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martedì 20 aprile 2010

Primo viaggio missionario di Paolo (“L'invenzione del cristianesimo”) 82

La Chiesa di Gerusalemme, preso atto del ruolo di leader di Paolo, superando dubbi e riserve, inviò Barnaba, l'unico che riteneva la sua conversione sincera, ad incontrarlo e a proporgli un'azione missionaria in Asia Minore e lungo le coste del Mediterraneo per convincere gli ebrei della diaspora, allora molto numerosi in tutte le contrade dell'Impero, dell'imminente ritorno di Cristo dal cielo (Atti 13,1).

Così, Paolo e Barnaba, coadiuvati dal figlio dell'apostolo Pietro di nome Marco, si diedero a diffondere il Vangelo (la parusia) tra gli ebrei che vivevano fuori della Palestina e che parlavano esclusivamente la lingua greca. Ma incontrarono quasi sempre da parte di costoro una forte ostilità e un rifiuto ostinato (Paolo per poco non venne addirittura lapidato).

Questi ebrei di tendenza conservatrice, che volevano semplicemente frequentare la sinagoga, fare l'elemosina e dedicarsi ai propri affari, non tolleravano di essere coinvolti nell'esaltazione del ritorno del Messia e della fine dei tempi. Se il ritorno di Cristo, infatti, comportava spazzar via Imperatore, senato, tribunali e quant'altro, ciò suonava estremamente sedizioso alle loro orecchie. Era chiaro che per loro Gesù non era il Messia Martirizzato ma un falso Messia.

Paolo e Barnaba decisero allora di rivolgere la loro predicazione ai gentili timorati di Dio. Costoro erano quei pagani che frequentavano le sinagoghe come uditori, essendo favorevolmente impressionati dal modo di vita ebraico che imponeva il monoteismo, severe norme morali e l'assistenza ai bisognosi, e si dimostrarono spesso molto più disponibili e ricettivi degli ebrei ad accettare la prospettiva dell'imminente restaurazione del Regno di Dio.

giovedì 1 aprile 2010

La Parusia (“L'invenzione del cristianesimo”) 67

La resurrezione di Gesù, prontamente accettata dagli apostoli, fece abbandonare loro l'idea di rientrare alla chetichella in Galilea e li convinse a rimanere a Gerusalemme per attendere tutti insieme il ritorno del Risorto, ritenuto imminente.

Ebbe inizio così la parusia, cioè l'attesa febbrile del ritorno di Gesù dal cielo in carne ed ossa. Questa seconda metamorfosi di Gesù diede origine al cristianesimo giudaico e determinò la nascita di una setta che fu chiamata "La Via" ma che è meglio conosciuta come la setta dei "nazirei" (Atti 24, 5 e 24,14-15).

A proposito del nome "La Via" va ricordato che gli esseni nei rotoli di Qumran designavano se stessi con l'espressione "La Via", in maniera sistematica ( R.H.Eisenman, M. Wise, Manoscritti Segreti di Qumran, Piemme, Casale Monferrato (AL), 1994). Essi, ad esempio, si definivano come "I Perfetti della Via" (1QS).

In un primo tempo gli apostoli si raccolsero intorno a Pietro, ai figli di Zebedeo Giacomo e Giovanni. Poi dalla Galilea giunse Giacomo, fratello di Gesù, che ben presto diventò il capo carismatico del gruppo.

I nazirei si incontravano ogni giorno nel Tempio a pregare e poi si riunivano in casa di uno di loro per adempiere al rito esseno della frazione del pane. Tutte le testimonianze sono concordi nel riconoscere il loro straordinario zelo nella pratica del giudaismo rituale: la frequentazione del Tempio, la partecipazione ai sacrifici, l'osservanza delle festività e della legge ebraica, nonché il rispetto del voto di nazireato.

"Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di cuore" (Atti 2,46). Giacomo benediceva il pane e lo distribuiva ai presenti. Questa agape fraterna, come leggiamo negli Atti, non aveva niente a che vedere con la cerimonia eucaristica di futura invenzione paolina. Ai cristiano-giudei sarebbe sembrato, infatti, sacrilego ed empio collegare questo pasto comunitario al corpo e al sangue di Cristo, in una specie di cannibalismo rituale.

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Informazioni personali

Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)