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martedì 31 gennaio 2017

107– Il falso Jahvè. La scomparsa del quarantesimo libro della Bibbia 2

Nel XIX secolo cominciarono a circolare dei libri medioevali, scritti in ebraico, tutti denominati "Il libro di Jashar" ma un po' diversi tra loro per forma e contenuto. Secondo Edgar J.Goodspeed, professore emerito dell'Università di Chicago, autore di "Modern Apocrypha, Famous "Biblical" Hoaxes (The Beacon Press, Boston, 1956) essi riguardavano:
1. Un trattato ebraico sull'etica, attribuito a Rabbi Tham, morto nel 1171, pubblicato a Venezia nel 1544 e ripubblicato a Vienna nel 1811, menzionato nell' Encyclopedia Judaica (Jerusalem: Macmillan, 1971, vol. 14, pag. 1099).
2. Una sinopsi dei primi sette libri del Vecchio Testamento pubblicata a Londra nel 1751. Nella prefazione si dice che il testo era stato tradotto in inglese dall'abbate di Canterbury Flaccus Albinus Alcuinus (650 circa d.C.), che l'aveva acquistato in Persia in occasione di un pellegrinaggio in Terra Santa. È ritenuta da Edgar Goodspeed e da altri studiosi assolutamente falsa, ed è conosciuta anche come Pseudo-Jasar.
3. Un terzo Libro di Jasar derivato da un documento ebraico cui viene attribuita una certa attendibilità. Secondo fonti ebraiche questo testo era stato rinvenuto da un ufficiale romano di origine spagnola e di nome Sidrus, nel 70 d.C. durante la conquista di Gerusalemme in una biblioteca nascosta di quella città. Da lui portato a Siviglia, nel XII secolo fu donato all'Università Ebraica di Cordova. Pubblicato a Venezia nel 1625 in ebraico, venne poi tradotto in inglese da un erudito ebreo chiamato Samuel di Liverpool e pubblicato a New York nel 1840. Questo libro ha incontrato subito il favore di alcune sette cristiane, in particolare di quella dei Mormoni, perché integrava e riordinava la Bibbia fino all'epoca dei Giudici, aggiungendo particolari inediti.
Queste varie versioni del Libro di Jashar non hanno né capitoli né versetti, come originariamente erano i libri dell'Antico Testamento. Trattano della schiavitù in Egitto degli ebrei, del loro esodo e della conquista della Terra Promessa. Rispetto alla Bibbia, presentano varianti significative. Per esempio, la causa dell'uccisione dei tremila ebrei nel deserto non dipese dall'adorazione del vitello d'oro, come racconta Esodo, ma fu provocata da una sommossa. Dio, parlando tramite Jashar, non solo non perdona quella strage, ma rimprovera Mosè e condanna tutti gli israeliti per quella guerra fratricida.
Il successore di Mosè, sempre secondo questi testi, non fu Giosuè ma Jashar dal quale il libro prende il nome. Fu Jashar, che era nel contempo sacerdote e guerriero, a nominare Giosuè comandante in campo degli eserciti israeliti. Ma, soprattutto, fu Jashar su nomina di Mosè a rivestire la carica di sommo sacerdote di Bethel, il santuario a cielo aperto più importante di tutto Israele, e fu la sua tribù a ricevere l’incarico di custodirlo. Questo fatto potrebbe costituire il motivo per cui il Libro di Jashar è stato tolto dal canone dell'Antico Testamento, forse per ordine di Giosia, il re fondamentalista che distrusse Bethel e sterminò i devoti del santuario e ne profanò perfino le tombe.
Il libro afferma anche che Jashar e la sua tribù erano gli edomiti. Nella parte iniziale del testo vengono ricalcati episodi narrati in Genesi ma con sostanziali differenze. L'episodio del diseredamento di Esaù per un piatto di lenticchie e la sua sostituzione con Giacobbe al momento della benedizione di Isacco, con la complicità di Rebecca, davvero poco credibile per non dire inverosimile, non si trova in questo testo. Anzi, il nome di Esaù non compare mai e il fratello di Giacobbe è chiamato Edom, cosa del resto confermata anche in Genesi 36,8 :"Esaù prese dunque a dimorare nella regione montuosa di Seir. Esaù è Edom".



venerdì 27 gennaio 2017

106– Il falso Jahvè. La scomparsa del quarantesimo libro della Bibbia 1

Sappiamo che nel Regno di Giuda veniva coltivato un odio mortale verso il regno fratello d'Israele a causa del culto di Baal, e sappiamo che dopo la sua distruzione il Regno di Giuda cancellò di proposito ogni traccia della vera impronta religiosa d'Israele, limitandosi a dichiararlo idolatra. Ma Giuda nutriva un eguale e forse più intenso odio anche per il regno di Edom, che comprendeva il territorio poi chiamato Idumea.
Gli edomiti erano collegati politicamente e religiosamente agli Israeliti, e molti Alti Luoghi – santuari a cielo aperto dedicati a Baal, cioè a Jahvè – si trovavano nel loro territorio. Per alcuni biblisti addirittura il Monte di Dio, cioè il luogo dove Mosè ricevette le famose Tavole della Legge, si trovava a Teman, nella terra di Edom, e non nel Sinai.
Durante l'invasione assira gli edomiti riuscirono a salvaguardare la loro indipendenza e autonomia e conservare il loro culto ma, col passare dei secoli, vennero assimilati dai nabatei, che fondarono la loro capitale a Petra. Secondo il Libro di Jashar gli edomiti erano i sacerdoti di Bethel, i guardiani del Monte di Dio e una tribù importante d'Israele.
Nel Libro di Giosuè viene raccontato un fatto insolito e misterioso. Un giorno, mentre era vicino a Gerico, Giosuè alzò gli occhi e vide di fronte a sé un uomo con la spada sguainata. Gli andò incontro e gli domandò: “Sei dei nostri oppure un nemico?” Egli rispose: “Né uno dei vostri né un nemico. Sono il capo dell'Esercito del Signore, e ora vengo ad aiutarti”. Giosuè si prostrò a terra e gli domandò: “Che cosa vuol dire il mio Signore al suo servo?” Il capo dell'Esercito del Signore rispose: “Togliti i sandali dai piedi perché questo luogo è sacro”. E così fece Giosuè (Giosuè 5,13-15).
Chi era questo personaggio misterioso che si presenta come più importante del successore di Mosè? Il Libro di Giosuè non ce lo dice perché il racconto s'interrompe bruscamente, quasi fosse stato censurato. Non è impossibile supporre che l'uomo misterioso e così potente fosse il capo degli edomiti, Jashar. Infatti, la Bibbia contiene la prova che un tempo esisteva un quarantesimo libro dell'Antico Testamento chiamato appunto Libro di Jashar, o Libro del Giusto. Questo libro nella Bibbia viene citato due volte. La prima quando descrive il "giorno lungo di Giosuè a Gabaon":
"Il giorno che l'Eterno diede gli Amorei nelle mani dei figli d'Israele, Giosuè parlò all'Eterno e disse in presenza d'Israele: «Sole, fermati su Gabaon, e tu, luna, sulla valle di Ajalon!». Così il sole si fermò e la luna si arrestò, finché il popolo si fu vendicato dei suoi nemici. Questo non sta forse scritto nel libro di Jashar?" (Giosuè 10,12-13).
La seconda in Samuele:
"Allora David intonò questo lamento su Saul e suo figlio Giònata e ordinò che fosse insegnato ai figli di Giuda. Ecco, si trova scritto nel Libro di Jashar "(2 Samuele, 1, 17-18).
Cenni brevissimi, forse sfuggiti agli scribi redattori ma importantissimi perché ci fanno sapere che quel libro è esistito e quindi o è stato perduto, o volutamente nascosto dalla classe sacerdotale.


giovedì 26 gennaio 2017

Un episodio significativo riferito da Eusebio di Cesarea. 294

Eusebio di Cesarea riferisce un episodio riguardante l'imperatore Massimino Trace (235-238), che serve ad illuminarci a proposito del clima di tensione creato dai cristiani. Questo imperatore, preoccupato per il diffondersi della nuova religione che riteneva nociva all'Impero, fece stampare e diffondere le memorie di Pilato (Acta Pilati), integralmente tratte dagli archivi imperiali, al fine di rendere evidente a tutti la pericolosità politica e sociale dei cristiani.

Pur essendone state create molte copie, distribuite anche alle scuole affinché gli studenti le conoscessero, di queste memorie di Pilato oggi non esiste traccia. Qualcuno, e non è difficile capire chi, ha provveduto a farle sparire perché forse davano una versione totalmente diversa della condanna di Gesù, rispetto a quella tramandataci dai nostri Vangeli. Probabilmente negavano tout court la crocifissione di Gesù o lo presentavano come un pericoloso zelota crocifisso per insurrezione.

Nessuno dei ben noti polemisti cristiani dell'epoca, sempre pronti a rintuzzare i pagani, osò contestarle nel merito. Ma se il rapporto di Pilato fosse stato utile al cristianesimo, magari collimando coi racconti evangelici della Passione, quanto lo avrebbe strombazzato la Chiesa, una volta raggiunto il potere, per documentare la reale esistenza di Gesù e il suo martirio.


Massimino Trace imperatore


martedì 24 gennaio 2017

105– Il falso Jahvè. Le fonti bibliche 3

a).La fonte P
La fonte P risale al VI secolo a.C., e interessa i libri di Genesi, Esodo, Levitico e Numeri. Lo stile è frequentemente ripetitivo perché, allo scopo di dare una continuità al popolo ebraico fin dai primordi della creazione, abbonda di lunghi e puntigliosi elenchi di patriarchi e di capostipiti. L’autore, sicuramente d'origine sacerdotale o levitica, mostra un particolare interesse per il rituale religioso degli israeliti, che trova la sua massima espressione nel codice di santità del Levitico (17-26), e per gli eventi storici che egli descrive spesso in uno stile poetico, mettendo sempre in rilievo la sacralità della storia d'Israele. Possiamo attribuire a lui la descrizione della creazione del mondo in sette giorni (Genesi 1). È sua anche la geniale intuizione che nel settimo giorno Dio si riposò, dando in tal modo al mondo il riposo settimanale del Sabato. Per certi versi si rifà all'epica della creazione mesopotamica, ma a differenza di Marduk che deve lottare contro il caos creato da Tiamat, il Dio dell’autore sacerdotale non ha rivali con cui competere, e appare lontano e al di fuori del mondo naturale.
Diversamente dalle fonti J ed E, il Dio della fonte P non dà confidenza alle sue creature, e sebbene distaccato e lontano, appare soddisfatto del suo lavoro creativo. È attribuibile a questa fonte la descrizione del patto dopo il diluvio, nel quale Dio manda un arcobaleno e promette che non tenterà più di distruggere l'umanità.
Questa fonte insiste molto sulla santità di Dio e del suo popolo, e tra le regole della santità introduce anche quelle di purezza, che in fattispecie erano norme alimentari molto rigorose che dividevano gli animali in puri ed impuri. Tra gli animali impuri venivano annoverati i maiali, i conigli e tutti i molluschi. Queste norme non riguardavano regole d'igiene e nemmeno d'utilità pratica ma forse discendevano da antiche superstizioni, legate al contagio della lebbra.
Le regole di purezza riguardavano anche la macellazione degli animali e vietavano l'uccisione per soffocazione e il consumo del sangue. Si tradurranno in una vera palla al piede per gli ebrei della diaspora che non riusciranno a rispettarle vivendo tra i pagani. Una curiosa proibizione, forse determinata da qualche rito magico che la prescriveva, riguardava i cuccioli di agnello o di capra, la cui carne non poteva essere bollita nel latte della madre, per essere poi mangiata.
Appartiene a questa fonte anche la descrizione del capro espiatorio. Aronne, in qualità di sommo sacerdote, doveva ogni anno scegliere per il perdono dei peccati del popolo due capri e presentarli a Dio nel giorno dell'Espiazione. Uno di questi veniva sacrificato come offerta riparatrice; sull'altro Aronne doveva confessare i peccati del popolo e quindi lasciarlo andare libero nel deserto. In tal modo tutte le colpe venivano perdonate e di conseguenza Israele poteva rientrare nello stato di santità. Tutta la liturgia sacrificale, che interessa gran parte del Levitino e che è posta a fondamento del culto templare, deriva da questa fonte.
In seguito alla doppia conquista di Gerusalemme per opera dei romani nel 70 e nel 135 d.C., e la conseguente distruzione definitiva del Tempio, seguita dalla cacciata degli ebrei dalla Palestina, il culto sacrificale venne totalmente abolito e sostituito dal culto della parola, che si poteva celebrare in qualsiasi luogo alla presenza di almeno dieci maschi ebrei adulti. Le sinagoghe divennero così i centri del nuovo culto ebraico e in breve si diramarono in tutto il mondo antico. Ancora oggi sono l'unico luogo in cui si svolge il culto ebraico e sono diffuse in tutti gli angoli della Terra. Si differenziano tra di loro per alcuni aspetti rituali che dipendono dagli usi e costumi assimilati nei vari Paesi che accolsero gli ebrei durante la loro diaspora (rito spagnolo, rito germanico, rito levantino e così via).



venerdì 20 gennaio 2017

104– Il falso Jahvè. Le fonti bibliche 2

La fonte D
La fonte D risale all'età tardomonarchica e si fa portatrice dell'ideologia e delle esigenze del Regno di Giuda. Interessa il Deuteronomio, i libri di Giosuè, dei Giudici, di Samuele e dei Re. Ha avuto un impatto enorme su Israele perché ha determinato le rigide prescrizioni legali, attribuite retrospettivamente a Mosè, e la Storia Deuteronomistica che è la seconda grande opera letteraria sulla storia d'Israele contenuta nella Bibbia e che va dalla conquista della Terra Promessa fino all'esilio babilonese. Lo stretto collegamento sia linguistico che teologico tra il Deuteronomio e i libri storici è ammesso da tutti gli studiosi così come è accettata universalmente l'attribuzione di questa fonte a re Giosia e alla casta sacerdotale di Gerusalemme. È da ascrivere a questa fonte la conquista di Canaan, il periodo dei Giudici, e l'intero paradigma reale. Indubbiamente è la fonte più importante perché ha determinato l'assetto teologico fondamentale della Bibbia.


giovedì 19 gennaio 2017

La prima vera persecuzione fu attuata nel 250 dall'Imperatore Decio. 293

La prima persecuzione vera e propria, generalizzata e pianificata, avvenne per opera dell'imperatore Decio con l’editto del 250, che ordinava la convocazione per il sacrificio di tutti i cittadini, bambini compresi, anche se il tutto avvenne con molta moderazione. Solo in casi estremi e rari vennero eseguite sentenze di morte.

Evidentemente a Decio interessava non l’eliminazione radicale dei cristiani, ma solo contrastare la lotta religiosa da essi scatenata soprattutto sotto l'aspetto della disobbedienza civile. Ma benché le misure dell’imperatore riguardassero tutto il territorio dell’impero, il cristianesimo non ne fu indebolito. Perché?

Perché moltissimi cristiani abiurarono con grande facilità e si salvarono; poi, cessata la persecuzione, rientrarono, con altrettanta facilità, nel cristianesimo. Infatti, molti cristiani furono così spaventati dall’editto che abiurarono subito la loro fede, differenziandosi in varie categorie: i sacrificati, coloro che compirono effettivamente l’atto sacrificale, e i thurificati, coloro che si limitarono a gettare l’incenso sulle braci davanti ai simulacri degli dèi e dell’imperatore, spesso ritenuto atto sufficiente dai funzionari imperiali.

Molti cristiani, come ci informano Tertulliano e Origene, ritenevano di poter tranquillamente invocare gli dèi, purché in quel momento il loro pensiero fosse rivolto al Dio vero (conoscevano già il trucco della riserva mentale di stampo gesuitico). Altri fecero i primi passi verso il martirio, facendosi incatenare o gettare in prigione, ma trovarono poi che la vita era ancora più attraente e rinnegarono la propria fede. Infine, i libellatici ottennero con la corruzione un falso attestato di sacrificio o fecero sacrificare i propri schiavi al loro posto. Ma anche non pochi cristiani fuggirono sui monti o nel deserto, abbandonando tutti i loro beni, oppure scomparvero nella confusione delle grandi città straniere. Non appena, però, Decio cadde nella guerra contro i Goti, nel 251, i cristiani infedeli si pentirono e tornarono a schiere nel seno della Chiesa ben felice di accoglierli.

Dopo Decio, ebbe luogo una breve persecuzione, ammesso che si possa usare questo termine, sotto l’imperatore Gallo (251-253): le sue disposizioni si limitarono probabilmente a Roma, dove, in ogni caso, non vennero comminate sanzioni severe.



Più dura fu la persecuzione di Valeriano del 257/58, rivolta quasi esclusivamente contro il clero e le gerarchie superiori. Ci furono alcune sentenze capitali, specie in Africa, dove, su 87 vescovi dodici subirono il martirio, fra i quali Cipriano.

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Informazioni personali

Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)