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venerdì 22 giugno 2012

Gli Annali di Tacito falsificati da Poggio Bracciolini?(“L'invenzione del cristianesimo”) 145


Già a partire dall'Illuminismo, e in particolare da Voltaire (1775), era iniziata a circolare la voce che gli Annali di Tacito fossero un clamoroso falso, facendo riferimento ad argomentazioni storiche (incongruenze con Svetonio e Plinio il Vecchio) e filologiche (incoerenze stilistiche col Tacito delle Historiae).

Ma a sostenere con vigore questa ipotesi fu nel XVIII secolo John Wilson Ross che nel 1878 pubblicò a Londra il libro Tacitus and Bracciolini, the Annals Forged in the XVth Century nel quale dimostrò che fu l'umanista italiano Poggio Bracciolini, segretario di papa Martino V e amanuense disinvolto (1380-1459), a falsificare gli Annali nel 1429. Come? Inserendo, quasi alla lettera, un passo di un certo Sulpicio Severo (IV secolo) che nella sua “Historia Sacra” (II-29), considerata al suo apparire una raccolta di assurde invenzioni, aveva raccontato per primo la persecuzione di Nerone.

E perché Bracciolini fece questa manomissione del testo di Tacito? Per confutare le contestazioni di quanti, papi e antipapi, durante lo Scisma d'Occidente che si era appena concluso,  avevano sollevato dubbi sulla legalità di Roma come sede del trono di Pietro. Il martirio dell'apostolo cadeva a puntino e toglieva ogni pretesto.

Dopo il Ross anche P.Hochart nel suo studio La persécution des chrétiens sous Néron, (www.mediterranee-antique.info/Rome/Hochart/Ner_0.htm), ed altri storici (J. Rougé, A. Drews e C. Saumang), adducendo rigorose argomentazioni storiche, filologiche e stilistiche, nonché evidenziando come Tacito descriva in modo contraddittorio il comportamento di Nerone durante l'incendio, confermarono l'interpolazione degli Annali.

L'incendio di Roma nel 64, e di conseguenza la persecuzione contro i cristiani (del resto mai nominati da Tacito nelle sue Historiae), non sarebbero quindi attendibili secondo questi studiosi e ciò sarebbe confermato, sia pure in modo indiretto, anche da Giuseppe Flavio, il più famoso degli storici ebrei dell'antichità.

Infatti, nel 64 egli si trovava a Roma in qualità di avvocato difensore di due rabbini, accusati dalle autorità romane di Gerusalemme di connivenza coi ribelli che già cominciavano a devastare la Giudea. Ora, in nessuna delle sue opere vi è il pur minimo accenno alla persecuzione di Nerone e all'incendio che in quell'anno distrusse 10 dei 14 quartieri in cui si articolava la città. Poteva, uno storico pignolo come lui, ignorare completamente un fatto del genere?

giovedì 21 giugno 2012

Peccato e redenzione La redenzione e la sua assurda tardività. 83


Quindi non ci sono più dubbi: nell'universo non siamo più soli come ritenevamo fino a pochi decenni fa. Ma cosa dimostra una teoria così importante?

Anzitutto che tutte le religioni sono delle colossali bufale perché si fondano sul creazionismo, mentre solo la teoria materialistica e naturalistica della realtà, teorizzata da Darwin (che con Democrito, Epicuro, e Lucrezio restava nell'ambito della speculazione filosofica), riesce a spiegare scientificamente l'origine della vita nell'universo. 

Infatti, i processi che si svolgono nel nostro mondo, e in tutti gli altri mondi possibili, sono il prodotto di leggi immanenti ai mondi stessi e quindi non hanno niente a che vedere con leggi trascendenti, riferibili ad una qualsiasi divinità. Gli scienziati sono certi che negli altri pianeti la vita potrebbe essersi realizzata in forme totalmente diverse dalla nostra.

In secondo luogo, che tutta l'impalcatura del cristianesimo, fondata sulla “redenzione”, cioè sul sacrificio del figlio di dio per cancellare gli effetti del peccato originale, si riduce semplicemente ad una colossale impostura perché se dovessero esistere gli omini verdi, magari più intelligenti di noi, come la mettiamo con la “redenzione” strettamente limitata alla specie umana?

Cristo si è sacrificato anche per salvare gli omini verdi o questi hanno avuto un altro figlio di dio per la loro salvazione? Oppure i nostri fratelli alieni, come oggi comincia a considerarli la Chiesa, non hanno avuto bisogno di redenzione perché magari il loro Adamo non è stato così sciocco da mangiare la mela sbagliata? O lo sbaglio del nostro progenitore ha infettato l'universo intero? Mi aspetto acrobatiche piroette teologiche da parte dei grandi stregoni del Vaticano per risolvere i poderosi enigmi riferiti alla questione.


Il messianismo ebraico ed il suo odio fanatico contro l'autorità imperiale. (“L'invenzione del cristianesimo”) 144


Gli storici romani parlano chiaro: essi che conoscevano molto bene il messianismo ebraico ed il suo odio implacabile e fanatico contro l'autorità imperiale, accusano apertamente i cristiani (messianisti) di azioni sovversive contro le istituzioni e li definiscono propagatori di un'ideologia funesta e malefica e rei di odiare il mondo intero. Che Roma dovesse perire in un'apocalittica conflagrazione era quello che i cristiano-giudei andavano predicando quando proclamavano l'imminente parusia. Per essi l'Impero era considerato il regno delle potenze sataniche e Roma la grande Babilonia, la Grande Meretrice.

"Il cumulo dei suoi peccati sale fini al cielo e Dio si è ricordato della sua iniquità. Trattatela come ha trattato gli altri e rendetele il doppio di quello che ha fatto […] quanto ha fatto di sfoggio del suo splendore e del suo lusso, altrettanto datele di tormenti e di lutto" (Apocalisse 18). Parole terribili che trasudano un possente odio contro i romani e proclamano la spietata speranza che il più gran numero di esseri umani incirconcisi perisca in un lago di fuoco.

Questa apocalittica catastrofe contro Roma sembrò verificarsi, secondo lo storico Tacito, quando nel luglio del 64 un incendio di enormi proporzioni divampò per alcuni giorni, distruggendo gran parte della città. Subito la vox populi, a detta dello storico, accusò i cristiani del misfatto e l'imperatore Nerone diede inizio alla prima persecuzione contro di essi.

L'incendio di Roma e la persecuzione dei cristiani, considerati dai più assolutamente certi, hanno trovato ampi riscontri nei testi storici e alimentato famose opere letterarie e cinematografiche. Ma alcuni studiosi non li danno affatto per scontati e li considerano piuttosto una delle tante leggende inventate dalla Chiesa per dimostrare, attraverso il martirio di Pietro, che il primato sulla cristianità spettava come sede, per diritto storico, a Roma (e non a Gerusalemme, dove il cristianesimo era nato), e al suo vescovo, quale successore di Pietro.

Esaminiamo i documenti del tempo. Gli storici latini che parlano di Nerone sono tre: Tacito, Svetonio e Dione Cassio. Di questi tre, solo Tacito nel XV libro degli "Annali" mette in relazione la persecuzione dei cristiani con l'incendio della città. Gli altri due ignorano questo legame. Ma, cosa ancor più significativa, i padri della Chiesa: Clemente, Ireneo, Eusebio, Origene e Ambrogio, ignorano nei loro scritti la persecuzione ordinata da Nerone che, sicuramente, avrebbero ben volentieri strombazzata, se avvenuta,  per controbattere coloro che negavano l’esistenza dei cristani a Roma nel I secolo e per dimostrare il martirio di Pietro e Paolo. 

Perfino Agostino, che nel suo libro "De Civitate Dei" elenca gli avvenimenti accaduti a Roma precedentemente al "sacco" eseguito da Alarico nel 410, non accenna all'incendio e alla persecuzione.
Quindi nessun padre della Chiesa ha mai citato questo passo di Tacito in una sua opera, fino al XV secolo. E allora come la mettiamo con lo storico latino, ritenuto al di sopra di ogni sospetto? Riconoscendo, affermano questi studiosi, che il brano XV.44 degli Annali è stato interpolato ed è quindi falso.

Cornelio Tacito


mercoledì 20 giugno 2012

Il falso Jahvè. Il Regno di Giuda 123


A differenza del Regno d'Israele ricco e prospero, quello di Giuda, fino all'ottavo secolo a.C., rimase scarsamente popolato e molto arretrato economicamente e culturalmente con pochi centri sporadici e di piccole dimensioni, Gerusalemme inclusa. La sua economia era incentrata su un'agricoltura di pura sussistenza e sulla pastorizia.

Ma a partire dalla fine dell'ottavo secolo a. C le cose cambiarono rapidamente nel campo economico, politico, culturale e religioso. Nell'arco di pochi decenni, come confermano recenti scoperte archeologiche, la cittadella reale di Gerusalemme, sede di una dinastia locale piuttosto insignificante, si trasformò in un centro operativo religioso e politico, a livello di potenza regionale, in conseguenza dell'arrivo al sud di migliaia di rifugiati provenienti dallo sconfitto Regno d'Israele.

Questi rifugiati, sfuggiti alla deportazione assira, rappresentavano la classe più evoluta del nord ed erano costituti da intellettuali, amministratori, comandanti militari, esperti artigiani e imprenditori dediti alla produzione a al commercio dell'olio, del vino e del grano. A seguito del rapido sviluppo economico la popolazione, che era stata per tanto tempo nell'ordine delle poche decine di migliaia, arrivò rapidamente intorno ai duecentomila individui. Oltre che per l'apporto considerevole dei rifugiati del nord, lo sviluppo di Giuda fu dovuto anche all'integrazione e alla cooperazione cui fu costretto con l'economia dell'impero assiro, egemone della regione.

Le prove archeologiche ci mostrano che alla fine dell'ottavo secolo il regno meridionale si era trasformato in uno stato pienamente evoluto. Sono stati ritrovati, infatti, iscrizioni monumentali, sigilli, impronte di sigilli e òstraka dell'amministrazione reale, resti di edifici pubblici costruiti in pietra bugnata e adornati di capitelli, ceramiche ed altri manufatti prodotti in manifatture centrali da dove venivano poi distribuiti in tutto il paese. 

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Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)