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martedì 22 gennaio 2013

Perché i Vangeli nacquero tanto tardi? 7


Il ritardo nella produzione letteraria della cristianità primitiva si fonda su
due motivazioni. La prima, meno importante, dipende dalla struttura sociale delle più antiche comunità cristiane, costituite da gente semplice, illetterata, che non sarebbero stata in grado di scrivere libri, e anche quando le generazioni successive cominciarono a scrivere, i loro modi espressivi non furono, in principio, di alto livello.

Il Nuovo Testamento, in particolare, se si prescinde da taluni passi delle Lettere di Paolo, del Vangelo di Giovanni, dagli Atti degli Apostoli appare redatto in uno stile che contrasta singolarmente col carattere divino del suo contenuto.

La seconda ragione della tarda stesura dei Vangeli è, invece,importantissima:
essa dipende dall’elemento centrale della fede dei primi cristiani, che li induceva a un’aspettazione dell’immediata fine del mondo, conosciuta come "parusia". Infatti sia agli apostoli e che alla comunità primitiva dei cristiano-giudei, non passò minimamente per il capo di tramandare per iscritto le vicende di Gesù, in vista delle generazioni future, essendo loro costantemente in attesa dell'imminente ritorno di Gesù dalle nuvole, in carne ed ossa per l’edificazione in Terra del promesso Regno di Dio.

Solo quando questo, col passare del tempo, mostrò di non verificarsi, si dovette rimandare nell’aldilà ciò che si era atteso nell'aldiquà e nacque la fede in una storia salvifica prevista da Dio, mediante un'istituzione storica come la Chiesa, che aveva bisogno di fondare la sua dottrina su testi sacri.



venerdì 18 gennaio 2013

Il Nuovo Testamento 6


Dei 27 testi del Nuovo Testamento i più importanti sono i quattro Vangeli canonici, gli Atti degli apostoli e le Lettere di Paolo. Dei quattro Vangeli i tre Sinottici,cioè quelli attribuiti a Marco, Matteo e Luca, ci danno le conoscenze
fondamentali intorno alla figura di Gesù. Nel 1774 il teologo di Jena, Johann Jakob Griesbach, li defini «sinottici» per la loro parziale concordanza (synopsis). Infatti contengono molti passi comuni.

Non è possibile determinare con precisione il momento della loro nascita, giacché non possediamo gli originali, e nemmeno le datazioni approssimative sono in grado di garantire una certezza totale; gli studiosi sogliono collocare Marco fra il 70 e l’80, Matteo e Luca fra l’80 e il 100, mentre il Vangelo di Giovanni non fu composto prima dell’anno 100, probabilmente già nei primi decenni del II secolo. Poiché Gesù, come si presume, morì intorno al 30, prima che la sua dottrina fosse messa per iscritto trascorsero ben due generazioni.

Johann Jakob Griesbach


martedì 15 gennaio 2013

Tutta l’età antica conobbe Sacre Scritture. 5


I seguaci delle tre religioni abramitiche (ebraismo, cristianesimo e islam) sono convinti di essere gli unici a possedere Sacre Scritture. Invece fin dai primordi dell'umanità tutte le religioni ne hanno avute. In Egitto, scritti di ispirazione divina risalgono alle epoche più antiche. Già nel terzo millennio prima di Cristo un testo sacro veniva definito «parola divina». Il Buddismo espresse una gran quantità di letteratura sacra e nelle religioni misteriche dell’Ellenismo esistettero numerosissime Sacre Scritture .

Nel I secolo a.C. I testi sacri della religione dionisiaca venivano semplicemente definiti «La Scrittura»,ma tale uso linguistico è verosiniilmente più antico . Il culto di Iside fu una religione espressamente fondata sulle scritture e reclamò per sé un’assoluta verità di origine divina . E anche l’autore dei libri Ermetici, un corpus di 18 scritti, che vanno sotto il nome di Ermete Trismegisto, messi insieme nel I e nel II secolo, ma risalenti a una più antica tradizione orale, si considerò ricettore di una Buona Novella destinata a tutta l’umanità, con numerosi e singolari parallelismi col Cristianesimo.

Tutti questi Scritti Sacri millantavano una rivelazione divina e in base alla loro pretesa assolutezza si facevano la guerra l’un l’altro senza avvertire il fatto che ciò facendo pregiudicavano la loro credulità.

Ermete Trismegisto


venerdì 11 gennaio 2013

Anche la storiografia greca e latina antica ignorò totalmente Gesù. 4


Anche la storiografia greca e latina contemporanea ignorò totalmente Gesù. A lui allude solo Tacito (ca. 55-120), che cita un certo «Cristo, ucciso sotto il
governatore Ponzio Pilato ai tempi dell’imperatore Tiberio». Il più grande storico romano però condanna senza mezzi termini la dottrina di Gesù.
«Quella funesta superstizione, soffocata per breve tempo, riprendeva ora vigore diffondendosi non solo in Giudea, luogo d’origine di quel male, ma anche a Roma, dove da ogni parte confluiscono tutte le atrocità e le vergogne, trovandovi grande seguito» (Tac.Ann. 15,44).

Questa testimonianza tacitiana risale, però, al 117, circa novant'anni dopo la crocifissione e quindi risulta pressoché inutilizzabile. Si fonda verosimilmente solo su racconti in circolazione nel Il secolo. Svetonio (65-135) non cita affatto Gesù e lo ignora anche la lettera di Plinio il Giovane del III secolo, la quale si limita a parlare del Cristianesimo confondendolo, però, col movimento degli zeloti messianisti. Questa totale assenza di notizie su Gesù ci inducono a credere che egli, se è esistito, non ha esercitato alcuna influenza sulla società del suo tempo.

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Informazioni personali

Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)