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venerdì 30 aprile 2010
L'innesto del paganesimo nel cristianesimo personale di Paolo (“L'invenzione del cristianesimo”) 91
Quindi, dopo aver recuperata la parte spirituale del messianismo, che si riprometteva di costruire uno Stato ideale nel quale gli uomini si amassero tra loro come fratelli, dove la povertà, intesa come scelta di vita, avesse eliminato l'arroganza delle ricchezza e resi gli uomini uguali, dove infine regnassero la verità e la giustizia, e dopo aver scorporata da esso ogni rivalsa nazionalistica e di terrorismo politico, Paolo, che conosceva alla perfezione il mondo pagano e le sue profonde aspirazioni, innesta in esso la figura di un salvatore universale, che dopo essersi incarnato e immolato per il bene dell'umanità, risorge dalla morte, come gli dèi Osiride, Attis, Mitra e Dioniso, sicuro che avrebbe avuto un enorme riscontro in milioni di persone, perché toccava le loro ansie più profonde e dava una risposta di salvezza al loro immaginario collettivo.
Al tempo stesso Paolo, attratto dai culti misterici orientali e dal fatto che ad Antiochia i cristiani ellenisti cominciavano ad invocare Cristo con l'appellativo di Kyrios, cioè Signore in senso divino, iniziò quel processo di deificazione del Cristo che avrebbe lentamente trasformato Gesù uomo, da Messia escatologico e apocalittico, in "Nostro Signore Gesù Cristo Figlio di Dio” e lo avrebbe fatto assurgere lentamente alla parità col Padre.
Se Paolo fu l'iniziatore di questo processo di deificazione, penseranno poi i suoi seguaci, seguiti dai discepoli di Marcione, dai Padri dalla Chiesa e soprattutto dall'imperatore Costantino nel Concilio di Nicea del 325, a codificare questa sua divinità consustanziale al Padre e a imporla anche a quanti non la condividevano.
A completamento della sua nuova teologia Paolo inserì anche, con l'istituzione dell'eucaristia, la teofagia, così profondamente sentita da tutto il mondo gentile, che vedeva in essa l'unione amorosa del dio salvifico con l'uomo. Infine, volendo dare al neocristianesimo un rito iniziatico che sostituisse la circoncisione, ritenuta da Paolo un serio ostacolo per chi voleva abbracciare la fede in Cristo, sancì il rito del battesimo, già in uso tra i pagani.
Questo in sintesi il corpus paolino dal quale nasce gran parte del cristianesimo. Non elaborò il culto di Maria e la nascita verginale, che fu in gran parte opera dei suoi seguaci e dei Padri della Chiesa, i quali, per convalidare la deificazione di Cristo si trovarono nella necessità di dargli un seme divino. Infatti, nelle tredici Lettere paoline, Maria non viene mai nominata e di lei c'è solo un cenno indiretto, laddove dichiara Gesù " nato da donna" (Galati 4,4), senza aggiungere altro.
lunedì 12 aprile 2010
Lacune storiche sulla figura di Paolo di Tarso (“L'invenzione del cristianesimo”) 75
In questi ultimi capitoli della seconda parte tratteremo il periodo in cui Paolo, dopo aver perseguitato ferocemente i primi seguaci della "Via", subì una folgorante conversione che lo portò, almeno in un primo tempo, a condividere tutte le aspettative messianiche della Chiesa di Gerusalemme. Nella terza parte del presente libro, che lo vede protagonista assoluto, delineeremo invece il suo distacco dall'ebraismo a la creazione del suo cristianesimo personale.
Chi era Paolo di Tarso e quali prove storiche abbiamo della sua esistenza? Nessun documento storico di fonte non cristiana parla di lui e noi lo conosciamo soltanto attraverso le sue Lettere e gli Atti degli Apostoli. È molto significativo il fatto che di lui non venga fatta menzione non solo da parte degli storici ebrei suoi contemporanei, come Giuseppe Flavio e Giusto di Tiberiade, ma neppure nelle Lettere degli apostoli Giuda, Giacomo il Minore e Giovanni, i quali, in base agli Atti, lo conobbero.
Solo la Seconda Lettera di Pietro ne parla esplicitamente, ma questa lettera è universalmente ritenuta un falso, e la stessa CEI, nella versione della Bibbia del 1989, la riconosce come tale. Paolo è totalmente ignorato anche dai primi apologeti e scrittori cristiani, come Giustino, morto a Roma nel 165, che attribuisce la conversione dei pagani esclusivamente ai dodici apostoli (Apologia I,39-45), e Papia, vescovo di Geropoli (Asia Minore), vissuto nella prima metà del II secolo, che scrisse un'apologia sulle “Sentenze del Signore.”
Il primo a farci conoscere Paolo fu Marcione, filosofo di Sinope sul Mar Nero. Costui nel 140 presentò alla comunità cristiana di Roma il suo vangelo gnostico assieme ad alcune Lettere affermando che erano state scritte da un certo predicatore siriano di nome Paolo che aveva conosciuto gli apostoli di Cristo.
Nonostante queste grosse lacune storiche sulla persona di Paolo, gli studiosi, attraverso un'attenta lettura delle sue Lettere e degli Atti, hanno ricostruito la sua vita.
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- leo zen
- Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)