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martedì 8 giugno 2010
I polemisti anticristiani (“L'invenzione del cristianesimo”) 123
Il filosofo Celso. con “Il discorso vero” mise in luce, molto acutamente, le molteplici contraddizioni del cristianesimo, puntualizzando tutti gli imbrogli che i cristiani stavano facendo “per costruire la figura di un mago che, qualora fosse veramente esistito, poteva tutt'al più essere quella di uno dei tanti ciarlatani che avevano percorso la Palestina imbrogliando la gente”.
E a proposito del fondatore della setta dichiarò esplicito: “Colui al quale avete dato il nome di Gesù era in realtà un capo brigante” ritenendolo uno zelota violento e non un mistico pacifista. Inoltre accusò i predicatori cristiani di scegliere i loro seguaci tra “gli ottusi, gli ignoranti, o gli stupidi» ai quali imponevano: “non chiedere nulla: credi e basta. La tua fede ti salverà”.
Questo libro, puntualmente distrutto dalla Chiesa perché forse conteneva delle rivelazioni troppo imbarazzanti sul conto di Gesù, noi lo conosciamo in parte per merito di Origene, vigoroso polemista cristiano, che scrisse un libello intitolato “Contra Celsum” per confutare le accuse anticristiane dell'autore pagano (Origene, Contra Celsum,3,8 op. cit). Origene, però, nel confutarlo, dovette riconoscere che molte tesi sostenute da costui erano fondate.
Porfirio (233-304) fu forse il più implacabile polemista anticristiano. Nella sua opera “Contro i cristiani” in 15 libri, con puntigliosa acutezza dialettica e profonda dottrina, accusò gli evangelisti, da lui definiti falsi e bugiardi, di aver mitizzato la vita di Gesù.
Subito dopo Costantino la sua opera fu messa al bando e nel V secolo, sotto Teodosio II, anche gli ultimi esemplari di essa furono messi al rogo per volere della Chiesa, assieme alle molte opere cristiane che polemizzavano col filosofo.
Erano troppo pericolose perché contenevano lunghe citazioni di Porfirio, considerate un micidiale veleno. Agostino, uno dei più grandi Padri della Chiesa, trovò nell'opera di Porfirio la fonte principale della sua dottrina e, sottobanco, lo saccheggiò.
martedì 30 marzo 2010
Le controverse apparizioni del Risorto (“L'invenzione del cristianesimo”) 65
Circa le apparizioni ai soli discepoli, Celso, molto acutamente, si chiese perché il Risorto non apparve anche ai suoi accusatori e giudici, per dimostrare loro la sua reale resurrezione (Origene, op. cit. 2,63-64) mettendo in grande imbarazzi i Padri della Chiesa che non seppero dare al quesito un risposta adeguata.
Ma come apparve Gesù in queste sue manifestazioni, corporeo o incorporeo, riconoscibile o come un personaggio ignoto? Sia nell'uno che nell'altro modo. Infatti in Giovanni la sua figura è così solida che l’incredulo Tommaso può ficcare le dita nelle sue ferite e Gesù inoltre consuma coi discepoli un buon arrosto di pesce; dall'altra appare come un etereo fantasma che non viene riconosciuto come Gesù e può penetrare attraverso porte sigillate (Matteo 28,1-8).
Molto emblematica è la testimonianza dei pellegrini di Emmaus. Dopo aver percorso un lungo tratto di strada con uno sconosciuto, durante il quale vengono rimbrottati da costui per la loro scarsa fede nella resurrezione di Gesù, solo a tavola, al momento di spezzare il pane benedetto, s'accorgono che il loro compagno di viaggio era Gesù risorto (Luca 24,13-31).
Luca è il più confusionario degli evangelisti perché nel suo Vangelo fa avvenire tutte le apparizioni in un solo giorno, mentre negli Atti, lo stesso Luca, le fa durare quaranta giorni.
venerdì 19 febbraio 2010
La prova delle profezie (“L'invenzione del cristianesimo”) 32
Nell’antichità, gli adempimenti profetici costituirono «la prova più salda» della divinità di Gesù (Origene, Contra Celsum 2,28) e, secondo Giustino martire, furono innumerevoli i pagani che proprio per questo vennero guadagnati alla fede cristiana.
In effetti, nel Nuovo Testamento troviamo circa 250 citazioni del Vecchio Testamento e più di 900 allusioni ad esso, intese come adempimenti profetici, come ci attesta Origene (op.cit. 4,2). In particolare la Passione di Cristo venne favolisticamente composta sulla base della Bibbia ebraica.
Tanto per fare alcuni esempi: lo scandalo dei discepoli sulla via del Getsemani (Marco 14,26 sgg.) è dedotto da Zaccaria (13,17); le parole di Gesù davanti al Gran Consiglio (Matteo 26,64) trovano riscontro in Daniele (7,13) e nel Salmo (110,1); le offese ricevute da Gesù dai soldati romani sono dedotte da Geremia (50,6); la crocifissione tra due ladroni, da Geremia (53,12).
Anche i particolari più insignificanti furono dedotti dall'Antico Testamento. Esempio: Gesù viene dissetato con l’aceto, secondo il Salmo 69, 22: «E mi diedero fiele da mangiare, e quando ero assetato mi dissetarono con l’aceto».
Perfino l'eclissi di sole, inventata da Luca al momento della morte di Gesù, trova riscontro in Amos 8,9 e in Geremia 15,9. Significative anche le profezie sulla natività di Gesù: la nascita da una Vergine (Matteo 1,22 sg.) fu dedotta da Geremia (7,14); Betlemme come luogo di nascita (Matteo 2,1 sgg.) da Michea (5,1 sgg.); la strage degli innocenti (Matteo 2,16 sgg.) da Geremia (31,15), e la fuga in Egitto (Matteo 2,13 sgg.) da Osea (11,1).
Insomma non c'è un episodio della vita di Gesù, anche minore, che non sia stato costruito sulle profezie veterotestamentarie. Citate, però, se facevano comodo. Se invece sconfessavano la crocifissione, come nel versetto attribuito a Mosè:«Perché chi pende dal legno, costui è maledetto da Dio» (Deuteronomio 21,23), rigorosamente ignorate. A contrastare questa psicosi maniacale per le profezie veterotestamentarie furono i Marcioniti (Tertulliano, Advesus Marcionem) e molti eretici (Origene, Commentari alle omelie, 17).
L'evangelista più facondo nella produzione di profezie è Matteo per il quale gli adempimenti si susseguono l'uno all'altro. Mentre Marco, ad esempio, narra di Gesù tradito per danaro da Giuda (Marco 14,10), Matteo, spigolando da Zaccaria, quantifica la somma in trenta pezzi d'argento e li fa gettare dal traditore pentito nel Tempio (Zaccaria 11,12-13), contraddicendo gli Atti per i quali Giuda non si pentì affatto.
Una menzione a parte meritano le profezie poste in bocca a Gesù sulla distruzione del Tempio di Gerusalemme. Esse furono aggiunte ai Vangeli quando si erano già da lungo tempo verificate nella guerra giudaica del 70, come acutamente nel II secolo dichiarò Celso, mettendo in rilievo che tutto veniva profetizzato in quanto già accaduto, e non che tutto accadeva in quanto già profetizzato. Si tratta quindi di profezie intese come vaticinia ex eventu, e secondo la ricerca critica sono, senza eccezione, tarde creazioni della comunità cristiana.
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- leo zen
- Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)