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martedì 9 marzo 2010
Le cause dell'arresto (“L'invenzione del cristianesimo”) 47
Tesi assolutamente assurda e che non riesce a spiegare le macroscopiche incongruenze che accompagnarono l'avvenimento: l'urgenza dell'arresto, la complicità di un traditore e lo spiegamento di forze romane. Quella notte, prossima ad una ricorrenza sacra importantissima per gli ebrei, era il momento meno opportuno per l'arresto di un innocuo predicatore reo, al massimo, secondo i Vangeli, di essersi proclamato Figlio di Dio, cosa che per gli ebrei si poteva risolvere con la lapidazione decisa dal sinedrio o a furor di popolo. Quindi l'accusa di blasfemia in nessun caso richiedeva un così urgente e drammatico intervento.
E che bisogno c'era che un traditore con un bacio ne evidenziasse la persona, dal momento che Gesù, a detta degli stessi evangelisti, era conosciutissimo in tutta Gerusalemme e da tutte le personalità del Tempio, comprese le guardie?
Una settimana prima era entrato nella città santa tra un tripudio di gente che lo aveva acclamato festosa come il figlio di David, il nuovo re d'Israele. E nel Tempio discuteva tutti i giorni coi sacerdoti e i farisei di teologia e di giustizia e ne aveva scacciato i mercanti che lo profanavano, suscitando grande scandalo.
E, infine, come spiegare che per arrestare un inerme e mite propugnatore della non-violenza, dell'amore del prossimo, occorresse una coorte di soldati romani (Giovanni parla chiaro: cohortem in latino, ma ma per la Chiesa, in base alla sua traduzione fuorviante, un vago “distaccamento”), cioè di seicento legionari armati di tutto punto, oltre naturalmente le guardie del Tempio.
Cosa c'entravano i soldati romani e in un numero così spropositato col reato di bestemmia, visto che Roma ammetteva in tutti i territori dell'Impero la massima libertà religiosa, e per la cattura di un individuo che i Vangeli ci tramandano come mite e ascetico?
mercoledì 3 marzo 2010
La condanna a morte di Gesù (“L'invenzione del cristianesimo”) 42
La festa imminente della pasqua si annunciava particolarmente pericolosa e drammatica. Bisognava correre ai ripari al più presto possibile e sedare la rivolta sul nascere. I sinedriti si riunirono preoccupati e si dissero: "Se (Gesù) lo lasciamo fare, tutti crederanno in lui e verranno i Romani e distruggeranno il nostro luogo santo e la nostra nazione
Ma uno di loro, di nome Caifa, che era sommo sacerdote in quell'anno, disse loro: «Voi non capite nulla e non considerate come sia meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera»" (Giovanni 11,47-50).
Il destino di Gesù era segnato. La sua condanna era una condanna politica, non religiosa. La presunta blasfemia non c'entrava per niente, per essa c'era solo la lapidazione che il sinedrio era libero di applicare in qualsiasi momento, a suo insindacabile giudizio e senza il permesso dei romani.
A giustificazione di Caifa va detto che il sommo sacerdote e i capi del sinedrio dovevano rispondere di qualsiasi violazione dell'ordine pubblico, e se non riuscivano a reprimere i disordini intervenivano prontamente i romani con rappresaglie durissime. Di queste sotto Ponzio Pilato ce ne furono di orribilmente crudeli, come vedremo in seguito.
venerdì 26 febbraio 2010
I nemici di Gesù e il complotto antimessianico (“L'invenzione del cristianesimo”) 38
Avrebbe sicuramente incontrato il sarcasmo e il disprezzo degli zeloti che propugnavano l'odio e la vendetta contro gli oppressori romani, ritenuti i veri nemici d'Israele, e contro quanti degli ebrei li appoggiavano o non intendevano combatterli. Questi ultimi non avrebbero tollerato la sua predicazione pacifista che avallava il dominio romano in Giudea, e lo avrebbero sicuramente ucciso, vista la loro ferocia.
Ma il Cristo storico, zelota e circondato da zeloti, non era quello che ci presentano i Vangeli, riscritti dopo la seconda e definitiva distruzione di Gerusalemme e della Palestina nel 135 d.C. Il Messia descritto in questi Vangeli, infatti, non ha niente a che vedere col vero Gesù storico, ne è invece la negazione perché costruito secondo le idee di Paolo e dei suoi seguaci.
Il vero Cristo mirava, come ben sappiamo, alla liberazione politica d'Israele, attraverso una lotta cruenta e risolutiva, e alla costituzione di un nuovo regno di Dio, fondato sull'ascetismo esseno e su una comunità terrena di uguali nella quale: "Colui che vorrà diventare grande sarà servo, e colui che vorrà essere il primo, sarà lo schiavo di tutti" (Marco 10,42). Un regno in cui il Messia inviato dall'Onnipotente " ha rovesciato i potenti dai loro troni e ha esaltato gli umili. Ha saziato di beni gli affamati e rimandato a mani vuote i ricchi" (Luca 1,52), e così imminente che molti dei presenti non sarebbero morti prima di averlo visto realizzare (Marco 1,15; Luca 10,10-11).
Molti ebrei, specie di condizione sociale più elevata, come i grandi sacerdoti, gli erodiani filoromani e la maggior parte dei farisei, non condividevano l'ideale messianico perché consapevoli della sua irrealizzazione e delle feroci repressioni che avrebbe determinato ed erano apertamente contrari a Gesù e lo osteggiavano in tutti i modi, arrivando perfino a tentare più volte di lapidarlo. Naturalmente Gesù ricambiava questi suoi avversari di un uguale se non di un maggiore disprezzo.
Ecco spiegato il motivo per cui nei Vangeli non vengono mai attaccati zeloti e sicari che imperversavano a quel tempo con inaudita ferocia (“argumentum ex silentio” per S. Brandon), e vengono bersagliati con ingiuriosi epiteti come: ipocriti, sepolcri imbiancati, insensati, ciechi e razza di vipere, i rappresentanti del Tempio e i farisei.
Non tutti costoro, a dire il vero, erano estranei al messianismo. Alcuni, anche molto importanti, come Nicodemo e Giuseppe d'Arimatea, che provvidero alla sepoltura di Gesù dopo la sua crocifissione, ne condividevano le aspettative, a dimostrazione che il complotto messianico era diramato a tutti i livelli, anche se per opportunismo costoro preferivano rimanere ai margini della lotta armata.
I grandi sacerdoti e i più in vista degli scribi e dei farisei costituivano il sinedrio, cioè il consiglio supremo d'Israele, creato per giudicare e dirimere le controversie religiose e per controllare l'ordine pubblico. Sarà questo supremo tribunale a decretare la condanna a morte di Gesù, non per motivi religiosi (blasfemia) come vogliono farci credere i Vangeli, ma per motivi politici, denunciando a Pilato il tentativo di insurrezione armata contro Roma, ancor prima che Gesù e i suoi seguaci lo mettessero in atto.
giovedì 18 febbraio 2010
Gesù mai si proclamò figlio di Dio (“L'invenzione del cristianesimo”) 31 18.02.10
Una tale pretesa sarebbe suonata empia e blasfema all'intera comunità ebraica, perché violava il principio più sacro dell'ebraismo: il monoteismo, e avrebbe scatenato, per chi l'avesse proclamata, la lapidazione immediata a furor di popolo, ancor prima della condanna del sinedrio. E i romani di questa lapidazione se ne sarebbero infischiati altamente, in quanto rientrava nei diritti religiosi riconosciuti ad Israele.
Quindi la condanna a morte di Gesù per blasfemia, decretata da Pilato, suona doppiamente falsa: in primo luogo perché questo reato veniva punito direttamente con la lapidazione (vedi quella di Stefano, il cosiddetto protomartire cristiano); in secondo luogo, perché i romani, oppressivi e spietati in campo politico, evitavano qualsiasi ingerenza religiosa nei confronti dei popoli sottomessi.
Il Gesù sinottico era, per il suo tempo, un rivoluzionario che contestava la gerarchia templare, i teologi formalisti, il ritualismo vuoto e ipocrita, la pedante osservanza della Legge, i vacui esercizi dei bigotti: tutti abluzioni e digiuno. Secondo la nostra ottica era antilegalistico, anticultuale e anticlericale. Ma, al suo tempo, tutto ciò era estraneo alla blasfemia. Tutti i profeti, prima di lui, si erano comportati allo stesso modo.
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- leo zen
- Leo Zen vive in una cittadina del Veneto di forte tradizione cattolica e usa uno pseudonimo volendo evitare possibili disagi dal momento che scrive opere rigorose e documentate ma fortemente dissacratorie e in controtendenza. Finora ha pubblicato tre saggi: L'INVENZIONE DEL CRISTIANESIMO (Editrice Clinamen – Firenze – 2003 – 3^ed.), IL FALSO JAHVE' (Edizioni Clinamen – Firenze – 2007), LA “MALA” RELIGIONE (Editrice Uni- Service – Trento - 2009) e il romanzo storico IN NOMINE DOMINI (Prospettiva editrice – Civitavecchia - 2008)