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venerdì 29 aprile 2011

Per la Chiesa: sesso uguale procreazione.

Per le religioni in genere e per il Cattolicesimo in particolare il sesso è finalizzato esclusivamente a fini procreativi, escludendo del tutto il piacere fisico, psicologico e affettivo che esso comporta. Quindi niente sesso per puro edonismo.

Il vecchio Tommaso d’Aquino definisce contro natura, e quindi contro Dio, «ogni coito dal quale non possa risultare generazione» (Super ad Romanos, c. 1, 149) come il rapporto omosessuale, orale, sodomitico ecc. e anche l’autoerotismo.

L’omosessualità essendo “chiusa alla vita”, cioè non comportando la procreazione, rientra nel sesso assolutamente proibito da Dio e considerato contro natura. Ciò spiega la feroce omofobia della Chiesa anche se molti suoi ministri praticano di nascosto l'omosessualità.

Ma se portassimo alle estreme conseguenze il principio che il sesso deve essere solo procreativo scopriremo che perfino due eterosessuali che si accoppiano in piena conformità ai dettami ecclesiastici possono rientrare spesso in un rapporto chiuso alla vita, e quindi peccaminoso.

Prendiamo in esame i casi in cui l’uomo è sterile o la donna è infeconda, in menopausa, etc.? Sono rapporti «chiusi alla vita» tanto quanto un rapporto omosessuale, un rapporto orale o sodomitico. Tanto è vero che gli antichi padri della Chiesa dicevano:  «finché resta la speranza della figliolanza […] può essere seguito il desiderio di avere un rapporto sessuale. Ma per i coniugi anziani […] essi si astengono dall’avere rapporti» (Ambrogio, Esposizione del Vangelo secondo Luca).

E sant'Agostino non ha dubbi che «la pudicizia coniugale […] non permette rapporto con la donna in mestruazione, in gravidanza, o in età tale che non abbia più possibilità di concepimento» (Agostino, Contro Giuliano). Egli aggiunge inoltre: «Mariti, vogliate bene alle vostre mogli, ma amatele nella castità. Insistete nelle opere della carne nella misura in cui è necessario per la procreazione. Dal momento che non è possibile generare figli in altro modo, dovete vostro malgrado degradarvi perché è questa la punizione di Adamo».

Quindi il sesso è vietato come piacere e visto soltanto come degradato dovere procreativo. Se non finalizzato alla procreazione il matrimonio per Agostino doveva rimanere assolutamente casto.

Oggi la Chiesa, obtorto collo, non solo ha lasciato cadere questi divieti, consentendo anche i matrimoni fra vedovi in tarda età, ma autorizza, come alternativa ai contraccettivi, dei rapporti consumati nei periodi infecondi, dai quali  non può «risultare generazione».

Infatti, rendendosi conto che la famiglia odierna, per sopravvivere, deve pianificare le nascite, per salvare capra e cavoli ha escogitato un metodo, assolutamente ipocrita, che si rifiuta di chiamare anticoncezionale per definirlo eufemisticamente “atto a evitare un concepimento”- come se cambiando le parole si arrivi a modificare la sostanza delle cose - che consente di coitare senza peccare.

Per adottare questo metodo, i coniugi si devono trasformare in ragionieri della fertilità, e con tanto di termometro, alcuni attrezzi ginecologici, conoscenze del calendario e dell'aritmetica, applicare il metodo Billings o quello Rötzer (entrambi dettagliatamente spiegati dai parroci), per evitare le maternità indesiderate.

Quindi niente chimica, o, più banalmente, qualche grammo di lattice, ma calcoli ragionieristici, perché il buon dio, che a questo punto viene trattato da autentico citrullo, non s'incazzi al momento del coito.

Per quanto riguarda i rapporti considerati dalla Chiesa contro natura, come l'omosessualità, contro natura, è dimostrato scientificamente che «esistono animali omosessuali» mentre invece è considerato un comportamento contro natura la castità volontaria che mai è stata riscontrata nel mondo animale.

martedì 1 giugno 2010

La Chiesa Valdese e l'eutanasia.

La Chiesa Valdese in Italia si concentra soprattutto in Piemonte, mentre all'estero è diffusa prevalentemente in Sudamerica e negli Usa. Non essendo una Chiesa dogmatica, teocratica e legata, come quella cattolica, al potere politico ed economico, è molto più aperta sotto il profilo etico ed umano.

Tanto per fare un esempio, la Chiesa Valdese distribuisce ai poveri tutto quello che riceve dallo Stato italiano con l'otto per mille, mentre la nostra Chiesa distribuisce solo qualche briciola del miliardo e rotti milioni che riceve allo stesso titolo. Il resto lo spende per se stessa.

Ma dove la Chiesa Valdese si differenzia notevolmente rispetto alla nostra è su alcune questioni etiche che oggi rivestono la massima importanza, quali l'omosessualità e, soprattutto, l’eutanasia. Su questi punti la Chiesa Valdese ha sviluppato una sua riflessione che, dall’interno del cristianesimo, dialoga con l’etica di una società sempre più laica e secolarizzata.

Nel campo dell'eutanasia, ad esempio, anziché accogliere il demenziale leitmotiv cattolico che la rifiuta adducendo la “sacralità della vita”, i valdesi, cogliendo quella sensibilità comune che distingue la vita puramente biologica da quella biografica, consistente di relazioni e sentimenti, giungono a sostenere che «quando la vita biografica cessa, come nel caso di uno stato vegetativo persistente, oppure divenga intollerabile, come nelle malattie terminali, deve essere presa in considerazione l’eventualità di porre termine alla vita biologica».

Se per Ratzinger, novello Torquemada, la sofferenza fisica, nel massimo degrado e protratta nel più lungo tempo passibile, è un obbligo del nostro dio buono e misericordioso (sic), i valdesi, al contrario, sono convinti che sia inutile proiettare le sofferenze in una falsa autoredenzione e che non sono sofferenza e dolore a produrre la salvezza eterna.

Perciò accolgono l'eutanasia come un sacrosanto diritto di chiunque, anche credente. La domanda che si pone un valdese è:«Chi sono io per sottrarre al malato inguaribile questo diritto di poter morire? Da quale parte sta il Dio della vita e della promessa? Dalla parte del non-senso del dolore acuto di un malato inguaribile o dalla parte del suo umano desiderio di morire?» Finalmente una religione fatta per l'uomo.

venerdì 12 febbraio 2010

Niente comunione ai gay conclamati

I vescovi italiani rifiutano la comunione agli omosessuali "che proclamano la loro condizione e la praticano". È l'ulteriore irrigidimento della Chiesa contro l'omosessualità considerata un peccato gravissimo e uno scandalo fra i più perniciosi.

Il 25 gennaio il vescovo emerito di Grosseto, monsignor Giacomo Babini, ha dichiarato senza eufemismi: ”Io non darei mai la comunione ad uno come Vendola”. Nichi Vendola è l'attuale governatore della Puglia. E ha aggiunto riferendosi a Cacciari :”Penso che dare le case agli omosessuali, come avvenuto a Venezia, sia uno scandalo”.Anche per monsignor Simone Scatizzi, vescovo emerito di Pistoia: "Il principio generale é che la conclamata e ostentata omosessualità é un peccato che esclude la comunione".

Il vescovo emerito di Lucera-Troia, monsignor Francesco Zerrillo, il 2 febbraio scorso è andato oltre, arrivando a criticare persino le leggi contro l'omofobia e a giustificare la discriminazione contro i gay. Secondo lui il matrimonio tra gay non essendo in grado di ottemperare alla riproduzione che è l'unico scopo che giustifica l'atto sessuale, non solo è contro dio ma anche contro natura. Quindi niente cialde consacrate ai gay conclamati.

Queste prese di posizione dei vescovi stanno suscitando reazioni e sdegno da parte della comunità gay in quanto seminano odio, incitano le masse ignoranti alla violenza e contribuisce a rendere l'Italia un paese oscurantista e omofobo.

È singolare che un'istituzione come la Chiesa, che nel corso della sua storia è stata pesantemente segnata dall'omofilia praticata anche da molti papi e che attualmente è investita da sempre più frequenti scandali di pedofilia, ferisca così duramente e senza carità cristiana la dignità delle persone omosessuali, non tenendo alcun conto delle molte mele marce che annovera tra i suoi ministri.

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Informazioni personali

Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)