L'11
ottobre 1962 si apriva il più grande forum di discussione mai
organizzato nella storia della Chiesa cattolica, tra più di 2000
vescovi venuti da tutto il mondo: il Concilio Vaticano II. Di fronte
ad una Chiesa, ancora in gran parte medievale e fossilizzata nel
Syllabo di Pio IX, urgeva aprirla alla società nel momento in cui
questa andava incontro alla modernità e si intravvedevano i primi
sintomi della secolarizzazione.
Il
Concilio indicò allora alla Chiesa un cambio di marcia in direzione
della democrazia interna, della collegialità, della laicità,
dell’apertura al mondo moderno e della opzione fondamentale per la
lotta alla povertà, come di lì a poco, dall’America latina
oppressa dalle dittature militari, sosterrà la teologia della
liberazione.
Purtroppo
la grande spinta verso una visione più aperta e umana della Chiesa
è stata prontamente soffocata da tutti i papi succeduti a
Giovanni XXIII, a cominciare da Paolo VI, e ancor più da Wojtyla e
Ratzinger. Questi papi, arroccati nel dogmatismo più rigido e
chiusi aprioristicamente verso i diritti umani e civili che la
società attuale reclama a gran voce, hanno eretto “l'ermeneutica
della continuità” a caposaldo del loro pontificato, per
depotenziare e neutralizzare le innovazioni del Concilio.
Le
conseguenze di questo affossamento, che ha tolto ogni speranza di
innovamento ai cattolici conciliari, è che oggi, a cinquant'anni
dal Concilio Vaticano II, la Chiesa cattolica è in pieno marasma. I
problemi che la travagliano, incombendo urgenti e non più
procrastinabili, sono numerosi e si appesantiscono ogni giorni più:
il crollo delle vocazioni; il celibato obbligatorio dei preti
contestato ormai da una grande parte del clero mondiale; lo status di
inferiorità della donna che le preclude il sacerdozio; le coppie
di divorziati risposati e dei conviventi, esclusi dai sacramenti,
ormai in netta maggioranza rispetto ai matrimoni religiosi; la
decentralizzazione reale del potere del papa sempre più
oppressivo e ostile ad ogni discussione interna; l'immobilismo
delle posizioni sulla sessualità dopo la proibizione della
contraccezione nell'enciclica Humanae Vitae del 1968; la
proibizione della procreazione medicalmente assistita e del
matrimonio omosessuale; la sistematica opposizione ai diritti umani e
civili, soprattutto all'autodeterminazione sul proprio corpo e sulla
propria vita; la spropositata ricchezza della Chiesa in un mondo
sempre più povero; l'appoggio sistematico della Chiesa a regimi e
partiti oppressori ma ipocritamente favorevoli al clero.
Per
non parlare dello scandalo sempre più dirompente della pedofilia
pretesca, omertosamente protetta dal Vaticano. Infine, lo
“tsunami della secolarizzazione” che ormai imperversa in ogni
angolo del pianeta. Insomma urge la richiesta di un nuovo concilio,
che negli ambienti progressisti ritorna regolarmente.
Ma
questo papa ultraconservatore, si oppone a qualsiasi revisione del
tradizionale magistero cattolico e rifiuta una «Chiesa di tutti»
e una «Chiesa dei poveri», come chiedeva papa Giovanni. Con gran
pompa, in questi giorni, sta ipocritamente ricordando il
cinquantesimo anniversario del Concilio ignorando i 100 movimenti,
associazioni, gruppi di base e riviste cattoliche, rappresentativi di
una vasta area ecclesiale di cattolici detti “conciliari”, che
chiedono con vigore la riforma della Chiesa
in contrasto con la linea restauratrice e anticonciliare del suo
pontificato.