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venerdì 18 ottobre 2013

David Friedrich Strauss



martedì 15 ottobre 2013

La resurrezione di Cristo (Settima parte) 79

Il corpo di Gesù risorto, come si manifestò agli apostoli? Leggete, a questo riguardo le demenziali elucubrazioni di un teologo tedesco: "Codesto Risorto è corporeo, e appare tuttavia incorporeo, perché questa sua corporeità si mostra quale corporeità d’altro genere rispetto a quella caratterizzata dalla carne e dal sangue; ciononostante non si tratta di incorporeità bensì di autentica, effettiva corporeità" (Gerhard Kittel).

La figura del Risorto costituì un bel problema non soltanto per i moderni teologi (comedimostra la demenzialità del teologo sopra citato)), ma anche per gli Evangelisti stessi.

Il Signore non poteva risorgere come un vacuo fantasma perché per dimostrare la sua resurrezione aveva bisogno di mostrarsi con corpo umano. Per cui la sua figura nel Vangelo giovanneo è già un miracolo a sé stante: da un lato è tanto solida che l’incredulo Tommaso può ficcare le dita nelle sue ferite; dall’altro è così etereo da penetrare attraverso porte sigillate ed esclamare «Non toccarmi!» davanti a una esterrefatta Maria Maddalena, la quale scambia per il giardiniere il trasfigurato figlio di Dio.

Come è noto, il grandioso evento della resurrezione di Gesù si verificò in primo luogo nella testa di questa donna (Mc. 16, 9; I/i. 20, 11 sgg.). A giudizio di Renan, nessuno più di Maria Maddalena ha contribuito alla nascita del Cristianesimo, Non bisogna dimenticare a questo riguardo che Gesù ne aveva scacciato «sette spiriti maligni» (Lc. 8, 2; Mc. 16, 9), vale a dire, in altri termini, che era isterica fino alla follia e per di più, negli apocrifi, è sempre considerata la consorte del Maestro.

E già nel II secolo Celso, si domandava con sarcasmo: «Ma chi vi ha assistito (alla resurrezione)? Una donna mezzo pazza!» (Origene,Contra Celsum, 2, 55). E anche a Porfirio e ai suoi seguaci il ruolo delle donne, e specialmente quello di Maria Maddalena, fino a qualche tempo prima posseduta dai demoni, apparve sospetto.

Nel Vangelo di Luca, poi, Cristo sottolinea in pieno la sua fisicità: non più il "Noli me tangere"!, con cui aveva respinto Maria Maddalena, bensì l’esortazione chiara e tonda ai discepoli «Palpatemi e guardatemi!», per ribadire espressamente ch’era fatto di carne e d’ossa. Non solo, ma consuma coi discepoli un buon arrosto di pesce. A quanto pare a Gerusalemme i pescivendoli e le rosticcerie erano alla portata di mano.

In quella circostanza Gesù, che aveva allegramente apostrofato gli apostoli dicendo: «Ehi, ragazzi, non avete per caso un po’ di pesce?» fa anche la replica della portata, ordinando di portare altri pesci. Pietro ne porta in tavola 153, né uno in più né uno in meno, e belli grossi per sovrapprezzo. Più resuscitato di così!
E infine, la corporeità «autentica ed effettiva» del Risorto viene rafforzata dalla notizia che «secondo tradizioni attendibili» all’atto dell’Ascensione impresse nel suolo le divine impronte dei piedi, com’era avvenuto - per altro - già a Eracle e a Dioniso.

Girolamo, «Dottore della Chiesa», ci assicura che era possibile vederle ancora ai suoi tempi, nel V secolo. Il Venerabile Beda, il «Dottore del Medioevo», attesta la presenza delle medesime persino nell’VIlI secolo. Tutto questo, poi, nonostante i cristiani, da quel suolo, avessero in fretta e furia portato via enormi quantità di terriccio. Ma forse, per il popolo bue, si ricreavano di continuo.



venerdì 11 ottobre 2013

La resurrezione di Cristo (Sesta parte) 78

Anche il numero dei testimoni della resurrezione, stando ai Vangeli, agli Atti degli apostoli e alle Lettere di Paolo è sempre contradditorio. A questo proposito vale la pena di accennare, almeno di sfuggita, al fatto che in relazione alla resurrezione i cultori della Cabala affermano che ci troviamo continuamente di fronte al numero 8. Gesù risorge l’ottavo giorno dopo l’inizio della settimana di Passione; i Vangeli contengono in tutto 8 notizie sulla sua Resurrezione e sulle sue apparizioni e citano 16 (= 2 x 8) nomi di testimoni oculari (Cfr. Mc. 16, 1 sgg. specie 16, 7. Inoltre 14, 28; Mt. 28, 1 sgg. specie 28, 16 con Le. 24, 1 sgg). Paolo in una sua Lettera, parla di una apparizione di Gesù davanti a 512 fratelli (8 x 8 x 8); perfino il numero delle resurrezioni nominate nei Vangeli (eccettuata quella di Gesù) è ancora 8.

Allo stesso modo il nome numerico del Risorto (Gesù) suona nella scrittura originaria 888; anche tutti i suoi appellativi (Cristo, Signore, Salvatore, Messia) nella scrittura greca contengono il fattore 8. Ma è serio, mi chiedo, ritenere manifestazioni divine queste elucubrazioni numeriche come se il buon Dio si dedicasse a simili esercizi aritmetici?

A parte la confusione sulle apparizioni che riscontriamo nei Vangeli, ci risultano in forte contrasto anche le asserzioni di Pietro e di Paolo a questo proposito. Paolo parla di sei epifanie, cinque davanti agli Apostoli e una davanti a cinquecentododici fratelli tutti insieme (1 Cor. 15, 5sgg.), aggiungendo anche che la maggior parte di questi testimoni «è ancora in vita». Stranamente, però, un’apparizione tanto imponente non viene citata in nessun altro documento del Nuovo Testamento e inoltre mal si concilia con la dichiarazione di Pietro, secondo la quale Dio avrebbe consentito a Gesù «di apparire non a tutto il popolo, ma a noi, testimoni scelti già in precedenza da Dio, a noi che dopo la sua Resurrezione dai morti abbiamo mangiato e bevuto con lui» (Atti, 10, 40 sg.).

Ma, davanti a questa affermazione, ci chiediamo, perché mai il Signore apparve solo ai discepoli, e non anche ai suoi accusatori e giudici, per dimostrare loro la sua reale resurrezione.


Di questo serio problema si occupò, con sarcasmo, il filosofo Celso, polemista anticristiano, che pose il sommo dottore Origene in notevole imbarazzo. Il grande teologo, arrampicandosi sugli specchi, seppe rispondere assurdamente all’avversario pagano dicendo che il Risorto si limitò ad apparire a poche persone, perché gli altri non avrebbero saputo sopportare la vista della sua immagine trasfigurata (Origene, Contra Celsum). Insomma, per non accecarli, poveretti!

Celso


martedì 8 ottobre 2013

La resurrezione di Cristo (Quinta parte) 77

Il luogo delle apparizioni di Gesù risorto secondo Marco e Matteo fu la Galilea, secondo Luca, invece, Gerusalemme. Alcuni teologi volendo eliminare queste contraddizioni, presenti anche nei Vangeli Apocrifi, inventarono assurdamente una località, chiamata Galilea, prossima al Monte degli Olivi, o nei dintorni di Gerusalemme. Ma questi tentativi furono ben presto ignorati. Altri studiosi per togliere di mezzo queste contraddizioni,spiegarono l’apparizione di Cristo in Galilea come un vecchio abbaglio di Marco , Ma altri, difendendo Marco, le attribuirono addirittura ad un premeditato errore di Luca.

Certo, Gesù avrebbe potuto apparire dovunque, e in effetti il Quarto Vangelo parla di cristofanie sia in Gerusalemme che in Galilea (Gv 20, 19 sgg. e 21) e il Diatessarone di Taziano, una sorta di concordanza evangelica composta intorno al 170 col fine esplicito di appianare le incongruenze dei Vangeli canonici, dice la stessa cosa. Ma al Quarto Vangelo non si può attribuire nessun valore storiografico, tanto più che l’indagine storico-critica ha provato che il capitolo 21, proprio quello contenente il racconto dell’apparizione del Risorto in Galilea, è da considerrsi assolutamente un falso aggiunto molto posteriormente per provare con il tu es Petrus l'investitura di Pietro a capo della Chiesa.

Inoltre, né Marco né Matteo parlano di apparizioni in Gerusalemme; né Luca parla di apparizioni in Galilea. Negli Atti degli Apostoli, anch’essi attribuiti a Luca, il Risorto ordina espressamente ai discepoli «di non allontanarsi da Gerusalemme, e di attendere là il compimento della promessa del Padre», per poi, dopo una breve allocuzione, ascendere immediatamente in cielo (Atti, 1, 1 sgg.).

E anche nel Vangelo di Luca egli comanda: «E voi restate qui in città, finché non sarete armati della forza che discende dall’alto» (Lc. 24, 49). Pertanto Luca parla solo di apparizioni del Risorto a Gerusalemme o nei dintorni, nulla, invece, di apparizioni in Galilea. Al contrario! Egli le esclude addirittura proprio con l’ordine imposto ai discepoli sia negli Atti che nel Vangelo di non abbandonare Gerusalemme fino all’accoglimento dello Spirito nella festività della Pentecoste.



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Informazioni personali

Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)