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giovedì 10 novembre 2016

La disobbedienza civile e l'ideologia apocalittica rendevano i cristiani nemici dell'Impero. 283

Il cristianesimo della Chiesa di Gerusalemme, prima che Paolo lo demessianizzasse e lo degiudeizzasse, non era affatto simile al nostro ma fortemente legato alle istanze esseno-zelote e i romani lo sapevano. Perciò essi non perseguitavano la nuova ideologia religiosa bensì l'ostilità contro Roma, unita alla disobbedienza civile, che essa implicava.

I cristiani, infatti, rifiutavano il servizio militare, atto considerato dai romani intollerabile e antipatriottico, non frequentavano né il circo né il teatro, e nemmeno le feste e le processioni pagane, cioè si autoescludevano dalla vita civile.
Inoltre, predicavano che solo il loro Dio era vero degradando le altre divinità al rango di figure diaboliche e si dedicavano ad un proselitismo accanito, inconcepibile per il politeismo del tempo. Infine, invocavano fanaticamente la fine del mondo e consideravano quella raccapricciante catastrofe, che avrebbe arrecato interminabili tormenti, la giusta punizione per la malvagità dei pagani e invece per loro l'inizio di una eterna felicità.

Si definivano, come gli ebrei,«parte aurea», «Israele di Dio», «popolo eletto», «popolo santo» e tertium genus hominum e, in contrapposizione, consideravano tutti i pagani degli iniqui peccatori. Tutta la letteratura precristiana pullulava di una radicale condanna della vita antica. I pagani appaiono come atei, rigonfi d’invidia, di menzogna, pieni di odio, apertamente interessati soltanto alla sfrenatezza sessuale, a gozzovigliare. Il loro mondo è «nero» proclamavano, maturo per la distruzione «nel sangue e nel fuoco». Nessun altro culto dell’antichità conobbe un simile atteggiamento esclusivistico. Ecco perché erano considerati nemici degli dèi e li si accusava di ateismo e di empietà mostruose, come incesto, omicidi rituali e cannibalismo.


Paolo


martedì 8 novembre 2016

83– Il falso Jahvè. Il Regno di Giuda 1

A differenza del Regno d'Israele ricco e prospero, quello di Giuda, fino all'ottavo secolo a.C., rimase scarsamente popolato e molto arretrato economicamente e culturalmente con pochi centri sporadici e di piccole dimensioni, Gerusalemme inclusa. La sua economia era incentrata su un'agricoltura di pura sussistenza e sulla pastorizia.
Ma a partire dalla fine dell'ottavo secolo a. C le cose cambiarono rapidamente nel campo economico, politico, culturale e religioso. Nell'arco di pochi decenni, come confermano recenti scoperte archeologiche, la cittadella reale di Gerusalemme, sede di una dinastia locale piuttosto insignificante, si trasformò in un centro operativo religioso e politico, a livello di potenza regionale, in conseguenza dell'arrivo al sud di migliaia di rifugiati provenienti dallo sconfitto Regno d'Israele. Questi rifugiati, sfuggiti alla deportazione assira, rappresentavano la classe più evoluta del nord ed erano costituti da intellettuali, amministratori, comandanti militari, esperti artigiani e imprenditori dediti alla produzione a al commercio dell'olio, del vino e del grano. A seguito del rapido sviluppo economico la popolazione, che era stata per tanto tempo nell'ordine delle poche decine di migliaia, arrivò rapidamente intorno ai duecentomila individui. Oltre che per l'apporto considerevole dei rifugiati del nord, lo sviluppo di Giuda fu dovuto anche all'integrazione e alla cooperazione cui fu costretto con l'economia dell'impero assiro, egemone della regione.
Le prove archeologiche ci mostrano che alla fine dell'ottavo secolo il regno meridionale si era trasformato in uno stato pienamente evoluto. Sono stati ritrovati, infatti, iscrizioni monumentali, sigilli, impronte di sigilli e òstraka dell'amministrazione reale, resti di edifici pubblici costruiti in pietra bugnata e adornati di capitelli, ceramiche ed altri manufatti prodotti in manifatture centrali da dove venivano poi distribuiti in tutto il paese.

venerdì 4 novembre 2016

82– Il falso Jahvè. La fine del Regno d'Israele 2

Purtroppo l'opulenza, la forza militare e la prosperità attirarono su Israele l'attenzione del grande impero assiro, allora all'apogeo della sua potenza, e per il Regno del Nord fu la fine. Israele fu invaso, distrutto, cancellato come Stato. Gran parte della sua popolazione fu deportata e dispersa nelle varie contrade dell'impero assiro e non fece più ritorno in patria. Al suo posto fu insediata coattivamente una nuova popolazione. Giuda che continuava ad essere un regno povero e isolato fu invece risparmiato dall'invasione ma sottoposto ad un pesante tributo e poté conservare la sua indipendenza per altri ottant'anni.
Dopo l'invasione la Samaria e le altre regioni del nord furono abitate da una popolazione mista, composta per la maggior parte dalla nuova élite coloniale degli invasori e in piccola parte da gente del luogo rimasta priva di guida. Questa nuova popolazione promiscua venerò Jahvè col nome di Baal assieme alle nuove divinità straniere, e a causa di ciò il suo sincretismo religioso sarà disprezzato dagli ebrei del sud. Ma una buona parte dell'élite israelita, sfuggendo agli assiri, riuscì a trovar rifugio nel Regno di Giuda e divenne l'artefice del suo rapido sviluppo economico, politico e culturale. Ma dovette rinunciare al culto di Baal e giurare fedeltà al Tempio di Gerusalemme. Una piccola parte degli abitanti del Regno d'Israele, invece, non volendo emigrare nel regno di Giuda per sfuggire alla deportazione, cercò rifugio nelle montagne e nel deserto dove continuò il culto di Baal.

Ciò arrecò gran fastidio al re di Giuda, Giosia, il quale, appena gli assiri, minacciati dai babilonesi, si ritirarono dalla Palestina, organizzò e portò a compimento la distruzione di tutti i luoghi di culto di Baal nel territorio del nord e sterminò i pochi seguaci ancora rimasti. In tal modo ogni traccia della cultura e della religione del Regno d'Israele venne definitivamente cancellata e fu reso indelebile il giudizio degli scribi di Giuda che giudicavano Israele un regno malvagio e blasfemo e il suo popolo legato a idoli che erano l'antitesi del vero Dio. 

giovedì 3 novembre 2016

Il fanatismo patriottico-giudaico vera causa delle persecuzioni contro i cristiani. 282

Chi conosce, anche approssimativamente, la storia antica sa che i romani, senz'altro duri e spietati sotto il profilo politico, erano del tutto tolleranti in campo religioso e ammettevano che i diversi popoli sottomessi seguissero liberamente i loro culti e le loro tendenze religiose.

Roma stessa era un coacervo di centinaia di divinità, spesso importate dai soldati da ogni parte dell'Impero, e tutte avevano il loro tempio e i loro seguaci. Solo se un culto si profilava ostile al potere costituito o palesemente immorale, poteva subire delle censure. Infatti nel 186 a. C. col processo pei Baccanali il Senato romano aveva decretato l’eliminazione totale dei culti dionisiaci ritenuti immortali e dannosi alla società. Nel 139 furono scacciati per la prima volta da Roma gli astrologi, ritenuti falsi e imbroglioni; nel 58 a.C. furono abbattuti i principali templi di Iside, forse a causa dell’attività politica delle comunità dei seguaci ostili a Roma. Inoltre fu proibito il culto nazionale gallico dei Druidi, durante il quale si compivano anche sacrifici umani.

Ma in generale i Romani furono assai tolleranti in fatto di religione. I Giudei ebbero piena libertà di culto e non fu pretesa da loro la venerazione delle divinità statali nemmeno dopo la guerra giudaica; furono dispensati persino dai sacrifici per l’imperatore, i cui simulacri furono allontanati dal tempio di Gerusalemme. È vero però che gli Ebrei, che a Roma costituivano una grossa comunità concentrata soprattutto nei quartieri più disagiati di Trastevere, ove svolgeva i commerci minuti e l'artigianato minore, non godevano di molta stima presso il popolo romano. A dar credito ad Orazio e a Giovenale, importanti poeti latini, questa comunità era piuttosto detestata dalla maggioranza della popolazione, e la repulsione nei loro confronti fu poi trasferita ai cristiani, che ne erano per altro discendenti e coi quali in un primo tempo venivano confusi.
Com'è possibile allora, vista la tolleranza religiosa dei romani, che il cristianesimo che predicava la non-violenza, l'amore del prossimo (e perfino dei nemici) e la fratellanza universale (imperativi etici fortemente condivisi anche da molti pagani), e per di più dichiarava che bisognava dare a Cesare quello che era di Cesare (cioè riconosceva implicitamente il potere imperiale e ammetteva il dovere di pagare le tasse), subisse delle dure repressioni da parte degli Imperatori?

Forse che questi erano disturbati dal fatto che il suo fondatore si proclamava figlio di Dio e vantava la sua resurrezione? Ma neanche per sogno! Erano così anche le altre divinità che andavano allora per la maggiore come Osiride, Attis, Mitra, Eracle e così via. E allora? La verità è che la religione non c'entra niente con queste persecuzioni; c'entra, invece, e come, la politica. Per i romani la parola "cristianesimo", che traduceva letteralmente il termine ebraico "messianismo”, era sinonimo di fondamentalismo nazional-religioso, cioè di una forma di fanatismo patriottico-giudaico inteso a scalzare il potere di Roma.

Osiride


martedì 1 novembre 2016

81– Il falso Jahvè. La fine del Regno d'Israele 1

Il Regno d'Israele durò per circa due secoli, e, nonostante travagliato da tragici conflitti dinastici, conobbe lunghi periodi di splendore, specie sotto gli Omridi e Geroboamo II.
Le testimonianze archeologiche rivelano che gli Omridi e non Salomone, avevano costruito gli edifici in pietra di Meghiddo, oltre ai complessi di Izreel e di Samaria. Importantissime testimonianze assire ci fanno sapere inoltre che Omri e i suoi successori furono in realtà potenti re che ampliarono il loro regno fino al cuore del territorio cananeo a Meghiddo, Hazor e Ghezer, e nei territori della Siria meridionale e della Transgiordania, e che mantennero uno dei più grandi eserciti permanenti della regione. Il loro regno era multietnico e l'eterogeneità della popolazione, esecrata da Giuda perché violava il Patto con Jahvè, divenne forse la loro più importante risorsa sia per l'economia, sia per l'attività edificatoria e la guerra. Naturalmente il compilatore dei libri dei Re ha delegittimato tutti gli Omridi descrivendoli come monarchi scellerati e peccaminosi e ha ignorato il loro splendore e la loro potenza militare.
Il culmine della prosperità del regno settentrionale fu raggiunto sotto il governo di Geroboamo II, come ci viene documentato dagli oracoli dei profeti Amos e Osea che con loro corrosiva denuncia della corruzione e della mancanza di religiosità dell'aristocrazia confermano indirettamente l'opulenza raggiunta nel regno in quell'epoca. Così apostrofa Amos, gli aristocratici del suo tempo: " Voi, che giacete su letti di avorio e vi sdraiate sui loro cuscini, che divorate agnelli del gregge e vitelli della stalla. Che suonate col liuto come foste David. Che bevete in anfore il vino e che vi ungete con l'olio più fino [,..] "(Amos 6,4-6).

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Informazioni personali

Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)