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giovedì 15 aprile 2010
mercoledì 14 aprile 2010
Evoluzionismo:scoperto l'anello mancante tra l'uomo e la scimmia
Molto diffusi nel mondo cristiano, specie in Usa, hanno sempre accusato gli scienziati di non fornire prove sufficienti per affermare la validità scientifica della derivazione dell'uomo dai primati, perché considerano i reperti fossili finora trovati troppo frammentari.
Ma ecco la notizia bomba: è stato recentemente scoperto nella grotta Malapa Sterkfontein, nella regione del Sudafrica, dal professor Lee Berger, dell'Università di Witwatersrand a Johannesburg, due scheletri fossilizzati, quasi completi. di un bambino e di una donna, risalenti a più di due milioni d'anni fa: Il classico "anello mancante" tra l'uomo e le scimmie.
ll professor Phillip Tobias, un antropologo dell'università, ha detto che la scoperta è stata «meravigliosa ed emozionante» perché ci permetterà di capire come i nostri antenati si siano evoluti dall'Australopithecus (scimmia), presente in Africa circa 3.9 milioni di anni fa, all'Homo habilis (ominide), la prima specie di tipo umano che apparve intorno 2,5 milioni di anni fa.
Ma i creazionisti, specie quelli che vogliono credere in quel che credono e non in quello che viene evidenziato, accetteranno la nuova scoperta o troveranno altri pretesti per abbarbicarsi al vecchio mito? Ne dubito, anche perché hanno la Chiesa dalla loro parte. Per essa l'evoluzionismo non è scienza ma ideologia.
Lo ha affermato papa Ratzinger dicendo: "Ogni teoria che neghi alla divina provvidenza qualsiasi reale ruolo causale nello sviluppo della vita nell'universo non è scienza ma ideologia" (Ratzinger, alla Commissione teologica internazionale, 2004). Quindi, secondo lui, l'evoluzionismo, suffragato da milioni di reperti fossili e paleontologici, è ideologia, mentre la favoletta del mitico vasaio che impasta con la creta la statuina di Adamo per soffiargli l'alito della vita, è scienza.
Paolo a Gerusalemme studia da fariseo (“L'invenzione del cristianesimo”) 77
Infatti, in tutte le religioni misteriche ellenistiche esistevano due momenti cultuali dominanti: il banchetto sacro ritualizzato, durante il quale si mangiava la carne del Dio, cioè del dio-animale (agnello, toro o pesce) a lui sacrificato, e si beveva un calice di vino a simboleggiare il suo sangue, e il battesimo, inteso come cerimonia unica di affiliazione ma anche come lavacro di tutte le colpe.
I banchetti sacri affondavano le loro radici negli antichissimi riti del cannibalismo rituale, praticato non per istinto ferino ma per acquistare le particolari energie fisiche e spirituali della vittima, mangiandone le carni.
Il quotidiano contatto con questi riti pagani impedì a Paolo di crescere con l'incontrastabile certezza, comune a qualsiasi gerosolimitano di nascita, di essere il centro religioso dell'universo e di considerare i gentili (gli infedeli incirconcisi) nient'altro che rozzi e reietti peccatori e lo portò ad aprirsi alla spiritualità pagana che annoverava anche scuole filosofiche di altissimo livello etico.
Venuto a Gerusalemme per studiare da fariseo si trovò a scegliere tra due realtà ignominiose: quella reazionaria dei sacerdoti, dei farisei e degli erodiani, che accettava la connivenza opportunistica col dominio romano, e quella rivoluzionaria, radical-fondamentalista dei messianici jahvisti, che propugnava una dissennata e delirante ribellione agli oppressori.
Dovette, in un primo momento, scegliere la prima, pur essendo la più ignobile, perché il suo ruolo di cittadino romano e il suo ceto glielo imponevano. Scartò l'altra che, pur essendo patriottica, era priva di ogni senso della realtà e sorretta da un fanatismo folle e foriero d'immani catastrofi (che si verificarono puntualmente qualche decennio dopo).
C'era forse una terza via, che possiamo definire come “qualunquismo di modo”, ma la tempra, fortemente morale dell'uomo, non l'avrebbe mai accettata. In base alla sua scelta diventò un feroce poliziotto mercenario al soldo del Tempio.
martedì 13 aprile 2010
Il “chiacchiericcio” del card. Sodano riguarda centinaia di casi di pedofilia in Italia e molte migliaia nel mondo. E sono solo la punta di un iceberg
E sono appena la punta di un iceberg se consideriamo che molte vittime sono riluttanti ad uscire allo scoperto e che spesso non rivelano neppure ai familiari l’abuso subito, oppure denunciano il sacerdote all’autorità ecclesiastica ma non alle procure. “In nessuno dei casi il vescovo locale ha avvisato la polizia del sospetto abuso” sostiene l’avvocato Cavaliere.
Il procuratore aggiunto di Milano, Pietro Forno, che ha condotto molti procedimenti a carico di sacerdoti accusati di abusi sessuali su minori, dieci dei quali conclusi con la condanna degli ecclesiastici, ha affermato che mai le denunce sono partite da vescovi o altri sacerdoti ma sempre dalle famiglie delle vittime, dopo che si erano rivolte alle autorità ecclesiastiche senza risultato.
“Scopriremo presumibilmente che il Vaticano ha lavorato in Italia ancor più alacremente con i vescovi per nascondere i casi, rispetto all’estero, semplicemente perché il contatto era più vicino e la chiesa è così potente in Italia” , ha affermato Roberto Mirabile che è a capo dell’associazione antipedofilia che si è costituita parte civile nel processo contro don Ruggero Conti, ex parroco della chiesa della Natività di Maria Santissima a Roma, arrestato due volte per abusi sessuali a danno di minori e prostituzione minorile aggravata.
L'adescamento delle vittime, tutti maschi e al di sotto dei 14 anni, è quasi sempre il medesimo: adocchiato il ragazzo tra quelli che frequentano i locali della parrocchia, il prete pedofilo lo attira in un luogo appartato e qui lo costringe a soggiacere ai suoi desideri, in cambio di piccole somme o un capo d’abbigliamento. E poi, impone alla vittima il voto del silenzio, minacciandola altrimenti di castighi durissimi e perfino della scomunica.
In Italia, Paese ipocrita e perbenista, l'opinione pubblica e la casta politica sono sempre a favore del prete accusato e contro la vittima che lo denuncia e sempre contro il magistrato che indaga. Il prete poi, anche se condannato, viene riciclato in continuazione, trasferendolo di parrocchia in parrocchia onde consentigli di reiterare i suoi abusi. Qualcuno viene, addirittura, promosso.
È il caso di don G.S., sacerdote del salernitano, condannato in via definitiva per atti di libidine violenta nei confronti di due bambine di 12 anni ed ora nominato direttamente dall’arcivescovo consigliere dell’Istituto interdiocesano per il sostentamento del clero e membro del collegio presbiterale, Incredibile, ma vero.
Come è incredibile quanto scoperto dalla Squadra mobile di Cuneo. Durante un'intercettazione su un prete accusato di pedofilia, il sacerdote al telefono fu colto mentre con un prelato romano, commentava le qualità fisiche di un bambino. Per il cardinale Sodano tutto ciò è solo “chiacchiericcio”; per i vescovi italiani e per la stampa clericale:“diffamazione della Chiesa” .
Intanto le vittime italiane dei preti pedofili si riuniscono in associazione. Nessuno ne parla in Italia, ma nei giornali inglesi sì. Titola il “Times” in data 23.03,2010: “Victims of Catholic clergy sex abuse in Italy form support group. Richard Owen, Rome”
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- leo zen
- Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)


