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venerdì 13 giugno 2014

martedì 10 giugno 2014

Le Lettere di Paolo (Parte seconda).147

Ad esclusione delle Lettere pastorali, delle Lettera agli Efesini, ai Colossesi, ai Tessalonicesi e agli Ebrei, tutte le altre Lettere paoline neotestamentarie sono state considerate autentiche, anche se contenevano aggiunte di mani estranee o erano messe insieme, sulla base di«determinati punti di vista della comunità cristiana», da ignoti manipolatori, com’è il caso della Seconda e anche della Prima Lettera ai Corinzi.

Oggi però, in base ad uno studio esegetico dei concetti espressi in esse, alle ricerche filologiche e storiche e di confronto eseguite dalla scuola di Tubinga, e ad un'analisi elettronica eseguita sul vocabolario dei testi, sono soltanto quattro le Lettere di sicura attribuzione: la Lettera ai Romani, quella ai Galati, e le due ai Corinzi (Josif Kryevelev, Analisi storico critica della Bibbia, Edizioni Lingue Estere, Mosca, 1949).

Le quattro di cui si parla risultano a loro volta così manipolate e contraffate, che alcuni esegeti, come M. Goguel (L'apotre Paul et Jèsus Christ, Libraire Fishbacher, Paris, 1904), giungono ad affermare che le due lettere ai Corinzi sono un assemblaggio di sei altre Lettere mal ricucite, e che la Lettera ai Romani presenta ben cinque finali.

Questo per quanto riguarda l'autenticità. Ma anche l'esegesi di queste Lettere ha suscitato grosse perplessità L’autore della Seconda Lettera di Pietro ( oggi dichiarata apocrifa dalla stessa Chiesa Cattolica) riscontrava nelle epistole paoline la presenza di «molte cose di difficile comprensione» (2 PeIr. 3, 16). Il Vescovo Policarpo scriveva che non era in grado di «tener dietro alla sapienza del santo e celebre Paolo» (Polyc., ad Phil. 3-2). Lo stesso Agostino confessò che molte cose gli «erano del tutto oscure» (Aug.,civ. Dei, 20, 19, 2).

Lutero, poi, come prima di lui Marcione, tentò una nuova interpretazione, per certi aspetti, del pensiero paolino nettamente contraddetta dalla Chiesa cattolica. Perciò Goethe poté affermare a buon diritto che l’Apostolo ha scritto cose, che l’intera Chiesa cristiana non è in grado di comprendere fino al giorno d’oggi. E ciò vale ancora per i nostri tempi.

Forse aveva ragione il teologo di Basilea e amico di Freud, Franz Overbeck, a dire al collega Harnack che Paolo ebbe un solo discepolo che lo comprese, Marcione - e questi lo travisò. E ancora di recente H.J. Schoeps, in un suo libro su Paolo dichiarò: «Da Marcione a Karl Barth, da Agostino a Lutero, a Schweitzer o a Buitmann, Paolo o è stato travisato o compreso solo parzialmente».



Franz Overbeck


venerdì 6 giugno 2014

Le Lettere di Paolo (parte prima) 146

Su Paolo, come del resto su Gesù e gli apostoli, non possediamo testimonianze storiche attendibili. Nessun storico vero, infatti, dei circa quaranta che narrarono gli avvenimenti contemporanei alla presunta nascita del cristianesimo, ha mai accennato all'esistenza di Gesù, degli apostoli e dello stesso Paolo. Ciò che di Paolo conosciamo deriva quasi esclusivamente dalle sue Epistole e soprattutto dagli Atti degli Apostoli, i quali, però sono poco attendibili perché spesso in aperta contraddizione con le Lettere stesse.

Delle quattordici Lettere attribuita a Paolo parecchie sono state falsificate, alcune completamente, altre soltanto in parte; certune poi non sono altro che centoni rappezzati coi brandelli di altri scritti. Non appartengono sicuramente a Paolo le «Epistole pastorali» vale a dire le due Lettere a Timoteo e la Lettera a Tito. L’inautenticità di queste tre Epistole fu dimostrata da studiosi dell'università di Tubinga già nel diciannovesimo secolo. Si tratta di Epistole quasi certamente composte in Asia Minore alcuni decenni dopo la morte di Paolo, adottando sapientemente lo stile di quelle autentiche con una falsificazione esemplare di alto livello culturale.

È molto significativo il fatto che proprio queste tre Epistole mancano nelle Lettere paoline portate a Roma nel Il secolo da Marcione (che pure si richiamava a Paolo), e rifiutate poi anche da altri Padri della Chiesa. Alcuni studiosi cattolici  suppongono che, probabilmente, le Lettere Pastorali furono composte proprio per poter combattere Marcione per mezzo di Paolo. Dobbiamo tener presente anche che nel Il e nel III secolo in ambienti cattolici venne falsificata tutta una serie di scritti, attribuiti poi agli apostoli, allo scopo di combattere i Marcioniti, considerati estremamente pericolosi per la Chiesa. A Paolo venne, ad esempio, attribuita anche una Terza Epistola ai Corinzi.

Le Lettere paoline falsificate, lungi da essere bandite dalla Chiesa, furono da essa considerate di particolare importanza. Infatti, Ireneo, Tertulliano, Clemente Alessandrino, Origene e altri le usarono addirittura contro quelle autentiche, perchè considerate molto più sofisticate sotto il profilo teologico e del diritto ecclesiastico di quelle originali. Anzi, vennero considerate più conformi alle esigenze della Chiesa e più idonee ad accrescere il prestigio di Paolo. Mentre, in base alle Lettere autentiche, poco mancò che Paolo venisse dichiarato eretico. In seguito i Papi utilizzarono con particolare predilezione proprio le pseudo-lettere pastorali per giustificare le condanne contro gli eretici e per rafforzare la loro pretesa di riconoscimento delle proprie scelte dottrinali.


Anche la Lettera agli Efesini viene definita assolutamente falsa da quasi tutta la Teologia critica. Grossi dubbi hanno suscitato sulla loro autenticità anche la Lettera ai Colossesi e soprattutto la Seconda Lettera ai Tessalonicesi. Infine, è generalmente negata la paolinità della Lettera agli Ebrei. Tertulliano la attribuì a Barnaba, altri l’attribuirono a Luca o a Clemente di Roma. Lutero, forse giustamente, ne ritenne autore un cristiano di nome Apollo.

S.Ireneo di Lione


martedì 3 giugno 2014

Le contorsioni della storiografia ecclesiastica sul contrasto fra il cristianesimo paolino e quello petrino. 145

La Chiesa cattolica di fronte a questa polemica rovente all’interno del cristianesimo primitivo si è comportata con la sua consueta ipocrisia. Ha sminuito, banalizzato, marginalizzato tale spettacolo disastroso, sostenendo che l’opposizione giudeo-cristiana sarebbe stata costituita da un gruppetto sparuto della comunità originaria e che tra Pietro, capo degli apostoli, e Paolo ci fu sempre un amorevolissimo accordo, tanto che sono stati santificati nello stesso giorno.

Ma questa tesi appare già contraddetta dalla semplice riflessione che una minoranza irrilevante non avrebbe potuto sostenere una simile polemica tanto a lungo e con tanto vigore, e per di più contro l’autorità degli apostoli. A meno che il loro prestigio fosse davvero molto scarso!

Il tentativo di occultare questo enorme conflitto caratterizza già gli Atti degli
Apostoli, chiaramente pensati per appianare e mediare le controversie. In essi, infatti, Pietro e Paolo vivono le medesime esaltazioni celestiali, compiono gli stessi miracoli e tengono discorsi pressoché uguali. Ma tutto suona falso e artificioso.

A partire dal II secolo, così, la sintesi conciliatrice della Chiesa inventò lo splendido parallelismo, l’accoppiata ideale dei Principi degli Apostoli Pietro e Paolo, i modelli della cristianità, cui rivolgersi con assoluta venerazione. E ciò si verificò oscurando a poco a poco Paolo e mettendo, falsamente, in risalto il «primo Papa».

Il contrasto fra i due cristianesimi, quello paolino e quello petrino, venne posto in evidenza nel XIX secolo dalla Scuola di Tubinga e poi proseguito nella ricerca critica più recente nella quale viene unanimemente ammesso che fra la comunità originaria e Paolo si giunse ad aspri conflitti, sostenuti non da una esigua minoranza giudeo-cristiana, ma apertamente guidati in prima persona dagli apostoli stessi; e che non si trattò, sic et simpliciter, di diatribe limitate ad aspetti cerimoniali secondari, quali la circoncisione e le norme alimentari, ma di differenze ben più sostanziali, concernenti la teologia di Paolo, assai lontana sia dalla fede dei primi apostoli che dall’insegnamento di Gesù.



Università di Tubinga


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Informazioni personali

Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)