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domenica 14 novembre 2010

sabato 13 novembre 2010

La visita in Spagna di Ratzinger, un mezzo flop.

Nella recente visita di Ratzinger in Spagna il papa di fronte al principe Felipe ha riconosciuto che «negli ultimi decenni» il Paese ha camminato «nella concordia e nell'unità, in libertà e pace». E gli ultimi decenni sono appunto quelli che separano la Spagna democratica dalla dittatura franchista durante la quale l'oppressione politica e religiosa era assoluta.

Ma Ratzinger non è riuscito a nascondere il suo fastidio per le libertà civili conquistate dal Paese iberico, soprattutto col governo socialista di Zapatero. Ha detto, infatti, che oggi la Spagna è quasi l'emblema di un «paese originario della fede» che "rischia" di scivolare nel laicismo” e che «l'anticlericalismo e un secolarismo forte e aggressivo» si sono sviluppati nel Paese.

Frasi che non sono passate inosservata in Spagna e sono subito rimbalzate sui giornali come su El Pais che, mentre riferisce di una partecipazione di fedeli inferiore al previsto, titola "Il papa critica il laicismo della Spagna attuale".

Appena posato il piede in Galizia Ratzinger ha cominciato a insistere sui leit motiv del proprio pontificato che rivendica le radici cristiane dell'Europa, il nesso tra «Verità» e libertà e tra fede e laicità.

Rivendicando le radici cristiane il papa ha finto di ignorare che queste hanno insanguinato per secoli il nostro continente con guerre di religione (che fino a pochi anni fa hanno devastato intere regioni come l'ex Jugoslavia); hanno imposto conversioni coatte, roghi, persecuzioni e intolleranze di ogni genere.

Ripetendo i suoi ossimori medievali, quali il nesso tra “Verità» e libertà e tra fede e laicità” ha cavalcato l'ignoranza delle masse. Come fa un filosofo, quale lui si picca di essere, collegare la verità religiosa di origine sopranaturale con la libertà di pensiero? E la fede cieca con la laicità? Sono principi che si escludono a vicenda. Ma lui imperterrito li spiattella in ogni occasione.

Comunque, secondo molti osservatori, la visita del papa è stata un mezzo flop. Lo scrive anche El Pais: non solo la manifestazione del bacio omosessuale ha distratto l’attenzione mediatica dalla visita di Benedetto XVI a Barcellona, ma soprattutto è il piatto delle presenze a piangere.

Centomila, secondo le stime del giornale, i fedeli ad accogliere il Papa, nonostante i tanti viaggi organizzati, compresi quelli dell’Opus Dei, che sono arrivati in 400 con sette pullman da Valencia. Anche sotto il profilo economica è stata un fallimento.

“Ci aspettavamo molto più movimento: abbiamo comprato 300 pagnotte di pane per tramezzini e ne abbiamo venduto solo 150, come un normale fine settimana” ha riferito un barista. Quelli che si aspettavano il bis dell’accoglienza massiccia riservata a Giovanni Paolo II nel 1982 stanno sbattendo la testa al muro.

E il Comune ancora si mangia le mani per il milione e settecentomila euro spesi per una visita che non ha smosso nemmeno lontanamente i 400mila che andarono a vedere papa Wojtyla.

Dal 1982 evidentemente le cose sono molto cambiate se l'arcivescovo di Madrid ha dichiarato che " in alcune materie" la Spagna in Europa è "al primo posto nella classifica del laicismo". 

Il papa in Galizia

La scuola italiana ancora ferma alla favola del creazionismo (“L'invenzione del cristianesimo”) 220

I creazionisti, però, di fronte alla scientificità del darwinismo non si sono dati per vinti e hanno elaborato, in alternativa, una nuova teoria pseudoscientifica per conciliare creazionismo ed evoluzionismo. Va sotto il nome di Intelligent Design (Progetto intelligente) conosciuto come ID.

I sostenitori dell'ID ritengono che le forme viventi, data la loro complessità che definiscono “irriducibile”, non possono essere frutto del caso; ci deve essere un progetto intelligente alla base del creato. Così dio, cacciato dalla porta come creatore, entra dalla finestra come progettista.

Negli Usa, dove l'ID trova i massimi sostenitori, si tentò di introdurlo nelle scuole come teoria scientifica ma fu bloccato dalla magistratura che, in base al primo emendamento della Costituzione Americana, lo dichiarò non scienza e lo relegò a teoria religiosa.

E in Italia, col Vaticano in casa? Di fatto la teoria evolutiva non viene trattata nella scuola dell'obbligo. Infatti nel 2004 (DL 19 febbraio n.59). l'allora ministra della Pubblica Istruzione, Moratti, fece togliere ogni riferimento a Darwin e all'evoluzione nei programmi scolastici del primo ciclo, facendoli scivolare nel pieno Medio Evo.

Si doveva tornare al racconto del mitico vasaio, accennato sopra, in base al dogma del primato della fede sulla ragione, sostenuto dalla Chiesa.

In Gran Bretagna, la teoria del celebre biologo Richard Dawkins, autore del libro «L'illusione di dio», secondo il quale «l'insegnamento scolastico di fatti non oggettivi e non provabili, come per esempio che Dio ha creato il mondo in sei giorni, rappresenta una violazione dei diritti dell'infanzia, un vero abuso», ha suscitato un ricco dibattito pedagogico che si è esteso alla Germania, alla Spagna, perfino alla cattolicissima Polonia, producendo cambiamenti nelle leggi e nei programmi scolastici con la trasformazione dell'ora di religione in storia delle religioni comparate, tendenze ormai generali nei sistemi continentali.

venerdì 12 novembre 2010

Vocazioni e frequenza alla messa domenicale in costante irreversibile declino.

L'esercito dei religiosi e dei preti italiani che fino a qualche decennio fa costituiva ancora un'armata potente al servizio della Chiesa, sta franando precipitosamente.

Tutti gli ordini - dai salesiani ai cappuccini – assistono allarmati al crollo delle vocazioni, e altrettanto succede nei seminari. Solo quarant'anni fa in Italia vi erano quasi trentamila religiosi, pari al 13% del totale mondiale. Ma tra il 1970 ed il 2008, recita l'Annuarium statisticum ecclesiae, per l'Italia il calo dei religiosi è stato del 32%, portandone il numero a meno di ventimila.

Altrettanto drammatico il calo negli altri Paesi europei. In Francia è stata del -37%, in Spagna del -38%, in Germania del -46%, nel Belgio del -38%. Una vera debacle se in questi giorni in Svizzera, i cappuccini con annunci sulla stampa (agenzia di stampa Ats) cercano nuove vocazioni proponendo ''un impiego a vita'' per offrire al posto dei soldi, ''spiritualita', preghiera e sicurezza sociale''.

Gli effetti di questo trend negativo hanno ripercussioni enormi. Rischiano di scomparire: istituti religiosi, istituti scolastici cattolici, centri di formazione professionale, centri culturali, librerie e case editrici religiose, emittenti radio televisive, riviste ecclesiali, strutture socio-educative, centri di assistenza ai poveri (mense, alloggi di emergenza), realtà di accoglienza per immigrati, strutture sanitarie, centri di assistenza per tossicodipendenti ed ammalati di AIDS e Istituti per disabili.

Tutte attività gestite da salesiani, francescani, cappuccini, domenicani, gesuiti, giuseppini, carmelitani, passionisti, rogazionisti solo per citare quelli più importanti. Senza contare che sempre più parrocchie italiane sono, a vario titolo. affidate a religiosi.

Le prospettive economiche e di prestigio che tanto allettavano la civiltà contadina verso la carriera ecclesiastica si sono quasi azzerate e così pure le aspirazioni religiose dei giovani oggi travolti dalla secolarizzazione galoppante.

Al calo delle vocazioni si aggiunge il calo costante della frequentazione domenicale della messa. L’Italia cattolica, considerata fino a poco tempo fa «eccezione» nel panorama secolarizzato dell’Europa occidentale e come modello per le altre Chiese del continente per il fatto che nelle indagini a campione i cattolici italiani che dicono di andare a messa tutte le domeniche sono il 30 per cento, in realtà, dopo controlli molto più accurati, arriva ad una percentuale di appena il 18 per cento.

Per un Paese che da venti secoli ha il Vaticano sulla groppa; che per vent’anni ha visto il Fascismo colmare di privilegi la Chiesa cattolica; che per oltre quarant’anni, è stato dominato da un partito, la Democrazia Cristiana, asservita al clero; che da decenni vede la Gerarchia Vaticana intervenire pesantemente nelle decisioni politiche, mungere pesantemente le casse dello Stato e frenare ogni vagito di libertà laica, e che da sempre è governato da un classe politica più disponibile a genuflessioni che a respiri, la percentuale di quanti (e sono quasi tutti anziani) vanno a messa la domenica non pare proprio una «eccezione».

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Informazioni personali

Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)