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martedì 14 ottobre 2014


venerdì 10 ottobre 2014

Molte serie considerazioni contraddicono l'istituzione della Chiesa da parte di Gesù. 176

Anzitutto, Gesù preannunciò continuamente e ripetutamente il Regno di Dio, la Basileia, ma mai accennò alla istituzione di una Chiesa. Infatti, nei Vangeli ad un’unica menzione della parola Chiesa fanno riscontro molte dozzine di espressioni concernenti il Regno di Dio.
Gesù non ha fatto mai dipendere l’ingresso nel Regno di Dio dall’appartenenza a una Comunità Superiore, come farà poi la Chiesa. Infatti, come avrebbero mai potuto Pietro e gli altri Apostoli continuare a recarsi nel Tempio a pregare (Atti, 3, 1), se appartenevano ad una Chiesa, apertamente concorrente col giudaismo?

E poi la storia del cristianesimo primitivo mostra che Pietro non possedette affatto quella posizione autorevole, che avrebbe dovuto competergli in seguito all'investitura attribuitagli da Gesù, come narrata in Matteo (Mt. 16, 18). Alla cristianità più antica era del tutto ignota qualsiasi particolare prerogativa concessa da Gesù a Pietro. Anzi era Giacomo, fratello di Gesù, ad essere considerato dagli apostoli e dalle stesse autorità del Tempio la leadership dei cristiano-giudei fino alla sua morte.

I Vangeli accennano più volte ad una lotta intestina tra gli apostoli per la supremazia del gruppo. ll giudizio di Gesù in questa polemica fra i discepoli: «Chi vuoi essere fra voi più grande, dovrà essere servo di tutti» (Mc. 10, 43), è stata definita l’argomentazione interna più esplicita contro l’autenticità di un’affermazione del Maestro tesa a conferire il primato a un apostolo.


Infine,la Chiesa non ha mai saputo spiegare il mistero irrisolto che ben tre dei quattro Vangeli tacciano su questa sua presunta fondazione e che Matteo ne faccia menzione soltanto in un passo. Se Gesù avesse avuto l’intenzione di dar vita a una Chiesa non ne avrebbe parlato solo una volta, per di più di sfuggita, ma sempre, come faceva a proposito del Regno di Dio, e noi oggi potremmo leggerla in tutti i Vangeli e con parole inequivoche.

È singolare, anche, che solo nel II secolo il vescovo Ignazio, che non sedette nemmeno sul soglio di Pietro (Ign., Smym. 8, 2), ci offra la parola «cattolico», che non si identificherà con la definizione di «cattolico romano» se non molto tempo dopo. In quel tempo la Chiesa non era affatto una realtà. Infatti, tutti i teologi e i vescovi della Chiesa antica non si avvalsero affatto per oltre due secoli della due parole fondanti: "chiesa cattolica", poi tanto celebri. E fino alla metà del III secolo, nemmeno i Vescovi romani vi si richiamano.

Già ai tempi di Goethe i teologi contestarono la fondazione di una Chiesa ad
opera di Gesù. E anche tutta la ricerca seria del XX secolo afferma apertamente
che Gesù non pensò affatto alla creazione di un’istituzione universalizzante e che predicò un Regno per i giudei, non una Chiesa per i pagani,
Quindi, le celebri parole fondative della Chiesa (Mt. 16, 18).sono considerate uno dei falsi più clamorosi del Nuovo Testamento, elaborato dalla gerarchia romana e interpolato forse nel IlI secolo.


Wolfang Goethe


martedì 7 ottobre 2014

Gesù non ha mai inteso istituire una Chiesa perdurante nei secoli. 175

Tutta la predicazione di Gesù, incentrata permanentemente sulla proclamazione dell'imminente fine del mondo, escludeva categoricamente che egli pensasse alla fondazione di una Chiesa, intesa come istituzione salvifica perdurante nei secoli.
Ma la Chiesa cattolica fa risalire a proprio lui la sua fondazione, richiamandosi al passo di Matteo «Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte dell’inferno non prevarranno sopra di essa» (Mt. 16, 18). Ma questa frase altisonante, che rinnega tutta l'escatologia espressa nei Vangeli, non venne mai pronunciata da Gesù perché egli mai annunciò la costruzione di
un’organizzazione permanente e universale di culto.

Inoltre l’espressione di Matteo, rivolta a Pietro, non solo non si adatta alle concezioni di Gesù ma non ricorre né in Marco né in Luca né in Giovanni . La cosa è tanto più singolare perché Marco e Luca - fatto assai importante - confermano con le stesse parole di Matteo il riconoscimento della messianicità di Gesù da parte di Pietro ma Ignorano del tutto l'istituzione della Chiesa.


È inoltre sconcertante che il termine «chiesa» (lat. ecclesia, aram. k’nischta), che
in seguito avrebbe giocato un ruolo importantissimo, sia del tutto assente in non meno di dieci scritti neotestamentari: nella Lettera a Tito, nella Seconda Lettera a Timoteo, nella Prima e nella Seconda Lettera di Pietro, nella Prima e nella Seconda Lettera di Giovanni e in quella di Giuda. Quind, evidentemente si tratta di un falso aggiunto posteriormente.

Ed è poi altrettanto singolare che lo stesso Matteo usi soltanto due volte la parola «chiesa», sempre assente negli altri evangelisti (Mt. 16, 18 e 18, 17). Per altro, nella seconda volta viene adoperata non nel senso di «Chiesa universale», ma di «comunità locale. Infatti, il versetto recita: Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano (Mt. 18, 17) . Ma, a giudizio pressoché unanime della critica teologica, queste parole non possono essere riferite a Gesù, il quale non dispregiava né i pagani né i peccatori, anzi proprio ai publicani e ai peccatori donava la propria amicizia. Ergo, anche la seconda menzione della Chiesa è una falsificazione.


Ma cerchiamo di approfondire ulteriormente il problema. Com’era possibile che un’istituzione così fondamentale come la «Chiesa» fosse nota solo ed esclusivamente a Matteo? Com’era possibile che mancasse in Marco, che pure riproduce, secondo la tesi ecclesiastica, la predicazione di Pietro? Com’era possibile che Gesù, immediatamente dopo una così solenne investitura avuta da parte di Pietro che lo proclamava Messia, rivolto a Pietro esclamasse: «Via dai miei occhi, Satana!»? (Mt. 16, 23). Sant'Agostino, di fronte ad un fatto così assurdo dichiarò perplesso: «Uno stesso Pietro poco prima definito santo, e subito dopo Satana, così, da un momento all’altro...» (Aug. Semi. 76,3). Tutte queste incongruenze confermano che versetti di Matteo, riferito all'istituzione della Chiesa, è stato aggiunto posteriormente da un falsario.



Sant'Agostino


venerdì 3 ottobre 2014

Quando i vescovi presero nelle loro mani il potere economico, giuridico e pastorale nacque la Chiesa. 174

 Quando con l'esautorarsi del prestigio e dell'importanza dei Profeti e dei Maestri, i vescovi aggiunsero alle loro funzioni economiche anche quelle pastorali ed eucaristiche, il loro potere si accrebbe enormemente. Alla fine del II secolo essi avevano tutto il potere nelle loro mani: economico, giuridico e pastorale (celebrare l'eucaristia, ammettere nuovi fedeli, somministrare il battesimo e così via); inoltre erano inamovibili fino alla morte e governavano la loro comunità come monarchi assoluti.
Erano eletti dal popolo e fino al 483 anche i vescovi di Roma vennero eletti dai fedeli romani. Una carica così importante suscitava sempre enormi e smodati appetiti per cui alla morte di un vescovo, l'elezione del successore spesso avveniva tra risse furibonde, come ci racconta Gregorio di Nazianzio, Padre della Chiesa. Nel 366 quando i due candidati Damaso e Ursino si contesero il trono episcopale della Città Eterna, i partigiani delle due fazioni si massacrarono crudelmente all'interno delle chiese, disseminandole di centotrentasette cadaveri. Ci furono anche seggi episcopali ereditari. Policrates di Efeso fu l’ottavo vescovo nella sua famiglia (Eusebio di Cesarea, op. cit. 5,24). Infatti allora i vescovi, come i presbiteri, erano sposati.

Le primitive comunità cristiane erano, quindi, all'inizio, autonome e indipendenti ma, con il consolidarsi del potere dei vescovi si stabilì tra di loro dei legami che divennero sempre più stretti e che diedero origine ad un sistema clericale minuziosamente regolato e burocratizzato.

Era nata la Chiesa. Inventore del concetto di Chiesa fu Tertulliano. Fu lui a travasare nell'istituzione da lui concepita l’intero edificio giuridico romano. Mezzo secolo dopo, Cipriano dichiarò la Chiesa unico strumento di salvezza.
(Cipriano, De unitate ecclesiae 6; epistole 55,24; 73,21).


Gregorio di Nazianzio


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Informazioni personali

Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)