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lunedì 6 giugno 2011
L'Osservatore Romano ribadisce: “No a condom, neanche in caso di contagio tra coniugi”.
Perez-Soba conferma infatti che un atto sessuale “realizzato col preservativo non può essere considerato un atto pienamente coniugale nella misura in cui è stato volontariamente privato dei suoi significati intrinseci”.
Traduzione: l'atto sessuale protetto non potendo determinare il concepimento ma solo l'appagamento sessuale, è per se stesso una grave offesa a dio, vitata dalla Chiesa. La quale, quindi, esclude a priori che il sesso possa esprimere gioia, tenerezza, amore, e nobili sentimenti a prescindere dalla procreazione.
Con ciò negando la finalità socio-psicologica- affettiva del matrimoni che vede in una sana attività sessuale all’interno della coppia (che non comporti sempre la procreazione) il continuo rinsaldamento del legame matrimoniale quale espressione dell'amore reciproco.
La religione si conferma, ancora una volta, come la nemica più irriducibile di ogni aspirazione alla felicità umana, imponendo divieti assurdi e disumani derivati da una entità assolutamente inventata, e non dedotti, invece, dalla più profonda e genuina essenza dell'uomo e dalla sua progressiva e inarrestabile evoluzione.
Una ulteriore conferma della intrinseca disumanità della religione la deduciamo dal fatto che, secondo la Chiesa, rimane vietato l’uso del condom in una coppia di coniugi, anche se uno dei due è sieropositivo.
Perez-Soba specifica,infatti, che nel caso vi sia “possibilità insuperabile del contagio”, la coppia può “di comune accordo adottare la decisione di astenersi dall’avere rapporti sessuali per ragioni di salute”.
Nel caso, però, non intendesse astenersi, dovrà praticare rapporti contagiosi, magari procreando un essere sieropositivo. Siamo alla pura demenzialità. Per fortuna che solo una minoranza sempre più esigua di cattolici segue questi assurdi divieti, la gran parte degli altri li ignora serenamente e lascia che la Chiesa predichi al vento.
lunedì 21 marzo 2011
Per l'Osservatore Romano “Il diavolo esiste, che ci si creda o meno”.
Lo conferma anche Padre Gabriele Amorth che si proclama uno dei più grandi esorcisti a livello internazionale. A dire il vero uno dei pochi segugi del diavolo ancora rimasti in circolazione, visto che ormai in Germania, Austria, Svizzera, Spagna, Portogallo e altri Paesi europei gli esorcisti sono letteralmente scomparsi, sostituiti da psichiatri molto più efficaci a guarire le pseudo possessioni.
“Abbiamo moltissimi preti e molti vescovi che purtroppo non credono a Satana” confessa infatti il nostro esorcista con visibile sconforto. E aggiunge: “Ci sono nazioni intere senza esorcisti: là molti vescovi non credono nel demonio e arrivano addirittura a dire in pubblico: l’inferno non esiste, il demonio non esiste”.
A dar man forte al nostro don Gabriele interviene in questi giorni l'Osservatore Romano che dà ampio risalto all'uscita nei cinema del film «Il rito» di Mikael Hafstrom, interpretato da Anthony Hopkins e con al centro la figura di un esorcista. Oltre a recensire positivamente l'opera cinematografica, il quotidiano della Santa Sede ripubblica il testo dell'udienza generale del 15 novembre 1972 in cui Paolo VI parlò del demonio.
Per l' Osservatore Romano, «Il diavolo esiste, che ci si creda o meno, e opera subdolamente per avere il sopravvento. Una realtà che alla Chiesa certo non sfugge».
Il giornale vaticano coglie l'occasione dell'uscita del film per annunciare la settimana di studi sull'esorcismo in programma dal 28 marzo al 2 aprile, a Roma e a Bologna, presso l' Ateneo Regina Apostolorum, e riprende poi, col titolo «Un agente oscuro e nemico», l'udienza del novembre 1972 in cui Paolo VI descriveva come «uno dei bisogni maggiori» della Chiesa «la difesa da quel male, che chiamiamo il Demonio», definito «Il nemico numero uno, il tentatore per eccellenza».
E concludeva: «Sappiamo così che questo Essere oscuro e conturbante esiste davvero e che con proditoria astuzia agisce ancora; è il nemico occulto che semina errori e sventure nella storia umana».
Ed io che pensavo che ammettere l'esistenza del diavolo, conosciuto anche come demonio, belzebù, satana, satanasso, lucifero, maligno, e via discorrendo, comportasse la negazione dell'esistenza di dio?
Sì, perché, parafrasando Epicuro, se dio, come dicono le Sacre Scritture, è la bontà assoluta e vuole il bene dell'umanità, ma non impedisce il male che discende da Satana, significa chiaramente che è impotente e quindi in difetto del suo massimo attributo. Se invece, è onnipotente, ma consente che Satana ne combini di tutti i colori, significa che è malvagio. Di qui non si scappa.
lunedì 22 febbraio 2010
Il grido di “dolore” di Benedetto XVI
Intanto il cardinale Claudio Hummes, arcivescovo di San Paolo (Brasile) e Prefetto della Congregazione per il clero, che tempo fa aveva dichiarato: "si deve sempre ricordare che solo una minima parte del clero è coinvolta in situazioni gravi, neppure l’uno per cento ha a che fare con problemi di condotta morale e sessuale", in un suo recentissimo intervento sull'Osservatore Romano ha specificato, con magnanima concessione, che per quanto riguarda i crimini pedofili del clero "bisogna andare fino in fondo anche facendo ricorso alla giustizia ordinaria".
All'insigne porporato, forse non troppo esperto in matematica, va ricordato che i crimini sessuali commessi dal clero emersi nelle varie parti del mondo cattolico (Stati Uniti, Canada, America Latina, Irlanda, Australia e recentemente Germania) - senza contare quelli, forse altrettanto numerosi, non emersi per vergogna, intimidazioni e ricatti - assommano a decine di migliaia e non possono essere spacciati per casi isolati e situazioni limitate
Per quanto riguarda l'affermazione "bisogna andare fino in fondo anche facendo ricorso alla giustizia ordinaria" faccio rilevare che quell'"anche" è di troppo (come ha osservato, molto acutamente, Tiziana Ficacci, www.nogod.it) perché fa presumere che ci sia un'alternativa. Non c'è, perché pedofili vanno denunciati e perseguiti dalla giustizia dello Stato cui appartengono. Il cardinale nel suo intervento sull'Osservatore fa poi un'altra affermazione decisamente paradossale, e cioè che prima di procedere contro i membri della Chiesa bisogna "accertare oggettivamente le responsabilità di tanto male".
Il cardinale non deve avere le idee molto chiare su come funziona la giustizia in Italia e nel mondo: prima viene la denuncia, poi l'accertamento delle responsabilità e infine il rinvio a giudizio e il processo. Le indagini le fanno i carabinieri e la polizia, non i vescovi o i cardinali.
Sono i giudici che decidono se le indagini condotte dalle forze dell'ordine giustificano un rinvio a giudizio oppure no, e non si deve (come avviene quasi sempre in Italia) criminalizzare i giornali che riportano le notizie riguardanti i religiosi pedofili e i giudici che li arrestano.
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- leo zen
- Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)