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domenica 16 maggio 2010
sabato 15 maggio 2010
Austerity made in Italy o furto al popolo italiano?
Non c’è stato un solo taglio, anzi le tasse sono aumentate. Ora, con la grave crisi economica che sta minacciando l'euro e molti Stati europei, compresa l'Italia, non solo svanisce ogni speranza di arrivare finalmente alla loro diminuzione ma si prevede una imminente manovra finanziaria che, verosimilmente, comporterà tagli alla spesa pubblica, congelamento dei salari, stop alle grandi opere e un aggravio della pressione fiscale.
Come superare un'impasse così terribile? Il modo c'è e se attuato attenuerebbe di molto i sacrifici che gli italiani, specie meno abbienti, dovrebbero sopportare. Bisogna, però, avere il coraggio di attuarlo e i nostri politici bipartisan non ce l'hanno, proni e appecorati come sono al Vaticano.
Facciamo un po' di conti per capire la situazione. Prendiamo come riferimento il 2006 di cui abbiamo tutti i dati a disposizione. La Chiesa Cattolica Apostolica Romana è costata quell'anno al nostro bel (ma povero) Paese l'enorme cifra, complessiva di 9 MILIARDI di euro, cioè 18 MILA MILIARDI di vecchie lire, corrispondenti al 45% della manovra economia finanziaria di quell'anno che si aggirava sui 20 miliardi.
Di questi 9 mila miliardi che abbiamo versato alla Chiesa quasi il 100% era vietato dalla nostra Costituzione e quindi era un furto ai danni del popolo italiano. Infatti alla Chiesa, in base al Concordato, spettavano solo 300 milioni dell'8x1000 (ma noi oltre a questi ne abbiamo regalati altri 700) e nessun'altra cifra.
Invece tra: stipendi degli insegnanti di religione, finanziamenti delle scuole cattoliche, contributi per le cinque Università cattoliche, fornitura dei servizi idrici alla Città del Vaticano. finanziamento dell’Università Campus Biomedico dell'Opus Dei, buoni scuola degli studenti delle scuole cattoliche, fondo di sicurezza sociale dei dipendenti vaticani e dei loro familiari, ristrutturazione degli edifici religiosi, stipendi dei cappellani militari, fondo di previdenza del clero, aiuto all’Ospedale di Padre Pio a San Giovanni Rotondo, finanziamento di migliaia di oratori e di opere parrocchiali, costruzione di nuovi edifici di culto (visto che ce ne sono troppo pochi),'aiuto alle cliniche private cattoliche, e così via, siamo arrivati a qualche miliardo.
Ma queste sono state soltanto briciole. La fetta più grossa che quell'anno abbiamo regalato alla Chiesa, a danno del contribuente italiano, ha riguardato le mancate entrate per lo Stato dovute ad esenzioni fiscali di ogni genere dei 60 mila enti ecclesiastici che posseggono circa 90 mila grossi immobili. Essi erano, e sono tuttora, esenti da imposte sui fabbricati, sul reddito delle persone giuridiche, sulle compravendite e sul valore aggiunto (IVA).
Insomma 9 mila miliardi regalati alla Chiesa in barba alla nostra Costituzione, che lo vieta espressamente, e a danno del contribuente italiano, unico in Europa a sovvenzionare questa piovra parassitaria che, in Vaticano, vive in un lusso sibaritico.
Perché i nostri politici bipartisan regalano alla Chiesa questa enorme massa di denaro che, se rimanesse nelle casse dello Stato, migliorerebbe le condizioni di milioni di cittadini, facendo diminuire le tasse e incrementando i servizi sociali? Per avere l'appoggio cattolico al momento del voto.
Quindi la Chiesa rappresenta per noi Italiani una triplice calamità: ci nega molti diritti civili, concessi in tutti gli altri Stati; ci costringe a pagare molte più tasse e a vivere più poveramente, a differenza di tutti gli altri Paesi europei che alla Chiesa non versano nulla; e, infine, condiziona pesantemente e antidemocraticamente il nostro voto. Fino a quando siamo disponibili a sopportare questo pesante fardello?
Seconda grave provocazione di Paolo e suo arresto (“L'invenzione del cristianesimo”) 103
Un'ulteriore prova del fatto che l'uditorio di Paolo era costituito in gran parte da giudeo-cristiani la deduciamo dal comportamento da essi tenuto durante il suo discorso. Infatti, Paolo iniziò la sua difesa parlando della nuova dottrina della parusia e raccontando che lui, in un primo tempo, l'aveva perseguitata duramente per poi, dopo la rivelazione divina della messianicità di Gesù, abbracciarla e divulgarla.
Ma non diede nessuna spiegazione di questa nuova dottrina perché era ben conosciuta da tutti i presenti, i quali si guardarono bene dal contestarla. Il tumulto riesplose violento non appena Paolo affermò che il Signore lo aveva inviato a divulgare la parusia ai pagani.
Era questo un argomento tabù per tutti gli ebrei, cristiani e non, ma nel caso di Paolo la protesta si riferiva soprattutto al suo rifiuto della circoncisione e dell'obbligatorietà della Legge per i pagani convertiti e al fatto che Paolo si faceva accompagnare per le vie della città e fino alle porte del Tempio da compagni incirconcisi.
"Allora [Dio] mi disse: "Va', perché ti manderò lontano, tra i pagani" Fino a queste parole erano stati ad ascoltarlo, ma allora alzarono la voce gridando: “Toglilo di mezzo; non deve più vivere!” E poiché continuavano a urlare, a gettar via i mantelli e a lanciar polvere in aria, il tribuno ordinò di portarlo nella fortezza" (Atti 22,21-23).
A questo punto, a sceneggiata conclusa, Paolo rivelò al centurione che lo tratteneva d'essere cittadino romano e di godere dei privilegi che solo una piccola minoranza degli abitanti dell'Impero poteva vantare. "Ma quando l'ebbero legato con le cinghie, Paolo disse al centurione che gli stava accanto: «Potete voi flagellare un cittadino romano, non ancora giudicato?"(Atti 22,25).
Per l'autore degli Atti e per i suoi confratelli presenti alla scena (Luca, Timòteo e Tròfimo), lo scontro tra Paolo e gli ebrei, anche cristiani, sanciva il rigetto dei pagani da parte dei cristiano-giudei e quindi giustificava lo scisma che Paolo stava attuando con l'ebraismo.
Per Paolo tutti i ponti erano definitivamente tagliati ora tra il suo cristianesimo universalistico e salvifico, e quello di Gerusalemme, rimasto ancora legato al messianismo javista e ad una concezione etnica e religiosa di stampo tribale.
venerdì 14 maggio 2010
L'ennesima bufala: le catastrofi naturali sono scatenate dall’inquinamento spirituale
Quando nel 2004 lo tsunami ha ucciso migliaia di persone, i più fanatici pastori protestanti d'America hanno additato quel cataclisma come una prova tangibile dell’ira di dio per l’aborto, l’idolatria e l’omosessualità imperanti. Lo stesso fecero per l’inondazione di New Orleans nel 2006. Perfino la distruzione del World Trade Center fu attribuita alla resa dell’America all’omosessualità e all’aborto.
Naturalmente il popolo bue è pronto a credere a queste panzane. Dar la colpa dello tsunami ai peccati e non ad uno spostamento della placca tettonica dimostra quanto è grande l'imbecillità umana e quanto è infima la cultura scientifica della maggior parte dell'umanità.
Questo ricatto divino, minacciato dai più retrivi capi religiosi, è un ritornello ricorrente. Tempo fa il vescovo di Linz, Gerhard Wagner, ha dichiarato, con sicumerica supponenza, che le catastrofi naturali sono scatenate dall’inquinamento spirituale. Meno male che il suo superiore, il cardinale Christoph Schoenborn, arcivescovo di Vienna, gli ha dato dell'imbecille. Qualche ecclesiastico è anche intelligente.
Ha suscitato ilarità in tutto il mondo l'ayatollah Kazem Sedighi che recentemente ha affermato che le donne che non si vestono con modestia corrompono gli uomini, diffondono l'adulterio e causano i terremoti. E i vecchi bacucchi, suoi correligionari, che col placet divino sposano bambine di nove anni, cosa dovrebbero provocare? A voi la risposta
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Informazioni personali
- leo zen
- Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)

