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domenica 6 febbraio 2011

sabato 5 febbraio 2011

Le menzogne scientifiche dei cattolici oltranzisti.

Nella sua prima visita in Africa il 17 marzo 2009, Benedetto XVI aveva suscitato grande scalpore affermando che i profilattici non impedivano il contagio Aids e nemmeno le gravidanze indesiderate perché fabbricati con molti fori microscopici.

Una colossale menzogna scientifica che aveva scatenato le ire dei governi di Francia, Germania, Spagna e dell'Unione Europea, nonché della prestigiosa rivista scientifica londinese Lancet che lo aveva accusato, senza mezzi termini, di aver "pubblicamente distorto le prove scientifiche” per mascherare la criminale decisione della Chiesa di vietare l'uso dei profilattici, considerandoli peccaminosi strumenti anticoncezionali.

Questa assurda teoria, nonostante la ferma sconfessione degli scienziati, è tuttora sostenuta da molte figure ecclesiastiche di rango elevato (vescovi dell'America latina e dell'Africa) e dal cardinal Alfonso Lopez Trujillo, presidente vaticano del Pontificio consiglio per la famiglia.

Pochi giorni fa, a sorpresa, è stata ripresa da una autorevole esponente della Cdu tedesca, la presidente dei Cristiano democratici per la vita, Johanna Gräfin von Westphalen, che non ha esitato ad attaccare i profilattici e definire immorale chi li usa. I profilattici sarebbero solo propaganda omosessuale, e le associazioni cattoliche che non li vietano si comportano in modo immorale.

Johanna Gräfin von Westphalen è consigliere d’ amministrazione di un’associazione di scout cattolici particolarmente conservatrice ed è anche presidente della Fondazione “Ja Zum Leben”, cioè Sì alla Vita, che si batte contro l’ aborto.

In un'intervista all’Ahlener Zeitung, la Grafin ha spudoratamente affermato che i preservativi non funzionano nella loro funzione profilattica e che chi ne incoraggia l'uso favorisce quella che lei definisce “pura propaganda omosessuale”, difesa a volte anche da persone appartenenti al suo partito di ispirazione cristiana.

Naturalmente anche gli altri metodi anticoncezionali sono rifiutati dalla Grafin perché il sesso a scopo ricreativo è un comportamento immorale. “Non c’è spazio per le pillole o le spirali”, ha rimarcato con vigore, criticando gli altri cattolici che invece li  utilizzano.

A suscitare le ire della Johanna è il fatto che gli Scout di San Giorgio, la formazione più grande in Germania, che conta circa 100mila membri, consente ai suoi soci di portare nelle tende i preservativi, un comportamento immorale secondo la Gräfin von Westphalen che contrasta con la dottrina della Chiesa.

“Non dovrebbero chiamarsi esploratori cattolici”, ha sottolineato con durezza. L’associazione degli Scout di San Giorgio ha risposto tramite il suo portavoce, evidenziando come la protezione dell’Hiv fornita dai condom è un dato scientifico assodato, e definendo la polemica della Grafin abbastanza imbarazzante.

Johanna Gräfin von Westphalen

Assenti in Giovanni l'eucaristia e il primato di Pietro (“L'invenzione del cristianesimo”) 283

Esaminare tutte le divergenze richiederebbe troppo tempo ma su almeno un paio vale la pena di soffermarci. Cominciamo dall'assenza più incredibile, quella dell'istituzione dell'eucaristia.

Confrontando nei Vangeli sinottici i brani relativi all'ultima cena noteremo che tutti e tre descrivono l'istituzione dell'eucaristia con le stesse parole scritte da Paolo nella sua prima Lettera ai Corinzi (1 Corinzi 11, 23-29). Giovanni, invece, ignora completamente questa istituzione ma rivela particolari importanti, ignoti agli altri evangelisti, come la lavanda dei piedi.

L'eucaristia, quindi, fu un'assoluta invenzione paolina, messa in evidenza anche dal fatto che gli Apostoli non conoscevano una comunione sacramentale. Dopo la preghiera nel Tempio, spezzavano il pane in casa di uno di loro senza sacerdoti e senza alcun apparato cultuale e nemmeno sacramentale (Atti, 2,46; 6, 1 sg.). Infatti la teologia critica non trova alcun rapporto fra il pasto della comunità cristiana primitiva e l’atto cultuale della comunione propagato da Paolo.

Anche il primato di Pietro viene ignorato da Giovanni. Non c'è alcun cenno alle parole di Matteo: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa…” (Matteo 13,20-22). Al contrario, chi in Giovanni sembra prevalere sugli altri apostoli è un personaggio misterioso chiamato: "quel discepolo che Gesù amava" (Giovanni 12,23) di cui abbiamo parlato a proposito di Lazzaro di Betania.

L'episodio del XXI capitolo, che tenta di recuperare il ruolo primario di Pietro mediante la triplice affermazione di Gesù risorto "pasci le mie pecorelle" (Giovanni 21,15-17), è chiaramente un falso accettato da tutta la teologia critica e anche da teologi cattolici.

Concludiamo l'analisi del Vangelo di Giovanni facendo rilevare che è il più antiebraico dei quattro. In esso non c'è l'automaledizione che troviamo in Matteo (25,25), ma la netta convinzione che Gesù sia stato giustiziato per motivi politici voluti dal clero collaborazionista dei romani per cui i brani apertamente antisemiti, secondo D. J. Goldhagen, sono centotrenta e in uno di essi Gesù afferma che gli ebrei hanno «per padre il diavolo» (Giovanni 8,44).

Daniel J. Goldhagen

venerdì 4 febbraio 2011

Imbarazzante scoperta per Benedetto XVI

La Sueddeutsche Zeitung di Berlino ha rivelato che quarantuno anni fa Joseph Ratzinger mise in discussione l'obbligo del celibato per i sacerdoti cattolici inviando una lettera confidenziale, scritta insieme ad altri otto illustri e allora giovani teologi, alla Conferenza episcopale tedesca nella quale considerava l' ipotesi di permettere ai preti una normale vita sessuale e la costruzione d'una famiglia.

La gerarchia decise di non rispondere e, probabilmente, non inviò la lettera a Roma, ma adesso il circolo dei cattolici critici di Ratisbona (Akr) l'ha scoperta in un archivio e ha deciso di divulgarla.

Una scoperta imbarazzante per Benedetto XVI, perché quest'anno, in settembre, visiterà la Germania, suo paese natale, dove il partito di governo, la Cdu di Angela Merkel, è in prima linea contro l'obbligo del celibato.

"Pieni di timor di Dio – scrissero i nove teologi - poniamo la questione della situazione d'emergenza della Chiesa. Le nostre riflessioni riguardano la necessità urgente di un approccio differenziato sulla legge del celibato della Chiesa....Teologicamente è ingiusto non ripensare il tema alla luce della nuova situazione storica e sociale. Specialmente i preti giovani si chiedono, in considerazione dell'acuta crisi delle vocazioni, come questi problemi della vita della Chiesa e dei suoi pastori potranno essere risolti nei prossimi anni".

La lettera prosegue rilevando le possibili conseguenze negative del celibato ecclesiastico in una società altamente sessualizzata e cioè, disobbedienza di massa di sacerdoti e fedeli, crisi delle vocazioni, esodo dei preti e dei credenti dalla Chiesa, carenza grave di nuovi sacerdoti che siano veramente all'altezza del ministero, perdita di contatto con la realtà della vita d'oggi.

Conseguenze queste che al presente sono divenute più impellenti di quarantun anni fa e che Ratzinger ora, da papa, potrebbe facilmente risolvere. Ma nel frattempo è passato dall'altra parte della barricata e oggi appare un Pontefice conservatore, teocratico, incapace di cogliere le rapide, tumultuose e inarrestabili trasformazioni della società in continua evoluzione.

Arroccato a difendere l'ortodossia più rigida, a porre continui divieti che limitano ogni libertà civile e umana e, soprattutto, a consolidare la potenza economica e politica della Chiesa, sta affossando tutte le conquiste del Concilio Vaticano II e le speranze di quanti aspirano ad un nuovo spirito evangelico.

Benedetto XVI

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Informazioni personali

Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)