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martedì 14 giugno 2011
La teocon del cilicio, Paola Binetti, querelata per le sue infelici dichiarazione sul suicidio del regista Mario Monicelli.
Il celebre regista, sofferente e senza speranza di una vita decente e con la certezza assoluta di dover subire le più inaudite torture previste dall'accanimento terapeutico imposto in Italia per ordine del Vaticano e vedersi il corpo seviziato da cannule, siringhe, sonde, tubicini, e altri infernali aggeggi allo scopo di protrarre senza fine la sua agonia, non aveva esitato a compiere un gesto estremo e violento per chiudere al più presto la partita.
Solo questo è possibile in Italia dove non si può ricorrere all'eutanasia, cioè ad una morte indolore e dignitosa, consentita nei Paesi dove esiste la libertà di decidere con autodeterminazione laica, del nostro corpo, della nostra salute e della nostra vita.
Solo a questo deve ricorrere per por fine alla sua desolazione chi, come Monicelli, riteneva che “La vita non è sempre degna di essere vissuta; se smette di essere vera e dignitosa non ne vale la pena”.
In seguito al grande scalpore suscitato dal suicidio di Monicelli la nostra teocon del cilicio, Paola Binetti, deputata Udc e zuava vaticana, che considera la libertà personale, il principio di autodeterminazione e il rifiuto dell’accanimento terapeutico principi satanici, e la sofferenza di vivere nelle condizioni più degradanti, un dono di dio, aveva giustificato in pieno Parlamento il gesto estremo del regista come «una scelta di fronte ad un abbandono da parte di tutti».
Una dichiarazione totalmente falsa che aveva scatenato forti polemiche a cominciare dalla moglie del regista, dal regista Ettore Scola, grande amico di Monicelli, da quasi tutto il mondo del cinema e perfino da tutto il rione Monti in cui risiedeva il regista e che considerava con grande affetto il «sor Mario» uno di loro.
Tanta indignazione per queste infelici dichiarazioni della teocon è sfociata in una querela per ribadire che Mario non era stato mai abbandonato, era stato l'uomo meno abbandonato di tutto il mondo. Gli erano stati vicini i familiari, gli amici e i colleghi e soprattutto il rione Monti.
Così la querela contro la Binetti è stata firmata da mezzo cinema italiano. «Volevano tutti partecipare alla querela - ricorda la Rapaccini - ma era impossibile portare le 900 persone del rione in uno studio legale».
La querela però è rimasta sulla carta. «La commissione parlamentare l'ha respinta in virtù dell'impunità parlamentare goduta dalla Binetti». In Italia un membro della casta politica è intoccabile come un bramino indiano. Può commettere qualsiasi nefandezza. Rimarrà sempre impunito.
Ma dopo il no del Parlamento, la Rapaccini, il regista Scola e gli altri firmatari non si sono dati per vinti e hanno fatto ricorso. «Sappiamo che sarà difficile arrivare al nostro obiettivo, ma è una battaglia che deve essere combattuta in nome di Mario, che non sopportava le ingiustizie».
venerdì 6 maggio 2011
L’eutanasia? Un’opzione civile contro la barbarie teocratica.
Quindi è stato un atto di suprema dignità, attuato da chi, in omaggio ad un concetto di qualità contro quello di quantità del vivere,rifiuta una vita non più degna di essere vissuta.
Il suo possiamo configurarlo come un suicidio esistenziale. Scrive il filosofo Carlo Tamagnone nell'ultimo numero del bimestrale L'ateo (2/2011): “L’esistenzialità è una realtà del mentale in cui cessano di essere attivi i modelli di esistenza che il mondo ci propone, tradizionali o alla moda; essa non è più riferita al “vivere con gli altri”, ma ai ‘vivere con se stesso”.
E un colloquiare interiore che ti dice qual è “per te” un modo di vivere dignitoso”. Per cui scegliere una morte che per molti è “assurda” è, per l'uomo esistenziale, firmare il concetto di dignità e rifiutare il proseguo di una vita vissuta a livello vegetale o stereotipata nella banalità.
È in base a tale unicità esistenziale che una persona libera può scegliere ciò che “vale la pena” e ciò che “non vale la pena”. Perché è importante il vivere, ma è ancora più importante il “come” si vive e talvolta anche come si può cessare di vivere.
Ciò premesso dobbiamo denunciare che nel nostro Paese, oppresso dalla barbarie teocratica impostaci da un Cattolicesimo disumano, il suicida è costretto a morire in solitudine e spesso ricorrendo ad un gesto violento.
La violenza suicidaria, attuata in piena solitudine, è purtroppo l'ultima ratio in difesa della propria dignità. Se in una società civile venisse permessa una “dolce morte”, non solitaria, ma circondata dall’amore dato e ricevuto di altre persone, quanto immenso dolore verrebbe risparmiato a chi ricorre al suicidio per evitare inutili sofferenze e il degrado della sua dignità.
Si aprirebbe finalmente un orizzonte di civiltà e si santificherebbe la più alta e nobile delle libertà umane. Ma quante persone dovranno ancora violentare se stesse prima che sia raggiunta una così alta conquista umana e civile?
lunedì 6 dicembre 2010
Eutanasia. Dobbiamo avere il coraggio di gridare questa parola.
Vogliamo squarciare il velo di ipocrisia e dire chiaro e tondo che è necessaria una legge sull’eutanasia? Vogliamo pronunciare questa parola con coraggio, anzi gridarla come una parola di suprema libertà?
Come si fa a non capire che l’ esistenza di una via legale, serena e non violenta per mettere fine alle proprie sofferenze infonderebbe il coraggio di andare avanti in molte persone che si ritrovano invece senza via d'uscita?
Una morte «buona», una morte dignitosa, una morte decorosa. Una morte circondata dalle persone care. Una morte al caldo. Una morte senza dolore. Una morte non violenta. Senza la necessità di buttarsi dal balcone.
MicroMega ha raccolto molte testimonianze di persone gravemente malate che avrebbero voluto ricorrere all’eutanasia o al suicidio assistito.
Una di loro, la dottoressa Anne Turner, che soffriva di paralisi progressiva determinata da una malattia neurologica degenerativa incurabile, a un certo punto decise di rivolgersi alla clinica svizzera Dignitas, l’unica che pratica il suicidio assistito.
Prima di partire per la Svizzera, Anne Turner scrisse: «Per assicurarmi che io sia ancora capace di inghiottire i farmaci che mi uccideranno, devo andare in Svizzera prima di essere completamente incapace di deglutire e di viaggiare. Se sapessi di avere la possibilità di ricorrere al suicidio assistito in Gran Bretagna quando le mie condizioni peggioreranno, non sarei costretta ad andare in Svizzera e morire prima di essere completamente pronta».
Dopo il divorzio, dopo l’ aborto, l’eutanasia è la nuova frontiera della battaglia per la libertà e l’autonomia. La libertà di scegliere quando e come morire. Libertà garantita a tutti, anche a chi non può neanche aprire una finestra per buttarsi nel vuoto.
giovedì 2 dicembre 2010
Il tragico suicidio di Mario Monicelli
Il celebre regista, sofferente e senza speranza di una vita decente e con la certezza assoluta di dover subire le più inaudite torture previste dall'accanimento terapeutico imposto in Italia per ordine del Vaticano e vedersi il corpo seviziato da cannule, sonde, tubicini, e altri infernali aggeggi allo scopo di protrarre senza fine la sua agonia, non ha esitato a compiere un gesto estremo e violento per chiudere al più presto la partita.
Solo questo è possibile in Italia dove non si può ricorrere all'eutanasia, cioè ad una morte indolore e dignitosa, consentita nei Paesi dove esiste la libertà di decidere con autodeterminazione laica, del nostro corpo, della nostra salute e della nostra vita. Solo a questo deve ricorrere per por fine alla sua desolazione chi, come Monicelli, riteneva che “La vita non è sempre degna di essere vissuta; se smette di essere vera e dignitosa non ne vale la pena”.
Una chiara sfida, la sua, ai fanatici del movimento cosiddetto “pro-vita” che in questi giorni si scalmanano scompostamente per imporre, per legge, a tutti i malati terminali il più spietato accanimento terapeutico in nome di un dio crudelissimo e sanguinario, inventato da Mosè e imposto agli israeliti come totem tribale.
C’è una asimmetria assoluta tra la richiesta dei fautori dell'eutanasia e le pretese dei cosiddetti “pro-vita”.
I primi chiedono che ai malati terminali sia garantita la libertà di scelta sulla propria vita, senza sognarsi di imporla e neppure di suggerirla agli altri compagni di sventura.
I secondi, all’opposto, pretendono di costringere tutti, con la forza del braccio secolare della legge, a condividere la propria. Se la decisione di ciascuno sulla propria vita fosse garantita, come dovrebbe essere in qualsiasi Paese che si dichiari civile e che sbandieri il principio della eguale dignità fra le persone, non sarebbero mai esistiti in Italia un “caso Welby” e un “caso Englaro”.
Ma, purtroppo, da noi, vige la saharia cattolica che vieta le libertà civili, umane e democratiche.
lunedì 22 novembre 2010
Il diritto all'eutanasia
Ma questo diritto stenta a farsi strada nelle democrazie occidentali per l'opposizione oscurantista e crudele della religione cristiana e soprattutto cattolica. La religione s'appella a dio donatore della vita e quindi non riconosce all'uomo il diritto di togliersela.
È una colossale menzogna. Primo: nessuno ha mai dimostrato l'esistenza di dio. Secondo: il dio invocato dai cristiani come donatore della vita è, secondo la Bibbia, l'essere più crudele e sanguinario che l'uomo abbia inventato.
Durante la conquista della Terra Promessa ordina a Israele: «Nelle città di questi popoli che il Signore tuo Dio ti dà in eredità non lascerai in vita nessun essere che respiri; ma li voterai allo sterminio come il signore tuo Dio ti ha comandato di fare» (Deuteronomio 20,16-17).
Così gli ebrei, su imposizione del loro dio, sterminarono senza pietà non solo i nemici ma anche i vecchi, le donne e i bambini. Solo le bambine furono risparmiate per l'uso sessuale dei vincitori. Un dio infame, mostruoso, totalmente disumano.
Sfido qualsiasi ecclesiastico cattolico o protestante a smentirmi sulla nequizia assoluta di questo dio, come testimoniano centinaia di pagine della Bibbia. Noi dovremmo, quindi, sopportare inaudite sofferenze e torture, in situazioni patologiche estreme, per rispettare il volere di questo essere abbietto!
È ora di smetterla di credere alle panzane che per quasi due millenni hanno ottenebrato l'uomo e gli hanno inflitto infinite coercizioni e torture. Perché la Chiesa proibisce l'eutanasia invocando questo dio mostruoso?
Per mascherare il fatto che se ciascuno di noi fosse libero di decidere della propria salute, del proprio corpo e della propria vita, crollerebbe il potere di ogni religione.
venerdì 4 giugno 2010
L'eutanasia passiva
Quindi niente alimentazione forzata, respirazione artificiale e somministrazione di farmaci ormai inutili lasciando che la natura faccia il suo corso senza ulteriori interferenze, solo somministrando sedativi per alleviare in parte le sofferenze. Naturalmente l'eutanasia passiva presuppone il volere esplicito dell'interessato, iterato più volte a viva voce o comprovato da anticipata dichiarazione scritta consegnata al medico.
Non può essere imposta a nessuno tanto meno a chi, per convinzione religiosa, ritiene che la vita va protratta, con tutte le sue sofferenze, il più a lungo possibile. È il caso del cattolico praticante. Questa forma di eutanasia è stata in passato accettata anche dalla Chiesa, in particolare da papa Paolo VI (e forse applicata negli ultimi giorni di vita a papa Wojtyla), ma poi prontamente rinnegata dall'integralista Ratzinger per il quale la sofferenza nel massimo degrado e protratta nel più lungo tempo passibile, è un obbligo per cattolici e non.
Tutti ricordiamo con raccapriccio e sgomento le scomposte e demenziali accuse di assassinio (“Fermate quella mano assassina!”) da parte di alti prelati vaticani, come il cardinale Barragan, e di gran parte della della stampa cattolica, contro il padre di Eluana Englaro per aver voluto, come gli aveva riconosciuto la Cassazione, mettere fine, dopo diciassette anni, alla vita vegetativa della figlia.
La nostra Costituzione la consente laddove recita: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Chiaro? Chiarissimo.
Ma i nostri politici anziché accogliere la sentenza della Cassazione che autorizzava i sanitari a bloccare l’alimentazione forzata alla ragazza, nel loro servilismo ecclesiale (sono ministri del nostro Stato o del Vaticano?) tradendo la Costituzione Italiana sulla quale hanno giurato, fanno di tutto per impedirla, prestandosi ad approvare un testamento biologico che, di fatto, impone l’accanimento terapeutico per legge, va contro la libertà di scelta degli cittadini, va contro la Costituzione che sancisce invece tale diritto hanno e istituisce il sondino obbligatorio per tutti.
martedì 1 giugno 2010
La Chiesa Valdese e l'eutanasia.
Tanto per fare un esempio, la Chiesa Valdese distribuisce ai poveri tutto quello che riceve dallo Stato italiano con l'otto per mille, mentre la nostra Chiesa distribuisce solo qualche briciola del miliardo e rotti milioni che riceve allo stesso titolo. Il resto lo spende per se stessa.
Ma dove la Chiesa Valdese si differenzia notevolmente rispetto alla nostra è su alcune questioni etiche che oggi rivestono la massima importanza, quali l'omosessualità e, soprattutto, l’eutanasia. Su questi punti la Chiesa Valdese ha sviluppato una sua riflessione che, dall’interno del cristianesimo, dialoga con l’etica di una società sempre più laica e secolarizzata.
Nel campo dell'eutanasia, ad esempio, anziché accogliere il demenziale leitmotiv cattolico che la rifiuta adducendo la “sacralità della vita”, i valdesi, cogliendo quella sensibilità comune che distingue la vita puramente biologica da quella biografica, consistente di relazioni e sentimenti, giungono a sostenere che «quando la vita biografica cessa, come nel caso di uno stato vegetativo persistente, oppure divenga intollerabile, come nelle malattie terminali, deve essere presa in considerazione l’eventualità di porre termine alla vita biologica».
Se per Ratzinger, novello Torquemada, la sofferenza fisica, nel massimo degrado e protratta nel più lungo tempo passibile, è un obbligo del nostro dio buono e misericordioso (sic), i valdesi, al contrario, sono convinti che sia inutile proiettare le sofferenze in una falsa autoredenzione e che non sono sofferenza e dolore a produrre la salvezza eterna.
Perciò accolgono l'eutanasia come un sacrosanto diritto di chiunque, anche credente. La domanda che si pone un valdese è:«Chi sono io per sottrarre al malato inguaribile questo diritto di poter morire? Da quale parte sta il Dio della vita e della promessa? Dalla parte del non-senso del dolore acuto di un malato inguaribile o dalla parte del suo umano desiderio di morire?» Finalmente una religione fatta per l'uomo.
martedì 25 maggio 2010
I diritti civili avanzano in Europa e regrediscono in Italia
Uno smacco potente per la Chiesa, ricevuto proprio in uno dei Paesi più cattolicissimi (scusate la sgrammaticatura) d'Europa (ma non ridotto a protettorato vaticano come l'Italia) e all'indomani della iniqua ingiunzione papale. Gli altri Paesi europei dove alle coppie omosessuali è consentito il matrimonio sono Belgio, Olanda, Svezia, Norvegia e Spagna.
L'Italia resta sideralmente lontana da tanto. Anzi sta regredendo sempre più in basso. Sentite le dichiarazioni di monsignor Giuseppe Agostino, Arcivescovo Emerito di Cosenza, a commento dell'iniziativa dei comuni italiani di ricevere una delegazione di omosessuali in occasione della giornata della lotta contro l'omofobia: “La ritengo una stramberia, finalizzata solo ad ottenere voti e consensi. Nel Municipio non possono essere ospitati ladri, omicidi e via discorrendo”.
Paragonare gli omosessuali a ladri, omicidi e via discorrendo, suona indegno anche nella bocca del più squallido degli intolleranti. Probabilmente questo monsignore (e i suoi colleghi del Vaticano), non ha mai sentito parlare di carità cristiana o di spirito evangelico. Ma un'altra notizia molto importante è giunta in questi giorni da un Paese europeo.
Il 5 maggio in Svezia si è verificato il primo caso di eutanasia dopo il via libera deciso nei giorni scorsi dall'autorità sanitaria nazionale. Una donna di 32 anni, totalmente paralizzata, e' morta in seguito alla disattivazione dell'apparecchio respiratorio che la teneva in vita. La donna, il cui nome non e' stato rivelato, aveva scritto una lettera per chiedere che la macchina alla quale viveva attaccata da quando aveva sei anni, fosse disattivata.
L'eutanasia, anche se passiva, cioè intesa come sospensione delle tecniche di mantenimento in vita, è fortementa avversata da tutte le religioni, soprattutto dalla Chiesa Cattolica, che la paragona, assurdamente, ad una forma di assassinio.
Ora, finalmente, si comincia a dissipare l'oscurantismo che da quasi due millenni ha ottenebrato il mondo occidentale a questo riguardo e si intravvede l'arrivo di questa sublime forma di libertà. In Europa, oltre la Svezia, sono il Belgio e l'Olanda all'avanguardia nella concessione dell'eutanasia. Ma anche nel Regno Unito l'idea sta conquistando sempre più consensi in tutti gli strati della popolazione.
sabato 27 febbraio 2010
L'eutanasia (la dolce morte) è un diritto inalienabile della persona umana.
Ciò, evidentemente, in contrasto sia con la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, sia con la Costituzione di tutti gli attuali Stati democratici (compresa l'Italia) che invece riconoscono, come diritto inalienabile ad ogni persona, di decidere della propria salute, della propria vita e della propria morte, prescindendo da utopici e indimostrati principi divini e basandosi esclusivamente sulla natura prettamente umana che risiede in ciascuno di noi.
Così, nel caso di malattia terminale, che oltre a comportare inaudite sofferenze può determinare anche un devastante e umiliante degrado fisico e psichico, tale da distruggere la dignità umana, la libertà di scegliere la morte resta la prerogativa più sacra e irrinunciabile di ogni uomo libero e sovrano di se stesso.
Tutti i vacui richiami al divieto divino, tutti i tentativi di dichiarare “arbitrio” la nostra intrinseca libertà, sono insensate, crudeli e ipocrite coercizioni che ci vengono imposte dall'aberrazione morale di menti malate e ottenebrate che credono nei miti religiosi e si compiacciono delle nostre sofferenze.
La sofferenza fisica, psichica e affettiva (perché il degrado ci trasforma in un'altra persona e può compromettere gli affetti familiari), quando è inutile e senza via d'uscita può essere superata soltanto dall'eutanasia, che in tal caso diventa la migliore alleata dell'uomo. Non è la morte che fa paura ma una vita degradata o vegetativa che si trascina nel tempo senza speranza.
L'eutanasia, se liberamente scelta, è perciò l'unico rimedio che consente di por fine alla mostra esistenza, quando diventa troppo insopportabile per essere vissuta, e anche di conservare la nostra dignità e il rispetto di noi stessi.
giovedì 18 febbraio 2010
Altro caso di eutanasìa in Gran Bretagna. 18.02.10
Jane Aiken Hodge, scrittrice di fama mondiale con oltre 40 bestseller, a 91 anni affetta da malattia terminale e dolorosa, aveva redatto un testamento biologico con chiare istruzioni di non essere sottoposta a manovre di rianimazione nel caso in cui avesse ingerito una overdose di sonniferi. Le sue due figlie, dopo che la madre aveva ingerito l'overdose, sono rimaste sedute accanto alla madre per quattro giorni, dandole conforto ma senza intervenire per impedirne la morte. Per aver eseguito la volontà materna non sono state perseguite penalmente con l'accusa di assistenza al suicidio.
Il legale della Procura, incaricato di svolgere un'indagine sul caso, dopo aver verificato la validità del testamento biologico, ha ammesso che l'esplicita volontà della donna avrebbe impedito a qualsiasi ospedale di agire per impedirle di morire. “Un ospedale non avrebbe potuto offrire trattamenti ulteriori rispetto a quelli ricevuti in casa sua”.
La magistratura britannica sta quindi attuando la prassi che le persone mosse da pietà e che seguono la volontà del malato non saranno perseguite penalmente. Una conquista sociale immensa. La signora Hodge, in occasione della morte di sua sorella, avvenuta qualche anno fa, aveva scritto un forte editoriale su un quotidiano inglese lamentando la continua resistenza alla legalizzazione del suicidio assistito: “Tutte queste maldicenze” aveva affermato, “ sui presunti pericoli del testamento biologico fanno sì che sia ancora più difficile morire senza soffrire. E’ deprimente”.
Riusciremo mai in Italia a scrollarci di dosso i fraudolenti e demenziali divieti divini, imposti dall'oscurantismo cattolico, e poter disporre liberamente della nostra salute, del nostro corpo e della nostra vita come meglio ci aggrada? O saremo costretti, al limite della disperazione, a cercare la morte in Belgio o in qualche altro Stato meno oppressivo del nostro Paese?
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Informazioni personali
- leo zen
- Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)