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giovedì 15 settembre 2016

Porfirio


martedì 13 settembre 2016

67– Il falso Jahvè. Il regno unito 6

 In conclusione, Salomone fu un sovrano per niente eccezionale sotto il profilo storico-politico. L'unica cosa veramente importante che lo ha consegnato alla storia è stata la costruzione del Tempio di Gerusalemme, il primo tempio coperto di questo popolo, che sostituì, non senza gravi contrasti come poi vedremo, i molti luoghi di culto all'aperto disseminati nella Palestina, chiamati Bamoth o Alti Luoghi (santuari rurali all'aria aperta), nei quali si venerava Jahvè. La costruzione del Tempio determinò grandi rivolgimenti in campo religioso e provocò l'accentramento a Gerusalemme di tutti i sacerdoti e di tutti i sacrifici a Jahvè e la conseguente nascita di un clero di Stato sottomesso al potere politico.
Non possiamo però sottacere il fatto che Salomone fallì in quello che era stato il capolavoro politico del padre David: l'unificazione di tutte le dodici tribù d'Israele. A causa dell'enorme sfruttamento umano e tributario cui sottopose gran parte del suo popolo, e anche di certi privilegi concessi alla sua tribù di Giuda che rinfocolarono antiche rivalità tribali, nonché dell'accentramento forzato del culto a Gerusalemme, vennero a determinarsi i presupposti che portarono, al momento della sua morte, alla disgregazione definitiva del regno unito e al crollo del paradigma regale davidico, che era ritenuto eterno per promessa divina.
Fino a qualche decennio fa la maggior parte degli studiosi concordava sul fatto che la monarchia unita, a differenza delle visioni sanguinarie della conquista di Canaan descritte nei libri di Giosuè e dei Giudici, rappresentasse il primo periodo biblico a poter essere effettivamente considerato storico. Anche se alcune imprese di David e di Salomone erano considerate sicuramente leggendarie (come l'uccisione di Golia), essi ritennero che la storia del regno unito fosse compatibile con la realtà archeologica. Di recente, però, dopo che è stato possibile stabilire che Gerusalemme, al tempo di David e Salomone, era una modesta cittadina, povera, incolta e arretrata e che i grandiosi monumenti ascritti a Salomone sono sicuramente attribuibili ad altri re, posteriori di più di un secolo, le cose sono molto cambiate.

venerdì 9 settembre 2016

66– Il falso Jahvè. Il regno unito 5

La Bibbia, come vedremo tra poco, ha esagerato la grandezza e l'importanza di Salomone. Tutto ciò che racconta su di lui suona spropositato: la saggezza, la ricchezza, il numero di mogli e concubine. Agli occhi degli ebrei della cattività babilonese il periodo di Salomone dovette sembrare l'età d'oro d'Israele, e quindi la sua figura e le sue opere edilizie vennero accostate al fasto regale della città mesopotamica e mitizzate.
Il che non regge all'esame di una rigorosa analisi archeologica e storica (M. Magnusson, BC, op. cit., pagg. 138-136). Le ricerche effettuate nella Palestina del periodo non avallano la ricchezza attribuita alla corte di Salomone. Il materiale rinvenuto ci mostra una cultura materiale appena modesta. Lo stesso vale per il Tempio. Si trattava di un edificio relativamente piccolo e, anche ammessa la sua sontuosità, ci riesce difficile credere che abbia richiesto il lavoro di trentamila uomini per sbozzare le travi, ottantamila per estrarre le pietre dalle cave e settantamila per trasportarle.
Inoltre, nei tanti paesi vicini ad Israele, che nel X secolo a.C. stillavano cronache scritte, nessuno sembra essersi accorto dell'esistenza di questo sovrano che, a detta della Bibbia, viveva in una corte satrapesca, intratteneva intensi rapporti commerciali con gli Stati confinanti e stringeva con loro alleanze politiche.
Sebbene il faraone d'Egitto fosse suo suocero, nessun documento di questo paese fa riferimento a lui, e nessuna testimonianza storica conferma, per esempio, l'esistenza del regno di Saba, la cui regina sarebbe rimasta talmente colpita da Salomone da ritenerlo l'uomo più saggio della Terra. Quanto poi alla sua immensa produzione letteraria e poetica, nessuno degli studiosi è del parere che sia attribuibile a Salomone. I suoi tremila proverbi e i suoi numerosi canti furono importati dall'Egitto e lentamente integrati nella religione di Jahvè. Il famoso Giudizio di Salomone (1 Re 3,16-28) è da ascrivere ad una leggenda di nomadi, e le opere letterarie, quali Proverbi, Cantico dei cantici, Ecclesiate o Qohelet e la Sapienza sono tutte opere pseudoepigrafate posteriori.

giovedì 8 settembre 2016

Il Montanismo. 274

li esordi del movimento montanista risalgono alla seconda metà del II secolo ad opera del predicatore Montano, coadiuvato da importanti seguaci, quali: Alcibiade, Teodoro, le profetesse Priscilla, Massimilla e Quintilla, che avevano abbandonato le loro famiglie per dedicarsi alla missione cristiana. In principio il Montanismo non fu considerato né un’eresia né uno scisma.

I suoi seguaci furono bene accolti dalle comunità ortodosse e il vescovo romano Eleuterio giudicò il movimento benevolmente e perfino il dottore della Chiesa Ireneo si recò da Lione a Roma per portargli il suo appoggio. Ai montanisti non interessavano né le questioni speculative né i problemi dogmatici ma rivitalizzare il messianismo evangelico purgandolo dalla filosofia greca, combattere la burocratizzazione crescente e la mondanizzazione della Chiesa. La devozione non doveva essere regolata normativamente, ma doveva vivere di entusiasmo carismatico come nel cristianesimo primitivo.

Il Montanismo si differenziava radicalmente dal Marcionismo per il suo stretto legame con le tradizioni giudaico-messianiche, rinnegate da Marcione, ma aveva tuttavia in comune con esso la concezione di un ethos più rigoroso e una adesione più ligia ai precetti evangelici. . Inoltre, come Marcione, riconosceva che la morale cristiana, generalmente insegnata e praticata allora, era molto scaduta per adattarla al gusto delle masse, per cui entrambi questi grandi movimenti si prefiggevano di rinnovarono la Cristianità con l’ethos originario.

È sintomatico il fatto che Tertulliano, il cervello più fine della Chiesa del suo tempo, dopo la condanna definitiva del Montanismo, abbracciò

il movimento montanista per protesta contro la progressiva secolarizzazione della Chiesa ufficiale. Il feroce antieretico divenne a sua volta un eretico. L’uomo che aveva lottato aspramente per lo sviluppo della Chiesa bollò con parole di fuoco non solo la condanna della prassi profetica e il soffocamento dei carismi, ma la tendenza a scuotere le fondamenta stesse della probità cristiana in seguito all’editto del vescovo romano Callisto (217/18) che, senza menzionare né Dio né Cristo, prometteva la remissione dei peccati di adulterio e di lussuria a chi avesse fatto penitenza. Questo editto, che introdusse nella Chiesa l'istituto della confessione, secondo Tertulliano avrebbe dovuto essere pubblicato nei bordelli piuttosto che nelle chiese.

Ireneo


martedì 6 settembre 2016

65– Il falso Jahvè. Il regno unito. 4

La descrizione del Tempio la troviamo nel I Libro dei Re e nel II Libro delle Cronache. Si trattava di un edificio, tutto sommato, modesto se paragonato ai grandiosi templi di Babilonia e dell'Egitto. Alto circa quindici metri, lungo una trentina e largo dieci, aveva le mura fiancheggiate da colonne e il tetto circondato da puntali dorati. Due colossali colonne isolate si ergevano ai lati della porta, a loro volta affiancate da due statue giganti di cherubini.
Il santuario era diviso in due parti. Nella prima, più ampia e aperta a tutti, si trovavano i bracieri per i sacrifici animali e l'altare maggiore con la Menorah, il candeliere d'oro a sette bracci, simbolo della presenza di Dio. Nella seconda parte, più interna, riservata soltanto ai grandi sacerdoti, chiamata la sancta sanctorum o santuario dei santi, veniva conservata l'Arca dell'Alleanza. Quest'ultima, dopo la sua collocazione nel Tempio, perse il suo carattere itinerante e diminuì rapidamente d'importanza.
Le imponenti costruzioni del Tempio e dei due palazzi reali, congiuntamente alla creazione di un enorme harem con diverse concubine straniere e allo sfarzo sibaritico di cui si era circondato, richiesero, a detta della Bibbia, un prezzo molto elevato in termini fiscali e umani. Gran parte del popolo era costretto a lavorare in corvè e a versare pesanti tributi .
Molti israeliti, a causa delle imposte esose, furono costretti a vendere la loro terra, dono inalienabile di Dio, e diventare schiavi a motivo dei debiti. Ciò suscitò enorme malumore tra il popolo e intaccò profondamente la coesione interna tra le varie tribù, sempre precaria a causa della loro diversità e dei loro antagonismi.

venerdì 2 settembre 2016

64– Il falso Jahvè. Il regno unito 3

Dalla figura regale idealizzata di David sorse, al tempo dei Maccabei, l'ideologia messianica che preconizzava l'avvento di un Messia il quale, divenuto il re ideale del tempo finale, avrebbe ristabilito il regno davidico e portato a compimento la promessa di un ininterrotto regno di Dio sulla Terra.
Il mitico alone che si sviluppò ben presto attorno alla figura di questo re fece passare in secondo piano quella che fu la sua vera personalità. Non si trattava di uno stinco di santo. Col re Saul, che lo aveva benignamente accolto a corte e che gli aveva dato in sposa la figlia Mikal, si comportò come un cospiratore. Fu un adultero incallito e non esitò a fare uccidere l'amico Uria per impossessarsi di sua moglie Betsabea della quale si era invaghito. Governò in modo tirannico la famiglia e lo Stato e mandò a morte il figlio Assalonne che si era ribellato al suo dispotismo. Ma sul piano della storia David è stato un vincente ed è stato quindi tramandato come il re più carismatico d'Israele e il progenitore del futuro Messia.
Alla morte di re David gli successe il figlio Salomone. Questo monarca, tramandatoci dalla Bibbia come mitico e leggendario, aveva ereditato dal padre le doti politiche e organizzative e dalla madre Betsabea il gusto per il satrapismo. Egli, sempre secondo la Bibbia, seppe dare ad Israele una forte organizzazione statale, un'amministrazione efficiente, una capitale degna di questo nome e un Tempio che divenne il centro cultuale del regno, per il cui servizio creò un clero integrato nello Stato. Ma nonostante la costruzione del Tempio in onore di Jahvè, Salomone consentì a molte delle sue settecento mogli e trecento concubine (1Re 11,1), quasi tutte d'origine straniera, l'adorazione dei loro dèi e quindi favorì lo sviluppo del sincretismo religioso statale che incontrò forti resistenze presso i seguaci del monoteismo rigoroso.
La leggenda vuole che, divenuto immensamente ricco (ma non si sa come), nel quarto anno del suo regno, realizzando il sogno del padre, abbia dato inizio alla costruzione del primo e unico tempio coperto di Gerusalemme, nonché di due sontuosi palazzi reali, uno per sé e l'altro per la consorte principale, una principessa egiziana che era una delle sue settecento mogli, e il suo harem (I Re 7,1-12).


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Informazioni personali

Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)