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venerdì 10 marzo 2017

118– Il falso Jahvè. Fine d'Israele. 1

Il periodo ellenistico
Nel 333 a.C. Alessandro il Macedone sconfisse Dario III e sulle rovine del regno persiano costruì un gigantesco impero, che si estendeva dal Mediterraneo alle acque del fiume Indo. Inseguiva il sogno di unificare Occidente e Oriente, non solo sotto un'unica dominazione politica ma anche in un'utopistica quanto meravigliosa sintesi culturale. La morte precoce del Macedone infranse i suoi sogni e anche il suo impero. La Palestina diventò una zona contesa tra i suoi eredi e in un primo tempo passò sotto il dominio dei Tolomei, faraoni d'Egitto, e in un secondo tempo sotto i Seleucidi.
La civiltà universale ellenistica che si sviluppò in seguito alle conquiste di Alessandro esercitò una forte influenza anche in Palestina, soprattutto a Gerusalemme dove vivevano le ricche e aristocratiche famiglie dei grandi sacerdoti. La dottrina sapienziale che già durante l'esilio, in seguito ai contatti con la cultura babilonese e persiana, aveva cominciato a svilupparsi, diventò ancor più determinante con l'espandersi dell'ellenismo greco-cosmopolita e il conseguente universalismo sincretico-religioso che esprimeva, e finì con il rappresentare per la religione ebraica un'enorme sfida.
La crisi della sapienza che ne conseguì trovò la sua massima espressione nei libri di Giobbe e Qohelet. In essi veniva infranta una delle dottrine fondamentali della fede ebraica, la dottrina della retribuzione, vale a dire della giustizia retributiva e punitiva di Dio, perno della religione della Legge.
In Qohelet (libro filosofico-scettico, accolto nel canone in quanto attribuito a Salomone),  e nel Libro di Giobbe la rottura con la fede della retribuzione diventò il problema fondamentale. In entrambi la teoria che ci fosse una connessione tra quello che l'uomo fa e quello che gli succede come compensazione venne energicamente contestata. Di fronte a questa crisi della sapienza reagirono gli altri libri sapienziali: il Libro dei Proverbi e il Libro del Siracide cercando di restaurare la fiducia nell'ordine divino, nella fede tradizionale di Jahvè, per cui, nonostante l'universalistica cultura profana dell'ellenismo, l'ebraismo riuscì a conservare la sua tradizionale fede nel Tempio e nella Torah.

giovedì 9 marzo 2017

Perché la "Sequela Christi" è in gran parte inventata. 300

Per creare la prova che nella “Terra del Signore”, fin dalla Sua venuta, si costituì una numerosa comunità cristiana, ivi ininterrottamente governata da vari Episcopi fra i quali il più importante era quello di Gerusalemme, Eusebio immaginò un “Vescovo successore” a Giacomo apostolo, inventato a sua volta, pur sapendo che quel “Soglio Episcopale”, nel I e sino ad oltre la metà del II secolo, non esisteva, in quanto non suffragato da alcun documento storico.

Scrive Eusebio:“Dopo il martirio di Giacomo (62 d.C.) e la caduta di Gerusalemme (70 d.C.) si riunirono i parenti del Signore, ivi convenuti, per decidere il successore di Giacomo. All'unanimità fu designato, Vescovo di Gerusalemme, Simone, cugino del Salvatore” (HEc. III, 11).
Questo “Simone” in ambienti cattolici viene considerato, a volte, per “cugino” di Gesù, figlio di un non meglio specificato "Cleofa" (fratello di san Giuseppe) marito di una certa “Maria”, sorella di Maria Vergine; altrimenti, come “fratellastro” di Gesù, figlio di san Giuseppe, avuto da un matrimonio contratto in precedenza dal vecchio falegname, non si sa con chi. In entrambi i casi, un Simone più anziano dello stesso Cristo.

Ma come poteva sapere Eusebio, nel IV secolo, che quasi tre secoli prima Simone Zelota era diventato Vescovo di Gerusalemme? Nessun documento storico ha mai evidenziato un fatto del genere. Semplice: si inventò uno suo personale storico da lui chiamato “Egesippo”, ebreo convertito al cristianesimo, profondo conoscitore della lingua semitica che gli consentì di leggere vangeli ebraici e siriaci originali da lui posseduti. Una specie di segugio nel ricercare màrtiri e cariche ecclesiastiche, Vescovi, Padri e Papi compresi.

Il Vescovo cristiano notificò anche che Egesippo, oltre le lingue semitiche, era un profondo conoscitore di greco e latino nonché delle varie dottrine eretiche gnostiche, allora in voga. Il tutto riferito in cinque libri "Hypomnemata" (Memorie) che nessuno, tranne Eusebio, aveva mai visto né letto. La vita di questo storico fantasma, collocato nel II secolo fra il 110 e il 180 d.C., appena dopo la morte del vero cronista ebreo Giuseppe Flavio, avvenuta nel 105 d.C. a noi risulta totalmente priva di qualsivoglia riscontro storico.

Infatti questo Egesippo, tranne Eusebio il suo creatore, nessuno dei numerosi Padri Apologisti, Vescovi, Papi e martiri, da lui chiamati ad impersonare la lunga ed ininterrotta "Sequela Christi" (dei quali, però, c'è la tombale assenza di riscontri storici extracristiani e tanto meno reperti archeologici) lo ha mai nominato.

Per concludere la successione apostolica di Gerusalemme, dopo Giacomo, fratello del Signore e Simone, probabile suo cugino o fratellastro, l'impenitente falsario Eusebio (HEc. IV 5,3-34) fa succedere Giuda, figlio di Giacomo il Giusto, e poi una decina di immaginari altri Vescovi con l'accortezza di concluderla prima dell'avvento di Simone bar Kochba, l'ultimo Messia zelota del 125, che senz'altro li avrebbe eliminati.


Giuseppe Flavio


martedì 7 marzo 2017

117– Il falso Jahvè. Il post esilio, il giudaismo del secondo Tempio e la restaurazione di Ezra 2

Nel 450 a.C. Ezra, uno scriba discendente dal capo sacerdote Aronne, col consenso di Artaserse re di Persia, venne a Gerusalemme con l'ultima ondata di esuli. Rimase scandalizzato nel vedere che il popolo d'Israele, sacerdoti e leviti inclusi, si univa in matrimoni misti, si mescolava liberamente con genti straniere e non osservava scrupolosamente le regole della Legge.
Immediatamente radunò il popolo d'Israele nella piazza del Tempio al quale lesse il Pentateuco in ebraico, lingua ormai a tutti incomprensibile e conosciuta solo dai sacerdoti, per cui mentre lo si leggeva doveva essere tradotto in aramaico. Il popolo di Gerusalemme, dopo avere ascoltato in silenzio la lettura, dovette solennemente rinnovare l’Alleanza con Jahvè e impegnarsi all'osservanza rigorosa della Legge, che assumeva contorni sempre più coercitivi. Vennero ripristinate le feste prescritte dalla Legge, che erano cadute in disuso: le feste di Pesach (Pasqua), Shavuot (Settimane) e Sukkot (Tabernacoli), e imposto il ripudio immediato delle mogli non giudee, cioè delle donne straniere e di Samaria, che non erano di puro sangue ebraico.
Ai samaritani fu vietato l’ingresso nel Tempio di Gerusalemme. Il Pentateuco si trasformò in norma giuridica vincolante e vennero promulgate sanzioni in caso di inosservanza. Il codice legislativo del Levitico, considerato "legge di santità", contenente le prescrizioni religiose, etiche e cultuali, relative alla macellazione degli animali durante i sacrifici, ai rapporti sessuali e alle loro perversioni, ai tributi, alle feste religiose, alle regole alimentari e così via, fu imposto con rigore quasi coercitivo. Si trattava di un insieme di norme che non tenevano in alcun conto il rinnovamento dello spirito, le pratiche di carità, i sentimenti del cuore. Si impose quindi una adesione formale e pedissequa alla Legge, cioè di un corretto modo di agire esteriore. Le fonti bibliche considerarono positivamente queste riforme puramente formali, ed Ezra – ritenuto il fondatore del giudaismo del secondo Tempio – venne paragonato a Mosè. Nel libro che porta il suo nome egli afferma di aver ulteriormente manipolato i testi biblici rivedendo e correggendo di sua mano i libri della Legge che erano andati in parte perduti e in parte alterati, e raggruppandoli in 22 libri, secondo il numero delle lettere dell'alfabeto ebraico. Confessa inoltre di aver composto molti altri libri riservati esclusivamente ai grandi sacerdoti. Naturalmente egli giustifica queste sue manipolazioni e invenzioni adducendo di aver agito sotto l'ispirazione divina. Le norme che nel quinto secolo a.C. Ezra e Nehemia, altro rimpatriato da Babilonia, diedero a Gerusalemme, divennero la base dell'ebraismo del Secondo Tempio e diedero alla Bibbia ebraica la sua forma attuale.
Secondo però lo studioso tedesco Georg Fohrer, con Ezra e Nehemia venne introdotta in Israele una nuova religione (Storia della religione israelitica, pag.419).


venerdì 3 marzo 2017

La "Sequela Christi". 299

Agli inizi del IV secolo, il Vescovo Eusebio di Cesarea, residente a Nicomedia nella reggia di Costantino il Grande, potendo consultare gli Archivi Imperiali e visionare gli scritti di Giuseppe Flavio (Antichità Giudaiche e Guerra Giudaica) che raccontavano dettagliatamente gli eventi della Palestina fino alla distruzione di Gerusalemme nel 70, creò, con l'aiuto di altre pie mani e con totale disprezzo della veridicità storica, la sua "Historia Ecclesiastica", una estesa opera consistente nella documentazione omnicomprensiva e fondamentale della tradizione cristiana.

Partendo dai primi vescovi di Gerusalemme e ricostruendo, inventandoli, tutti gli altri vescovi, Padri e dottori della Chiesa e l'innumerevole schiera di martiri, delineò la "Sequela Christi", cioè la continuità interrotta di una gerarchia ecclesiastica da Gesù fino al suo tempo, con i richiami storici di tutti gli eroici protagonisti; stabilì l' evoluzione unitaria della nuova dottrina religiosa, allora infestata da molteplici tendenze ereticali e, infine, elaborò i criteri per la cernita rigorosa dei documenti fondativi del cristianesimo, dovendo eliminare molteplici testi teologici contrastanti tra di loro.

Quella sua premura di "individuare le divine Scritture autentiche da quelle eretiche, assurde ed empie, composte da ciarlatani, strumento dell'attività diabolica, che, come Menandro successore di Simon Mago, ingannavano molti con l'arte del demonio promettendo un'immortalità immediata già in questa stessa vita senza più morire ... ciarlatani che si mascheravano dietro il nome di Cristiani" (HEc. III 26, 1/) non poté prevedere, però, che la dottrina cattolica era allora ancora in fase evolutiva e che il successivo "Concilio di Costantinopoli" del 381 d.C., pur confermando il precedente Credo niceno del 325, ne avrebbe forzato l'assioma fino a comprendere la Santa Trinità e Maria Vergine madre di Gesù Cristo unigenito, nuove verità di fede del tutto ignorate da Eusebio nella sua Historia.

Per cui la "testimonianza" eusebiana è stata sottoposta a molteplici censure da parte degli antichi critici ecclesiastici fra il X ed il XIII secolo d.C., con la stesura di codici molto contrastanti tra di loro fino all'editio princeps che risale al 1544 e che l'ha definitivamente fissata.



116– Il falso Jahvè. Il post esilio, il giudaismo del secondo Tempio e la restaurazione di Ezra 1

Nel 538 a.C. Ciro, coerentemente con la sua politica universalistica e tollerante, emanò un editto con il quale acconsentiva la ricostruzione del Tempio di Gerusalemme a spese dello Stato, alla restituzione degli arredi sacri del Tempio, confiscati da Nabucodonosor, e al rimpatrio di parte degli esuli ebrei. In Israele questo re fu celebrato come un Messia.
La costruzione del secondo Tempio ebbe luogo nel 520 sotto il governatore giudeo-persiano Zorobabele. Gli israeliti del Regno del Nord si offrirono di partecipare alla ricostruzione, ma il loro aiuto venne rifiutato senza mezzi termini in quanto la loro origine ebraica era considerata spuria. Zorobabele dichiarò categorico: "non conviene costruire insieme, voi e noi, un tempio al nostro Dio" (Ezra 4,3). Con ciò facendo capire che la fazione dei rimpatriati dall'esilio s'arrogava il diritto di stabilire la natura dell'ortodossia ebraica per diritto divino.
Il nuovo Tempio era di proporzioni più modeste rispetto a quello di Salomone. Al posto dell'arca dell'Alleanza, andata perduta, fu collocato il candelabro a sette bracci (menorà) che sarebbe diventato da quel momento in poi il nuovo simbolo del risorto Stato d'Israele.

Rifiorirono le antiche tradizioni, e in mancanza di un re si impose l'orientamento teocratico-sacerdotale. Il sommo sacerdote, inteso anche come rappresentante di Jahvè, acquistò un nuovo peso e venne posto al vertice del potere religioso e amministrativo. Ma qualche decennio dopo un profeta di nome Malachia, l'ultimo dei veri profeti, denunciò il generale degrado religioso causato dall'esteriorizzazione del culto, dall'avidità dei sacerdoti, dallo sfruttamento del popolo e dai matrimoni misti (Malachia 3,1-2).

giovedì 2 marzo 2017

Eusebio di Cesarea


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Informazioni personali

Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)