Visualizzazioni totali

venerdì 31 marzo 2017

124– Il falso Jahvè. La dominazione romana e le due guerre giudaiche. 3

La distruzione di Gerusalemme e del Tempio, la cacciata di tutto il popolo d'Israele dalla Palestina furono una catastrofe di inimmaginabili dimensioni per il popolo ebraico. La celebrazione dei sacrifici, il rito più sacro imposto da Mosè, cessò per sempre e i sacerdoti sadducei persero ogni loro ruolo.
Col Tempio totalmente distrutto e la città santa e tutto il territorio proibiti agli ebrei, il giudaismo avrebbe potuto scomparire, come accadde a molte religioni del mondo antico in analoghe circostanze. Invece sopravvisse per merito delle sinagoghe che fin da un secolo prima si erano diffuse in tutta la Palestina e nei luoghi della diaspora e che, da allora, diventarono i nuovi centri cultuali in cui celebrare la liturgia della parola imperniata sulla Torah, in sostituzione di quella del sacrificio del Tempio di Gerusalemme.


giovedì 30 marzo 2017

Eusebio di Cesarea e il Testimonium Flavianum. 303

Fu Eusebio, nel IV secolo, a inserire nella sua "Historia Ecclesiastica" il Testimonium Flavianum che troviamo inserito dagli amanuensi ecclesiastici nei codici di Giuseppe Flavio da loro trascritti nel Medioevo.
Allo stesso tempo, visse Gesù, uomo saggio, se pure lo si può chiamare uomo; poiché egli compì opere sorprendenti, e fu maestro di persone che accoglievano con piacere la verità. Egli conquistò molti Giudei e molti Greci. Egli era il Cristo. Quando Pilato udì che dai principali nostri uomini era accusato, lo condannò alla croce. Coloro che fin da principio lo avevano amato non cessarono di amarlo. Nel terzo giorno, apparve loro nuovamente vivo; perché i Profeti di Dio avevano profetato queste e innumeri altre cose meravigliose su di lui. E fino ad oggi non è venuta meno la tribù di coloro che da di coloro che da lui sono detti Cristiani” (HEc. I 11,7/8). Questo è il brano, accreditato allo storico Giuseppe Flavio per testimoniare l'esistenza di Gesù Cristo, così come riportato nella "Historia Ecclesiastica" di Eusebio di Cesarea, scritta dal vescovo cristiano e ultimata dopo il Concilio di Nicea del 325 d.C..

Ma questo brano diffuso in tutto il mondo e in tutte le lingue dal tardo Medioevo in poi, risulta sconosciuto da tutti i Padri della Chiesa sino al IV secolo, l'epoca del vescovo. Ma che cosa spinse Eusebio a inserire nella sua opera questo brano? Semplicemente il fatto che avendo egli a disposizione tutte le opere dello storico ebreo, reperibili negli archivi imperiali di Nicomedia, non aveva riscontrato in esse alcun cenno né di Gesù né dei suoi portentosi miracoli, con immensa sua meraviglia, tenendo conto della meticolosa diligenza dimostrata dallo storico ebreo nel descrivere gli avvenimenti della Palestina del tempo di Gesù.

Ciò confermato anche da uno dei Dottori della Chiesa più famosi del III secolo: Orìgene Adamanzio di Alessandria, il quale, nella sua opera "Contra Celsum" (1,47), afferma di aver letto attentamente "Antichità Giudaiche" dello storico ebreo ma di non aver mai riscontrato alcun cenno in esse che riguardasse Gesù, al contrario di Giovanni Battista le cui vicende venivano ampiamente riportate nel XVIII Libro della stessa opera.

Una ulteriore conferma della affermazione di Origene venne fatta dal Patriarca di Costantinopoli, Fozio I il Grande (820-893), il quale nella sua imponente opera "Biblioteca" (Myriobiblion, "mille libri"), nell'epìtome dedicata allo storico ebreo, dichiara la sua delusione in merito all'assenza di notizie su Gesù, fornendo quindi una ulteriore dimostrazione che questa "testimonianza" fu aggiunta dagli amanuensi nei codici da loro trascritti in "Antichità Giudaiche" oltre due secoli dopo la morte di Fozio.


Origene Adamanzio


martedì 28 marzo 2017

123– Il falso Jahvè. La dominazione romana e le due guerre giudaiche. 2

I messianici, nazionalisti sempre più fanatici e anche sempre più fondamentalisti sotto l'aspetto religioso, continuarono a fomentare rivolte contro Roma finché, nel 66 d.C., la situazione precipitò: una piccola legione romana e un gruppo di ebrei filoromani furono uccisi in una sollevazione popolare guidata dagli zeloti. La guerra che ne seguì, condotta prima da Vespasiano e poi dal figlio Tito, comportò, secondo Giuseppe Flavio (Bellum judaicum), che la combatté personalmente, la morte di più di 600.000 ebrei e determinò nel 70 d.C. la prima distruzione di Gerusalemme e del suo Tempio.
Circa settant'anni dopo, nel 135 d.C., un altro zelota di nome Simeone bar Kokhba, proclamatosi Messia, scatenò una seconda guerra contro Roma, che si concluse con l'uccisione di 850.000 ebrei, la distruzione di quello che era rimasto della Palestina e con l'espulsione di tutti i sopravvissuti alla strage. Gerusalemme, dopo essere stata rasa al suolo (perfino il Golgota fu spianato) venne ricostruita in forma totalmente ellenizzata col nome di Colonia Aelia Capitolina, con templi a Giove Capitolino, a Giunone e a Minerva. Fu promulgata la condanna a morte a tutti i circoncisi che avessero osato rientrare. Cominciò così la grande diaspora ebraica che perdurerà fino al 1948, anno della nascita del nuovo Stato d'Israele.


venerdì 24 marzo 2017

122– Il falso Jahvè. La dominazione romana e le due guerre giudaiche .1

Nel 37 a.C. Erode il Grande fu nominato dai romani re dell'intera Palestina. Godeva di una certa autonomia ma era pur sempre un re delegato perché Roma col suo esercito manteneva il controllo dell'intera regione. Durante il suo regno il malcontento degli ebrei verso il re e il dominio dei romani crebbe a dismisura, provocando frequenti rivolte da parte dei messianici. Questi ultimi erano in continuo aumento, ed essendo fanaticamente convinti che l'arrivo del Messia liberatore fosse imminente, avevano dato vita alla setta degli zeloti o sicari, pronti a uccidere senza pietà i romani e gli ebrei collaborazionisti. Dopo la morte di Erode il Grande, nel 4 a.C., la situazione peggiorò perché il figlio Archelao, divenuto re della Giudea, fu deposto dai romani per inettitudine, e il regno diventò una provincia romana retta da procuratori incapaci di capire le esigenze della religione monoteistica ebraica.

giovedì 23 marzo 2017

Il dogma mariano della perpetua verginità di Maria, assente nella Historia di Eusebio. 302

Molto importanti furono le conseguenze del dogma mariano riguardante la perpetua verginità di Maria, riconosciuta come madre di Gesù Cristo unigenito, decretato nel Concilio di Costantinopoli del 381 d.C. il cui dettato entrava in contrasto con i vangeli preesitenti in uso fino al allora ma del tutto privi della "Natività" e relativa "Teotòkos" (Madre di Dio) e che documentavano l'esistenza di fratelli carnali di Gesù in base alla dottrina cristiana ariana, dichiarata eretica dopo quella data.

Quindi un secolo dopo la morte di Eusebio la Chiesa operò una successiva evoluzione teologica della “SS. Beata Maria”, dichiarata Madre di Gesù Christo unigenito nel Concilio di Costantinopoli del 381 e poi Madre di Dio - super vergine prima, durante e dopo il parto, nel Concilio di Efeso del 431 d.C. Dopo tali Concili gli evangelisti Matteo e Luca dovettero rivedere i loro vangeli inserendovi la "Natività" e il neonato dogma della "Theotókos" (Θεοτόκος) "Madre di Dio" (Lc 1,43), in modo che la "volontà dell'Altissimo" venisse riconosciuta a Efeso. Fu così che ebbe inizio il culto mariano della nuova divinità, opportunamente mutuato dalla Dea Iside egiziana, dalla Dea Cibele e dalla Dea Artemide,chiamata "Mater Magna" dai Romani, quindi adattato al nuovo Credo. In particolare il culto popolare di Artemide era rappresentato ad Efeso da un imponente Tempio dedicato alla Dea, e in tal modo fu soppresso definitivamente e dedicato a Maria.

Perché il Concilio fu convocato proprio ad Efeso? Perché secondo la tradizione allora diffusissima ed accettata unanimamente da tutti i cristiani Maria, "Mater Dei", andò ad abitare ad Efeso assieme a Giovanni, l'apostolo "prediletto del Signore". La qual cosa, però, stando alle Lettere di Paolo, risulta del tutto infondata. Nella sua lunga Lettera "Agli Efesini", Paolo di Tarso non fa alcun cenno della residenza, in quella città, del “discepolo che Gesù amava” e della “Madre di Gesù unigenito”, pur essendosi egli recato personalmente ad Efeso nel 53 d.C. assieme ai giudei convertiti, Aquila e Priscilla. In Efeso, una città di 250.000 abitanti, capitale romana della Provincia d’Asia, il super apostolo Paolo si era trattenuto due anni e, secondo gli Atti degli Apostoli che hanno un po' troppo esagerato la cosa, vi fondò la Chiesa di Cristo convertendo tutti gli abitanti, nessuno escluso (At 19,11-12).

Ma a lui, l'apostolo dei Gentili, la nuova super Dea cristiana, Maria Vergine, in quei due anni, gli è rimasta totalmente sconosciuta e altrettanto sconosciuto gli è risultato Giovanni, l'apostolo "prediletto del Signore" che ivi dimorava con Maria. Questo per dimostrare come tutto quanto ci viene tramandato dai documenti del cristianesimo primitivo sia del tutto privo di congrui riscontri e di palese discordanze.

Quattro secoli dopo il Concilio di Efeso del 431, il Patriarca di Costantinopoli, Niceforo I (758-828), possedeva ancora la copia di un vangelo di Matteo in aramaico e ne confrontò la lunghezza con il Matteo canonico, constatando che nel primo risultavano 300 righe in meno. L'osservazione fatta dal Metropolita nella sua "Sticometria", denunciava l'assenza della “nascita verginale” nel vangelo primitivo di Matteo, non ancora inventata ma successivamente “introdotta” insieme alla Eucaristia (in quanto entrambi culti pagani e quindi esclusi dal Vangelo ebraico). Ciò spiega perchèé gli Ebrei cristiani (messianisti), e le rispettive sette dei Nazirei e degli Ebioniti (i Poveri) non riconoscevano i vangeli canonici .



Artemide - Diana


Benvenuti nel mio blog

Questo blog non è una testata giornalistica, per cui lo aggiorno quando mi è possibile. I testi sono in regime di COPYLEFT e la loro pubblicazioni e riproduzioni è libera purché mantengano lo stesso titolo e venga citando il nome dell'autore.

I commenti possono essere critici, ma mai offensivi o denigratori verso terzi, altrimenti li cancello. Le immagini le pesco da internet. Qualche volta possono essere mie manipolazioni.

Se volete in qualche modo parlare con me, lasciate la richiesta nei commenti, vi contatterò per e-mail. Dato che il blog mi occupa parecchio tempo, sarò laconico nelle risposte.

Se gli argomenti trattati sono di vostro interesse, passate parola; e, se site studenti, proponeteli al vostro insegnante di religione. In tal caso fatemi sapere le risposte che avete ottenuto. Grazie.

Lettori fissi

Archivio blog

Informazioni personali

Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)