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giovedì 17 novembre 2016

Caracalla


martedì 15 novembre 2016

85– Il falso Jahvè. Il Regno di Giuda 3

Abbiamo visto che la teologia che ispirò la Storia Deuterenomistica può essere riassunta in cinque parole: Patto, promessa, apostasia, pentimento e redenzione, usate nel libro dei Giudici per dimostrare che tutte le sciagure che avevano colpito Israele erano punizioni di Jahvè per la ricaduta del suo popolo nell'idolatria. Ebbene, anche l'interpretazione biblica dell'invasione del Regno del Nord da parte degli assiri fu squisitamente teologica. Nei libri dei Re l'autore biblico passa in rassegna i re d'Israele uno per uno e li giudica negativamente, ripetendo, come in un ritornello, il re tal dei tali: "fece quello che era male agli occhi del Signore; non abbandonò i peccati di Geroboamo figlio di Nebat", per concludere che l'occupazione assira e la fine del Regno d'Israele furono decretate da Jahvè per punire gli scellerati re d'Israele dediti all'idolatria, mentre il Regno di Giuda era stato preservato dall'invasione perché la maggior parte dei suoi re erano stati virtuosi. L'autore biblico si guarda bene dallo spiegare che Israele fu invaso e Giuda risparmiato perché l'impero assiro considerava Israele, con le sue ricche risorse e la popolazione produttiva, una preda straordinariamente più allettante del povero e arretrato Regno di Giuda. A lui non serviva produrre una storia oggettiva ma fornire la spiegazione teologica dell'avvenimento e soprattutto ammonire il popolo di Giuda a non subire la stessa sorte del regno fratello del nord disobbedendo a Jahvè.
Il movimento per l'unicità di Jahvè trovò nel re Ezechia, che regnò a Gerusalemme per ventinove anni, il suo primo e fervido sostenitore. Gli autori dei libri dei Re ricordano la sua ascesa al trono di Giuda, verso la fine dell'ottavo secolo a.C., come un evento epocale. Infatti, lo dichiarano un secondo Salomone e gli riconoscono di aver unito tutto Israele attorno al Tempio di Gerusalemme, di aver eliminato le bamoth e gli altri oggetti di culto idolatri. "Egli fece ciò che è retto agli occhi del Signore come aveva fatto David suo padre: soppresse le bamoth, spezzò le stele, abbatté le asceroth, e frantumò il serpente di rame che aveva fatto Mosè poiché fino a quel tempo i figli d'Israele gli offrivano profumi (incenso), e si chiamava Nechushtan" (2 Re 18,3-5).
Ezechia, con la sua riforma religiosa che restaurava la purezza e la fedeltà del culto a Jahvè, ritenne di aver restituito a Giuda la sua santità e di essersi riappropriato l'aiuto divino, come ai tempo della conquista della terra di Canaan.


venerdì 11 novembre 2016

84– Il falso Jahvè. Il Regno di Giuda 2

La forte trasformazione economica e demografica determinò dei nuovi e radicali cambiamenti culturali e religiosi che portarono alle grandi riforme di Ezechia e del pronipote Giosia, che segneranno la definitiva rinascita religiosa di Israele. Prima che il Regno di Giuda si trasformasse in uno Stato pienamente evoluto, vi regnava, come nel Regno del Nord, un diffuso caos religioso. C'era il culto centrale nel Tempio di Gerusalemme, ma c'erano innumerevoli culti della fertilità, degli antenati e di altri dèi che affiancavano il culto di Jahvè. Contro questo sincretismo religioso alcuni profeti (Elia, Eliseo, Amos e Osea) e un certo numero di sacerdoti di Giuda combatterono a lungo e ferocemente e la loro lotta non fu vana perché determinò la nascita di un nuovo movimento religioso che lo storico Morton Smith soprannominò "movimento per l'unicità di Jahvè". Esso affermava che si doveva adorare solo Jahvè e nel solo Tempio di Gerusalemme e dichiarava sacrileghi tutti gli altri culti del paese, e si opponeva ai sostenitori dei costumi e dei rituali religiosi giudei più antichi e tradizionali. Probabilmente all'inizio i sostenitori del "movimento per l'unicità di Jahvè" erano una minoranza, ma crebbero rapidamente e, in seguito alla rapida diffusione dell'alfabetismo, sentirono la necessità di scrivere un testo che definisse e motivasse le loro istanze religiose e questo fu il primo nucleo storico della Bibbia. Sacerdoti e scribi avevano allora raggiunto una preparazione necessaria per intraprendere un simile compito. I libri dei Re che denunciano l'empietà della gran parte dei re del nord, ma anche di alcuni re di Giuda, riflettono in pieno l'ideologia del movimento per l'unicità di Jahvè. Secondo lo studioso biblico Baruch Halpern è proprio in questo momento storico, tra la fine dell'ottavo secolo a.C. e l'inizio del settimo, che è possibile collocare la nascita della tradizione monoteistica della civiltà giudeo-cristiana. Ciò a dimostrare che la moderna coscienza religiosa non è nata, come offre l'interpretazione retrospettiva della Bibbia, all'epoca dei patriarchi nomadi e dell'esodo dall'Egitto, ma nel tardo ottavo secolo a.C. Se questo movimento non fosse sorto e fossero continuate le pratiche tradizionali del culto sincretico non avremmo avuto né le leggi del Deuteronomio né la Storia Deuteronomistica e forse nemmeno il cristianesimo. Le idee del movimento per l'unicità di Jahvè contemplavano anche la restaurazione della dinastia davidica su tutto Israele, inclusi i territori dello stato settentrionale in cui vivevano molti israeliti che non erano stati deportati dagli assiri. La ricostituzione cioè del regno unito governato a Gerusalemme da un discendente di David.  

giovedì 10 novembre 2016

La disobbedienza civile e l'ideologia apocalittica rendevano i cristiani nemici dell'Impero. 283

Il cristianesimo della Chiesa di Gerusalemme, prima che Paolo lo demessianizzasse e lo degiudeizzasse, non era affatto simile al nostro ma fortemente legato alle istanze esseno-zelote e i romani lo sapevano. Perciò essi non perseguitavano la nuova ideologia religiosa bensì l'ostilità contro Roma, unita alla disobbedienza civile, che essa implicava.

I cristiani, infatti, rifiutavano il servizio militare, atto considerato dai romani intollerabile e antipatriottico, non frequentavano né il circo né il teatro, e nemmeno le feste e le processioni pagane, cioè si autoescludevano dalla vita civile.
Inoltre, predicavano che solo il loro Dio era vero degradando le altre divinità al rango di figure diaboliche e si dedicavano ad un proselitismo accanito, inconcepibile per il politeismo del tempo. Infine, invocavano fanaticamente la fine del mondo e consideravano quella raccapricciante catastrofe, che avrebbe arrecato interminabili tormenti, la giusta punizione per la malvagità dei pagani e invece per loro l'inizio di una eterna felicità.

Si definivano, come gli ebrei,«parte aurea», «Israele di Dio», «popolo eletto», «popolo santo» e tertium genus hominum e, in contrapposizione, consideravano tutti i pagani degli iniqui peccatori. Tutta la letteratura precristiana pullulava di una radicale condanna della vita antica. I pagani appaiono come atei, rigonfi d’invidia, di menzogna, pieni di odio, apertamente interessati soltanto alla sfrenatezza sessuale, a gozzovigliare. Il loro mondo è «nero» proclamavano, maturo per la distruzione «nel sangue e nel fuoco». Nessun altro culto dell’antichità conobbe un simile atteggiamento esclusivistico. Ecco perché erano considerati nemici degli dèi e li si accusava di ateismo e di empietà mostruose, come incesto, omicidi rituali e cannibalismo.


Paolo


martedì 8 novembre 2016

83– Il falso Jahvè. Il Regno di Giuda 1

A differenza del Regno d'Israele ricco e prospero, quello di Giuda, fino all'ottavo secolo a.C., rimase scarsamente popolato e molto arretrato economicamente e culturalmente con pochi centri sporadici e di piccole dimensioni, Gerusalemme inclusa. La sua economia era incentrata su un'agricoltura di pura sussistenza e sulla pastorizia.
Ma a partire dalla fine dell'ottavo secolo a. C le cose cambiarono rapidamente nel campo economico, politico, culturale e religioso. Nell'arco di pochi decenni, come confermano recenti scoperte archeologiche, la cittadella reale di Gerusalemme, sede di una dinastia locale piuttosto insignificante, si trasformò in un centro operativo religioso e politico, a livello di potenza regionale, in conseguenza dell'arrivo al sud di migliaia di rifugiati provenienti dallo sconfitto Regno d'Israele. Questi rifugiati, sfuggiti alla deportazione assira, rappresentavano la classe più evoluta del nord ed erano costituti da intellettuali, amministratori, comandanti militari, esperti artigiani e imprenditori dediti alla produzione a al commercio dell'olio, del vino e del grano. A seguito del rapido sviluppo economico la popolazione, che era stata per tanto tempo nell'ordine delle poche decine di migliaia, arrivò rapidamente intorno ai duecentomila individui. Oltre che per l'apporto considerevole dei rifugiati del nord, lo sviluppo di Giuda fu dovuto anche all'integrazione e alla cooperazione cui fu costretto con l'economia dell'impero assiro, egemone della regione.
Le prove archeologiche ci mostrano che alla fine dell'ottavo secolo il regno meridionale si era trasformato in uno stato pienamente evoluto. Sono stati ritrovati, infatti, iscrizioni monumentali, sigilli, impronte di sigilli e òstraka dell'amministrazione reale, resti di edifici pubblici costruiti in pietra bugnata e adornati di capitelli, ceramiche ed altri manufatti prodotti in manifatture centrali da dove venivano poi distribuiti in tutto il paese.

venerdì 4 novembre 2016

82– Il falso Jahvè. La fine del Regno d'Israele 2

Purtroppo l'opulenza, la forza militare e la prosperità attirarono su Israele l'attenzione del grande impero assiro, allora all'apogeo della sua potenza, e per il Regno del Nord fu la fine. Israele fu invaso, distrutto, cancellato come Stato. Gran parte della sua popolazione fu deportata e dispersa nelle varie contrade dell'impero assiro e non fece più ritorno in patria. Al suo posto fu insediata coattivamente una nuova popolazione. Giuda che continuava ad essere un regno povero e isolato fu invece risparmiato dall'invasione ma sottoposto ad un pesante tributo e poté conservare la sua indipendenza per altri ottant'anni.
Dopo l'invasione la Samaria e le altre regioni del nord furono abitate da una popolazione mista, composta per la maggior parte dalla nuova élite coloniale degli invasori e in piccola parte da gente del luogo rimasta priva di guida. Questa nuova popolazione promiscua venerò Jahvè col nome di Baal assieme alle nuove divinità straniere, e a causa di ciò il suo sincretismo religioso sarà disprezzato dagli ebrei del sud. Ma una buona parte dell'élite israelita, sfuggendo agli assiri, riuscì a trovar rifugio nel Regno di Giuda e divenne l'artefice del suo rapido sviluppo economico, politico e culturale. Ma dovette rinunciare al culto di Baal e giurare fedeltà al Tempio di Gerusalemme. Una piccola parte degli abitanti del Regno d'Israele, invece, non volendo emigrare nel regno di Giuda per sfuggire alla deportazione, cercò rifugio nelle montagne e nel deserto dove continuò il culto di Baal.

Ciò arrecò gran fastidio al re di Giuda, Giosia, il quale, appena gli assiri, minacciati dai babilonesi, si ritirarono dalla Palestina, organizzò e portò a compimento la distruzione di tutti i luoghi di culto di Baal nel territorio del nord e sterminò i pochi seguaci ancora rimasti. In tal modo ogni traccia della cultura e della religione del Regno d'Israele venne definitivamente cancellata e fu reso indelebile il giudizio degli scribi di Giuda che giudicavano Israele un regno malvagio e blasfemo e il suo popolo legato a idoli che erano l'antitesi del vero Dio. 

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Informazioni personali

Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)