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mercoledì 16 giugno 2010
La demonizzazione della democrazia e dei diritti civili da parte della Chiesa
In campo politico, come in quello sessuale e culturale, la Chiesa è sempre stata, e rimane tuttora, il nemico più implacabile di ogni forma di libertà. Essa, infatti, ha sempre odiato la libertà e la democrazia che ne consegue. Nessun papa ha mai speso una parola per difenderle, anzi tutti i papi ne hanno spese molte per denigrarle.
Che cosa significa democrazia? Accettazione piena di tutte le libertà fondamentali del cittadino: libertà di pensiero, di parola, di stampa, di religione, di scelta politica e così via. Ma per la Chiesa, la libertà, qualsiasi forma di libertà, è sempre stata considerata un'invenzione satanica. Ecco perché la Chiesa è sempre stata, nel corso della storia, il massimo sostegno dell’assolutismo e della tirannia.
Quando nel 1789 la «Dichiarazione dei diritti dell’uomo» proclamò i diritti fondamentali del cittadino, non più suddito, che decretavano l’eguaglianza di tutti davanti alla legge, e la libertà di coscienza, di pensiero, di parola e di stampa, fu duramente condannata nel Breve “Quod aliquantum” del 10 marzo 1791, da parte di Pio VI, come «mostruosità» (monstra). «Che cosa si può escogitare di più insensato che decretare una siffatta eguaglianza e libertà per tutti?», scrisse il Papa inorridito.
Poco dopo Pio VII nel 1800, nella sua prima enciclica, condannò “il mortale flagello dei libri” che avevano portato alla Rivoluzione Francese e alla deprecata “grande libertà di pensiero e di parola, di leggere e di scrivere”. Da allora la Chiesa non ha cambiato opinione, non ha mai ritrattato la condanna della democrazia.
Solo nel XX secolo la Chiesa ha accettato, obtorto collo, il consolidarsi della democrazia e del laicismo di Stato nel mondo occidentale, continuando a considerarli emanazioni sataniche e ad ostacolarli in tutti i modi. Infatti, non appena sono sorti dittatori di stampo fascista, con Mussolini in Italia, Franco in Spagna e Pinochet in Cile, non ha esitato ad appoggiarli, considerandoli inviati dalla provvidenza divina, e a giustificare i crimini da essi perpetrati. La complicità con i regimi fascisti è una macchia indelebile sulla storia della Chiesa.
A riprova di quanto la Chiesa sia implacabile nemica della libertà basti dire che lo Stato della Città del Vaticano, assieme a pochi altri Stati totalitari, non ha firmato la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. Perché? Perché questa Dichiarazione riconosce il diritto di ciascuno di cambiare religione o di non averne alcuna.
Vogliamo scherzare che la Chiesa autocratica e teocratica firmi una simile principio! Giammai. Rinnegherebbe se stessa e tutto il suo passato oscurantista
mercoledì 17 febbraio 2010
Oggi, 17 febbraio, anniversario del martirio di Giordano Bruno.
Uno dei tanti infami delitti contro la libertà di pensiero di cui si è macchiata la Chiesa e dei quali mai ha sentito il dovere di fare ammenda. L'insigne filosofo, stimato in tutta Europa per aver difeso e divulgato la teoria di Copernico, aver ribadito l'infinità dell'universo, la molteplicità dei mondi, il moto della Terra attorno al sole, la non generazione delle sostanze, e aver affermato, con eroico furore, che la conoscenza della natura è lo scopo della scienza e della nostra vita stessa, nonostante sottoposto a tortura aveva rifiutato di abiurare alle sue idee e, costretto ad ascoltare inginocchiato la sentenza di condanna a morte per rogo, aveva avuto l'ardire di ribattere ai giudici: «Forse tremate più voi nel pronunciare questa sentenza che io nell'ascoltarla».
Il 9 giugno 1889, domenica di Pentecoste, in Piazza Campo de’ Fiori la Roma laica del tempo innalzò un monumento all'eroico frate per ricordarne il martirio. Il fatto determinò una forte protesta da parte di papa Leone XIII che lo ritenne un oltraggio fatto alla Chiesa, il simbolo di “una lotta ad oltranza contro la religione cattolica”.
Egli propose, infatti, che la piazza Campo de’ Fiori fosse rinominata “Campo Maledetto”. La Chiesa considerò sempre questo monumento una sacrilega offesa al cattolicesimo, e nel 1929, alla firma dei Patti Lateranensi, tentò di obbligare il governo italiano a rimuoverlo, ma Mussolini, che nonostante l'accordo col Vaticano continuava a mantenersi totalmente ateo, respinse con decisione questa squallida provocazione.
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- leo zen
- Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)