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sabato 10 aprile 2010

Analisi dei nomi dei cristiano-giudei (“L'invenzione del cristianesimo”) 74

Prima di affrontare l'irruzione di Paolo nel cristianesimo giudaico e la sua creazione del neocristianesimo, ci soffermiamo brevemente ad esaminare l'origine dei due nomi coi quali venivano chiamati i cristiano-giudei: nazirei ed ebioniti.

Il termine "nazireo" deriva dal titolo col quale nei Vangeli è chiamato Gesù: "Iesous o Nazoraios" in greco, “Jeoshua ha Nozri" in ebraico, che non significano, come abbiamo già spiegato: "Gesù di Nazareth o Gesù il Nazareno o il Nazaretano" ma "Gesù che aveva fatto voto di Nazireato." Sulla nascita del nazireato rimandiamo il lettore al capitolo su Nazareth.

L'altro termine: "ebioniti" deriva da "ebionim" i "poveri", uno dei nomi che si davano gli esseni di Qumran (L.Moraldi, I Manoscritti del Mar Morto, Utet, Torino, 1975, pag. 49). Secondo le informazioni dateci da Giuseppe Flavio e Filone Alessandrino e confermate dai Rotoli del Mar Morto, essi rifiutavano la proprietà privata e la ricchezza e donavano agli altri i loro beni terreni quando diventavano membri della comunità.

Nella letteratura qumraniana spesso i membri della setta sono chiamati così: "i poveri". Leggiamo nel Documento di Damasco: "allorché Dio visiterà la terra… quelli che gli prestano attenzione sono i poveri (Ebionim) del gregge; questi saranno risparmiati nell'epoca della visita, mentre i restanti saranno dati alla spada, quando verrà il Messia" (Documento di Damasco 19,5-10). Anche nel Commentario ad Abacuc, altro testo esseno, i seguaci del Maestro di Giustizia sono definiti "ebionim" (i poveri).

Questo termine non era riferito tanto agli indigenti, a coloro cioè che dovevano vivere in povertà per mala sorte o per un rovescio di fortuna, ma piuttosto a quelli che avevano scelto la povertà come libera elezione, come dispregio della ricchezza, e che ritenevano la frugalità un sovrabbondante benessere. Come appunto gli esseni (Filone, Quod omnis probus sit liber, Utet, Torino, 1998).

Eusebio di Cesarea ci conferma che gli "ebioniti" erano una setta che derivava direttamente dagli insegnamenti dell'apostolo Giacomo a Gerusalemme (M.Black, The Scrolls and Christian Origins, Nelson, London, 1961, ristampa 1983).

mercoledì 17 febbraio 2010

La dottrina di Gesù di derivazione biblica, essena e pagana (“L'invenzione del cristianesimo”) 30

Tornando alla dottrina di Gesù, è stato dimostrato, con una relativa facilità, che gli insegnamenti morali in essa contenuti non sono affatto originali perché derivavano dai Salmi, dai Profeti e dagli Esseni, ai quali forse apparteneva, ed erano patrimonio comune di molti filosofi pagani, soprattutto degli Stoici e dei Cinici.

Infatti a Gadara, dove predicò più volte Gesù, esisteva una scuola filosofica cinica fin dal III secolo a.C. Questa scuola, che certamente Gesù ebbe modo di conoscere e dalla quale forse attinse alcuni ammaestramenti, predicava il monoteismo (cioè la condanna del culto degli dèi), il disprezzo per gli onori, il lusso e la ricchezza; l'amore per i deboli, gli umili e gli oppressi.

I suoi predicatori vaganti, percorrevano le contrade e i villaggi, rivolgendosi preferibilmente ai poveri, agli schiavi, agli emarginati anche di pessimi costumi. Insomma, come Gesù, che accettava tra i suoi seguaci pubblicani e prostitute.
Seguendo la dottrina essena, che esaltava la povertà come libera scelta di vita, Gesù con molta durezza denunciò nei suoi discorsi il perenne contrasto tra Dio e Mammona (il denaro).

L'ostilità verso i ricchi e la classe abbiente, è presente in molto passi evangelici: “Guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione. Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame” (Luca 24, 25). "... è più facile per un cammello passare attraverso la cruna di un ago, che per un ricco entrare nel regno di Dio" (Matteo 19,22). In sintesi, i ricchi non vengono condannati per i loro peccati ma semplicemente per la loro ricchezza.

Al riguardo sono importanti le istruzioni che Gesù dà al giovane che gli chiede che cosa deve fare per essere salvato: "… vendi tutto quello che hai e distribuiscilo ai poveri" (Luca 18, 22), (Matteo 19, 21) che ricalcano il comportamento degli esseni che prima di entrare nella setta dovevano vendere i loro beni e donare il ricavato ai poveri.

martedì 2 febbraio 2010

I collegamenti di Gesù con la dottrina essena (“L'invenzione del cristianesimo”) 19

I collegamenti di Gesù con la dottrina essena, che egli verosimilmente apprese durante il suo lungo soggiorno a Qumran, sono chiarissimi e fuori d'ogni dubbio. Ma dove si stabilisce una correlazione assoluta tra Gesù e gli esseni è nel messianismo escatologico (cioè nell'attesa di un mutamento radicale che eliminasse tutti i mali della Terra) e nelle pesanti rampogne di Gesù contro i poteri corrotti della società giudaica (sacerdoti, scribi e farisei) e nelle frequenti invettive nei loro confronti: "Guai a voi..".

Singolare a questo proposito è il fatto che Gesù, così implacabile con le classi dominanti, mai abbia sollevato la più labile critica ai seguaci della setta essena e ancor meno a zeloti e sicari che insanguinavano allora le strade d'Israele. Per un pacifista, che predicava di offrire l'altra guancia, ciò risulta piuttosto strano.

Il collegamento tra Gesù e i suoi seguaci con la corrente esseno-zelota, evidenziata dai riferimenti elencati sopra, viene pienamente confermata anche dall'identità dei primi giudei cristiani della Chiesa di Gerusalemme (di cui si parlerà a lungo nella seconda parte del presente libro) con la comunità qumraniana, come sostiene uno dei più importanti studiosi dei Manoscritti del Mar Morto, il professor R. Eisenman. Secondo lui infatti: esseni, zeloti, nazirei (i primissimi cristiano-giudei guidati da Giacomo, fratello del Signore e da Simon Pietro, chiamati in seguito anche ebioniti), erano in pratica la stessa cosa.

Infatti, dopo la distruzione della Palestina nel 70 d.C., i cristiano-giudei superstiti sopravvissero nella setta degli ebioniti, i quali - secondo i Padri della Chiesa: Epifanio, Ireneo ed Eusebio di Cesarea - riconoscevano solo il Vangelo degli Ebrei, nella sua versione originale in ebraico, ancora legato al messianismo esseno di Gesù, e molto diverso dai Vangeli canonici.

Questa loro posizione fu considerata eretica dai Padri della Chiesa, nonostante che tra di loro ci fossero i discendenti di Gesù e dei suoi fratelli, conosciuti col nome di "Desposyni".

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Informazioni personali

Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)