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giovedì 17 marzo 2011

La sentenza Tosti riconferma la pavidità della magistratura italica nei riguardi del concordato

La Corte di Cassazione ha confermato la rimozione dalla magistratura del giudice Luigi Tosti per aver rifiutato il crocifisso nell'aula del tribunale in cui espletava la funzione giurisdizionale rivendicando la necessaria laicità e neutralità degli spazi in cui si amministra la giustizia nel nostro Paese.

Un provvedimento gravissimo dal punto di vista del diritto in quanto sancisce il privilegio di un simbolo religioso, il crocifisso appunto, nei confronti di qualsiasi altro simbolo religioso.

In Italia la presenza dei crocefissi nei tribunali non ha alcuna legittimazione normativa perché è frutto non della storia né della tradizione del nostro Paese, ma della nefasta alleanza clericofascista che portò ai patti Lateranensi dell’11 febbraio del 1929.

Si tratta quindi dell’invenzione di una tradizione e dell’intervento fascista nelle libertà civili e nei simboli adducendo come pretesto un ossimoro che se non fosse indecente potremmo definire ridicolo: la croce sarebbe un simbolo laico.

Luigi Tosti è stato rimosso dalla magistratura per aver llottato per un principio fondamentale, quello della laicità dello Stato, ribadita dal parere della stessa Corte Costituzionale 203 del 1989 sulla laicità definita “garanzia dello Stato per la salvaguardia della libertà religiosa in regime di pluralismo confessionale e culturale”,  che sottolineava anche che “il principio supremo della laicità dello Stato è uno dei profili della forma stato delineata nella Carta costituzionale della Repubblica”.

Il provvedimento è avvenuto alla vigilia di quel 17 marzo che ricorda i 150 anni dell’unità d’Italia, costruita attraverso l’uscita di scena del potere temporale della Chiesa cattolica e dello Stato pontificio. Dopo 150 anni i giudici della Cassazione sembrano inchinarsi davanti alle insegne del Papa Re.

Un brutto segno per ricordare l’Unità. La sentenza ha trovato consenzienti tutti i teocon e l'intera casta politica italiana sempre prona al Vaticano e la disapprovazione di tutti i veri laici italiani che assistono inorriditi all'inarrestabile deriva clericale del nostro Paese.

Luigi Tosti ha annunciato che contro la sentenza della Corte di Cassazione ricorrerà alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo.

lunedì 24 gennaio 2011

Il divorzio sacrarotario, obbrobrio concordatario, finalmente ridimensionato.

La Chiesa ha sempre negato il diritto al divorzio e quando un referendum ha consentito al popolo italiano di ottenerlo, ha imposto ai nostri politici, che si sono subito adeguati, di frapporre tutti gli ostacoli possibili perché non venisse applicato.

Tutti i tentativi in campo parlamentare per arrivare a un divorzio più breve e meno costoso sono stati inesorabilmente impediti dalle lobby politiche manovrate dal Vaticano per cui, in via giudiziale, se le cose vanno bene per un divorzio civile ci vuole quasi un lustro per venirne a capo; se al contrario si complicano si può arrivare persino a più di dieci anni con una spesa che si aggira sui 12 mila euro.

Quindi un diritto riservato soltanto ai ricchi. La Chiesa, però, nemica acerrima del divorzio civile, una forma traversale di divorzio pseudoreligioso lo ha sempre consentito. È quello che essa concede tramite il suo tribunale della Sacra Rota.

In base al nostro assurdo concordato col Vaticano, stipulato da Mussolini nel 1929, i divorzi concessi dalla Chiesa con questo tribunale, da essa eufemisticamente camuffati come annullamenti del matrimonio per motivi religiosi, vengono, ipso facto, obbligatoriamente recepiti dallo Stato italiano. È una delle più madornali assurdità giuridiche che di fatto sottomette il nostro Stato alla Chiesa.

Negli ultimi anni si era registrato un boom di dichiarazioni di nullità da parte della Sacra Rota, in aperta concorrenza coi divorzi civili. Ora finalmente qualcosa sta cambiando.

La Corte di Cassazione ha sentenziato che l'annullamento civile del matrimonio non è più automatico, se le nozze avevano superato un certo numero di anni. Non più annullabili quindi i matrimoni di lungo corso, nei quali cioè la convivenza tra i coniugi si sia protratta per lunghi anni.

La scorciatoia della nullità, così cara a Santa Romana Chiesa, che mette al riparo dal dover pagare l’assegno di mantenimento alla ex moglie viola i principi del nostro ordinamento.

Per l'avvocato Ettore Gassani, presidente nazionale dell’Associazione Avvocati matrimonialisti italiani: sentenza storica. Basta con le disinvolte ed "incontrollate scappatoie". "Finalmente la Cassazione prende in via definitiva una posizione storica perché mira a bloccare il disinvolto aumento dei riconoscimenti, da parte dei giudici italiani, delle sentenze ecclesiastiche di dichiarazione di nullità dei matrimoni".

Sicuramente Ratzinger andrà su tutte le furie. Fra poco lo sentiremo tuonare che questa sentenza, come l'educazione sessuale e civica, impedisce la libertà religiosa e inviterà i giudici a ricorrere all'obiezione di coscienza per non farla applicare

venerdì 4 giugno 2010

L'eutanasia passiva

Eutanasia significa: buona morte. L'eutanasia passiva consiste nel lasciar morire in modo naturale chi, essendo costretto a sopportare, senza alcuna speranza di miglioramento e di guarigione, atroci sofferenze fisiche e spesso anche psichiche, che comportano un grave degrado della dignità umana, o che si trova in un coma irreversibile determinato dalla morte cerebrale, chiede direttamente (ma anche con un documento scritto come il testamento biologico) al suo medico curante, la sospensione di tutte le terapie intensive, spesso dolorose e umilianti (il cosiddetto accanimento terapeutico), che al massimo possono prolungargli la vita di qualche breve periodo.

Quindi niente alimentazione forzata, respirazione artificiale e somministrazione di farmaci ormai inutili lasciando che la natura faccia il suo corso senza ulteriori interferenze, solo somministrando sedativi per alleviare in parte le sofferenze. Naturalmente l'eutanasia passiva presuppone il volere esplicito dell'interessato, iterato più volte a viva voce o comprovato da anticipata dichiarazione scritta consegnata al medico.

Non può essere imposta a nessuno tanto meno a chi, per convinzione religiosa, ritiene che la vita va protratta, con tutte le sue sofferenze, il più a lungo possibile. È il caso del cattolico praticante. Questa forma di eutanasia è stata in passato accettata anche dalla Chiesa, in particolare da papa Paolo VI (e forse applicata negli ultimi giorni di vita a papa Wojtyla), ma poi prontamente rinnegata dall'integralista Ratzinger per il quale la sofferenza nel massimo degrado e protratta nel più lungo tempo passibile, è un obbligo per cattolici e non.

Tutti ricordiamo con raccapriccio e sgomento le scomposte e demenziali accuse di assassinio (“Fermate quella mano assassina!”) da parte di alti prelati vaticani, come il cardinale Barragan, e di gran parte della della stampa cattolica, contro il padre di Eluana Englaro per aver voluto, come gli aveva riconosciuto la Cassazione, mettere fine, dopo diciassette anni, alla vita vegetativa della figlia.

La nostra Costituzione la consente laddove recita: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Chiaro? Chiarissimo.

Ma i nostri politici anziché accogliere la sentenza della Cassazione che autorizzava i sanitari a bloccare l’alimentazione forzata alla ragazza, nel loro servilismo ecclesiale (sono ministri del nostro Stato o del Vaticano?) tradendo la Costituzione Italiana sulla quale hanno giurato, fanno di tutto per impedirla, prestandosi ad approvare un testamento biologico che, di fatto, impone l’accanimento terapeutico per legge, va contro la libertà di scelta degli cittadini, va contro la Costituzione che sancisce invece tale diritto hanno e istituisce il sondino obbligatorio per tutti.

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Informazioni personali

Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)