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sabato 4 dicembre 2010

Perché nella Chiesa imperversano pedofilia e omosessualità? (“L'invenzione del cristianesimo”) 238

Di fronte a questi fatti nasce spontanea la domanda: perché ciò avviene solo nella Chiesa Cattolica e non nelle Chiese protestanti o ortodosse? La risposta è lapalissiana: a causa del celibato imposto al clero.

Gli apostoli erano sposati e così pure i fratelli di Gesù. Lo affermano apertamente le Lettere di Paolo, i più antichi documenti del Nuovo Testamento.

E Gesù? Era sposato pure lui come lo erano tutti i rabbi ebrei. Infatti la legge Mishnaica del suo tempo, molto esplicita a questo proposito, recitava:“un uomo non sposato non può essere un Maestro”. E noi leggiamo che Gesù è sempre chiamato rabbi o Maestro nei Vangeli sia canonici, sia gnostici ed apocrifi.

Quindi al suo tempo il matrimonio era considerato la condizione naturale dell’uomo e tutti in Israele dovevano sposarsi, soprattutto i sacerdoti e i rabbini. Il Talmud, il libro dell’esegesi della Legge, raccomandava addirittura al rabbino di «accoppiarsi con la propria moglie ogni notte, al fine di mantenere sgombro il cervello per gli studi».

D’altra parte, quando mai nei Vangeli troviamo che Gesù abbia predicato in favore del celibato? Al contrario egli dichiarò esplicitamente: «Non avete letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina, e disse: Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola?” (Matteo 19,4).

Ma chi era la consorte di Gesù? Penso di aprire una porta spalancata dicendo che era Maria Maddalena, sorella di Lazzaro, il discepolo che Gesù amava.

Il Talmud

venerdì 3 dicembre 2010

Il clero minore contro i silenzi della Chiesa

Non tutta la Chiesa tollera senza reagire il silenzio complice e immorale tenuto dall'alta gerarchia ecclesiastica di fronte ai frequenti scandali che investono gran parte della classe politica di governo e in particolar modo il Presidente del Consiglio.

Alcuni parroci, come don Farinella, don Gallo e don Antonelli hanno più volte alzata la voce, a nome anche dei loro parrocchiani, scrivendo lettere aperte ai loro Vescovi e al Cardinal Bagnasco, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana.

Ma la gerarchia ecclesiastica ha totalmente ignorato il loro sofferto disagio, essendo troppo interessata a lucrare grosse prebende per le istituzioni cattoliche e a costringere la classe politica a imporre la morale cattolica come legge di Stato negando ai cittadini italiani i diritti civili previsti dalla Costituzione.

Naturalmente la stampa della destra governativa ha reagito con dileggio e sarcasmo contro questi sacerdoti e li ha accusati di becero moralismo.

Riporto qui alcuni brani della recente lettera di don Antonelli al card. Bagnasco che si commentano da soli.

“Signor Cardinale,
mi rivolgo a Lei come Presidente della Conferenza Episcopale Italiana per esprimerle il mio disagio e porle delle domande.

“In questi ultimi tempi si è andata ingrossando la valanga di volgarità e di oscenità che già da tempo investe il paese Italia e che sta cancellando, ogni giorno di più, ogni traccia di pudore, senso del limite, coscienza di dignità e che ha imposto un degrado dell’etica pubblica, insomma tutte quelle virtù che con fatica noi parroci cerchiamo di impiantare e tener vive nell’anima dei nostri fedeli.
..................

“Il disagio di fronte a questo stato di cose è ancor più esacerbato dalle cene allegre del segretario di Stato, dalle parole equivoche di Mons. Fisichella e dal silenzio correo di Lei, presidente della CEI.

“Soprattutto le parole di contestualizzazione di mons. Fisichella che mirano a giustificare ciò che invece bisognerebbe condannare e i Suoi silenzi prudenziali che tendono a “coprire” ciò che non si può più tacere, appaiono a noi, parroci di periferia, inequivocabilmente immorali e omicidi.

“Noi, cui le bestemmie dei violenti fanno meno paura che il silenzio degli onesti.

“Cosa altro deve avvenire perché finalmente si oda il Vostro grido e la Vostra condanna? Quale maledizione perché Voi Vescovi finalmente parliate? Il disagio, alla base, è grande.

“E in questo disagio si fa strada lo smarrimento, lo sconcerto, la desertificazione degli orizzonti, il dubbio di non essere più all’altezza delle problematiche che la realtà impone. E sorgono delle domande, grosse e gravi come macigni.

“Sinteticamente, per non trattenerla oltre il dovuto, ne enumero tre.

1. Circa le parole di mons. Fisichella, le chiedo: ci possono essere situazioni nelle quali la bestemmia diventa lecita? E, nel caso, quali sono? Noi parroci vorremmo conoscerle queste situazioni, individuare questi contesti, anche per risparmiare ai nostri fedeli inutili rimorsi di coscienza...

2. Sempre in tema di “contestualizzazione” le chiedo: perché questa “accortezza cautelativa” è stata usata per Berlusconi mentre è stata accantonata per casi ben più gravi e drammatici come per Piergiorgio Welby ed Eluana Englaro? Forse che nell’applicazione della legge morale, anche nella Chiesa esistono corsie preferenziali per l’imperatore ed impraticabili ai comuni mortali?

"Ricordo che per i funerali religiosi di Welby, vergognosamente vietati dalla chiesa, fui contattato dai familiari per una benedizione in aperta piazza; declinai l’invito, ricorrendo quel giorno la Domenica della Palme, ma anche per una mancanza di coraggio di cui oggi mi vergogno.

3. Quanto ai suoi silenzi, che sembrano programmati al fine di barattarli con vantaggi corposi circa, per es., il finanziamento delle scuole cattoliche, le chiedo: che differenza c’è tra una prostituta che vende il corpo per danaro ed una chiesa che, sempre per danaro, svende l’anima? Nella mia sensibilità morale una differenza c’è: una donna povera ha comunque il diritto a vivere, mentre la chiesa, per vivere, memore delle parole del suo Maestro, deve pur saper morire.

“Questa lettera, signor Cardinale, la invio, per conoscenza, anche al mio Vescovo e resterà fraternamente “riservata”.

“Voglio sperare in una sua pronta risposta.

In caso contrario mi sentirò libero di farla conoscere ai miei parrocchiani e a quanti frequentano la chiesa per la quale svolgo servizio.

don Aldo Antonelli, parroco

don Aldo Antonelli

Papa Ratzinger responsabile dell'omertà della Chiesa (“L'invenzione del cristianesimo”) 237

A voler imporre il silenzio, anzi il “segreto pontificio” sui reati gravi commessi dai religiosi, compresi gli stupri di minori, è stato proprio l’attuale papa Ratzinger quando, da cardinale, era a capo della Congregazione per la dottrina della fede (la vecchia Inquisizione).

Con una ben precisa circolare “De Delictis Gravioribus”, inviata ai vescovi di tutto il mondo il 18 maggio 2001, egli non solo ha imposto il segreto su questi orribili abusi, ma ha rivelato che a volere una tale sciagurata direttiva era il papa in persona, quel Wojtyla che il popolino vuole sia fatto santo “subito”.

Nel 2005, a causa di questa circolare, Ratzinger è stato incriminato negli Stati Uniti per cospirazione contro la giustizia in un processo contro preti pedofili presso la Corte distrettuale di Harris County.

Ma nel settembre dello stesso anno, il ministero della Giustizia degli Usa, per intervento di Bush e di Condolezza Rice, ha bloccato il processo contro di lui, in quanto, essendo diventato nel frattempo sovrano dello Stato pontificio, aveva diritto all’immunità riconosciuta a tutti i capi di Stato.

Ciononostante, la giustizia statunitense, con somma lealtà, è riuscita a superare i mille ostacoli frapposti dai vescovi locali e dal Vaticano e far risarcire le sue vittime con circa un miliardo di dollari, portando alla letterale bancarotta cinque diocesi (Tucson in Arizona, Portland in Oregon, Spokane in Washington, Davenport in Iowa e San Diego in California).

Condolezza Rice

giovedì 2 dicembre 2010

Il tragico suicidio di Mario Monicelli

Per evitare la Tortura Obbligatoria di Fine Vita, voluta da un clero cattolico sadico e dai suoi chierichetti politici, il grande laico Mario Monicelli a 95 anni si è suicidato, buttandosi dal quinto piano dell’ospedale San Giovanni di Roma.

Il celebre regista, sofferente e senza speranza di una vita decente e con la certezza assoluta di dover subire le più inaudite torture previste dall'accanimento terapeutico imposto in Italia per ordine del Vaticano e vedersi il corpo seviziato da cannule, sonde, tubicini, e altri infernali aggeggi allo scopo di protrarre senza fine la sua agonia, non ha esitato a compiere un gesto estremo e violento per chiudere al più presto la partita.

Solo questo è possibile in Italia dove non si può ricorrere all'eutanasia, cioè ad una morte indolore e dignitosa, consentita nei Paesi dove esiste la libertà di decidere con autodeterminazione laica, del nostro corpo, della nostra salute e della nostra vita. Solo a questo deve ricorrere per por fine alla sua desolazione chi, come Monicelli, riteneva che “La vita non è sempre degna di essere vissuta; se smette di essere vera e dignitosa non ne vale la pena”.

Una chiara sfida, la sua, ai fanatici del movimento cosiddetto “pro-vita” che in questi giorni si scalmanano scompostamente per imporre, per legge, a tutti i malati terminali il più spietato accanimento terapeutico in nome di un dio crudelissimo e sanguinario, inventato da Mosè e imposto agli israeliti come totem tribale.

C’è una asimmetria assoluta tra la richiesta dei fautori dell'eutanasia e le pretese dei cosiddetti “pro-vita”.

I primi chiedono che ai malati terminali sia garantita la libertà di scelta sulla propria vita, senza sognarsi di imporla e neppure di suggerirla agli altri compagni di sventura.

I secondi, all’opposto, pretendono di costringere tutti, con la forza del braccio secolare della legge, a condividere la propria. Se la decisione di ciascuno sulla propria vita fosse garantita, come dovrebbe essere in qualsiasi Paese che si dichiari civile e che sbandieri il principio della eguale dignità fra le persone, non sarebbero mai esistiti in Italia un “caso Welby” e un “caso Englaro”.

Ma, purtroppo, da noi, vige la saharia cattolica che vieta le libertà civili, umane e democratiche.

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Informazioni personali

Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)