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martedì 26 aprile 2011
Karol beato? Non se lo merita!
Assisteremo a un furore mediatico a reti unificate , ad una opprimente operazione di marketing religioso perché si sfrutta il sentimentalismo spesso morboso per affermare una visibilità basata sulle grandi masse, i numeri, il folclore Sceneggiate. Parate. Mondanità.
Questa esibizione di forza della Chiesa comporterà la spesa di una enorme quantità di denaro che solo al Comune di Roma, tra straordinari e logistica, costerà € 7 milioni e mezzo. Una cifra enorme, buttata al vento per una beatificazione con tanti interrogativi.
Don Farinella, scrive su Micromega che Wojtyla “fu il peggior papa del secolo scorso perché polacchizzò la Chiesa, consegnandola nelle mani delle sètte religiose che hanno frantumato il volto unito della sposa di Cristo. L’Opus Dei controlla le finanze del Vaticano e la cultura teologica, messa come cane da guardia per fare morire la Teologia della Liberazione.
"Comunione e Liberazione a livello nazionale e non solo è la longa manus del Vaticano in Italia, via privilegiata per accedere alle stanze del governo e delle leggi e poco importa se le Compagnia delle Opere, si esercita a fare affari con mafiosi e delinquenti
"Poco importa se i due Istituti fanno a gara nell’arruolamento dei deboli a privare della coscienza chiunque si affaccia nel loro cortile. Poi vi è il lupanare dei Legionari di Cristo protetto e difeso anche di fronte all’evidenza delittuosa e immonda di un superiore generale pedofilo e padre di figli disseminati come noccioline”.
Parole durissime, echeggiate da molti altri ecclesiastici tra i quali Hans Küng. uno dei teologi messi all’indice da Wojtyła e Giovanni Franzoni, già abate di San Paolo fuori le Mura e da molti intellettuali per i quali questo papa fu un oscurantista. infatti la Fides et Ratio, una delle sue più importanti encicliche è in realtà un monumento all’integralismo cattolico preconciliare che rifiuta l’autonomia della ragione e dell’individuo e perfino i fondamenti della democrazia.
Ma un altro fatto cozza contro questa beatificazione. Secondo Lina Pavanelli autrice di “La dolce morte di Karol Wojtyła”, ripresa dalle maggiori testate e televisioni internazionali e pressocché ignorata in Italia, un’attenta analisi delle condizioni di salute di Giovanni Paolo II nelle ultime settimane della sua esistenza dimostra che NON gli sono state praticate alcune cure che avrebbero potuto tenerlo in vita ancora a lungo e che la Chiesa considera moralmente obbligatorie (altrimenti è eutanasia).
Il vecchio papa le ha rifiutate perché le considerava troppo gravose. Lui diventerà santo, a Piergiorgio Welby sono stati rifiutati persino i funerali.
lunedì 6 dicembre 2010
Eutanasia. Dobbiamo avere il coraggio di gridare questa parola.
Vogliamo squarciare il velo di ipocrisia e dire chiaro e tondo che è necessaria una legge sull’eutanasia? Vogliamo pronunciare questa parola con coraggio, anzi gridarla come una parola di suprema libertà?
Come si fa a non capire che l’ esistenza di una via legale, serena e non violenta per mettere fine alle proprie sofferenze infonderebbe il coraggio di andare avanti in molte persone che si ritrovano invece senza via d'uscita?
Una morte «buona», una morte dignitosa, una morte decorosa. Una morte circondata dalle persone care. Una morte al caldo. Una morte senza dolore. Una morte non violenta. Senza la necessità di buttarsi dal balcone.
MicroMega ha raccolto molte testimonianze di persone gravemente malate che avrebbero voluto ricorrere all’eutanasia o al suicidio assistito.
Una di loro, la dottoressa Anne Turner, che soffriva di paralisi progressiva determinata da una malattia neurologica degenerativa incurabile, a un certo punto decise di rivolgersi alla clinica svizzera Dignitas, l’unica che pratica il suicidio assistito.
Prima di partire per la Svizzera, Anne Turner scrisse: «Per assicurarmi che io sia ancora capace di inghiottire i farmaci che mi uccideranno, devo andare in Svizzera prima di essere completamente incapace di deglutire e di viaggiare. Se sapessi di avere la possibilità di ricorrere al suicidio assistito in Gran Bretagna quando le mie condizioni peggioreranno, non sarei costretta ad andare in Svizzera e morire prima di essere completamente pronta».
Dopo il divorzio, dopo l’ aborto, l’eutanasia è la nuova frontiera della battaglia per la libertà e l’autonomia. La libertà di scegliere quando e come morire. Libertà garantita a tutti, anche a chi non può neanche aprire una finestra per buttarsi nel vuoto.
sabato 4 dicembre 2010
MicroMega lancia un appello per istituire la Giornata nazionale della libera scelta sulla propria vita
Questa iniziativa governativa non solo tende ad espropriare e cancellare la testimonianza e il messaggio della vicenda Eluana, ma a trasformare l'anniversario della sua morte da affermazione dello stato di diritto, della democrazia, della laicità dello Stato, nella sacralizzazione dello stato vegetativo e dell'accanimento terapeutico.
Il mensile MicroMega, accogliendo l'indignazione di molti cittadini per questo infame sopruso, lancia un appello per la Giornata nazionale della libera scelta sulla propria vita, al quale devono aderire tutti i cittadini liberi e democratici che intendono difendere la libertà sul proprio corpo quando, nella fase terminale di una malattia, si trovano sottoposti ad atroci e insopportabili dolori e magari intubati e torturati da sonde, cannule e tubicini infilati dappertutto.
”Appello di MicroMega”
Per il prossimo 9 febbraio il Governo ha istituito la Giornata Nazionale degli Stati Vegetativi. Decisione moralmente mostruosa, poiché offende la memoria di Eluana Englaro, che in quel giorno finalmente vedeva un anno fa rispettata la sua volontà sul proprio corpo.
Decisione istituzionalmente irricevibile, poiché ufficializza come “delitto” una sacrosanta sentenza della magistratura. Decisione che infanga la Costituzione, poiché con essa il governo intende addirittura solennizzare la pretesa invereconda che la vita di ogni cittadino, anziché appartenere a chi la vive, sia alla mercé di una maggioranza parlamentare.
Di fronte a questa vergognosa provocazione diventa inevitabile e doveroso che tutta l’ Italia democratica e laica, senza eccezioni, proclami il 9 febbraio Giornata nazionale della libera scelta sulla propria vita, onorando così la memoria di Eluana, di Piergiorgio Welby, di Luca Coscioni, e dei tanti altriche oltre alla tragedia della condanna a morte per malattia hanno dovuto affrontare anche la violenza di governi che vogliono costringere i malati alla tortura delle sofferenze terminali.
MicroMega chiede a tutte le associazioni laiche, a tutte le testate giornalistiche e i siti web che si riconoscono nei valori della Costituzione, a tutte le personalità del mondo della cultura e dello spettacolo che sentono il dovere elementare di rispettare e far rispettare la decisione di ciascuno sul proprio fine-vita, di mettersi immediatamente in contatto per organizzare insieme la giornata del 9 febbraio come giornata di libertà e di dignità, attraverso iniziative che si svolgano almeno in tutti i capoluoghi di regione.
sabato 8 maggio 2010
Perché la Chiesa non ha mai denunciato i suoi ministri pedofili
Perché si è comportata in modo così ignominioso, ignorando il precetto evangelico: “..chi avrà scandalizzato uno di questi piccoli che credono in me, meglio per lui sarebbe che gli fosse appesa al collo una macina da mulino e fosse gettato in fondo al mare?” (Matteo 18:6).
Nel post del 21 aprile ho dato una prina risposta a questo interrogativo spiegando che la Chiesa ha affossato gli scandali non solo per salvaguardare il suo buon nome e i suoi immensi patrimoni, minacciati da possibili richieste di risarcimento ma soprattutto perché fin dalle sue origini si è sempre ritenuta santa e intoccabile, anche se i suoi ministri commettevano ogni nefandezza.
Leggendo, però, un articolo di Michele Martelli su Micromega ho trovato delle altre motivazioni veramente illuminanti al riguardo che qui voglio esporre. Con l'istituzione dell'”ordine sacro” (il sesto sacramento) si è creata, secondo la Chiesa, una differenza tra ministri consacrati e fedeli non solo funzionale ma ontologica.
Traducendo: Il clero sacerdotale con l'unzione diventerebbe, per investitura divina, quasi un’altra specie. E perciò senza obblighi verso i comuni mortali, soprattutto se teneri adolescenti. Sempre e comunque una sacra, mistica corporazione, da separare e difendere dall’esterno con ogni mezzo, anche fraudolento.
Partendo da questo presupposto, la Chiesa, pur facendo parte della società civile, non si considera sottoposta alla legge dello Stato, alla magistratura, e al Codice civile e penale ma soltanto alla legge di Dio, alla gerarchia, e al Codice di Diritto Canonico.
Quindi considera come giudice supremo («iudex supremus), in tutto l’orbe cattolico, soltanto il papa e i suoi ministri non possono essere giudicati da nessuno altro («a nemini iudicatur )se non da lui (nn. 1404, 1442 del Codice Canonico). Quando il diritto canonico confligge col diritto civile, prevale il diritto canonico.
Che, per i delicta graviora, come la pedofilia, prevede, per l'ecclesiastico colpevole, l’ammonizione, il trasferimento, l’isolamento, la penitenza e la preghiera, la sospensione a divinis, fino alla riduzione allo stato laicale. Mai, dunque, la denuncia alla magistratura civile. Il prete pedofilo è soltanto un peccatore che ha offeso Dio, non un criminale che ha commesso un reato contro una persona indifesa.
E qui entriamo nel terzo punto. La Chiesa non ha mai sottoscritto le dichiarazioni dei diritti umani, politici, sociali e civili (ONU 1948 e UE 2000), né le Convenzioni internazionali sulla parità uomo-donna, sulla protezione dell’infanzia ecc. (chi vuole approfondire il punto, può leggere il libro del teologo spagnolo José Maria Castillo, La Chiesa e i diritti umani, 2009).
Nel Codice di Diritto canonico (1983) e nel Catechismo (2003) manca persino l’espressione «diritti umani o civili».
Martelli nel suo articolo su chiede: “Si può preservare la dignità della persona umana senza rispetto e garanzie concrete, politico-giuridiche, per l’esercizio o la protezione dei diritti di libertà, uguaglianza, sicurezza, integrità personale, autodeterminazione e così via? Un uomo senza diritti non è un uomo. La retorica moralistica della Chiesa gerarchica si palesa e infrange nella pratica del segreto pontificio che garantisce immunità e impunità ai preti pedofili, omo- o etero-sessuali che siano”.
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- leo zen
- Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)