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giovedì 3 novembre 2016

Il fanatismo patriottico-giudaico vera causa delle persecuzioni contro i cristiani. 282

Chi conosce, anche approssimativamente, la storia antica sa che i romani, senz'altro duri e spietati sotto il profilo politico, erano del tutto tolleranti in campo religioso e ammettevano che i diversi popoli sottomessi seguissero liberamente i loro culti e le loro tendenze religiose.

Roma stessa era un coacervo di centinaia di divinità, spesso importate dai soldati da ogni parte dell'Impero, e tutte avevano il loro tempio e i loro seguaci. Solo se un culto si profilava ostile al potere costituito o palesemente immorale, poteva subire delle censure. Infatti nel 186 a. C. col processo pei Baccanali il Senato romano aveva decretato l’eliminazione totale dei culti dionisiaci ritenuti immortali e dannosi alla società. Nel 139 furono scacciati per la prima volta da Roma gli astrologi, ritenuti falsi e imbroglioni; nel 58 a.C. furono abbattuti i principali templi di Iside, forse a causa dell’attività politica delle comunità dei seguaci ostili a Roma. Inoltre fu proibito il culto nazionale gallico dei Druidi, durante il quale si compivano anche sacrifici umani.

Ma in generale i Romani furono assai tolleranti in fatto di religione. I Giudei ebbero piena libertà di culto e non fu pretesa da loro la venerazione delle divinità statali nemmeno dopo la guerra giudaica; furono dispensati persino dai sacrifici per l’imperatore, i cui simulacri furono allontanati dal tempio di Gerusalemme. È vero però che gli Ebrei, che a Roma costituivano una grossa comunità concentrata soprattutto nei quartieri più disagiati di Trastevere, ove svolgeva i commerci minuti e l'artigianato minore, non godevano di molta stima presso il popolo romano. A dar credito ad Orazio e a Giovenale, importanti poeti latini, questa comunità era piuttosto detestata dalla maggioranza della popolazione, e la repulsione nei loro confronti fu poi trasferita ai cristiani, che ne erano per altro discendenti e coi quali in un primo tempo venivano confusi.
Com'è possibile allora, vista la tolleranza religiosa dei romani, che il cristianesimo che predicava la non-violenza, l'amore del prossimo (e perfino dei nemici) e la fratellanza universale (imperativi etici fortemente condivisi anche da molti pagani), e per di più dichiarava che bisognava dare a Cesare quello che era di Cesare (cioè riconosceva implicitamente il potere imperiale e ammetteva il dovere di pagare le tasse), subisse delle dure repressioni da parte degli Imperatori?

Forse che questi erano disturbati dal fatto che il suo fondatore si proclamava figlio di Dio e vantava la sua resurrezione? Ma neanche per sogno! Erano così anche le altre divinità che andavano allora per la maggiore come Osiride, Attis, Mitra, Eracle e così via. E allora? La verità è che la religione non c'entra niente con queste persecuzioni; c'entra, invece, e come, la politica. Per i romani la parola "cristianesimo", che traduceva letteralmente il termine ebraico "messianismo”, era sinonimo di fondamentalismo nazional-religioso, cioè di una forma di fanatismo patriottico-giudaico inteso a scalzare il potere di Roma.

Osiride


martedì 1 novembre 2016

81– Il falso Jahvè. La fine del Regno d'Israele 1

Il Regno d'Israele durò per circa due secoli, e, nonostante travagliato da tragici conflitti dinastici, conobbe lunghi periodi di splendore, specie sotto gli Omridi e Geroboamo II.
Le testimonianze archeologiche rivelano che gli Omridi e non Salomone, avevano costruito gli edifici in pietra di Meghiddo, oltre ai complessi di Izreel e di Samaria. Importantissime testimonianze assire ci fanno sapere inoltre che Omri e i suoi successori furono in realtà potenti re che ampliarono il loro regno fino al cuore del territorio cananeo a Meghiddo, Hazor e Ghezer, e nei territori della Siria meridionale e della Transgiordania, e che mantennero uno dei più grandi eserciti permanenti della regione. Il loro regno era multietnico e l'eterogeneità della popolazione, esecrata da Giuda perché violava il Patto con Jahvè, divenne forse la loro più importante risorsa sia per l'economia, sia per l'attività edificatoria e la guerra. Naturalmente il compilatore dei libri dei Re ha delegittimato tutti gli Omridi descrivendoli come monarchi scellerati e peccaminosi e ha ignorato il loro splendore e la loro potenza militare.
Il culmine della prosperità del regno settentrionale fu raggiunto sotto il governo di Geroboamo II, come ci viene documentato dagli oracoli dei profeti Amos e Osea che con loro corrosiva denuncia della corruzione e della mancanza di religiosità dell'aristocrazia confermano indirettamente l'opulenza raggiunta nel regno in quell'epoca. Così apostrofa Amos, gli aristocratici del suo tempo: " Voi, che giacete su letti di avorio e vi sdraiate sui loro cuscini, che divorate agnelli del gregge e vitelli della stalla. Che suonate col liuto come foste David. Che bevete in anfore il vino e che vi ungete con l'olio più fino [,..] "(Amos 6,4-6).

venerdì 28 ottobre 2016

80– Il falso Jahvè. Il Regno d'Israele 2

Nella Bibbia esistono due pseudo profezie, così possono essere definite in quanto sono state aggiunte a posteriori, cioè dopo l'accadimento dei fatti per giustificarli, dunque "prophetiae post eventum". Sono abilmente inserite nel racconto del crollo della monarchia unita e della fondazione del regno indipendente d'Israele e vogliono dimostrare, in base alla nuova teologia giosiana, che tutte le sciagure che colpivano Israele erano riconducibile a delle punizioni divine per ricadute nell'idolatria. La prima, annunciata a Salomone da un profeta per ordine di Dio, recita: "Poiché hai fatto questo e non osservasti il mio Patto e i miei statuti che ti prescrissi, strapperò da te il regno e lo darò ad uno dei tuoi servi.[..] Tuttavia non strapperò tutto il regno, una tribù la darò a tuo figlio, ciò faccio per riguardo a David mio servo e a Gerusalemme che elessi" (1 Re 11,11-13). Con ciò specificando che la promessa originale fatta a David, il regno imperituro su tutto Israele per i suoi discendenti, era stata compromessa ma non del tutto annullata dal peccato di Salomone. La ricongiunzione dei due regni, in un futuro più o meno lontano, era ancora possibile
Una seconda profezia (1 Re 11,31-39). designava che a regnare nel nuovo regno di Israele sarebbe stato Geroboamo, figlio di Nebat, un efraimita, funzionario di Salomone. Costui, all'uscita di Gerusalemme, incontrò il profeta Achia di Silo che, alla sua vista, si strappò le vesti di dosso, le fece in dodici pezzi e gliene porse dieci, dichiarandolo nuovo re d'Israele, a patto che non commettesse le stesse colpe di Salomone. La promessa che Dio fa a Geroboamo, tramite questa pseudo-profezia, a differenza di quella fatta a David, pone una condizione chiarissima: proteggerà il suo regno solo fintantoché egli farà quel che è giusto agli occhi del Signore, cioè non ricadrà nell'idolatria.

Lo storico deuteronomista quindi considerava la divisione della monarchia unita di David e Salomone un contrattempo temporaneo con un possibile lieto fine se il Regno di Giuda fosse rimasto fedele al Patto con Jahvè e ridiventato santo. Tra le righe si intuisce che un re virtuoso, chiamato Giosia, erede di David, avrebbe portato a termine la promessa di Jahvè al suo popolo eletto riunificando in un imminente futuro tutto Israele.

giovedì 27 ottobre 2016

La convivenza difficile del mondo monacale con la gerarchia della Chiesa. 281

La Chiesa mondanizzata oppose inizialmente una dura resistenza al movimento monacale perché lo considerava eversivo e lo vedeva come una denuncia del suo lassismo soprattutto in Occidente, ma cercò di tenere sotto controllo questa grave minaccia e di assorbire il fenomeno nel suo alveo. I monaci da parte loro, il cui movimento traeva alimento dal mondo laico, fuori dalla gerarchia clericale, spesso reagirono in maniera energica a questo tipo di approccio.

Quale fosse il concetto che avevano del clero del tempo è dimostrato dalla raccomandazione di non lasciare soldi in eredità alla Chiesa «perché li avrebbero divorati per colazione». L'incorporamento avvenne non senza lotte, come attestano diatribe anche violente fra conventi e vescovi, specie in Egitto, ma anche numerose battaglie di singole persone.

Molti monaci furono fatti preti con la forza. Il monaco Macedonio, detto il mangiatore d’orzo, inseguì il vescovo Flaviano di Antiochia, che voleva consacrarlo, con un fiume di insulti e armato di bastone; il monaco Paoliniano venne consacrato sacerdote dal vescovo Epifanio di Salamina, dopo essere stato imbavagliato e totalmente immobilizzato. In molti altri casi i monaci si sottrassero con la fuga all’ordinazione sacerdotale e vescovile.

Il Concilio di Calcedonia del 451, riconoscendo la validità dei voti monacali, riuscì a sottoporre definitivamente i monaci alla sorveglianza dei vescovi, annettendoli così all’apparato della Chiesa e ottenendo da essi incondizionata obbedienza. Così, già a partire dal VI secolo, il monachesimo venne annesso alla Chiesa sempre più mondanizzata, un processo che si accentuò nel Medio Evo come è dimostrato dal fatto che il papato riuscì di ridurre a ordine monacale il movimento di Francesco d’Assisi che si proponeva di richiamarsi al cristianesimo delle origini. Il monachesimo non fu quindi se non una riforma fallita.

Nel corso di questo processo nacque la cosiddetta «doppia morale», estranea al cristianesimo primitivo, nel quale non si verificavano distinzioni fra i fedeli e i comandamenti di Gesù erano validi indistintamente per tutti i cristiani. Poi venne la differenziazione fra preti e laici. Con l'istituzione dell'”ordine sacro” (il sesto sacramento) si è creata, secondo la Chiesa, una differenza tra ministri consacrati e fedeli non solo funzionale ma ontologica. Traducendo: il clero sacerdotale con l'unzione diventa, per investitura divina, quasi un’altra specie, una casta super umana e perciò con obblighi diversi rispetto ai comuni mortali determinando una distinzione fra i doveri dei «perfetti» (clero) e degli «imperfetti» (laici), fra criteri valutativi per la massa e per gli «eletti», che poi troverebbero miglior trattamento dei cristiani «normali» anche nell’aldilà.

Con l’accettazione di una doppia moralità la Chiesa rinunciò una volta per tutte a rendere vincolante per ogni cristiano l’ethos gesuano. Lutero eliminò il principio della doppia morale, sul quale riposa tutta l’etica cattolica, e impose a tutti i medesimi obblighi, ma con la differenziazione fra doveri cristiani e doveri civili creò una nuova duplicazione della moralità, allo scopo di giustificare la guerra per motivi religiosi nella quale era coinvolto.



Martin Lutero


mercoledì 26 ottobre 2016

79– Il falso Jahvè. Il Regno d'Israele 1

Il Regno del Nord, subito dopo la fine della monarchia unita intorno al 900 a.C., s'avviò a diventare uno Stato pienamente sviluppato, cioè ad essere governato da un apparato burocratico, a sviluppare un'importante attività edificatoria e una prospera economia basata sul commercio con le regioni vicine, a coltivare una diffusa alfabetizzazione e a istituire un esercito professionale. Le sue città principali: Meghiddo, Izreel e Samaria, stando alla più recente ricerca archeologica, divennero dei centri amministrativi importanti con palazzi governativi, edifici residenziali sontuosi costruiti con blocchi di pietra bugnata e decorati con capitelli, e anche dotate di imponenti fortificazioni. Contemporaneamente invece il Regno di Giuda rimase povero e arretrato, con appena una ventina di villaggi sperduti intorno a Gerusalemme, e un'economia imperniata su un'agricoltura di sussistenza e sulla pastorizia. Aveva una scarsa capacità edificatoria e non intratteneva contatti commerciali con gli Stati vicini. Insomma tra i due regni si formò ben presto un divario considerevole.
Ma stando alla Bibbia il Regno d'Israele era inferiore a Giuda non solo sotto l'aspetto religioso ma anche sociale, politico ed economico. I due libri dei Re, che ne ricostruirono la storia dopo che fu distrutto dagli Assiri, ce lo presentano come aborrito da Jahvè per la sua perversa idolatria, per i matrimoni misti e la sua corruzione, ma anche governato da re scellerati e incapaci (esattamente l'opposto di quanto ci tramandano i documenti dell'epoca). e fanno comprendere che la sua redenzione sarebbe potuta venire solo con la riunificazione con Giuda, cioè con la fine della divisione temporanea del regno unito in due stati antagonisti, dovuta all'infedeltà religiosa di un membro importante della stirpe di David, benedetta da Dio, Salomone.
Infatti il mitico Salomone, ritratto dalla Bibbia come uno dei più grandi re di tutti i tempi, era accusato di aver provocato la rottura dell'unità d'Israele, come punizione dei suoi peccati di idolatria. Circuito dalle centinaia di mogli che costituivano il suo harem, per lo più straniere e pagane, aveva costruito molti altari a divinità pagane come Astarte, Milcom, Kemosh e pertanto "fece ciò che è male agli occhi del Signore" e attirò il suo castigo.

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Informazioni personali

Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)