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sabato 16 gennaio 2010

venerdì 15 gennaio 2010

L'invenzione più nefanda per l'umanità

Dio è l'invenzione che ha provocato all'umanità le massime sciagure in tutti i tempi. Inventato dall'uomo delle caverne a sua immagine e somiglianza si è di fatto trasformato nel più potente allibi per giustificare molti dei crimini più efferati perpetrati nel mondo.

Già all'età della pietra, per placare questa entità oscura e invisibile, ritenuta responsabile dei terrificanti fenomeni che sconvolgevano la natura: terremoti, eruzioni vulcaniche, inondazioni, incendi, violente perturbazioni atmosferiche e così via, il cavernicolo ricorse ai riti magici e ai sacrifici di animali e di esseri umani. Ecco allora gli aztechi squarciare ogni giorno il petto di un uomo, per garantirsi il sorgere del sole, e le tribù primitive, nei momenti di pericolo, ricorrere all’omicidio propiziatorio, sacrificando una vergine, un bambino o un prigioniero, per placare l'ira divina.

Con la nascita dei tre monoteismi poi, in permanente dissidio tra di loro perché ognuno di essi si vanta di possedere il solo dio unico e vero, la ferocia umana si è moltiplicata a dismisura, ingenerando intolleranze, persecuzioni, crociate, guerre sante, conversioni imposte con violenze e altri crimini di ogni genere. Al giorno d'oggi quasi tutti i conflitti che affliggono l'umanità, e sono tanti e spesso sanguinosissimi, hanno un sottofondo religioso che determina continui scontro tra ebrei, musulmani e cristiani.

Malgrado la sua immensa negatività, la religione continua, però, a trionfare nel mondo essendo imposta, coercitivamente a milioni di persone, fin dalla più tenera età, ed essendo insegnata nelle scuole e nelle madrasse. Le democrazie occidentali, che si proclamano laiche, dovrebbero vietare l'insegnamento religioso nella scuola pubblica. Infatti, un'educazione rigorosamente razionale svilupperebbe al massimo il pensiero critico, renderebbe psicologicamente più forti e sicuri, farebbe eliminare tutto il ciarpame che condiziona il sapere tradizionale, spesso inficiato di pregiudizi, superstizioni e infantilismi.

Purtroppo, oggi questo non avviene perché i capi religiosi, ben sapendo che la mente infantile è credulona e vulnerabile, fin dalla prima infanzia la marchiano a fuoco, infettandola col dogma che la fede cieca è una virtù e scoraggiando in tutti i modi il porsi domande. Quando il bambino crescerà, infetterà la generazione successiva con le stesse assurdità religiose, e il gioco si perpetuerà nei secoli.

Per cambiare radicalmente le cose bisogna quindi che governi, genitori e insegnanti, trasformino il sistema educativo irrazionale diffuso nel mondo, e lo improntino ad una visione laica e razionale della vita. La gente, quando è incoraggiata fin dalla prima infanzia a pensare con la propria testa, si rifiuta, da adulta, di accettare ad occhi chiusi le verità indimostrate, e non ha più bisogno di credere in dio per condurre una vita piena, serena, libera e moralmente più appagante. Ecco perché governi, genitori e insegnanti dovrebbero impedire che la scuola pubblica diventi un ulteriore strumento di plagio e favorire, invece, la sua trasformazione in una libera palestra di dibattiti dialettici. Quindi, è la nostra educazione sbagliata che ci impedisce di essere razionali, liberi e migliori, sotto tutti gli aspetti umani.

È il nostro sistema educativo che ci nega l’opzione di una visione laica della vita e ci fa aggrappare alle assurde falsità della religione. Già la Francia ha provveduto a togliere dalla scuola pubblica l'insegnamento della religione che trasmette come verità assolute delle favole mitiche e assurde che tanto danno provocano nel mondo. Anche la Germania sembra avviarsi nella stessa strada.

E l'Italia? È le mille miglia lontana da una simile decisione. Con la classe politica che si ritrova, succube del Vaticano e pronta a cedere sempre più all'invadenza della Chiesa, l'insegnamento religioso nella scuola pubblica da pseudo facoltativo, come è oggi, sta diventando, in modo strisciante, obbligatorio, in barba alla nostra Costituzione laica. Per l'attuale ministro della Pubblica Istruzione, infatti, “l’ora di religione ha una valenza educativa maggiore delle altre discipline” (Mariastella Gelmini, 24.04.09). Per questa ministra, insegnare come verità, delle favole assurde, vere circonvenzioni di minori, è il massimo dell'educazione.

La figura storica che diede origine al mito di Gesù descritto dai Vangeli (“L'invenzione del cristianesimo”) 4

Dall'occupazione romana, avvenuta nel 62 a.C. quando Pompeo conquistò la Palestina e la annise all'Impero quale Protettorato, fino alla caduta definitiva di Gerusalemme nel 125 d.C. per opera di Adriano, Israele fu ripetutamente scosso da continue e spesso sanguinosissime rivolte politiche provocate da ribelli fanatici che si proclamavano dei Messia inviati da Jahvè a liberare la loro terra dal giogo romano.

La rivolta più sanguinosa avvenne nel 7 d.C. al tempo del censimento ordinato dal governatore della Siria Publio Sulpicio Quirinio quando Giuda, detto il Gallileo, seguito da una moltitudine di ribelli, devastò l'alta Palestina seminando terrore e morte. Sconfitto dai romani fu crocifisso assieme a due mila dei suoi seguaci. Nonostante le sempre pronte e spietate repressioni romane, le sommosse degli zeloti (così erano allora chiamati i ribelli) si susseguirono in Israele a ritmo continuo perché il fanatismo era così diffuso che quando qualcuno si proclamava Messia trovava sempre dei fanatici che lo seguivano ciecamente.

Leggendo i Vangeli noi scopriamo che Gesù viene più volte proclamato Messia e legittimo re d'Israele (sei in Marco, cinque in Matteo, due in Luca e otto in Giovanni) e che fu condannato alla crocifissione, pena riservata ai ribelli politici. Da ciò possiamo dedurre, senza ombra di dubbio, che egli è stato storicamente uno dei tanti Messia falliti del suo tempo il quale, per una serie di circostanze fortuite, che esaminerò nei prossimi capitoli, subì, nei primi quattro secoli della nostra èra, tre incredibili metamorfosi che lo trasformarono da ribelle zelota crocifisso dai romani, quale fu nella realtà, al ruolo di Messia martirizzato, attribuitogli dai suoi seguaci dopo la sua presunta resurrezione, e, infine, all'ultima e definitiva trasformazione nel Cristo Figlio di Dio, incarnatosi come uomo e poi immolatosi sulla croce per la salvezza universale, secondo la personale invenzione teologica di Paolo di Tarso (il San Paolo della Chiesa).

Ecco quindi che la figura mitologica di Gesù si formò adattando un fallito Messia crocifisso all'archetipo di un dio soterico già conosciuto in tutto il mondo antico. Il termine aramaico Messia, che in origine indicava solo il re d'Israele, nei testi neotestamentari scritti in greco diventò Christòs e diede origine al nome cristanesimo.

giovedì 14 gennaio 2010

L'ascetismo cristiano e il degrado igienico (Perle di “nequizie ecclesiali”)

Narrano i Vangeli che Gesù e gli apostoli erano molto criticati dai farisei perché non praticavano il digiuno ed erano sempre ben disposti a banchettare allegramente. Per molti pedissequi osservanti della legge mosaica, passavano addirittura per gaudenti.

Ma Paolo di Tarso, il San Paolo della Chiesa, il vero inventore del cristianesimo, era di tutt'altra pasta e predicava una forma aberrante e psicotica di penitenza per cui i cristiani dalle origini, fino al tardo medioevo, furono vittime di perversioni penitenziali che determinarono una forma disumana e mostruosa di rinuncia alle gioie della vita e ai sani istinti del corpo.

L’odio di Paolo per il corpo, inteso come sede del peccato, implicava che il mondo andava inteso come una valle di lacrime e la vita terrena un “letamaio”.Il corpo, «consideralo un immondezzaio, qualcosa che ti fa schifo al solo pensarci» secondo Giovanni d’Avila, dottore e santo della Chiesa, era così maltrattato che la maggior parte dei cristiani lo trascurava completamente, lasciandolo denutrito, sporco e irsuto.

Si doveva sempre vivere nel lutto e nella penitenza, vestiti di stracci e coi capelli incolti. Ciò comportò un decadimento assoluto nel metodo di vita di tutte le classi sociali, soprattutto sotto l'aspetto dell'igiene personale che al tempo dei romani antichi, che tenevano in gran conto la pulizia come foriera di salute fisica e psichica (mens sana in corpore sano) aveva invece raggiunto altissimi livelli.

Dalle cronache del tempo sappiamo che allora tutti si lavavano poco e che molti erano inavvicinabili per il fetore che emanavano. Non solo il popolino, ma anche i grandi ecclesiastici e i nobili, non si lavavano mai per non dover toccare le loro parti intime, da loro dette le “pudenda”, durante il bagno, e cadere in tentazione.

San Francesco addirittura considerava come fratelli i pidocchi, compiacendosi di averne in grande abbondanza e Santa Caterina da Siena insegnava che i lavamenti del corpo non erano propri della sposa di Cristo (il quale, durante gli amplessi mistici, si doveva forse turare il naso). Naturalmente usavano anche poco forbici e rasoi per cui avevano l'aspetto dei nostri barboni. Tanto erano stati puliti e curati i pagani antichi, altrettanto erano diventati sporchi e irsuti i cristiani di quel periodo.

Le monumentali e splendide terme romane rivestite di preziosi marmi policromi, autentiche meraviglie architettoniche, che al tempo dei Cesari erano gli edifici più frequentati e il centro mondano della città, sotto il dominio papale furono additate come diabolici luoghi di perdizione e prima abbandonate e poi saccheggiate e depredate dei loro preziosi marmi per costruire chiese e palazzi papali.Oggi di loro, e di moltissimi altri antichi monumenti di Roma come il Colosseo, rimangono soltanto i nudi scheletri.

Il decadimento dell'igiene corporale sotto il cristianesimo, attuato come strumento di repressione della sessualità, spacciata come il più orribile dei vizî e demonizzata come perversione satanica si stratificò per oltre un millennio e plagiò milioni di cristiani.

Uno di questi, Luigi Gonzaga, che considerava il culmine della santità non toccare e non guardare mai il proprio pene, nemmeno durante la minzione (come avrà fatto poi!), anziché odorare come un giglio, come ce lo raffigurano le icone a lui dedicate, forse puzzava come un caprone.

Nessun documento storico certifica l'esistenza di Gesù ("L'invenzione del cristianesimo") 3

Ho evidenziato nella puntata precedente che la figura di Gesù è stata ritagliata da miti che erano molto diffusi in tutto il mondo antico. Come è potuto avvenire un fatto del genere? Una spiegazione plausibile potremmo darla tenendo presente che al tempo di Gesù esisteva una grande biblioteca ad Alessandria d'Egitto, dotata di circa un milione di manoscritti provenienti dall'Occidente e dall'Oriente, molti dei quali parlavano diffusamente dei principali miti che allora interessavano l'umanità e che erano molto conosciuti anche in Palestina.

Quindi è facile supporre che l'archetipo che diede origine alla figura di Gesù, fosse conosciuto da molti, anche a livello popolare. Tanto per fare un esempio, il culto del dio Mitra, che molti studiosi considerano la principale fonte del cristianesimo, calcava perfettamente questo archetipo e in più disponeva di sacre scritture come i nostri Vangeli e di sacramenti (battesimo ed eucaristia) riconosciuti dagli stessi primi Padri della Chiesa come identici a quelli cristiani. Solo che erano antecedenti al cristianesimo di qualche secolo.

A suffragare maggiormente la teoria che afferma l'origine mitologica della figura di Gesù si possono elencare altri due fatti importanti.

Primo: che dei circa quaranta storici contemporanei a Gesù, nessuno lo menzionò nelle sue opere, nonostante lo scalpore che, secondo i Vangeli, egli suscitò in Galilea e a Gerusalemme. Il silenzio tombale su di lui riguarda anche i tre massimi storici ebrei che narrano, fin nei minimi dettagli, gli avvenimenti della Palestina da Erode il Grande alla caduta di Gerusalemme. Mi riferisco a Filone Alessandrino, che denunciò la crudeltà di Pilato, a Giusto di Teberiade, che visse a lungo a Cafarnao in contemporanea di Gesù, e, infine, a Giuseppe Flavio che scrisse opere poderose sulle vicende giudaiche.

Qualcuno potrebbe obiettare che nei suoi scritti Giuseppe Flavio accenna a Gesù e a suo fratello Giacomo. Tutti gli storici, compresi quelli cattolici, oggi ammettono senza ombra di dubbio che questi accenni sono dei falsi inseriti da Eusebio di Cesarea, il ciambellano di Costantino, considerato il più grande falsario degli antichi Padri della Chiesa. Concludendo: nessun storico ha mai nominato Gesù. Fatto incredibile se consideriamo le sue imprese ampiamente descritte nei Vangeli.

Secondo: i ventisette testi che costituiscono il Nuovo Testamento, e che quindi sono la fonte di tutto quello che sappiamo di Gesù, sono assolutamente inattendibili, cioè privi di ogni valenza storica. Essi sono tutti scritti da autori che mai hanno conosciuto Gesù, che riportano su di lui dei sentito dire, che addirittura non erano ebrei ma pagani convertiti. Infatti sono pieni di contraddizioni, incongruenze, falsità e manomissioni di ogni genere.

Nel proseguo della mia analisi del cristianesimo metterò in evidenza, di volta in volta, citando sempre i testi canonici, tutte queste incredibili falsità.

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Informazioni personali

Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)