Visualizzazioni totali

Visualizzazione post con etichetta erodiani. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta erodiani. Mostra tutti i post

mercoledì 14 aprile 2010

Paolo a Gerusalemme studia da fariseo (“L'invenzione del cristianesimo”) 77

È indubbio che Paolo, come ogni altro bambino nato e cresciuto a Tarso, dovette subire il fascino delle grandi cerimonie che si svolgevano in onore degli dèi misterici: Mitra, Adone, Attis e Osiride, considerati salvatori divini, e assimilarne inconsapevolmente i riti e i significati profondi, soprattutto i due sacramenti più importanti, che egli adotterà poi per il suo cristianesimo personale, il battesimo e l’eucaristia.

Infatti, in tutte le religioni misteriche ellenistiche esistevano due momenti cultuali dominanti: il banchetto sacro ritualizzato, durante il quale si mangiava la carne del Dio, cioè del dio-animale (agnello, toro o pesce) a lui sacrificato, e si beveva un calice di vino a simboleggiare il suo sangue, e il battesimo, inteso come cerimonia unica di affiliazione ma anche come lavacro di tutte le colpe.

I banchetti sacri affondavano le loro radici negli antichissimi riti del cannibalismo rituale, praticato non per istinto ferino ma per acquistare le particolari energie fisiche e spirituali della vittima, mangiandone le carni.

Il quotidiano contatto con questi riti pagani impedì a Paolo di crescere con l'incontrastabile certezza, comune a qualsiasi gerosolimitano di nascita, di essere il centro religioso dell'universo e di considerare i gentili (gli infedeli incirconcisi) nient'altro che rozzi e reietti peccatori e lo portò ad aprirsi alla spiritualità pagana che annoverava anche scuole filosofiche di altissimo livello etico.

Venuto a Gerusalemme per studiare da fariseo si trovò a scegliere tra due realtà ignominiose: quella reazionaria dei sacerdoti, dei farisei e degli erodiani, che accettava la connivenza opportunistica col dominio romano, e quella rivoluzionaria, radical-fondamentalista dei messianici jahvisti, che propugnava una dissennata e delirante ribellione agli oppressori.

Dovette, in un primo momento, scegliere la prima, pur essendo la più ignobile, perché il suo ruolo di cittadino romano e il suo ceto glielo imponevano. Scartò l'altra che, pur essendo patriottica, era priva di ogni senso della realtà e sorretta da un fanatismo folle e foriero d'immani catastrofi (che si verificarono puntualmente qualche decennio dopo).

C'era forse una terza via, che possiamo definire come “qualunquismo di modo”, ma la tempra, fortemente morale dell'uomo, non l'avrebbe mai accettata. In base alla sua scelta diventò un feroce poliziotto mercenario al soldo del Tempio.

mercoledì 10 marzo 2010

Fallimento della rivolta armata (“L'invenzione del cristianesimo”) 48

A questo punto una domanda è inevitabile: Gesù venne arrestato per la sua scarsa ortodossia religiosa (e allora cosa c'entravano i soldati romani?) o perché si voleva sedare un'incipiente rivolta armata contro il potere imperiale da lui preparata? Se, come molti storici sono propensi a credere, questa risposta è l'unica valida perché Gesù, convinto di essere il Messia profetizzato dalle Scritture, nella notte del Monte degli Ulivi voleva attuare un colpo di Stato, fallito per l'opposizione dei sacerdoti e degli erodiani, allora tutto è chiaro, anche il gesto di Giuda.

Il compito del traditore, infatti, non fu quello, stranamente superfluo, di indicare, col bacio convenuto, il personaggio conosciutissimo da tutti a Gerusalemme, ma di avvertire i sacerdoti tempestivamente che la sommossa stava per avere inizio, al fine di cogliere i rivoltosi di sorpresa, prima che ricevessero eventuali rinforzi da parte del popolo, e di bloccare così l'insurrezione sul nascere.

Ecco allora perché i sacerdoti aspettavano un segno dal traditore e perché era intervenuto un vero esercito. Questa tesi, destinata senz'altro a suscitare un vespaio in chi crede pedissequamente nella tradizione del Gesù solo salvatore spirituale, vedremo che verrà suffragata da ulteriori dimostrazioni nel seguito della passione.

Cominciamo con l'esaminare il comportamento dei seguaci di Gesù all'arrivo dei soldati. Uno degli apostoli, (secondo Giovanni e Luca, l'apostolo Pietro) fece un tentativo di resistenza armata, estrasse una spada e tagliò netto l'orecchio di un servo del sommo sacerdote di nome Malco (Giovanni 18,10).

Come mai in quel ritiro pacifico di uomini in preghiera, come viene descritto dagli evangelisti, c'erano degli individui armati? Ce lo spiega il Vangelo di Luca, riportando le parole proferite da Gesù durante la cena che s'era appena conclusa. "Ed egli (Gesù) soggiunse: «Ma ora, chi ha una borsa la prenda, e così una bisaccia; chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una. Perché vi dico: deve compiersi in me questa parola della Scrittura: E fu annoverato tra i malfattori. Infatti tutto quello che mi riguarda volge al suo termine». (Luca 22, 36-38). Dunque gli apostoli erano armati e tra essi Pietro si mostrò molto abile nell'uso della spada.

È molto emblematico anche che nel quarto Vangelo si parli di indietreggiamento e di caduta a terra dei soldati romani durante l'arresto, segno indubbio che ci fu uno scontro vero e proprio, qualcosa di molto grave insomma (Giovanni 18,6). D'altra parte non aveva senso scomodare seicento soldati romani, in piena notte e in assetto di guerra, e molte guardie del Tempio (Luca chiama in causa anche grandi sacerdoti e sinedriti) solo per arrestare il capo di uno sparuto gruppo d'inermi popolani, in un ritiro notturno di preghiera.

mercoledì 3 marzo 2010

La condanna a morte di Gesù (“L'invenzione del cristianesimo”) 42

I grandi sacerdoti di Gerusalemme, timorosi di ogni sommossa, e tutte le classi alte della città e soprattutto gli erodiani, considerarono l'entrata trionfale di Gesù e la cacciata dei mercanti dal Tempio una deliberata sfida alle autorità costituite e una seria minaccia di insubordinazione.

La festa imminente della pasqua si annunciava particolarmente pericolosa e drammatica. Bisognava correre ai ripari al più presto possibile e sedare la rivolta sul nascere. I sinedriti si riunirono preoccupati e si dissero: "Se (Gesù) lo lasciamo fare, tutti crederanno in lui e verranno i Romani e distruggeranno il nostro luogo santo e la nostra nazione

Ma uno di loro, di nome Caifa, che era sommo sacerdote in quell'anno, disse loro: «Voi non capite nulla e non considerate come sia meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera»" (Giovanni 11,47-50).

Il destino di Gesù era segnato. La sua condanna era una condanna politica, non religiosa. La presunta blasfemia non c'entrava per niente, per essa c'era solo la lapidazione che il sinedrio era libero di applicare in qualsiasi momento, a suo insindacabile giudizio e senza il permesso dei romani.

A giustificazione di Caifa va detto che il sommo sacerdote e i capi del sinedrio dovevano rispondere di qualsiasi violazione dell'ordine pubblico, e se non riuscivano a reprimere i disordini intervenivano prontamente i romani con rappresaglie durissime. Di queste sotto Ponzio Pilato ce ne furono di orribilmente crudeli, come vedremo in seguito.

venerdì 26 febbraio 2010

I nemici di Gesù e il complotto antimessianico (“L'invenzione del cristianesimo”) 38

Se Gesù fosse stato il pacifista descritto dai Vangeli, il Cristo che predicava la non-violenza e l'amore per i nemici, non avrebbe dovuto incontrare oppositori di sorta, perché un personaggio del genere non poteva ingenerare che rispetto e ammirazione e le autorità ebraiche e romane non avrebbero avuto alcun motivo per incriminarlo.

Avrebbe sicuramente incontrato il sarcasmo e il disprezzo degli zeloti che propugnavano l'odio e la vendetta contro gli oppressori romani, ritenuti i veri nemici d'Israele, e contro quanti degli ebrei li appoggiavano o non intendevano combatterli. Questi ultimi non avrebbero tollerato la sua predicazione pacifista che avallava il dominio romano in Giudea, e lo avrebbero sicuramente ucciso, vista la loro ferocia.

Ma il Cristo storico, zelota e circondato da zeloti, non era quello che ci presentano i Vangeli, riscritti dopo la seconda e definitiva distruzione di Gerusalemme e della Palestina nel 135 d.C. Il Messia descritto in questi Vangeli, infatti, non ha niente a che vedere col vero Gesù storico, ne è invece la negazione perché costruito secondo le idee di Paolo e dei suoi seguaci.

Il vero Cristo mirava, come ben sappiamo, alla liberazione politica d'Israele, attraverso una lotta cruenta e risolutiva, e alla costituzione di un nuovo regno di Dio, fondato sull'ascetismo esseno e su una comunità terrena di uguali nella quale: "Colui che vorrà diventare grande sarà servo, e colui che vorrà essere il primo, sarà lo schiavo di tutti" (Marco 10,42). Un regno in cui il Messia inviato dall'Onnipotente " ha rovesciato i potenti dai loro troni e ha esaltato gli umili. Ha saziato di beni gli affamati e rimandato a mani vuote i ricchi" (Luca 1,52), e così imminente che molti dei presenti non sarebbero morti prima di averlo visto realizzare (Marco 1,15; Luca 10,10-11).

Molti ebrei, specie di condizione sociale più elevata, come i grandi sacerdoti, gli erodiani filoromani e la maggior parte dei farisei, non condividevano l'ideale messianico perché consapevoli della sua irrealizzazione e delle feroci repressioni che avrebbe determinato ed erano apertamente contrari a Gesù e lo osteggiavano in tutti i modi, arrivando perfino a tentare più volte di lapidarlo. Naturalmente Gesù ricambiava questi suoi avversari di un uguale se non di un maggiore disprezzo.

Ecco spiegato il motivo per cui nei Vangeli non vengono mai attaccati zeloti e sicari che imperversavano a quel tempo con inaudita ferocia (“argumentum ex silentio” per S. Brandon), e vengono bersagliati con ingiuriosi epiteti come: ipocriti, sepolcri imbiancati, insensati, ciechi e razza di vipere, i rappresentanti del Tempio e i farisei.

Non tutti costoro, a dire il vero, erano estranei al messianismo. Alcuni, anche molto importanti, come Nicodemo e Giuseppe d'Arimatea, che provvidero alla sepoltura di Gesù dopo la sua crocifissione, ne condividevano le aspettative, a dimostrazione che il complotto messianico era diramato a tutti i livelli, anche se per opportunismo costoro preferivano rimanere ai margini della lotta armata.

I grandi sacerdoti e i più in vista degli scribi e dei farisei costituivano il sinedrio, cioè il consiglio supremo d'Israele, creato per giudicare e dirimere le controversie religiose e per controllare l'ordine pubblico. Sarà questo supremo tribunale a decretare la condanna a morte di Gesù, non per motivi religiosi (blasfemia) come vogliono farci credere i Vangeli, ma per motivi politici, denunciando a Pilato il tentativo di insurrezione armata contro Roma, ancor prima che Gesù e i suoi seguaci lo mettessero in atto.

Benvenuti nel mio blog

Questo blog non è una testata giornalistica, per cui lo aggiorno quando mi è possibile. I testi sono in regime di COPYLEFT e la loro pubblicazioni e riproduzioni è libera purché mantengano lo stesso titolo e venga citando il nome dell'autore.

I commenti possono essere critici, ma mai offensivi o denigratori verso terzi, altrimenti li cancello. Le immagini le pesco da internet. Qualche volta possono essere mie manipolazioni.

Se volete in qualche modo parlare con me, lasciate la richiesta nei commenti, vi contatterò per e-mail. Dato che il blog mi occupa parecchio tempo, sarò laconico nelle risposte.

Se gli argomenti trattati sono di vostro interesse, passate parola; e, se site studenti, proponeteli al vostro insegnante di religione. In tal caso fatemi sapere le risposte che avete ottenuto. Grazie.

Lettori fissi

Archivio blog

Informazioni personali

Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)