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venerdì 16 settembre 2011
La Legge sulla Tortura Obbligatoria di Fine Vita sta per essere approvata in via definitiva al Senato
"Solo una politica sorda ai bisogni degli ammalati e alle evidenze scientifiche poteva approvare una legge del genere. Si obbligano le persone, anche coloro che hanno indicato di non volere un tubo nell'intestino, a riceverlo per legge; le indicazioni che ognuno lascerà non saranno vincolanti per il medico, che potrà disattenderle. Questo è incivile e inaccettabile. Si è arrivati addirittura a inserire un articolo che prevede l'assenza di attività cerebrali per applicare il testamento biologico: in altre parole, questa legge dice ai medici che possono sospendere le cure quando una persona è morta. Davvero un bel risultato".
Così Ignazio Marino, senatore del Pd, sul testamento biologico. "Questa legge - conclude - trasforma le dichiarazioni anticipate di trattamento in carta straccia. La politica non deve né scegliere, né interrompere le terapie, deve solo permettere a ognuno di noi di decidere con i propri affetti, nell'ambito del rapporto tra medico e paziente, quali cure siano appropriate e quali no".
La battaglia per abolire questa infamia che, di fatto, impone l’accanimento terapeutico per legge, violando la libertà di scelta degli individui e negando la Costituzione che sancisce invece tale diritto, partirà subito dopo la sua approvazione con la raccolta di firme per arrivare a un referendum che la abroghi.
Lo ha annunciato il senatore del Pd Ignazio Marino nel corso di una conferenza stampa con Mina Welby e Beppino Englaro dichiarandosi sicuro che il voto degli italiani, ancora più plebiscitario di quello ottenuto con il referendum sul nucleare e sull'acqua, smentirà Parlamento e Vaticano.
mercoledì 3 agosto 2011
I due pesi e le due misure applicate dalla Chiesa Cattolica
Non si era detto che i suicidi non hanno diritto al funerale in chiesa? Non è stato sempre proclamato che togliersi la vita è un atto gravissimo, una ribellione contro dio, una prepotenza inaccettabile nei confronti di quel bene “indisponibile” che è l’esistenza umana?
Ricordate il gelido comunicato emesso dal cardinal vicario di Roma Camillo Ruini che recitava: “In merito alla richiesta di esequie ecclesiastiche per il defunto Dott. Piergiorgio Welby, il Vicariato di Roma precisa di non aver potuto concedere tali esequie perché, a differenza dei casi di suicidio nei quali si presume la mancanza delle condizioni di piena avvertenza e deliberato consenso, era nota, in quanto quanto ripetutamente e pubblicamente affermata, la volontà del Dott. Welby di porre fine alla propria vita, ciò che contrasta con la dottrina cattolica (vedi Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 2276-2283; 2324-2325)?”.
Ma la scappatoia dell’obnubilamento improvviso, del raptus – la cosiddetta mancanza di “piena avvertenza e deliberato consenso” che giustifica secondo la gerarchia ecclesiastica la concessione del rito religioso – a rigor di logica non può valere per chi, come Cal, ha lucidamente pianificato il gesto estremo, si è informato della potenza dell’arma, ha scritto lettere equilibratissime per spiegare il perché.
Il peccato di Welby, imperdonabile per la Chiesa e per niente riferibile ad un suicidio,, è stato quello di rivendicare il diritto di interrompere alla luce del sole il “potere delle macchine” che mantengono in vita un corpo condannato a morte dalla natura.
Lo stesso peccato di Beppino Englaro, che ha ricordato il desiderio di Eluana di non sopravvivere vegetando solamente in virtù di artifici tecnici e ha rivendicato anche lui pubblicamente il diritto di fermare trattamenti che prolungano una vita incosciente e degradata.. Guai a esercitare in trasparenza la propria libera volontà di autodeterminazione, scelta drammatica che le eminenze non perdonano.
Avesse agito nel buio di una stanzetta d’ospedale con la nascosta, affettuosa complicità di un medico e di un’infermiera, magari suora, non si sarebbero levate in parlamento, dagli appecorati al Vaticano, le lugubri grida di “assassini” e costoro non si sarebbero abbassati ad imporre una legge sulle cosiddette “Dichiarazioni anticipate di trattamento”, che nega a ogni cittadino di decidere se sopravvivere o no intubato ad oltranza nel degrado più assoluto.
giovedì 14 luglio 2011
La Camera dei deputati ha approvato il ddl Calabrò sul testamento biologico.
Ma, allora, se secondo le statistiche il 75% dei cittadini non la vuole e i medici la trovano contraria al loro codice deontologico, perché la Camera l'ha approvata a larga maggioranza? Semplicemente perché i Torquemada vaticani, ricattando la classe politica, l'hanno imposta.
Purtroppo il Parlamento italiano è per la quasi totalità succube della Chiesa. Tradendo la sua missione istituzionale di interpretare e promuovere la volontà dei cittadini la nostra casta politica la disattende totalmente per imporre a tutti l'etica cattolica disumana, illiberale e anticostituzionale.
Berlusconi ha dichiarato che «sui temi etici terrà conto delle indicazioni della gerarchia ecclesiastica», escludendo quindi, a priori la volontà dei cittadini. Fra le indicazioni ricevute dalla “gerarchia ecclesiastica”, evidentemente, il testamento biologico è in prima fila.
Le altre riguardano: assegnare continui privilegi economici alla Chiesa, ostacolare gli aborti e la contraccezione, impedire la fecondazione eterologa, negare i Pacs etero e omo, così via. In parole semplici: rendere l'Italia il Paese più illiberale e medievale d'Europa. È sintomatico l'esame delle forze politiche che hanno votato la legge Calabrò.
Anzitutto la destra che si proclama eufemisticamente il partito della libertà, mentre si è sempre mostrata nemica di tutti i diritti civili. Poi la Lega che un tempo adorava il dio Po e ora si é trasformata in un partito più becero e clericale della vecchia democrazia cristiana, che una parvenza di laicità almeno la professava.
Segue l'Udc di Casini, da sempre la quinta colonna del Vaticano nel nostro Parlamento. Infine una cospicua parte del PD, da molti definito il partitus dei. Sicuramente tutti gli ex margheriti ma anche alcuni appartenenti alla vecchia Ds. Gli unici che hanno osato votare contro, oltre ad uno sparuto gruppo di Ds, sono stati l'Idv e i quattro gatti radicali.
Ecco fotografato il degrado politico del nostro Parlamento. Naturalmente i votanti pro Calabrò si proclamano a gran voce cattolicissimi e sono sempre proni a riverire le eminenze. In privato, però, razzolano in modo poco cattolico (pluridivorziati, sposati civilmente, coppie di fatto e così via) per cui sono quasi tutti fuori della Chiesa e il loro cattolicesimo è puramente ipocrita e di facciata. La Chiesa lo sa, ma le sta bene.
Più sono corrotti, più sono ricattabili. Comunque la battaglia per abolire questa legge infame è appena all'inizi. Se infatti verrà licenziata in via definitiva dal Senato in settembre, partirà una raccolta di firme per arrivare a un referendum che la abroghi.
Lo ha annunciato il senatore del Pd Ignazio Marino, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sull'efficacia e l'efficienza del Servizio sanitario nazionale, nel corso di una conferenza stampa con Mina Welby e Beppino Englaro.
"Se potessimo dare il voto agli italiani invece che al Parlamento - ha osservato Marino - sono sicuro che avremmo un voto ancora più plebiscitario di quello ottenuto con il referendum sul nucleare e sull'acqua".
mercoledì 1 dicembre 2010
L'offensiva bioetica governo-Chiesa
Contemporaneamente l'Avvenire, il quotidiano dei vescovi italiani che si credono gli unici padroni del nostro destino, attacca duramente Roberto Saviano per aver ricordato i percorsi tormentati, ma sempre nel solco della legalità, di Beppino Englaro e di Piergiorgio Welby, allo scopo di affermare il diritto all’autodeterminazione del malato.
È in corso un'offensiva congiunta, governo-Chiesa, sui temi della bioetica per cercare di ricompattare l'appoggio dei cattolici e fare quadrato nella battaglia finale per arginare la nuova fase della crisi politica.
L'Avvenire denuncia la mancanza di contraddittorio durante la trasmissione, che doveva consistere nell’invitare qualcuno che, nella stessa situazione di Welby, avrebbe deciso di continuare a tenersi il respiratore e, nella stessa situazione di Beppino, avrebbe continuato la nutrizione artificiale della figlia.
Scrive Micromega: “In questo contorto ragionamento c’è un piccolissimo particolare che i sedicenti difensori della vita omettono sistematicamente e che inficia irrimediabilmente le loro posizioni: NESSUNO IMPEDISCE A CHI VUOLE CONTINUARE A STARE ATTACCATO A UNA MACCHINA DI FARLO. Mentre, al contrario, a Welby, come a Eluana, era impedito di staccarsene. Tutto qui.
Una piccola, grande differenza. Per questo il «contraddittorio» è una fantasma agitato perché sa di politicamente corretto ma è, in questo caso, totalmente fuori luogo”. E prosegue citando l'intervento «pro-life» di Fulvio De Nigris (direttore del centro Studi per la ricerca sul coma).
Scrive De Nigris: «... Essere liberi di vivere vuol dire permettere agli altri di vivere (c’è qualcuno che vuole forse impedirlo?); ... la vita non va giudicata, va condivisa (appunto, la vita, anche quella di Piergiorgio Welby, non va giudicata); ... riconoscere altri stili di vita (?);... diamo la libertà di scegliere, ma non lasciamo le persone in solitudine (se c’è un uomo che solo non è mai stato, questo era proprio Piergiorgio);... guardate questa moltitudine di famiglie che si sente offesa (ma chi può davvero sentirsi offeso dalle parole di Mina Welby) ...».
I punti, continuamente inevasi, sono sempre li stessi: CHI DECIDE? Chi decide se la mia vita è un dono o una tortura per me che la vivo? E poi, se la vita è un dono, avrò io il diritto di rifiutarlo?
E ancora, se è un dono di dio, che cos'è per un ateo che considera dio è una chimera? E, infine, chi impedisce al credente che lo vuole, di continuare a farsi torturare con macchine, cannule e sonde?
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Informazioni personali
- leo zen
- Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)