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mercoledì 25 gennaio 2012

Il falso Jahvè (Genesi e involuzione del monoteismo biblico). L'adozione di Mosè. 62


La conferma del persistere dell'idolatria nel popolo ebraico nel corso delle sue peregrinazioni nel deserto ci viene dalla stessa Bibbia nell'episodio celeberrimo del vitello d'oro.

Mosè, al ritorno dal Monte di Dio, più conosciuto come Monte Sinai, dove si era fermato quaranta giorni per far credere alla sua gente di aver ricevuto le Tavole della Legge scritte dal dito di Dio, si avvicinò all'accampamento e trovò il popolo che danzava festoso intorno al vitello d'oro che si era costruito durante la sua assenza.

Il popolo gridava in preda all'esaltazione: “Questo, o Israele, è il tuo Dio che ti ha fatto salire dal paese d'Egitto” (Esodo, 32,34). Di fronte a questa scena, Mosè , "pieno di collera, buttò via le tavole e le spezzò ai piedi della montagna. Poi prese il vitello che avevano fatto, lo gettò nel fuoco e ridusse in polvere quel che restava " (Esodo 32,15-20).

Ma non si limitò a questo. "Allora Mosè si mise all'ingresso dell'accampamento e disse: Chi sta con il Signore venga qui. I membri della tribù di Levi si riunirono intorno a lui, ed egli disse loro: Questo è l'ordine del Signore, il Dio d'Israele. Ognuno di voi prenda la spada! Percorrete l'accampamento da un capo all'altro e uccidete tutti i colpevoli: fratelli, amici o parenti! I leviti ubbidirono a Mosè, e in quel giorno morirono circa tremila persone "(Esodo 32, 26-27).

Un eccidio in piena regola, voluto da Mosè in nome di un Dio che ormai aveva perduto ogni connotazione della sua primitiva sublime divinità.

L'episodio, oltre a dimostrarci la spietatezza di Mosè, c'illumina anche sull'origine e il ruolo dei Leviti, cui abbiamo già accennato. Secondo la Bibbia, i Leviti (i soli esenti dal possesso di terra e quindi non censiti) discendevano da una delle dodici tribù d'Israele, quella di Levi, figlio di Giacobbe e di Lia. Erano Leviti Mosè e Aronne.

Ma è certo che Mosè era un egiziano, ed è più che probabile che i Leviti fossero, a loro volta, egiziani, quel gruppo di suoi compatrioti, seguaci del Dio Aton, che assieme a lui avevano abbandonato l'Egitto.

Ciò spiegherebbe, secondo molti studiosi, la loro incondizionata sottomissione a Mosè e il loro essere pronti a massacrare, senza battere ciglio, i compagni di viaggio, etnicamente diversi, che dissentivano dal loro capo.

Adorazione del Vitello d'oro


Gesù era un esseno? (“L'invenzione del cristianesimo”) 21


Molti studiosi sono concordi nel riconoscere Gesù come un esseno e hanno preso atto che le coincidenze tra lui e gli esseni sono manifeste e numerose. Entrambi predicavano la penitenza, la povertà, l’umiltà e l’amore per il prossimo, ed erano in aspro conflitto con la società ufficiale e perseguitati dai sacerdoti di Gerusalemme. Però gli esseni non conoscevano l’amore per i nemici, anzi coltivavano odio nei loro confronti e in questo parrebbero diversi da Gesù e i primi cristiani.

Ma non è così. Quando nei Vangeli si dice di amare i nemici e di porgere l'altra guancia ci si riferisce ai nemici personali, cioè a quelli che vivono nell'ambito della comunità, non mai ai nemici esterni, a quelli cioè del popolo d'Israele, come gli oppressori romani, e tanto meno ai nemici di Jahvè, i pagani in genere. Tutti costoro dovevano essere odiati e sterminati senza pietà, come aveva ordinato Mosè.

Nessun giudeo, per quanto mansueto, avrebbe accetto questo tipo di perdono, e invece di porgere l'altra guancia ad un oppressore romano gli avrebbe vibrato una pugnalata nella schiena, come facevano gli zeloti ai quali, come vedremo, appartenevano Gesù e i suoi apostoli. Il rigoroso pacifismo di Gesù, inteso in senso universale, fu aggiunto a posteriori ai Sinottici, quando la Chiesa ellenizzata soppiantò quella messianica dei giudei e si aprì ai gentili.

La setta degli esseni viveva a Qumran sulle rive del Mar Morto, in uno dei luoghi più inospitali della Palestina e aveva come punto ideologico fondamentale l'aspettativa ansiosa, quasi febbrile, dell'imminente liberazione d'Israele dalla sottomissione religiosa e politica al potere straniero e pagano e la restaurazione del Regno di Dio, cioè del Regno terreno di Jahvè.

Ma oltre alla restaurazione politica, gli esseni perseguivano anche quella religiosa che implicava una applicazione attenta e rigorosa della Bibbia, una considerazione assoluta verso le classi più povere e diseredate d'Israele e la punizione di tutti quegli israeliti (sadducei, scribi e i farisei) che si erano resi colpevoli di empietà e di connivenza coi nemici (romani).

La loro utopia era l'instaurazione di una nuova comunità imperniata sulla perfetta uguaglianza sociale, la povertà intesa come scelta di vita, l'esaltazione degli umili e degli oppressi (vedi Giuseppe Flavio e Filone Alessandrino). Infatti, gli esseni avevano adottato la comunità dei beni e praticavano una vita ascetica, improntata al lavoro e allo studio e vissuta in lieta povertà.

Qumran


martedì 24 gennaio 2012

Radio Padania libera chiede l'aiuto delle Madonne patacca per ottenere il riconoscimento della Padania.


Ricordate quando il senatùr voleva prendere i vescovoni a calci nel deretano per la loro collusione con gli emigranti e perché criticavano il razzismo della lega? Acqua passata!

Da quando è calato stabilmente nella Roma ladrona e si è, con Berlusconi, assuefatto all'incenso del Cupolone, il leader leghista, dimentico del dio Po, si è trasformato in un perfetto oscurantista pronto ad accontentare in tutto il Vaticano, negando i più elementari diritti civili agli italiani, imponendo a randellate il crocifisso nei luoghi pubblici e auspicando le radici europee, ovviamente cristiane.

I leghisti sull'esempio del loro capo hanno preso a bofonchiare litanie schizofreniche e debordanti e a proporre pellegrinaggi ai santuari delle Madonne patacca, superando in pietismo i democristiani della prima repubblica.

Durante il periodo natalizio l’emittente Radio Padania Libera, ben nota per le sua alta levatura culturale, ha dedicato uno speciale sul viaggio di una sua delegazione al santuario di Lourdes per chiedere alla Madonna un sostegno ‘dall’alto’ per il riconoscimento della Padania.

Ho ascoltato le registrazioni postate sul blog di Daniele Sensi e mi son fatto delle belle risate. Il cronista Andrea Rognoni, già noto per prodezze di stampo integralista in passato, ha detto che la Vergine “non sta a guardare in faccia soltanto agli Stati nazione, alle proterve realtà raffigurate dalle capitali effettive riconosciute da Strasburgo e Bruxelles”. Ma, ha assicurato, “in qualche modo rivolge il suo sguardo pietoso anche verso la Padania”. (E come no, data la levatura di un Bossi, un Calderoli, un Castelli, un Borghezio, un Salvini e un Trota?)

Non è mancato l’attacco a Roma ladrona “una città diventata ormai figlia di Satana per tantissimi motivi”. Ecco perché i padanisti” devono rivolgersi a Lourdes. Durante la trasmissione è giunta la telefonata di una esponente dell’associazione Umanitaria Padana che aveva fatto parte di una delegazione partita per Medjugorie, a sostegno della ‘padanità’.

Questa esponente non ha mancato di rispolverare una delle tante apparizioni in terra orobica: quella della Madonna delle Ghiaie , avvenuta in una frazioncina posta su una delle rive del fiume Brembo, nella provincia di Bergamo nel 1944. La Vergine apparve alla bambina “parlando in bergamasco”, la qual cosa ha fatto andare in solluchero Radio padania.

Sono rimasto colpito, durante l'ascolto della registrazione, dal fatto che i dirigenti della lega non riescano ad avvertire il senso di ridicolo di certi loro comportamenti, ma soprattutto di come le autorità cattoliche preferiscano chiudersi nel silenzio consenziente, nonostante l'evidente strumentalizzazione della religione, per non perdere i loro privilegi economici e la possibilità di imporre, per mezzo del braccio secolare (Berlusconi e Bossi), i loro valori non derogabili, cioè le parti più infondate e bischere della morale cattolica, a tutti gli italiani, anche se la maggior parte di essi li disattende o li rifiuta.

Il primo Bossi


Gli anni oscuri di Gesù (“L'invenzione del cristianesimo”) 20


Della vita di Gesù, prima del battesimo per opera di Giovanni, non sappiamo nulla all’infuori del racconto di Luca che ce lo presenta a dodici anni nel Tempio a discutere coi dottori, meravigliati della sua saggezza. Ma Luca è il più mitologico degli evangelisti, infatti gli altri tre ignorano completamente quell’episodio.

Gesù crebbe tra contadini e pescatori, e, stando ai Vangeli, esercitò il mestiere del carpentiere. Era allora consuetudine per tutti, anche per i dottori della Legge, esercitare una professione o un lavoro manuale. Paolo, ad esempio, faceva il costruttore di tende per l’esercito romano.

Tutti i fanciulli ebrei imparavano a conoscere nelle sinagoghe i testi sacri, ma solo i pochi che frequentavano scuole di tipo teologico diventavano dottori o scribi. Costoro erano tenuti in gran considerazione dalla gente comune. Gesù non fu mai un dottore e i suoi concittadini erano molto stupiti dei suoi discorsi, sapendo che non aveva frequentato scuole speciali, e si chiedevano perplessi: “Donde gli vengono queste cose? E che sapienza è mai questa che gli è stata data?” (Marco 6,2).

Infatti, Gesù appare sempre istruito in maniera compiuta quando parla e sembra possedere una conoscenza completa della Legge sì da poterla interpretare in modo originale e sapiente e di essere in grado di discutere apertamente nel Tempio, alla pari, con scribi e farisei.

Come spiegare il fatto che Gesù ci appare così preparato nella cultura religiosa del suo tempo? Una possibile risposta a questa domanda possiamo darla ammettendo che egli abbia trascorso un periodo, più o meno lungo, presso gli esseni di Qumran e che la sua attività pubblica abbia avuto inizio dopo l'incontro col Battista, che era sicuramente un esseno. L'evangelista Giovanni scrive che Gesù, due giorni dopo il suo battesimo, partì per la Galilea, dove fece il suo primo miracolo trasformando l'acqua in vino, durante le nozze di Cana (Giovanni 2,1-10).

Matteo (4,1-11), in accordo con gli altri due Sinottici, dice invece che Gesù, ricevuto il battesimo, si ritirò per quaranta giorni nel deserto di Giuda, esattamente dove vivevano gli esseni, e lì fu sottoposto alle tentazioni di Satana. Il numero quaranta è molto usato nei testi biblici e ha sempre un significato simbolico in quanto annuncia un cambiamento radicale dopo una lunga prova.

È chiaro che la permanenza di Gesù nel deserto, dato il simbolismo del numero quaranta, si protrasse per un periodo molto più lungo. Le tentazioni di Satana, cui fu sottoposto, potrebbero alludere all'iniziazione ascetica che egli ricevette nella comunità essena che si concludeva con una cerimonia battesimale nella quale il nuovo addetto doveva, con solenni giuramenti di rottura, rinunciare all'Angelo delle Tenebre (Satana) e abbracciare l'Angelo della Luce.

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Informazioni personali

Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)