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sabato 22 gennaio 2011

Scambio mercimoniale fra la Croce e la Spada.

“L'azienda Chiesa" conta alcune centinaia di migliaia di fabbricati. Ma ricorrendo al trucco di dotare i suoi edifici, adibiti a lucrose attività commerciali (alberghi, cinema, teatri, campi di calcio, piscine, scuole private, cliniche private, ecc), di una cappella, un altarino o anche una semplice foto di santo o madonna con lumino acceso, ha trasformato, ipso facto, questi luoghi "non esclusivamente destinati al lucro", e quindi non tassabili, usufruendo quindi di un'esenzione totale dal pagamento dell'Ici e del 50% da quello sull'Ires, con un risparmio annuo che si avvicina ai due miliardi di euro. Una cosa ignominiosa, una concorrenza supersleale e truffaldina.

Il radicale Maurizio Turco, assistito dal fiscalista Carlo Pontesilli ha denunciato la cosa a Bruxelles. La Corte di giustizia europea ha invitato allora il commissario Almunia ad aprire un'indagine formale dell'Ue contro l'Italia per aiuti di Stato incompatibili con le norme sulla concorrenza. L'indagine è ancora in corso.

Ora sentite l'ultima. Una manina ha escluso le case dei preti dalla nuova imposta federalista voluta dalla Lega. È sui giornali di questi giorni che il governo Berlusconi, ha infilato nei decreti del federalismo comunale un piccolo comma che rende esenti gli immobili della Chiesa dal pagamento delle imposte municipali, le nuove tasse che, nella versione federalista dell’ordinamento dello Stato, andrebbero a sostituire l’Ici e tutti gli altri prelievi a favore delle amministrazioni comunali.

Ancora una volta l'Italia mostra il suo menefreghismo ai richiami dell’Unione Europea sul tema. C’entrano forse i malumori vaticani sugli scandali del bunga bunga, cioè il classico scambio mercimoniale fra la Croce e la Spada?

mercoledì 13 ottobre 2010

L'Europa finalmente indaga sui privilegi fiscali del Vaticano in Italia

Nel giorno in cui Papa Benedetto XVI tuona contro i «capitali anonimi e la vita immorale che divorano il mondo», la Commissione Europea dà il via libera ad un’inchiesta per verificare la compatibilità con le norme Ue dell’esenzione concessa dall'Italia al Vaticano, giudicata «aiuto di Stato».

Riepiloghiamo i fatti. Nel 2005 il governo Berlusconi, in piena campagna elettorale per ingraziarsi il voto dei cattolici, decretò la totale esenzione dell'Ici sui beni della Chiesa, sottraendo all'erario italiano la bella sommetta di due miliardi di euro l'anno.

Il governo Prodi nel 2006, sotto pressione dalla Ue, tentò di restringere l'esenzione solo alle attività "non esclusivamente commerciali". Ma la Chiesa, con la sua millenaria astuzia (per usare un eufemismo), vanificò le restrizioni imposte da Prodi ricorrendo al trucco di dotare i suoi edifici, adibiti a lucrose attività commerciali (alberghi, cinema, teatri, campi di calcio, piscine, scuole private, cliniche private, ecc), di una cappella, un altarino o anche una semplice foto di santo o madonna con lumino acceso, per trasformarli, ipso facto, in luogo "non esclusivamente destinato al lucro", e quindi non tassabili.

Tutti i politici ne erano a conoscenza ma la piovra d'Oltretevere non si poteva toccare perché foraggera di voti. Finché il radicale Maurizio Turco (grazie Maurizio!) assistito dal fiscalista Carlo Pontesilli non denunciò la cosa a Bruxelles. I commissari dell'Ue furono allora costretti ad intervenire.

Aprirono per due volte un'inchiesta e per ben due volte dovettero archiviarla per le pesanti bordate della diplomazia vaticana che spadroneggia anche in Europa. Di fronte all'ennesima archiviazione, però, i denuncianti non si diedero per vinti e si rivolsero alla Corte di giustizia che costrinse il commissario Almunia ad aprire un'indagine formale dell'Ue per aiuti di Stato incompatibili con le norme sulla concorrenza.

Questa procedura è stata finalmente aperta oggi dalla Commissione europea e dovrà concludersi entro 18 mesi.

"L'azienda Chiesa" conta circa 100 mila fabbricati (senza contare quelli delle parrocchie che forse sono ancor di più) fra i quali centinaia di "case per ferie", "case vacanze", "rifugi per pellegrini" per un totale di quasi 10 mila posti letto solo a Roma e nel Lazio gestiti con enormi vantaggi competitivi rispetto ai concorrenti laici. Una cosa ignominiosa, una concorrenza supersleale e truffaldina.

Infatti secondo l'indagine della Ue questi vari servizi ecclesiastici di ricezione e sanitari “sembrano essere in competizione con analoghi servizi offerti da altri operatori economici» che non beneficiano degli stessi sconti fiscali”.

In un periodo di vacche magre, di manovra di lacrime e sangue, di tagli mostruosi alla spesa pubblica, di un debito pubblico stratosferico nessuno dei politici di maggioranza e opposizione ha avuto il coraggio di impedire questi vergognosi salassi di denaro pubblico. Solo un deputato radicale ha osato farlo.

Credete che la nostra casta politica lo approvi? Che sia lieta che lo Stato possa incassare finalmente quanto la Chiesa gli ha usurpato e che tanto gioverebbe alle sue casse esauste? Ma neanche per sogno!

Ostacolerà in tutti i modi le indagini di Bruxelles e se l'Italia verrà condannata. Inventerà i codicilli più vergognosi per perpetuare i privilegi alla Chiesa che, poverina, da sempre sguazza letteralmente nell'oro.

lunedì 27 settembre 2010

La Ue processa l'Italia per lo sconto Ici alla Chiesa

Nel 2005 il governo Berlusconi, in piena campagna elettorale per ingraziarsi il voto dei cattolici, decretò la totale esenzione dell'Ici sui beni della Chiesa, sottraendo all'erario italiano la bella sommetta di due miliardi di euro l'anno. Il governo Prodi nel 2006, sotto pressione dalla Ue, tentò di restringere l'esenzione solo alle attività "non esclusivamente commerciali".

Ma la Chiesa, con la sua millenaria astuzia (per usare un eufemismo), vanificò le restrizioni imposte da Prodi ricorrendo al trucco di dotare i suoi edifici, adibiti a lucrose attività commerciali (alberghi, cinema, teatri, campi di calcio, piscine, scuole private, cliniche private, ecc), di una cappella, un altarino o anche una semplice foto di santo o madonna con lumino acceso, per trasformarli, ipso facto, in luogo "non esclusivamente destinato al lucro", e quindi non tassabili.

Tutti i politici ne erano a conoscenza ma la piovra d'oltre Tevere non si poteva toccare perché foraggera di voti. Finché il radicale Maurizio Turco (grazie Maurizio!) assistito dal fiscalista Carlo Pontesilli non denunciò la cosa a Bruxelles. I commissari dell'Ue furono allora costretti ad intervenire.

Aprirono per due volte un'inchiesta e per ben due volte dovettero archiviarla per le pesanti bordate della diplomazia vaticana che spadroneggia anche in Europa.

Di fronte all'ennesima archiviazione, però, i denuncianti non si diedero per vinti e si rivolsero alla Corte di giustizia che costrinse il commissario Almunia ad aprire un'indagine formale dell'Ue per aiuti di Stato incompatibili con le norme sulla concorrenza. Questa procedura sarà aperta a metà ottobre dalla Commissione europea e dovrà concludersi entro 18 mesi.

"L'azienda Chiesa" conta circa 100 mila fabbricati (senza contare quelli delle parrocchie che forse sono ancor di più) fra i quali un centinaio di "case per ferie", "case vacanze", "rifugi per pellegrini" per un totale di quasi 10 mila posti letto a Roma e nel Lazio. Come spiega il presidente di Federalberghi Roma, Giuseppe Roscioli, ciò porta alla Chiesa " un indotto di 6 miliardi e 900 mila euro all'anno".

Ma godendo di un'esenzione totale dal pagamento dell'Ici e del 50% da quello sull'Ires, la Chiesa ha un risparmio annuo che si avvicina ai due miliardi di euro con vantaggi competitivi rispetto ai concorrenti laici. Una cosa ignominiosa, una concorrenza supersleale e truffaldina.

Se l'Italia sarà condannata (come si aspettano tutti i cittadini laici e ossequienti alla Costituzione), dovrà chiudere questa esenzione infame e chiedere alla Chiesa il rimborso delle tasse non pagate, e allora ne vedremo delle belle.

Perché la Chiesa, spudoratamente ricca (oltre il miliardo con l'otto per mille riceve fior di miliardi come contributi degli enti locali, da parte cioè di regione, provincia e comuni) ricorrerà a infiniti ricatti pseudomorali e pseudoreligiosi, ma in realtà soltanto elettorali, per costringere i nostri politici, in massima parte appecorati al Vaticano, ad impedire che ciò avvenga.

E costoro, non importa da che parte stiano, con vergognose contorsioni, al limite del lecchismo, faranno di tutto per non incassare quella decina di miliardi che la Chiesa ci ha usurpato e che tanto gioverebbero alle casse esauste del nostro Stato.

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Informazioni personali

Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)