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martedì 2 ottobre 2012

Card. Angelo Bagnasco


L'ideale teocratico della Chiesa (“L'invenzione del cristianesimo”) 220


Per la Chiesa l'ideale supremo da essa perseguito fin dai primi secoli della sua nascita fu la teocrazia, cioè l'accentramento del potere politico e religioso nelle sue mani e la conseguente negazione di ogni forma di libertà. Dopo la caduta dell'impero romano e la nascita degli stati barbarici, essa tentò di fare dell’Europa un vasto impero teocratico, sotto la sua dominazione. Pretese, rifacendosi al motto di san Paolo "omnis potestas a Deo", di nominare e deporre re e imperatori. Quando vide fallire il suo tentativo, non esitò ad allearsi ai sovrani che aveva tentato di sottomettere, per favorire l'assolutismo politico e religioso più integrale. Trono e altare, spada e croce, era il suo motto. Essa impose allora agli Stati europei di perseguitare con rigore i delitti d’opinione, ricorrendo alla scomunica, che obbligava i sovrani a infliggere la prigione, la confisca dei beni e la pena di morte.

Gli Stati furono costretti a trasformarsi nel braccio secolare della Chiesa, per soffocare sul nascere ogni tentativo di libertà. Ci sono voluti secoli di lotte dure e spietate, contrassegnate da torture, roghi, condanne a morte e ignominie di ogni genere, per abbattere l'assolutismo politico e religioso, voluto dalla Chiesa in combutta coi sovrani assoluti e per riconquistare le più elementari libertà civiche. Lotte che si sono combattute fino quasi a tutto il XIX secolo. Lo Stato Pontificio, durato in Italia fino al 1870, oltre che teocratico, è stato il più arretrato, crudele e oppressivo d'Europa e ha represso, con il carcere e il capestro, ogni tentativo di democrazia da parte dei suoi sudditi.

San Paolo


lunedì 1 ottobre 2012

Il falso Jahvè. La Bibbia in controluce. 161


La Bibbia, anche ai nostri giorni, per milioni di persone costituisce l'orizzonte insuperabile di ogni intelligenza umana. La sua presunta ispirazione divina, accettata ad occhi chiusi dagli ortodossi ebrei e cristiani, la rende il libro dei libri, quello che condensa tutta la sapienza umana e divina. Ma per chi la legge senza i paraocchi della fede è tutt'altra cosa perché, assieme alle leggende mitologiche, agli avvenimenti storici e ad una pletora di leggi, precetti, divieti, spesso assurdi e irrazionali, contiene molte contraddizioni, incongruità e assurdità d'ogni genere.

Alcuni episodi in essa descritti appaiono perfino grotteschi e ripugnati e suscitano la nostra ironia o il nostro disgusto. Altri, piuttosto frequenti, sono decisamente atroci e crudeli e ci riempiono di orrore per la loro efferatezza, specie quando sono da attribuirsi alla diretta volontà divina. Non è quindi di facile e piacevole lettura anche se contiene nei libri agiografi pagine di alto lirismo poetico e di profondo patos umano.

Ciò spiega perché la Chiesa Cattolica, pur considerando rivelati – cioè ispirati dallo Spirito Santo – tutti i libri del Vecchio e del Nuovo Testamento (affermazione ribadita anche dal Concilio Vaticano II del 1965), abbia sempre scoraggiato i suoi fedeli ad accostarsi direttamente alla Bibbia ebraica e ne abbia addirittura, fin dal Concilio di Tolosa del 1229, proibita la lettura senza la mediazione ecclesiale, depositaria della dottrina apostolica. Quello che specialmente colpisce chi osa avventurarsi nella lettura del Vecchio Testamento è la costante presenza di un Dio che solo raramente si mostra un Padre buono e misericordioso e quasi sempre, invece, un despota tirannico, crudele e vendicativo.

Bibbia


Gregorio XVI e Pio IX i più irriducibili nemici delle libertà civili e democratiche (“L'invenzione del cristianesimo”) 219


Nel 1832 Papa Gregorio XVI, un vero imbecille secondo il cancelliere austriaco Metternich, nella sua enciclica “Mirari vos” condannò, senza mezzi termini, “...quella sentenza assurda ed erronea, o, meglio, quel delirio (deliramentum), che la libertà di coscienza deve essere affermata e rivendicata da ognuno”. L'anno successivo con l'enciclica “Singulari vos” lo stesso papa ribadì che le libertà civili e politiche erano incompatibili con la dottrina della Chiesa, soprattutto «quella pessima né mai abbastanza aborrita libertà di stampa», per concludere che solo col «freno della santa religione (cioè con l'oscurantismo) si mantiene la forza e l’autorità di ogni dominazione».

Non fu da meno Pio IX, l'ultimo papa teocratico, nemico acerrimo dell'Italia e degli italiani, che con bolle ed encicliche, emesse a raffica, tentò di ostacolare in ogni modo il riconoscimento del Regno d'Italia in Europa e nel mondo. Questo papa, con l’enciclica “Quanta cura” dell’8 dicembre 1864, proclamò, senza mezzi termini, che la democrazia distrugge la giustizia e la ragione. A questa enciclica accluse anche il Syllabo, che condannava, come “errori dell’età nostra”, le più significative conquiste della civiltà, tra le quali, in primis: democrazia, razionalismo, liberalismo, matrimonio civile, libertà di pensiero e di coscienza e, ciliegina sulla torta, la teoria nefanda che la Chiesa non dovesse possedere uno Stato per diritto divino. Fu, il suo, un disperato tentativo di riportare l’umanità indietro di due secoli, a prima dell’Illuminismo e della Rivoluzione Francese.

Nella sua allocuzione poi del 22 giugno1868, sempre questo papa funesto per noi italiani (beatificato dal papa polacco, nonostante l'opposizione di molti intellettuali cattolici che hanno considerato questa canonizzazione un affronto alle libertà democratiche e una sfida alla civiltà moderna) definì la Costituzione austriaca dell'anno precedente, nella quale tutte le associazioni religiose venivano equiparate e riconosciute dallo Stato, «una legge detestabile» (infanda).

Il capolavoro di questo papa, però. fu la proclamazione del dogma dell'infallibilità papale che fece inorridire la maggior parte degli Stati europei, alcuni dei quali protestarono per la protervia implicita nel fatto che con questa proclamazione, la figura di ogni pontefice diventava oggetto di una devozione che sfiorava l’idolatria e che, come ebbe e dire San Giovanni Bosco, metteva il papa al di sopra degli angeli e allo stesso livello di dio.
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Informazioni personali

Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)