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lunedì 13 giugno 2011
Sempre più omertosa la Chiesa nei riguardi della sua pedofilia.
Ce lo conferma il fatto che don Pier Carlo Casassa, ex parroco di Recco, per aver denunciato il comportamenti di don Riccardo Seppia, è stato di fatto allontanato da tutte le chiese della zona e invitato ad abbandonare Recco.
“Da quando ho dichiarato alcuni trascorsi di don Seppia”, si legge negli interrogatori ai carabinieri del 3 giugno, di cui alcuni stralci sono riportati da La Repubblica, “i parroci della zona non vogliono che mi rechi in chiesa, e se ci vado, lo faccio di nascosto”.
Convocato dal vescovo vicario di Genova, mons. Luigi Palletti, per parlare con il card. Angelo Bagnasco il primo giugno, è stato accolto con grande freddezza e invitato con insistenza ad allontanarsi da Recco per rifugiarsi a Genova. In parole semplici: è stato emarginato perché ha denunciato.
Ufficialmente, la Curia dice di offrire la massima collaborazione all'indagine. Di fatto, però,chi denuncia viene considerato un traditore e intorno a lui viene innalzato un muro di riprovazione. L'omertà della Curia è palesemente sentita anche dagli inquirenti, i quali, intenzionati ad interrogare gli ex compagni di seminari di don Seppia che potrebbero rivelare qualche segreto importante, temono, però, che chi parla, sia messo in un angolo.
Don Silvio Grilli, parroco di Bogliasco e direttore del settimanale della Curia “Il Cittadino”, avrebbe detto che i parenti di don Seppia e le forze dell’ordine “potrebbero accusare” proprio don Casassa per non aver denunciato nel 1985 il fatto che don Seppia, allora vice parroco, mostrava comportamenti equivoci con alcuni ragazzini della parrocchia di Recco. Ma don Casassa si discolpa affermando di aver riferito della condotta di don Seppia all'allora cardinale Siri che non la prese in considerazione.
Le dichiarazioni spontanee dell'ex parroco di Recco , ancorché di scarsa rilevanza penale, sono risultate, però, estremamente imbarazzanti per la Chiesa di Genova perché hanno reso palesi le omissioni e le responsabilità della Curia nel caso di don Seppia, e ciò spiega la dura reazione nei confronti di don Casassa, reo di aver detto alcune imbarazzanti verità.
giovedì 25 marzo 2010
Il “voto del silenzio” imposto agli adolescenti stuprati dal clero cattolico.
Ogni giorno si scoprono cose nuove è incredibili che ci svelano che la sola preoccupazione della Chiesa era soffocare lo scandalo e impedire i danni ai suoi immensi patrimoni in conseguenza di eventuali condanne e non mai la punizione dei colpevoli e tanto meno gli aiuti e i risarcimenti alle vittime innocenti. Queste ultime infatti sono sempre state intimidite, o punite per aver parlato o rivelato ciò che era loro accaduto, spesso con la tacita connivenza di un'opinione pubblica omertosa e plagiata.
Una delle cose più atroci rivelate dal primate d'Irlanda, cardinale Sean Brady, è l'aver ammesso di aver partecipato, da giovane sacerdote, ad un tribunale canonico che pretese “il voto del silenzio” da una bambina di 14 anni e un bambino di 10 sulle violenze sessuali subite.
“Voto del silenzio” per non riferire mai alla magistratura o alla polizia i reati commessi su di loro da un sacerdote, nel caso tal padre Smyth, che continuò per venti anni a stuprare minorenni. L'omertà del primate Brandy risale al 1975, vale a dire a più di trent'anni fa.
Voci ufficiali del Vaticano e difensori d’ufficio della Chiesa, tra i quali molti politici, sempre proni all'ossequio servile come l’ex presidente del Senato nonché ateo devoto Marcello Pera, e il noto opinionista del Corriere della Sera, Ernesto Galli Della Loggia, hanno attribuito alla società “mondana”, responsabile della scristianizzazione dell’Occidente e dell’Italia in particolare, la causa del lassismo scandaloso del clero, e l'hanno in parte giustificato per il fatto che “così fan tutti”.
Troppo comodo. Il vizio della Chiesa è molto antico, anzi antichissimo se già il concilio di Elvira – svoltosi in Spagna nell’anno 305 – condannava duramente i sacerdoti pedofili come "stupratores puerorum".
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- leo zen
- Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)