Fin dal II secolo alcuni
Padri della Chiesa si resero conto che il Vangelo di Giovanni si
differenziava sostanzialmente dai tre Sinottici. Nel XIX secolo i
teologi David Friedrich e soprattutto Ferdinand Christian Baur
dimostrarono brillantemente ch’esso fu ideato in vista di una
determinata concezione dogmatica, senza alcun riguardo alla realtà
storica, e che va inteso in senso
squisitamente
allegorico. Esso sembra costituire una fonte per la predicazione di
Gesù per il cristianesimo dell’epoca postapostolica.
Questo Vangelo non fu
composto dall’apostolo Giovanni come dimostra da oltre cent’anni
l’intera bibliologia critica, soprattutto per l’opera sagace
del teologo Karl Theophil Bretschneider, apparsa nel 1820 (Probabilia
de evangelii et epistularum Joannis apostoli indole et origine), e i
lavori di D.F. Strauss e F.C. Baur. In epoca più recente la stessa
tesi fu sostenuta da un certo numero di ricercatori cattolici.
Il
quarto Vangelo vide la luce come minimo intorno all’anno 100,
mentre il martirio dell’apostolo Giovanni ebbe luogo alcuni decenni
prima, giacché venne ucciso col fratello Giacomo (Atti, 12, 2) nel
44, probabilmente durante il regno di Erode Agrippa I, oppure (più
verosimilmente) nel 62, insieme a Giacomo, fratello del Signore. Sia
il Martirologio Siriano sia quello Armeno del 411 menzionano come
martiri «Giovanni e Giacomo apostoli a Gerusalemme».
La paternità
dell’apostolo Giovanni fu sostenuta per la prima volta da Ireneo
(adv. haer. 3, 1, 1), alla fine del II secolo mentre fino ad allora
lo
avevano ignorato Marcione, Giustino, Papia e lo stesso Policarpo
che, secondo la Chiesa, era discepolo di Giovanni.
Quindi non esistono testimonianze precedenti ad Ireneo e tutte
quelle successive si riferiscono a lui.. Per altro, Ireneo si lascia
sfuggire diverse imprecisioni significative: ha confuso,
probabilmente l’apostolo Giovanni, che, a suo dire, visse in Efeso
fino ad età avanzata, col vescovo Giovanni di Efeso, che visse in
quella città intorno all’anno 100.
Come attesta il vescovo
Papias, questo Giovanni era una personalità assai stimata in Asia
Minore, nominata ancora intorno al 140 col nome di Presbyter ma
successivamente come Apostolo. È importante notare che l’autore
della Seconda e della Terza Epistola di Giovanni, che la Chiesa
assegna all’Apostolo, all’inizio si definisce ogni volta come «Il
Presbyter». Ma perché, se egli era l’Apostolo? Perché lo stesso
Padre della Chiesa Gerolamo disconosce all’Apostolo la Seconda e la
Terza Epistola di Giovanni? E perché persino il papa Damaso I in un
indice dei libri della Bibbia, da lui composto nel 382, attribuì due
delle Epistole di Giovanni non all’apostolo Giovanni, bensì a un
«altro Giovanni, il Presbyter» (alterius Johannis presbyteri).
A
sfavore dell’identificazione dell’apostolo Giovanni col quarto
Evangelista depone anche il fatto che il più esperto conoscitore dei
fatti della Chiesa d’Asia Minore, il vescovo Ignazio (Ignat. Eph.
12, 2), non accenna mai nei suoi scritti all'apostolo Giovanni. In
una lettera agli efesini, Ignazio ricorda espressamente Paolo (Ign.
Eph.12,2), il celebre fondatore di quella comunità, ma non cita
neppure di passaggio l’apostolo Giovanni, che sarebbe vissuto e
avrebbe operato a lungo proprio lì, amato e venerato da tutti, fin
quasi ai giorni della nascita dell’opera di Ignazio. Le lettere di
Ignazio, poi, non denotano alcuna influenza del quarto Vangelo, che
pure avrebbe potuto fornire argomentazioni brillanti a questo fiero
oppositore degli eretici.
Pesanti
riserve, infine, contro la composizione di questo Vangelo ad opera
dell’apostolo Giovanni scaturiscono dal carattere del testo
medesimo. Sarebbe stato scritto ben diversamente, qualora fosse stato
redatto dal figlio di Zebedeo, il discepolo di Gesù. Infatti lo
spirito dell’Apostolo, quale è a noi noto attraverso i Sinottici,
nulla ha a che fare con l’Evangelista.