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giovedì 12 gennaio 2017

Il decreto di Traiano del 112 per regolare il rapporto tra Stato e cristianesimo. 292

Per oltre un secolo il rapporto fra lo Stato e la nuova religione fu regolato, anche se in modo poco chiaro, da un decreto di Traiano (98-117) del 112. Tale disposizione pervenne al governatore di Bitinia e Ponto sul Mar Nero, Plinio il Giovane, Legato Imperiale scrupoloso ma equanime e giusto, amico di Tacito e celebre nell'antichità per ill suo epistolario, stilisticamente pregevolissimo. Egli non sapeva come comportarsi coi cristiani, presso i quali riuscì a scoprire soltanto «una superstizione perversa e smodata».

Indeciso, Plinio chiese lumi a Traiano, che gli rispose: «Non bisogna andarli a cercare, ma bisogna punirli, se vengono denunciati e accusati apertamente. Tuttavia è necessario badare a che colui il quale nega d’essere cristiano e lo dimostri coi fatti, cioé tributando gli atti di culto ai nostri dei, quantunque per il passato possa aver suscitato dei sospetti, ottenga indulgenza grazie al suo ravvedimento. Riguardo poi alle denunce anonime, non devono dar luogo a procedere in nessuna azione giudiziaria; sarebbe, infatti, un pessimo esempio affatto adeguato ai nostri tempi» (Plin., 10, 96 sg.).

Ma per molti storici, ed anche per la Chiesa, i cristiani del Ponto non erano cristiani veri e propri ma giudei seguaci del messianismo zelota come denota il fatto che seguivano «una superstizione perversa e smodata».


Traiano Imperatore


martedì 10 gennaio 2017

101– Il falso Jahvè. Incongruenze storico-linguistiche dei testi biblici 4

Esistono anche le prove che alcuni episodi dell'Antico Testamento sono stati inventati, come la profezia della distruzione per opera del re Giosia del santuario di Bethel, annunciata da un profeta tre secoli prima che il fatto storico accadesse. Di questo saccheggio abbiamo due versioni: una nel Libro Secondo dei Re (23,15-20); e un'altra nel Libro Primo dei Re. Stando a 1 Re 13,1-2, un profeta era stato a Bethel ai tempi di Geroboamo e aveva pronosticato la sua distruzione, avvenuta tre secoli dopo.
"Per ordine del Signore un profeta si recò dal territorio di Giuda fino a Bethel. Arrivò proprio mentre Geroboamo stava offrendo incenso sull'altare. Come gli aveva ordinato il Signore, il profeta si volse verso l'altare e gridò: «Altare, Altare! Tra i discendenti di David nascerà un uomo di nome Giosia, dice il Signore. Egli sacrificherà sopra di te i sacerdoti dei santuari sulle colline, quelli che depongono su di te le loro offerte d'incenso. Su di te bruceranno ossa umane!"
Siccome questo passo profetico è un resoconto preciso dell'operazione di Giosia, addirittura chiamato con il suo nome, avvenuta tre secoli dopo, è chiaramente un'interpolazione aggiunta a posteriori, cioè dopo l'accadimento del fatto, una vera e propria "prophetia post eventum" quindi.
Ci son dunque molti doppioni e triploni nel sacro testo. Nella Genesi, per esempio, sono evidenziate due versioni contraddittorie della creazione (1,1-2,3 e 2,4-25), due diversi racconti del diluvio (6,5 e 9,17) e due genealogie abbastanza differenti della discendenza di Adamo (4,17-26 e 5,1-28) nonché decine di altri doppioni e talvolta perfino triploni degli stessi eventi riferiti alle peregrinazioni dei patriarchi, all'Esodo e alla consegna della Legge.

Tutte queste incongruenze e contraddizioni portano alla conclusione che non solo questi testi biblici non sono stati scritti da Mosè, Giosuè e dai Profeti Samuele e Geremia al tempo della loro esistenza ma che sono stati composti da più mani e in epoche molto lontane dagli eventi descritti. Analizzando poi le scelte terminologiche e geografiche e l'uso nella narrazione di nomi differenti per descrivere alcuni personaggi e il Dio di Israele si è giunti ad individuare le fonti da cui gli scribi di Giosia hanno ricavato il materiale grezzo da utilizzare, dopo gli opportuni aggiustamenti per renderlo conforme alla riforma religiosa del momento, per la costruzione della Bibbia. Cosi un gruppo di storie che per riferirsi a Dio usa prevalentemente il tetragramma YHWH (Jahvè)), furono attribuite soprattutto alla tribù e al territorio di Giuda. L'altro gruppo di storie che si riferisce a Dio usando i nomi di Elohim o di El furono attribuite alle tribù del nord (Efrain, Manasse e Beniamino). Gli studiosi chiamarono "J" la fonte jahvista ed "E" quella eloista. I testi jahvisti furono attribuiti al Regno di Giuda e fatti risalire all'epoca di Salomone (ca. 970-930 a.C.), quelli eloisti al regno indipendente d'Israele (ca. 930-720 a.C.

venerdì 6 gennaio 2017

100– Il falso Jahvè. Incongruenze storico-linguistiche dei testi biblici 3

Ma sono citati da Redford diversi altri esempi. Dal punto di vista linguistico, i testi dell'Antico Testamento sono stati composti molto dopo gli eventi che riportano, in quanto prima del IX secolo a.C. non esisteva una scrittura ebraica. Questa si sviluppò subendo abbondanti adattamenti e cambiamenti, conseguenti alle vicende storiche. Anche l'alfabeto subì una graduale trasformazione: partendo dalla forma fenicia giunse, durante l'esilio, alla forma quadrata attuale (B. Comrie, The Major Languages of South Asia, the Middle East and Africa).
Il linguista David Benedek della Hebrew University di Gerusalemme (The Language and Dialects of Ancient Israel) conferma che i testi dell'Antico Testamento hanno avuto una stesura tarda e afferma che non poterono essere stati scritti se non dopo che gli assiri avevano occupato la Palestina, intorno al 725 a.C. Infatti, durante il secolo in cui gli Assiri dominarono il Regno del Nord, si sviluppò in Israele una lingua ibrida conosciuta come l'ebraico mishnaico.
Benedek sostiene che molti passi dell'Antico Testamento hanno un senso, o funzionano liricamente, solo se scritti in questo linguaggio ibrido. Un tipico esempio citato da Benedek è la parola "beth", che in mishnaico significa sia casa sia famiglia, mentre nell'ebraico arcaico venivano usati due vocaboli diversi per indicare le due cose. Ma le discrepanze sono molto diffuse in tutto il testo a dimostrazione che il racconto deriva da più fonti.
Nella storia di Giuseppe (Genesi, 37), il padre si chiama sia Giacobbe sia Israele; i fratelli odiano Giuseppe per i suoi sogni, ma in altre parti del racconto, lo detestano piuttosto per essere lui il prediletto del padre; ancora, Giuseppe risulta venduto a mercanti sia ismailiti sia madianiti. A Bersabea e a Bethel viene dato il nome due volte (Genesi 21,31 e 26,33; 28,19 e 35,15). Il suocero di Mosè si chiama sia Reuel sia Ietro (Esodo 2,18 e 4,18). Gli esseri umani sono creati dopo tutti gli altri animali (Genesi 1), mentre l’uomo è creato prima delle altre creature (Genesi 2). Ci sono lievi discrepanze anche riguardo le leggi: in Esodo (22,24) il sacrificio può essere offerto “in ogni luogo che vi ho riservato per onorarmi” (chiara allusione agli Alti Luoghi), mentre in Deuteronomio (12,14) il sacrificio può essere offerto solo in “un luogo che Dio sceglierà” (chiara allusione al Tempio di Gerusalemme costruito molti secoli dopo). Ma la discrepanza maggiore riguarda il fatto che Dio è chiamato con nomi diversi. In Esodo (6) viene affermato risolutamente che Mosè è il primo a chiamare Dio col suo nome proprio JHWH (Jahvè); mentre, secondo Genesi (4, 26), gli uomini cominciarono a invocare il nome di JHWH (il Signore) sin dal tempo di Giacobbe. Inoltre Dio si rivela in alcuni episodi biblici col nome di Elohim (“Dio”).


giovedì 5 gennaio 2017

Nel primo secolo spesso i cristiani venivano confusi coi messianisti zeloti. 291

A causa della Guerra Giudaica (ordinata da Nerone nel 64) e conclusasi nel 70 con la conquista e la distruzione di Gerusalemme, si sviluppò a Roma un clima di forte tensione contro il giudaismo che si estese anche al cristianesimo, confuso spesso con questo. Ciononostante, coi successori di Nerone: Galba, Vespasiano e Tito, conquistatore di Gerusalemme, per quasi una generazione non ci furono conflitti tra cristiani e l'Impero. Ma Domiziano, fratello di Tito, fece condannare nel 95 alcune personalità d’alto rango per «empietà», fra le quali un cugino dell’imperatore, il Console Tito Flavio Clemente, mentre fece deportare la moglie Flavia Domitilla su un’isola delle coste italiche. Ma anche questa azione punitiva rimase circoscritta a Roma, senza contare che sussiste la quasi certezza che costoro non fossero effettivamente cristiani ma legati in qualche modo al messianismo zelota.

Sempre sotto Domiziano, come ci testimonia Eusebio di Cesarea, ciambellano di Costantino che poté consultare gli archivi imperiali di Roma, accadde un fatto che ci descrive così: ."Della famiglia del Signore restavano ancora i nipoti di Giuda, detto fratello di lui (Gesù) secondo la carne, i quali furono denunciati come appartenenti alla stirpe di David. L'evocatus li condusse davanti a Domiziano Cesare poiché, come Erode, anch'egli temeva la venuta del Messia (Eusebio di Cesarea, Storia ecclesiastica, III, 20)". Domiziano, però, scoprendo che erano del tutto inocui, cioè non avevano alcun seguito politico, li lasciò liberi. Questo per far capire come in quel momento esisteva una grande confusione tra giudei messianisti e cristiani.

Questa testimonianza di Eusebio di Cesarea, uno dei più grandi dottori e Padri della Chiesa, ci fornisce, tra l'altro, l'informazioni importantissima che Giuda, nonno dei nipoti convocati dall'Imperatore, era fratello carnale di Gesù e che quindi Gesù aveva i fratelli decritti nei Vangeli e Maria, anziché vergine, era la madre di ben otto figli. Inoltre ci informa che i famigliari di Gesù, dopo la sua morte, continuarono a perseguire la medesima causa dinastica, per la quale Gesù era stato crocifisso.


Domiziano Imperatore


martedì 3 gennaio 2017

99– Il falso Jahvè. Incongruenze storico-linguistiche dei testi biblici 2

Per quanto riguarda le attribuzioni, i Cinque Libri di Mosè, come ci narra il Deuteronomio. erano stati messi per iscritto dallo stesso Mosè sul monte Nebo poco prima di morire; i libri di Giosuè, dei Giudici e i due libri di Samuele venivano considerati registri sacri, conservati a Silo dal profeta Samuele, e i due libri dei Re erano ritenuti il prodotto della penna del profeta Geremia. Similmente si credeva che re David fosse l'autore dei Salmi e re Salomone quello dei Proverbi e del Cantico dei Cantici.
Ma fin dal diciassettesimo secolo, all'alba dell'età moderna, alcuni studiosi sollevarono interrogativi molto inquietanti sull'affidabilità storica e sulla presunta rivelazione divina della Bibbia. Fecero osservare che Mosè non poteva essere l'autore dei Cinque Libri a lui attribuiti dal momento che l'ultimo, il Deueronomio, ne descriveva in modo dettagliato le circostanze della morte quasi che Mosè avesse collaborato alla sua stesura post mortem. Osservarono poi che il testo biblico era zeppo di digressioni letterarie riferite a località, nomi, costumi e perfino animali (ad esempio i cammelli) inesistenti ai tempi di Mosè in Egitto. Negli anni Settanta del secolo scorso, per esempio, il professor Donald B. Redford, egittologo della Toronto University, riscontrò che numerosi termini presenti nell'Antico Testamento e riferiti all'Egitto di Giacobbe o di Mosè, non entrarono in uso prima del VII secolo a.C. (Redford, D.B., A Study of the Biblical Story of Joseph). Per esempio nella storia del patriarca Giacobbe e del suo periodo in Egitto, avvenuta intorno al 1700 a.C., si racconta che Giuseppe e i suoi fratelli incontrarono una carovana di mercanti ismaeliti: “Proveniva dal Galaad e si recava in Egitto. I cammelli erano carichi di svariate merci: spezie, resina odorifera e mirra” (Genesi 37,25). Ora, noi sappiamo con certezza che i cammelli in Egitto non furono introdotti prima del VII secolo a.C. Intorno al 1700 a.C. per il trasporto delle merci si usavano solo gli asini. I cammelli per uso domestico giunsero nel Golfo Arabico intorno all'850 a.C., e tra gli egiziani solo dopo due secoli. Altri esempi: Giuseppe giura «sulla vita del faraone» (Genesi 42,16), formula che non esistette fino al VII secolo a.C. E i fratelli di Giuseppe pagano il grano con denaro sotto forma di moneta, mentre la forma più antica di conio risale al regno di Lidia, intorno al 650 a.C. 

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Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)