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martedì 12 febbraio 2013


venerdì 8 febbraio 2013

Anche l’intera cristianità primitiva rimase delusa 12


I seguaci di Gesù, in primis gli apostoli, trascorsero i giorni successivi alla sua morte in una tensione febbrile, in attesa del suo ritorno in carne e ossa dalle nuvole e della fine del mondo. Che attendessero imminente il ritorno del Signore, cioè la Parusia, ce lo attestano non solo singoli passi delle Epistole di Paolo, dei Santi Pietro e Giacomo e dell'Apocalisse, ma anche la produzione letteraria dei Padri della Chiesa e la vita della primitiva collettività cristiana.

«La fine di ogni cosa è vicina» preannunciava la Prima Lettera di Pietro (4,7) e la Lettera agli ebrei ammoniva: «Ancora un poco, infatti, un poco appena, e colui che deve venire verrà, e non si farà aspettare» (10,37). E Giacomo: «Siate dunque pazienti, cari fratelli, fino alla venuta del Signore... Il giudice è alle porte» (5,7: 5,9). Il mancato ritorno di Gesù e la continuazione della storia arrecarono difficoltà enormi ai capi cristiani, specie in età apostolica o immediatamente post-apostolica, benché ce ne siano state tramandate scarsissime notizie. Paolo nella sua prima Lettera indirizzata ai Tessalonicesi dovette affrontare la grave delusione per il ritardo dell'arrivo del Risorto, ritenuto imminente da tutti i credenti e anche dallo stesso Paolo.

L'attesa spasmodica dell'imminente ritorno aveva creato delle situazioni paradossali; molti, infatti, avevano venduto tutti i loro averi per essere liberi da preoccupazioni materiali, e abbandonata ogni tipo di attività, erano scivolati in un ozio pernicioso nell’attesa imminente del Risorto.

Paolo, che già cominciava a nutrire seri dubbi sulla Parusia dovette usare tutta la sua forza persuasiva per convincere i suoi seguaci che la Parusia poteva anche tardare, secondo i piani imperscrutabili del Signore, e per invitare tutti ad attendere alle normali occupazioni della vita, rifuggendo dall'ozio malefico. Comunque per tutto l'intero II secolo rimase costante l’idea del prossimo ritorno di Gesù, come provano tutte le fonti cristiano-antiche, interne o esterne al Nuovo Testamento, e anche nel III secolo il Padre della Chiesa Cipriano sostenne con estrema decisione l’imminente ritorno del Signore. 

Cipriano


martedì 5 febbraio 2013

L'amburghese Hermann Samuel Reimarus per primo evidenziò l'errore di Gesù. 11


L’orientalista amburghese Hermann Samuel Reimarus (morto nel 1768) fu il primo ad evidenziare che la buona novella annunciata da Gesù era stata un abbaglio. Per prudenza, però, stante il clima oscurantista dell'epoca,non pubblicò mai il manoscritto di 1400 pagine, intitolato Vom Zwecke Jesu und seiner Junger (Finalità di Gesù e dei suoi discepoli); solo dopo la sua morte Lessing, nonostante le riserve degli amici Mendelssohn e Nicolai, pubblicò alcuni estratti di quest’opera importantissima. In seguito, la scoperta di Reimarus fu definitivamente accolta dal teologo Johannes WeiB e rielaborata soprattutto da Albert Schweitzer fra ‘800 e ‘900.

Lo sconcerto nel mondo protestante e cattolico fu grande, enorme lo sdegno. Infatti, Reimarus meteva in chiaro due cose: 1) che Gesù collegava strettamente il concetto del prossimo Regno di Dio, centro del suo insegnamento, alle analoghe concezioni giudaiche correnti in quell’epoca; 2) che si era irrimediabilmente sbagliato. Ma a dispetto delle aspre ripulse iniziali dei teologi liberali, le nuove prospettive apparivano convincenti, e oggi vengono quasi universalmente considerate come la rivoluzione copernicana della teologia moderna da tutti i teologi che non siano aprioristicamente vincolati ai dogmi tradizionali.

Oggi, per merito di Reimarus, appare del tutto assodato, che l’intera cristianità primitiva credette in un Regno di Dio ormai prossimo, convinta di una catastrofe universale imminente e che, quindi la predicazione di Gesù non riguardava minimamente l'istituzione di una struttura permanete nei secoli come la Chiesa

Samuel Reimarus


venerdì 1 febbraio 2013

L'errore di Gesù. 10


Che Gesù fosse pienamente convinto dell'imminente arrivo del Regno di Dio in Terra ne troviamo molte tracce nei Vangeli. Ad esempio, quando predice ai discepoli che siederanno su 12 troni e guideranno le 12 tribù d’Israele, promettendo: «Un giorno mangerete e berrete alla mia tavola nel mio regno» (Mt. 19, 28; Lc. 22, 30; cfr. anche Mt. 26, 29.). E poi quando insegnò la preghiera: «Venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà così in cielo come in terra» (Mt. 6, 10), e quando disse: «Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora il Regno dei cieli è oggetto di violenza, e i violenti se ne impadroniscono» (Mt 11, 12). Anche nell'Apocalisse il veggente vede la nuova Gerusalemme scendere in piena gloria dal cielo a compimento del Regno di Dio in Terra.

Non è necessario spendere molte parole per affermare che Gesù s’ingannò sulla fine dei tempi e sull'imminente venuta del Regno di Dio. Il Gesù sinottico pare non aver dubbi in proposito convinto che il tempo mondano presente fosse ormai trascorso e che alcuni dei suoi discepoli non avrebbero «gustato la morte prima d’aver visto il Regno di Dio venuto nella sua potenza» (Mc. 9, 1; 1,15; 13, 30; Mt. 4, 17; 10, 7; 10, 23; 16, 28.), e non sarebbero giunti alla fine della loro missione in Israele «prima che fosse giunto il figlio dell’uomo» (Mt. 10, 23); che il giudizio di Dio si sarebbe compiuto «sopra questa generazione»! (Lc. 11, 51) «In verità vi dico questa generazione non passerà prima che tutto sia avvenuto» (Mc. 13, 30).In realtà, anch’egli, come i Profeti, gli Esseni, le Apocalissi giudaiche e Giovanni il Battista, sembra considerare come ultima la propria generazione, profetizzandone la prossima fine con grandissima intensità.

Apocalisse


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Informazioni personali

Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)