente impressionati dal
modo di vita ebraico che imponeva il monoteismo, severe norme
morali e l'assistenza ai bisognosi, e si dimostrarono spesso molto
più disponibili e ricettivi degli ebrei ad accettare la prospettiva
dell'imminente restaurazione del Regno di Dio.
A
Gerusalemme non tutti erano d'accordo sull'inserimento dei non ebrei
nella nuova comunità cristiana. L’opposizione dei cristiani
gerosolimitani era rafforzata dalla cooptazione nella loro comunità
di molti farisei, aspramente combattuti da Gesù, coi quali,
tuttavia, gli apostoli si erano affratellati e in questo connubio non
erano stati i farisei a recedere dalle loro posizioni, ma li apostoli
a fare delle concessioni di principio. Alcuni farisei, dunque, si
opponevano recisamente all'inserimento deo non ebrei, convinti che il
ritorno del Risorto riguardasse solo il popolo eletto e non i pagani
peccatori. Erano ancora fermi al concetto di religione tribale.
Probabilmente
a sollevare il problema dei non ebrei era stato Marco, il figlio di
Pietro, che improvvisamente (forse non condividendo la conversione
dei pagani) aveva interrotto la sua collaborazione con Paolo e
Barnaba ed era rientrato a Gerusalemme, mettendo in guardia quella
comunità sul metodo seguito da Paolo. Allora la Chiesa di
Gerusalemme, che sotto Giacomo era totalmente ligia al giudaismo,
sospettando che la comunità ellenistica guidata da Paolo avesse
ormai assunto una caratteristica tutta propria che la poneva in
aperta contraddizione con la tradizione giudaica, mandò alcuni suoi
inviati (per Paolo “falsi fratelli intromessisi”) ad Antiochia a
studiare la situazione e ne nacque una «violenta polemica» (Galati
2,4; Atti, 15,2) con Paolo, che rasentò la ribellione.