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domenica 22 luglio 2012


sabato 21 luglio 2012

Il falso Jahvè. Fine del regno di Giuda. 136


Nel 609 a.C. il faraone Necho, figlio di Psammetico I. si recò in Palestina a ricevere dai suoi vassalli il giuramento di lealtà che gli spettava come nuovo faraone. Anche Giosia fu convocato alla fortezza egiziana di Meghiddo per prestare il giuramento. Durante quel convegno, per oscuri motivi che lo storico deuteronomistico, molto reticente sulla fine ignominiosa del re, lasciò nel vago, Giosia venne ucciso.

Così Israele si trovò nuovamente schiavo dell'Egitto, nonostante la sua ritrovata fedeltà al suo unico Dio e, come al tempo di re Ezechia, ancora una volta la teologia deuteronomistica a causa della latitanza, o meglio, del tradimento di Jahvè, si rivelò vana.

Nel 605 a.C. Nabucodonosor, nuovo re di Babilonia, sconfisse in Siria l'esercito egiziano e conquistò le ricche città filistee, abbandonate dagli egiziani e rivolse le sue mire anche al Regno di Giuda. Nel 598 a.C. circa, mentre regnava il giovane Geconia, Israele, abbandonato dagli egiziani e privo di ogni protezione, fu travolto: la città santa saccheggiata, la famiglia reale, i ministri, i sacerdoti, le persone ricche, gli artigiani e i soldati deportati a Babilonia. Non tutto il popolo dunque, ma la sua élite; i ceti inferiori della società ebraica restarono invece in Palestina.

Nabucodonosor


Il dogma della verginità di Maria (“L'invenzione del cristianesimo”) 170


Poiché Gesù, divinizzato come figlio di dio, era stato partorito da una donna, bisognava assegnare a questa sua madre terrena delle caratteristiche, se non divine, almeno semi-divine. Il primo passo fu di considerare il concepimento di Cristo opera di dio e non di uomo. Ecco allora l’inserimento, nei Vangeli di Luca e di Matteo, verso il IV secolo, dell’annunciazione, ignorata dagli altri due evangelisti e ritenuta dubbia da Gerolamo, autore della Vulgata.

A compimento di questo primo passo, nel 431 d.C., con il concilio di Efeso (convocato dall’imperatore Teodosio I), alla Madonna venne attribuita ufficialmente la qualifica di Deipara, e cioè di madre di Cristo inteso come dio e come uomo, superando le molte perplessità di quanti ritenevano improponibile, per non dire blasfemo, che un essere umano potesse essere la madre di un dio.

I Vangeli riferiscono concordi e in più occasioni che Gesù aveva fratelli e sorelle, e Paolo nelle sue Lettere lo conferma. Ma se Maria avesse generato altri figli, come narrano i Vangeli, il concepimento teogamico di Gesù sarebbe stato dubbio, e inoltre il Gesù-dio avrebbe dovuto spartire la sua divinità coi fratelli. Per negare questa ipotesi fu giocoforza dichiarare la verginità di Maria e relegare i fratelli al falso ruolo di cugini.

Così il Concilio Lateranense del 649, presieduto da papa Martino I, stabilì con un dogma che “la santa Madre di Dio sempre vergine immacolata Maria... ha concepito senza seme per opera dello Spirito Santo e ha partorito senza corruzione, permanendo indissolubile anche dopo parto la sua verginità” (D. 256 [DS. 503]). Cattolici e ortodossi ne sono tuttora convinti, i protestanti meno creduloni, no.

Ma voci di dissenso che negano la verginità di Maria si sono sempre fatte sentire nel mondo cattolico, e anche al giorno d’oggi eminenti teologi come Schnackenburg, Pesch e Lohfink sostengono – in opposizione all’enciclica Redemptoris Mater del 1987 di papa Wojtyla – che il concepimento verginale biologico da parte di Maria non è verità di fede biblica e quindi non si può scartare a priori l’ipotesi che Gesù abbia avuto fratelli e sorelle.

Papa Martino I


venerdì 20 luglio 2012

Sua Santità. Le carte segrete di Benedetto XVI (Chiarelettere, pp. 326, € 16,00) di Gianluigi Nuzzi


Il quotidiano cattolico francese La Croix a proposito del libro di Nuzzi commenta: «I giochi di potere tra i clan, le influenze degli affari interni della Chiesa italiana e delle sue relazioni con lo Stato offuscano la missione universale della Santa Sede».
Infatti, dalla pubblicazione delle lettere al papa e dei documenti del suo entourage, emergono con crudo realismo sia le lotte intestine al vertice della Chiesa, con veleni sparsi da corvi e serpenti intorno alla Curia e ricatti trasversali tra cardinali e prelati, sia gli squallidi rapporti tra il potere vaticano e il potere italiano. Nell'uno e nell'altro caso viene evidenziata l'assenza di questioni di fede al centro della Chiesa istituzionale la cui unica e assoluta preoccupazione è l'accrescimento della sua potenza economica e politica in tutti i campi.
In numerosi documenti riportati nel libro leggiamo con disappunto e indignazione il servilismo omertoso dei nostri uomini di governo per favorire il Vaticano a danno del nostro Paese. Ecco alcuni eclatanti esempi. Il ministro dell'Economia allora in carica Giulio Tremonti concorda col presidente dell'Ior, la banca vaticana, Gotti Tedeschi le diverse strade per aggirare la procedura d'infrazione avviata dalla Comunità europea contro l'Italia per aver concesso massicce evasioni dell'Ici sui numerosi immobili commerciali della Chiesa . Il capo del governo, Silvio Berlusconi, che, imputato al processo Ruby, si rivolge al Vaticano per avere protezione riuscendo a ottenere sia il lungo silenzio dei sacri palazzi sugli sconcertanti episodi di etica privata e pubblica, sia l'accusa nei confronti della magistratura italiana di «aggressione giudiziaria» nei confronti del premier.
La Procura della Repubblica di Roma accusata di portare «un attacco veemente alla credibilità della Chiesa ed alla persona del papa» solo perché ha messo lo Ior sotto inchiesta per violazione delle norme antiriciclaggio. Il presidente della Camera Gianfranco Fini che viene criticato perché ha ripetuto che «neppure la Chiesa si sarebbe opposta alle leggi razziali del 1938», come dimostrano ampiamente i documenti storici. La carriera fulminate di un tale Marco Simeon, definito «figlioccio di Bertone, Geronzi e Bisignani» (il potente faccendiere condannato per avere riciclato all'Ior la maxitangente Enimont), che viene nominato direttore delle relazioni istituzionali e internazionale della Rai senza alcun merito specifico ma solo grazie al patronage d'Oltretevere. Lo sconcerto destato dalla notizia di una cena segreta che sarebbe avvenuta in Vaticano il 19 gennaio 2009 tra Benedetto XVI e i coniugi Napolitano, allo scopo di consentire al papa di esercitare pressioni o anche solo doglianze e segnalazioni sull'attività legislativa del nostro Paese.

Come giustamente osserva Massimo Teodori la documentazione pubblicata da Nuzzi ci pone il quesito perché mai i rapporti tra il Vaticano e le alte sfere italiane sono spesso al margine della legalità, oltre che dell'etica pubblica. E perché mai, come sostiene il sacerdote "di base" don Paolo Farinella, «il Vaticano appoggia sempre i corrotti, i corruttori, i ladri e i manipolatori di coscienze». Si può senz'altro ritenere che all'origine dell'anomalia clericale nel nostro Paese vi sia da una parte il prono servilismo della quasi totalità dei nostri politici di destra e di sinistra, e dall'altra il regime concordatario impostoci dal fascismo che consente alla Chiesa di giocare in Italia sul doppio binario di potenza spirituale e Stato temporale con speciali privilegi in ogni campo, spesso in violazione degli stessi Patti Lateranensi.

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Informazioni personali

Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)