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martedì 2 febbraio 2010


I collegamenti di Gesù con la dottrina essena (“L'invenzione del cristianesimo”) 19

I collegamenti di Gesù con la dottrina essena, che egli verosimilmente apprese durante il suo lungo soggiorno a Qumran, sono chiarissimi e fuori d'ogni dubbio. Ma dove si stabilisce una correlazione assoluta tra Gesù e gli esseni è nel messianismo escatologico (cioè nell'attesa di un mutamento radicale che eliminasse tutti i mali della Terra) e nelle pesanti rampogne di Gesù contro i poteri corrotti della società giudaica (sacerdoti, scribi e farisei) e nelle frequenti invettive nei loro confronti: "Guai a voi..".

Singolare a questo proposito è il fatto che Gesù, così implacabile con le classi dominanti, mai abbia sollevato la più labile critica ai seguaci della setta essena e ancor meno a zeloti e sicari che insanguinavano allora le strade d'Israele. Per un pacifista, che predicava di offrire l'altra guancia, ciò risulta piuttosto strano.

Il collegamento tra Gesù e i suoi seguaci con la corrente esseno-zelota, evidenziata dai riferimenti elencati sopra, viene pienamente confermata anche dall'identità dei primi giudei cristiani della Chiesa di Gerusalemme (di cui si parlerà a lungo nella seconda parte del presente libro) con la comunità qumraniana, come sostiene uno dei più importanti studiosi dei Manoscritti del Mar Morto, il professor R. Eisenman. Secondo lui infatti: esseni, zeloti, nazirei (i primissimi cristiano-giudei guidati da Giacomo, fratello del Signore e da Simon Pietro, chiamati in seguito anche ebioniti), erano in pratica la stessa cosa.

Infatti, dopo la distruzione della Palestina nel 70 d.C., i cristiano-giudei superstiti sopravvissero nella setta degli ebioniti, i quali - secondo i Padri della Chiesa: Epifanio, Ireneo ed Eusebio di Cesarea - riconoscevano solo il Vangelo degli Ebrei, nella sua versione originale in ebraico, ancora legato al messianismo esseno di Gesù, e molto diverso dai Vangeli canonici.

Questa loro posizione fu considerata eretica dai Padri della Chiesa, nonostante che tra di loro ci fossero i discendenti di Gesù e dei suoi fratelli, conosciuti col nome di "Desposyni".

lunedì 1 febbraio 2010

L'ossessione perversa di Sant'Agostino

Abbiamo visto sabato scorso che Sant'Agostino aveva riscoperto il peccato originale che, secondo lui, trasformava l’intera umanità in una «massa dannata», e l'aveva messo a fondamento di tutto il cristianesimo, cioè come causa fondamentale dell'immolazione di Cristo per la redenzione dell'umanità.

Questa colpa primigenia,secondo lui, viene trasmessa sessualmente all'atto del concepimento per cui il coito diventa, conseguentemente, un'autentica perversione, il peccato per antonomasia, la peggiore delle colpe.

Solo «Cristo fu concepito senza piacere carnale, esente dalla macchia derivante dal peccato originale» (Enchiridion) egli affermò, mentre tutti noi, veniamo al mondo con una natura decaduta .

Da notare che fino ai trent'anni Agostino condusse una vita tutt'altro che morigerata, anzi decisamente peccaminosa, accompagnandosi con più donne e perfino con bambine. Oggi sarebbe stato giudicato un pedofilo. Dopo la conversione però si fece misogeno e sessuofobo.

Non solo aborriva il sesso ma anche il matrimonio in quanto lo considerava, spregiativamente, il veicolo di trasmissione del peccato originale. Scrisse: «Mariti, vogliate bene alle vostre mogli, ma amatele nella castità. Insistete nelle opere della carne nella misura in cui è necessario per la procreazione. Dal momento che non è possibile generare figli in altro modo, dovete vostro malgrado degradarvi perché è questa la punizione di Adamo».

Quindi il sesso è aborrito come piacere e visto soltanto come degradato dovere procreativo. Il suo disprezzo per il sesso arriva fino al punto di scrivere inorridito: "inter faeces e urinam nascimur" (nasciamo tra le feci e l'urina).

A lui risale la condanna dei metodi di contraccezione che oggi la Chiesa, che ha fatto suoi tutti gli insegnamenti di Agostino, equipara ad autentici omicidi. Agostino li definiva «veleni della sterilità» e considerava le donne che ne facevano uso come le «meretrici dei propri mariti».

Questo santo iniquo è stato l'ideologo di molti crimini perpetrati dal cristianesimo: la giustificazione della schiavitù (Ennarationes in psalmos 124,7), le persecuzioni contro i non cristiani e gli eretici e la distruzione dei templi pagani (Lettera 185 del 414), la persecuzione degli ebrei e la distruzione delle sinagoghe (Aepistulae, 40,11) e la crociata violenta contro la contraccezione. Un gran santo per la Chiesa. Un mostro di oscurantismo, di intolleranza e di crudeltà per ogni libero pensatore.

Gesù era un esseno? (“L'invenzione del cristianesimo”) 18

Molti studiosi sono concordi nel riconoscere Gesù come un esseno e hanno preso atto che le coincidenze tra lui e gli esseni sono manifeste e numerose.

Entrambi predicavano la penitenza, la povertà, l’umiltà e l’amore per il prossimo, ed erano in aspro conflitto con la società ufficiale e perseguitati dai sacerdoti di Gerusalemme. Però gli esseni non conoscevano l’amore per i nemici, anzi coltivavano odio nei loro confronti e in questo parrebbero diversi da Gesù e i primi cristiani. Ma non è così.

Quando nei Vangeli si dice di amare i nemici e di porgere l'altra guancia ci si riferisce ai nemici personali, cioè a quelli che vivono nell'ambito della comunità, non mai ai nemici esterni, a quelli cioè del popolo d'Israele, come gli oppressori romani, e tanto meno ai nemici di Jahvè, i pagani in genere. Tutti costoro dovevano essere odiati e sterminati senza pietà, come aveva ordinato Mosè.

Nessun giudeo, per quanto mansueto, avrebbe accetto questo tipo di perdono, e invece di porgere l'altra guancia ad un oppressore romano gli avrebbe vibrato una pugnalata nella schiena, come facevano gli zeloti ai quali, come vedremo, appartenevano Gesù e i suoi apostoli. Il rigoroso pacifismo di Gesù, inteso in senso universale, fu aggiunto a posteriori ai Sinottici, quando la Chiesa ellenizzata soppiantò quella messianica dei giudei e si aprì ai gentili.

La setta degli esseni viveva a Qumran sulle rive del Mar Morto, in uno dei luoghi più inospitali della Palestina e aveva come punto ideologico fondamentale l'aspettativa ansiosa, quasi febbrile, dell'imminente liberazione d'Israele dalla sottomissione religiosa e politica al potere straniero e pagano e la restaurazione del Regno di Dio, cioè del Regno terreno di Jahvè.

Ma oltre alla restaurazione politica, gli esseni perseguivano anche quella religiosa che implicava una applicazione attenta e rigorosa della Bibbia, una considerazione assoluta verso le classi più povere e diseredate d'Israele e la punizione di tutti quegli israeliti (sadducei, scribi e i farisei) che si erano resi colpevoli di empietà e di connivenza coi nemici (romani).

La loro utopia era l'instaurazione di una nuova comunità imperniata sulla perfetta uguaglianza sociale, la povertà intesa come scelta di vita, l'esaltazione degli umili e degli oppressi (vedi Giuseppe Flavio e Filone Alessandrino). Infatti, gli esseni avevano adottato la comunità dei beni e praticavano una vita ascetica, improntata al lavoro e allo studio e vissuta in lieta povertà.

Ma essi non si limitavano solo a pregare e a studiare la Bibbia. Da quanto apprendiamo dal Rotolo della Guerra, si preparavano ad uno scontro militare apocalittico e risolutivo. Tenendo conto che Qumran distava appena una trentina di chilometri, in linea d'aria, da Gerusalemme, e che molti personaggi influenti della città e della Palestina coltivavano segretamente gli ideali messianici javisti, si può ipotizzare che quella specie di santuario, come viene oggi chiamato ogni rifugio insospettato di terroristi, fosse un luogo d'incontro dei vari gruppi che complottavano contro i romani e aspettavano l'avvento del regno di Dio, per opera di un Messia, insignito del potere divino.

Al tempo di Gesù, infatti, l'attesa messianica e la tensione escatologica avevano raggiunto l'apice massimo, e zeloti e sicari erano diventati una continua minaccia per i romani e gli ebrei collaborazionisti e causa di frequenti focolai di rivolta, come ci documenta Giuseppe Flavio.

Alcuni studiosi come C. Roth, G. R. Driver e R. Eisenman, che analizzarono a fondo il fenomeno esseno, sono unanimi nell'ammettere che il sito di Qumran, nel periodo fra la morte di Erode e la guerra coi romani del 70, si era trasformato in un santuario zelota. Per S. Brandon (Gesù e gli zeloti, Rizzoli, Milano, 1983).era diventato addirittura il quartier generale di quel movimento, e là i suoi membri vivevano in forma semimonastica e clandestina. Per Giuseppe Flavio (Storia dei Giudei, 10, 5) Qumran era un covo di veri e propri terroristi che fomentavano rivolte a ritmo continuo.

Infatti, di tutte le regioni conquistate da Roma, la Palestina è stata quella che ha procurato all'Impero le maggiori ribellioni e ha subito le più feroci rappresaglie. Sono state necessarie, come vedremo in seguito, due aspre guerre, culminate con la distruzione totale di Gerusalemme e di gran parte della Palestina, e la diaspora (cioè la dispersione degli ebrei nelle varie parti dell'Impero) perché Roma potesse risolvere radicalmente la questione giudea, una volta per tutte.

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Informazioni personali

Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)